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Explore every episode of the podcast BananaNa - Napoli e altre Storie
Dive into the complete episode list for BananaNa - Napoli e altre Storie. Each episode is cataloged with detailed descriptions, making it easy to find and explore specific topics. Keep track of all episodes from your favorite podcast and never miss a moment of insightful content.
| Title | Pub. Date | Duration | |
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| John Fitzgerald Kennedy a Napoli, la sua ultima città europea | 09 juin 2021 | ||
Il 2 luglio 1963 il trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy, visitò Napoli: il primo Presidente USA in assoluto a visitare il capoluogo partenopeo. Quella di Napoli fu l’ultima tappa di un suo breve tour europeo e Napoli, inoltre, sarà l’ultima città europea che egli vide prima di essere assassinato nel novembre dello stesso anno. Oltre ottocento vigili furono messi a disposizioni dal sindaco in aiuto ai carabinieri e agli agenti dell’FBI. A bordo di una Lincoln, JFK attraversò la città da Bagnoli fino a Capodichino imbattendosi in una folla gioiosa di uomini e donne ammassati a bordo strada per stringergli la mano o semplicemente per vederlo e applaudirlo. Da ogni finestra e dai balconi dei palazzi che si ergevano ai margini del percorso dell’auto presidenziale campeggiavano le bandiere italiane e americane. Piazza del Plebiscito era gremita di persone e dal mare la Marina Militare riempiva l’aria col suono delle sirene. Il New York Times definì quella di Napoli “una delle accoglienze più calorose mai ricevute”. Raggiunto l’Air Force One all’aeroporto di Capodichino, alle 19:32, Kennedy, anche se a sua insaputa, diede l’addio all’Europa da Napoli. | |||
| Procida è un gatto ma... | 02 juin 2021 | ||
L’astronauta giapponese, Soichi Noguchi, dalla Stazione Spaziale Internazionale che orbita sopra le nostre teste, ha scattato un’immagine di Procida dallo Spazio e l’ha postata su Tweet accompagnandola con la frase: “La mia isola a forma di gatto preferita, Procida, una delle bellissime isole Flegree vicino Napoli”. E vista dall’alto, Procida, effettivamente sembra un gatto, un bellissimo gatto che cammina nel blu! Tuttavia, anche se può sembrare paradossale, nei primi decenni del 1700, quando l’isola era sotto il regno di Carlo di Borbone, la presenza dei felini era rigorosamente vietata poiché rappresentavano una minaccia per i pochi fagiani presenti sull’isola, volatili che solo il re poteva cacciare. Insomma, Procida era una riserva di caccia del re e il re imponeva l’assenza di gatti sull’isola punendo altresì ogni procidano che li allevasse. Alexander Dumas nel suo libro “I Borboni di Napoli”, descrive le incredibili violenze inflitte a un isolano solamente perché deteneva un felino in casa. Oggi, ovunque, nell’isola non vi è angolo in cui non vi sia un gatto a dormire, tanto che Procida viene anche chiamata “L’isola dei gatti”… in realtà Procida è un gatto, e chissà che questa forma non l’abbia raggiunta per burlarsi del re Carlo. | |||
| MP5 - La cura della conoscenza | 01 juin 2021 | ||
Sul muro d'ingresso dell’edificio ex Palazzetto Urban, si staglia il murale “La cura della conoscenza” della street artist napoletana MP5. E’ un’opera tutta al femminile questa del quartiere Montecalvario, non solo per la mano dell’artista, ma anche per il soggetto, Ipazia celebre studiosa greca e il luogo, la sede del Centro Antiviolenza e del Centro Documentazione Condizione Donna, dove tra biblioteca e archivio di genere è custodito un immenso patrimonio di conoscenza e cultura. La street artist di fama internazionale, già fumettista e scenografa, MP5 a proposito della sua opera ha detto: “Per ‘La cura della conoscenza’ (Care for knowledge) mi sono ispirata alla figura di Ipazia, una donna di scienza vissuta nel IV secolo e considerata una martire della libertà di pensiero poiché uccisa a causa delle sua conoscenza scientifica. Ho avuto la possibilitá di visitare gli archivi del centro e lo sportello antiviolenza, che sono una ricchezza per la comunità, una ricchezza che deve diventare un elemento attivo della comunità; cosí ho pensato di associare a questo luogo Ipazia, colei che si prende cura della conoscenza e paga con la sua vita ma al tempo stesso diventa ispirazione per tutte le donne. Come Ipazia infatti l’archivio conserva scritti e documenti femministi per la ricchezza della cittá di Napoli e lo sportello antiviolenza si prende cura delle donne vittime di violenze di genere”. | |||
| Geometric Bang - In futuro | 01 juin 2021 | ||
La street art colorata e giocosa dell’illustratore e muralista italiano Geometric bang, trasforma la stazione della Circumvesuviana di Gianturco in un angolo gioioso dove vi è raffigurata la città di Napoli disegnata come in un pop-up, attraverso una bellissima sovrapposizione di elementi naturali e culturali, animati e inanimati. Tra i mille colori ci sono l’immancabile Vesuvio, il Duomo e le torri del Maschio Angioino; ma anche curiose scale-mobili urbane, automobili a lievitazione magnetica, piccoli aeroplani a propulsione, un treno soprelevato e palazzi di vetro. Insomma, forse la Napoli del futuro, e “In futuro” è proprio il titolo dell’opera. Un lavoro di riqualificazione veramente importante. | |||
| I Simpson a Pompei | 27 mai 2021 | ||
Nella stagione 17, episodio 8, I Simpson, a bordo di una Ferrari rigorosamente rossa, arrivano alle pendici del Vesuvio per visitare gli Scavi di Pompei. Mentre la famiglia si aggira tra gli scavi, Lisa spiega che quando il Vesuvio eruttò gli abitanti della città furono sommersi così velocemente dalla lava che quest’ultima ha permesso agli archeologi di effettuare dei calchi delle loro ultime esatte posizione al momento della morte. Finita la frase il cartone animato ci mostra il calco dei Simpson pompeiani del 79 d.C. immortalati nei loro ultimi momenti di vita, vale a dire: Homer che beve e strangola Bart; Marge, Maggie e Lisa che gli urlano contro. Ma la cosa esilarante è il commento di Homer alla vista delle statue di gesso: “Selvaggi!!”. Pompei è famosissima, l’hanno visitata tutti, perfino I Simpson! | |||
| Tom & Jerry a Napoli | 27 mai 2021 | ||
I famosissimi Tom & Jerry, nel 1954, sbarcano a Napoli. Infatti, nell’86esimo episodio della serie animata creata dal duo americano Hanna e Barbera, il capoluogo partenopeo fa da sfondo a i continui inseguimenti di Tom verso il furbo e irraggiungibile Jerry. Arrivati in città con una nave da crociera, i due incominciano sin da subito a rincorrersi nelle piazze e nei vicoli della città, finché non si imbattono in un topo napoletano che, dopo averli aiutati dai soprusi di un cane prepotente, li riconosce come il famoso duo e si propone come guida turistica della città. I luoghi di Napoli visibili nell’episodio sono: il golfo dall’alto di Posillipo (famosissima veduta che non poteva mancare), l’isola di Nisida vista dal Parco Virgiliano, vicoli e scale dei Quartieri Spagnoli o della Sanità, la Galleria Umberto I e la fontana del Gigante dove, appunto, ho geo-localizzato questo loquis. Questo di Napoli è l’unico omaggio all’Italia di tutta la famosa serie che ha come protagonisti il gatto e il topo più popolari al mondo. | |||
| Via Ben-Hur | 09 mai 2021 | ||
Napoli è l’unica città in Italia che ha intitolato una strada a Ben-Hur, vale a dire il protagonista dell’omonimo romanzo storico di Lew Wallace (edito nel 1880) nonché dell’omonimo kolossal cinematografico vincitore di 11 premi Oscar del 1959. Non sono riuscito a scoprire come mai in città vi è una via Ben-Hur, tuttavia omaggiare uno dei romanzi più tradotti e letti al mondo e uno dei film più spettacolari della storia del cinema non sembra una brutta idea. Se qualcuno è in ascolto e magari ne sa di più, può scrivermi un messaggio. | |||
| Largo Nanni Loy | 21 mars 2021 | ||
Il 30 settembre 2019, il Comune di Napoli, a seguito di una petizione popolare, dedica lo spazio antistante l’Accademia delle Belle Arti di Napoli al famoso regista cagliaritano Nanni Loy che proprio in questo luogo girò una scena crudissima del film “Le quattro giornate di Napoli” del 1962. La data dell’inaugurazione non è casuale, infatti, dal 27 al 30 settembre 1943 i napoletani riuscirono a liberare la città dall’occupazione delle forze della Wehrmacht, questo episodio storico è ricordato appunto come “Le quattro giornate di Napoli” che Loy volle portare al cinema con un film vincitore di moltissimi premi. “E’ un grande riconoscimento – afferma Gugielmo Loy, figlio di Nanni – sperando che i più giovani possano non dimenticare quello che è successo in questa città negli anni del Fascismo. Mio padre è nato a Cagliari, ma ha amato profondamente Napoli, come dimostrano i suoi tanti film giranti in città”. | |||
| Lucky Luciano | 12 mars 2021 | ||
Questo loquis non ha intenzione di esaltare uno dei più famosi criminali che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto, vuole raccontare semplicemente una breve storia che lega il gangster newyorkese, colui che ha ispirato “Il padrino” di Mario Puzo, alla città partenopea. Luciano, infatti, visse gli ultimi anni della sua rocambolesca vita a Napoli, dove morì nel 1962. Lucky Luciano, nel 1936, fu condannato negli Stati Uniti d’America a cinquant’anni di carcere, dopo dieci anni, nel febbraio del 1946, fu scarcerato e graziato per servigi resi alla marina militare statunitense durante il secondo conflitto mondiale, con l’obbligo tuttavia di lasciare il Paese. Il gangster americano, pertanto, nel 1947, si stabilì in Italia, dapprima a Capri e poi a Napoli dove comprò, in via Tasso, un bellissimo appartamento con vista sul Golfo dove visse per dieci anni. Il 26 gennaio 1962, Luciano diede appuntamento all’Aeroporto di Napoli-Capodichino ad un produttore cinematografico interessato a girare un film sulla sua vita, giunto sul posto fu colto da infarto e morì, a 64 anni. | |||
| Giancarlo Siani | 07 mars 2021 | ||
Queste rampe sono dedicate a Giancarlo Siani, giovane giornalista napoletano ucciso dalla Camorra a soli 26 anni, nel 1985. Siani dopo il diploma inizia la propria attività giornalistica dedicandosi principalmente alle condizioni sociali delle zone più emarginate della città sottolineando come il disagio giovanile e le difficili condizioni di alcuni quartieri di Napoli rappresentano fattori ambientali decisivi per l’agire delle organizzazioni camorristiche. Divenuto corrispondente da Torre Annunziata, per il Mattino di Napoli, Giancarlo Siani si occupa spesso di cronaca nera e di camorra, permettendogli pertanto di ricostruire molte delle relazioni tra famiglie delle consorterie criminali, i loro affari e i loro legami. Egli riesce a rintracciare gli interessi della camorra nella ricostruzione successiva al terremoto avvenuto in Irpinia nel 1980, irritando significativamente il boss di Torre Annunziata, Valentino Gionta legato a stretto giro al clan mafioso dei Nuvoletta di Marano. In seguito ad un articolo pubblicato da “Il Mattino” in data 10 giugno 1985, all’indomani dell’arresto del boss latitante Valentino Gionta, Giancarlo Siani scrive: “La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di “Nuova Famiglia”, i Bardellino.”. Questo articolo scatena la reazione vigliacca della camorra che lo condannerà a morte. “La criminalità e la corruzione non si combattono solo con la forza. Le persone, per scegliere da che parte stare, devono sapere, devono conoscere i fatti. Allora quello che un giornalista deve fare è questo: informare.”. Questo diceva Giancarlo, e per questo è stato ucciso. | |||
| Orticanoodles - Giancarlo Siani | 07 mars 2021 | ||
A 31 anni dalla morte di Giancarlo Siani, giovane giornalista napoletano ucciso dalla Camorra all’età di 26 anni, il duo di street artist Orticanoodles realizzano, grazie a una campagna di crowdfunding dal titolo “Un murale per Giancarlo Siani”, INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana, gli amici di Giancarlo, il fratello Paolo e i condomini vi via Vincenzo Romaniello, strada in cui viveva Giancarlo e dove fu assassinato la sera del 23 settembre 1985, un murale lungo quasi cento metri. I colori predominanti dell’opera sono il verde, il colore della speranza e dell’auto di Giancarlo, una Citroën Mehari; e il grigio seppia, colore dell’inchiostro della sua Olivetta M80 che egli utilizzava per i suoi articoli d’inchiesta. Nell’opera vi sono sette citazioni che vanno da Alda Merini a Vasco Rossi, passando per Nelson Mandela e Albert Camus, che descrivono il pensiero, le azioni e la vita di Giancarlo, ragazzo e giornalista da non dimenticare. | |||
| Elena Ferrante – L’amica Geniale | 03 mars 2021 | ||
L’amica Geniale è il primo di quattro romanzi dell’autrice misteriosa Elena Ferrante. La quadrilogia è stata tradotta in più di quaranta lingue, compreso il cinese e l’arabo, riscuotendo moltissimo successo in ogni Paese. Il New York Times, addirittura, ha inaugurato la rubrica “Cosa fare nella Napoli di Elena Ferrante”. La prima cosa da fare, per chi ha amato il romanzo o la serie tv, è sicuramente visitare il quartiere dove le due giovani protagoniste, Lenù e Lila, vivono e stringono amicizia sin dagli anni dell’infanzia, vale a dire il rione Luzzatti. Il romanzo è ambientato nel secondo dopoguerra e attualmente, il rione, si presenta molto differente dalla descrizione della Ferrante e dalla ricostruzione scenica della serie tv, tuttavia è ancora possibile riconoscere degli scorci che ti fanno sentire più vicino alle vicende narrate. Edificato alla periferia orientale di Napoli, tra il cimitero, l’ex zona industriale e il Centro Direzionale, il rione Luzzatti sta conoscendo, grazie all’arte, una seconda vita, sicuramente meno “periferica” seppur con ancora tanti problemi da risolvere. | |||
| NAF-Mk – Enzo Avitabile | 03 mars 2021 | ||
Gli artisti Domenico Tirino e Caterina Ceccarelli, in arte NAF-Mk, realizzano, in sinergia con l’Azienda Napoletana Mobilità, un murale dedicato a Enzo Avitabile. L’artista napoletano, famoso in tutto il mondo ha commentato l’opera dicendo: “Non è solo un omaggio a me come artista è un omaggio alla città fatto da due artisti straordinari che, pur non essendo di Napoli, hanno voluto omaggiare la nostra terra, la nostra musica, la nostra parola”. L’opera campeggia sul muro all’esterno della stazione Colli Aminei della linea 1 della metropolitana di Napoli, la cui realizzazione punta a valorizzare i luoghi della mobilità per renderli meno anonimi e più belli, creando vere e proprie stazioni d’arte. | |||
| Gofy - Enzo Avitabile | 03 mars 2021 | ||
Nel quartiere Marianella, l’associazione Soul Express, insieme al Comune di Napoli, ha omaggiato Enzo Avitabile con un murale realizzato dall’artista romano David De Angelis in arte Gofy. Avitabile è nato e cresciuto proprio nel quartiere di Piscinola-Marianella dove ha mosso i primi passi come musicista per poi conquistare tutto il mondo. Egli non ha mai dimenticato le sue radici mettendole sempre al centro del suo messaggio musicale, spesso mischiandole con suoni di culture diverse, nonché valorizzando valori quale la pace, la giustizia e l’attenzione ai bambini. Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerosi artisti nazionali e internazionali, vincendo moltissimi premi. Il premio Oscar Jonathan Demme, inoltre, nel 2012, stregato dalla musica dell’artista partenopeo, realizza su di lui un documentario dal titolo “Enzo Avitabile music life”. | |||
| Raffo - Armine Harutyunyan | 28 févr. 2021 | ||
Lo street artist napoletano Raffo ha realizzato nel rione Conocal di Napoli, nel quartiere Ponticelli, questo splendido murale in onore della modella armena Armine Harutyunyan. La ragazza, all’età di soli 23 anni, è diventata volto di Gucci ed è finita al centro delle polemiche sul web a causa della sua bellezza poco convenzionale. "È bello che parta da una periferia, in questo caso il rione Conocal di Napoli – dice Raffo - l'omaggio ad Armine ed al suo coraggio ad affrontare le critiche. L'ennesima dimostrazione che l'arte unisce tutti, copre ed appiana distanze fisiche e sociali". La ragazza ha ringraziato l'artista con un ''Thanks for magic'' sul canale Instagram dell’artista, a riprova di quanto l'arte, in qualsiasi forma essa si manifesti, possa veramente accomunare tutti. Un piccolo murale divenuto però grande. | |||
| Gonzalez/Cruz - Parrocchia Maria Santissima del Carmine | 27 févr. 2021 | ||
Un ghirigoro coloratissimo che rimanda a una pianta rampicante fatta di simboli, fiori e foglie avvolge il campanile e parte della canonica della Parrocchia Maria Santissima del Carmine, nel quartiere Materdei a un passo dal famoso Cimitero delle Fontanelle. L’opera è stata realizzata dall’artista cileno Mono Gonzalez e dall’artista spagnolo Tono Cruz, creando un effetto meraviglioso capace di prospettare idee nuove, vaghe e attraenti. | |||
| Millo - Open | 27 févr. 2021 | ||
Millo, all’anagrafe Francesco Camillo Giorgino, è uno degli street artist italiani più conosciuti al mondo. Il suo stile è unico, votato alla purezza del bianco e nero intervallati da lampi di colori accessi. I soggetti che ritrae sono spesso bambini che sembrano usciti da un fumetto, circondati dal cemento di palazzi asfissianti che rappresentano la oro area giochi. Millo ha realizzato l’opera “Open” nel quartiere Pianura per l’Associazione Volontari Campi Flegrei, associazione che si occupa di offrire un supporto allo studio e un’alternativa alla “vita di strada” ai bambini e ai ragazzi del quartiere. Della sua opera Millo dice: "Open" è un invito a rimanere umani gli uni verso gli altri e a lasciare che i nostri sentimenti si diffondano nonostante le nostre gabbie”. | |||
| Daft Punk | 22 févr. 2021 | ||
Oggi, 22 febbraio 2021, i Duft Punk, gruppo francese di musica elettronica, famosissimi in tutto il mondo, hanno annunciato, con un meraviglioso video sul web, il loro scioglimento. L’unione artistica è durata ben 28 anni, regalando al mondo pezzi eccezionali entrati a pieno diritto nella storia della musica. Con questo loquis, proprio nel giorno dell’annuncio dello scioglimento, voglio ricordare, invece, il loro inizio, che è avvenuto a Pompei in provincia di Napoli. Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, i due misteriosi “robot”, infatti, in un’intervista rilasciata alla rivista musciale “Rolling Stone” hanno ricordato i loro inizi: “(Io e Thomas) ci siamo conosciuti in terza media. Alla fine dell’anno ci hanno portato in gita a Pompei e durante il viaggio abbiamo cominciato a scrivere canzoni. Quando siamo tornati le abbiamo registrate su una tastiera Casio. In pratica era italo-disco fatta da due 12enni”. La storia della musica passa in un luogo ricco di storia. | |||
| Aldo Loris Rossi - Casa del Portuale | 22 févr. 2021 | ||
Aldo Loris Rossi è stato un architetto e docente di Progettazione Architettonica alla Federico II di Napoli. Nato a Bisaccia (Avellino) nel 1933 e morto a Napoli nel 2018, Loris Rossi veniva definito come l’architetto dell’utopia, muovendosi principalmente nel campo delle macrostrutture senza perdere il confronto con la dimensione territoriale. Seguendo il cammino dell’architettura organica, ossia la creazione di un nuovo sistema in equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale, e ispirato dal futurismo, Loris Rossi realizza opere in grado di aprire lo spazio e allo stesso tempo avvolgerlo, e di definire ambienti in cui si alternano con armonia concavità e convessità. Ne è l’esempio la Casa del Portuale, edificio realizzato a Napoli tra il 1968 e il 1980. Ai piani orizzontali si contrappongono con forza torri e guglie che svettano verso il cielo. I suoi profili, assomiglianti ad un’astronave, che spuntano nel bel mezzo del porto di Napoli tra i container, i silos e i binari della linea ferroviaria sono divenuti un’ icona dell’avanguardia napoletana e sempre più spesso la ritroviamo nella fotografia di serie tv e videoclip musicali contemporanei. | |||
| Tomba di Giacomo Leopardi | 21 févr. 2021 | ||
Il Parco Virgiliano a Piedigrotta ospita il monumento sepolcrale che contiene le spoglie dell’illustre poeta Giacomo Leopardi. In realtà, il luogo della sua sepoltura resta un mistero. Leopardi giunge a Napoli il 2 ottobre 1833 in compagnia dell’amico Antonio Ranieri. Nella città partenopea egli resterà tre anni e sette mesi, gli ultimi della sua vita, infatti, a 39 anni, il 14 giugno 1837, morirà proprio tra le braccia dell’amico Antonio che in una lettera postuma riporterà anche le ultime parole dell’amico poeta: "Addio, Totonno, non veggo più luce". Ed è proprio Antonio Ranieri il centro del mistero della sepoltura del poeta di Recanati. Ranieri, infatti, disse di averlo sepolto nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta. Ma le ossa rinvenute in quel luogo e traslate al Parco Virgiliano, appartengono a più persone e manca il cranio. In realtà si sospetta che i resti mortali di Giacomo Leopardi si trovino nel grande ossario del cimitero delle Fontanelle di Napoli, nel quartiere Sanità. Questo perché il poeta morì durante un’epidemia di colera. Ad ogni buon conto, nei pressi del mausoleo della tomba, vi è una lapide che reca la sanzione da parte di Umberto I della legge approvata nel 1897, per cui la tomba del poeta era dichiarata dalle camere monumento nazionale. Ovunque esse siano le spoglie mortali del grande Poeta, dunque, questo luogo lo ricorda e ne celebra la sua memoria, per sempre. | |||
| Jorit Agoch - Pier Paolo Pasolini | 21 févr. 2021 | ||
All’uscita della stazione della metropolitana linea 1 di Piscinola-Scampia, sulla facciata di un palazzo, si impone il volto di Pier Paolo Pasolini ritratto dallo street artist partenopeo Jorit. L’opera è stata realizzata in accordo con la Regione Campania, la scelta di raffigurare Pier Paolo Pasolini, poeta e scrittore italiano considerato uno dei maggiori artisti ed intellettuali del XX secolo vicino alle periferie e all’umanità che le compongono, come simbolo di speranza e cultura in un quartiere difficile che ha voglia di cambiare. | |||
| Jorit Agoch - Angela Davis | 21 févr. 2021 | ||
Il famoso street artist napoletano Jorit, realizza a Scampia il volto di una delle più importanti figure del movimento femminista afroamericano della storia: Angela Devis. “Angela è una rivoluzionaria. – dice Jorit spiegando perché abbia scelto proprio il suo volto -
È una donna che nella sua vita ha combattuto per il progresso dell’ umanita’ contro le più grandi ingiustizie e che lì, in America, ha sempre avuto il coraggio di esporsi a favore dei più deboli e degli emarginati. Nel mondo ci sono molte periferie, ma sono tutte molto simili. Le periferie americane e quelle italiane non sono così diverse tra loro, così come non sono così diverse rispetto a tutte le altre.” Dunque, andate in periferia, andate a scoprire le opere e le storie che la vivono. | |||
| Pasqualone | 18 févr. 2021 | ||
Pasqualone è un’opera d’arte dello scultore partenopeo Giancarlo Neri. Essa è stata realizzata utilizzando materiali recuperati durante lo smantellamento dell’Italsider, ha la forma di un totem e si rifà ai Moai dell’Isola di Pasqua, ecco spiegato il suo nome. Lo scultore napoletano, a distanza di vent’anni dalla sua realizzazione, sulle pagine de “Il Mattino”, ricorda così la genesi della scultura: “Ricordo che tutte le mattine andavo in fabbrica alle 7:30 per selezionare, tra i diversi pezzi dell’acciaieria che venivano sistematicamente dismessi, quelli più interessanti. Così nacque Pasquale assemblando un pezzo di ciminiera per realizzare il collo, una valvola a pressione per il naso, una siviera, ovvero la caldaia di colata destinata a contenere il metallo fuso, per eseguire infine la testa. A distanza di quasi vent'anni, non si è mosso un capello»”. Pasqualone è, tuttavia, un’opera un po’ dimenticata che, invece, andrebbe rivalutata. | |||
| Pietre d'inciampo - Via Morghen | 18 févr. 2021 | ||
A via Morghen, al civico 65 bis, è stata collocata una Pietra d’inciampo, iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, per ricordare la memoria del piccolo Sergio De Simone. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Sergio, insieme alla sua famiglia, fu deportato nel campo di concentramento di Neuengamme, Amburgo. Il piccolo fu vittima di esperimenti medici atroci, con altri 19 bambini, volti a trovare una terapia contro la TBC. Quando arrivarono gli alleati, i tedeschi uccisero il bambino insieme a tutti gli altri, per eliminare le prove di quelle torture. Il povero Sergio aveva solo sei anni. | |||
| Pontile di Bagnoli | 18 févr. 2021 | ||
Il pontile nord è una piacevole passeggiata panoramica sul mare, lunga circa 900 metri. Il pontile, costruito nel 1962 quando lo stabilimento siderurgico Italsider era in funzione, veniva utilizzato per l’attracco delle navi mercantili che scaricavano materie prime, le quali venivano caricate su vagoni ferroviari che entravano fin dentro il cuore della fabbrica. La vista che offre è mozzafiato: il Golfo di Pozzuoli, l’isola di Nisida, Capo Miseno e, sullo sfondo, Procida e Ischia. | |||
| Bosoletti - Iside | 13 févr. 2021 | ||
Francisco Bosoletti è uno street atrist internazionale argentino, nato e cresciuto ad Armstrong, un piccolo paesino della provincia di Santa Fe. A Napoli ha realizzato molteplici opere, tra queste c’è “Iside”, ispirata alla statua della Pudicizia scolpita dal Corradini e conservata nella Cappella San Severo di Napoli. Della sua opera, Bosoletti dice: “Iside intende onorare la femminile potenza creatrice, la Natura che ama nascondersi e che con il suo velo abbaglia i nostri occhi mortali, la Grande Dea Madre, Colei che sa”. A Napoli il culto di Iside è antichissimo e ciò sottolinea la volontà di Bosoletti di dipingere sui muri rispettando la memoria dei luoghi e delle persone che li abitano, il suo intervento accompagna quello del tempo che trascorre, contemporaneamente nascondendo e rivelando visioni che sembrano permanere in un eterno presente e ricordare all’uomo la transitorietà dell’esistenza. | |||
| Bosoletti - Resis-Ti-Amo | 13 févr. 2021 | ||
L’Associazione “Il fazzoletto di perle”, nell’ambito del progetto “Luce”, ha commissionato allo street artist argentino, Francisco Bosoletti, l’opera dal titolo “Resis-Ti-Amo”. Il murale che sorge su una facciata della seicentesca basilica di Santa Maria della Sanità (ciò rappresenta un primato, poiché mai in Italia si è acconsentito ad uno street artist di disegnare su una basilica) rappresenta due ragazzi napoletani che hanno superato una terribile malattia e hanno affrontato un calvario con l'amore. Il disegno racconta una vittoria e lancia un messaggio di speranza. “Sono felice di contribuire a un progetto pensato per i ragazzi del quartiere - dice l'artista - per fortuna si pensa ancora all'arte come strumento per aiutare le persone. Mi colpisce che abbiano consentito la realizzazione di un murale sulla facciata di una basilica così importante: è significativo, è il segno di un cambiamento delle mentalità". | |||
| Bosoletti - Partenope | 13 févr. 2021 | ||
Partenope la sirena dalla quale la città ebbe origine, si staglia sull’edificio nel quartiere di Materdei, guarda fiera la città e le persone che la abitano; metà pesce e metà uccello, avvolta da un elegante piumaggio, Partenope si eleva in alto, immortale, come Napoli. L’opera è stata realizzata dall’artista argentino Francisco Bosoletti, il quale sostiene che: “Un viso e un corpo, catturati in maniera effimera, possono rivelare una dimensione recondita e malinconica dell’esistenza e diventare un invito a essere presenti alla propria vita in maniera libera dai condizionamenti imposti dal di fuori”. | |||
| Diavù - Mattia Bambino Blu | 09 févr. 2021 | ||
Un dolce volto blu fa capolino fra i palazzi del centro storico di Napoli per ricordare Mattia Fagnoni, un bambino napoletano morto a sette anni a causa di una malattia rara. L’Associazione Mattia Fagnoni Onlus, in collaborazione con il Comune di Napoli nell’ambito del progetto “Urban Neapolis”, ha commissionato l’opera al celebre artista David Diavù Vecchiato affinché realizzasse un murales per ricordare il piccolo Mattia e sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema delle malattie rare. L’associazione, inoltre, raccoglie fondi per aiutare le famiglie dei piccoli guerrieri come Mattia a vivere meglio. | |||
| INTI - Polvere di Stelle | 09 févr. 2021 | ||
Nella religione inca, Inti è il dio del sole e INTI Castro, artista di Valparaìso, Cile, ruba il nome a una divinità per illuminare i muri di moltissime città con la sua meravigliosa arte. Nelle sue opere, INTI inserisce numerosi riferimenti simbolici e iconografie tradizionali, come i tessuti degli indigeni dell’America Latina, gli idoli religiosi, i contadini e i rivoluzionari, che egli ama fondere con concetti moderni e caratteri surreali. Partendo dalla fusione della cultura spagnola con quella pre-colombiana, l’artista cileno sviluppa uno stile particolarmente riconoscibile che ha lasciato tracce in varie parti del mondo e anche a Napoli. Spesso l’artista accompagna i suoi lavori con alcune parole, di Polvere di Stelle ha scritto: “Guardate ad occhio nudo, senza placebo o aspirine metafisiche. Guardate senza dogmi, senza voler conoscere grandi verità.
Guarda senza darti risposte facili per silenziare i dubbi che ci impediscono di vedere la poesia nell’incertezza e nella minuziosità del nostro posto nella natura”. | |||
| Jorit Agoch - Ael | 09 févr. 2021 | ||
“Ael. Tutt’egual song’e criature” è la prima opera realizzata dallo street artist napoletano Jorit nel Parco dei Murales. L’opera Ael è stata realizzata per celebrare la Giornata Internazionale dei Rom, Sinti e Caminanti; e per fissare l’importanza dell’accoglienza e dell’integrazione. Ael è una bambina realmente esistente e il suo volto, incorniciato da alcuni libri, sta a rappresentare un futuro migliore che potrà esistere se accompagnato dall’istruzione scolastica e dal rispetto. | |||
| Mausoleo Schilizzi | 07 févr. 2021 | ||
Il Mausoleo Schilizzi, conosciuto anche come Mausoleo Posillipo, è una costruzione in stile eclettico, ma principalmente, in termini architettonici, è visto come un interessante esempio di architettura neoegizia in Italia. Commissionato come tomba di famiglia dal ricco mercante livornese Matteo Schilizzi, fu riconvertita dal Comune di Napoli nel 1929 in sacrario per i caduti della Prima Guerra Mondiale e, successivamente, anche della Seconda Guerra Mondiale e delle Quattro giornate di Napoli. L’opera fu realizzata in otto anni dall’architetto Alfonso Guerra e dal figlio Camillo. Schilizzi era attento ai dettagli e aveva un’ossessione per la morte e per l’esoterismo, tutt’ora la struttura è permeata da un’aura di mistero; e non mancano leggende fantastiche che hanno come protagonista questo imponente monumento. | |||
| Pietre d'inciampo - Piazza Carlo III | 07 févr. 2021 | ||
A Piazza Carlo III sono state collocate tre Pietre d’inciampo, un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, per ricordare tre piccoli cittadini partenopei morti nei campi di sterminio nazisti: Sergio De Simone, Luciana Pacifici e Paolo Procaccia. Sergio De Simone, unico italiano tra venti bambini di varia nazionalità selezionato come cavia umana per esperimenti medici, morì a sei anni nel campo di concentramento di Neuengamme. Luciana Pacifici e Paolo Procaccia, cugini, invece, morirono a soli un anno nel campo di sterminio di Auschwitz. | |||
| Cimitero di guerra del Commonwealth | 25 janv. 2021 | ||
Il cimitero di guerra del Commonwealth, meglio conosciuto in città come “Cimitero degli inglesi”, raccoglie le spoglie di molti soldati appunto del Commonwealth caduti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Le vittime furono circa 50.000, molte delle quali sono sepolti nei 37 cimiteri di guerra britannici sparsi in tutta la nazione, tra cui, appunto, quello di Napoli nel quale vi sono sepolti 1206 soldati, di questi 15 sono ignoti, mentre di 4 non si conosce nemmeno la provenienza. Le nazionalità delle vittime sepolte sono: Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, India, Pioneer Corps dell’Africa del Sud, Seychelles, Indie Occidentali e Altri Alleati. L'impianto e quello tipico dei cimiteri anglosassoni: quattro campi d'inumazione sono ricavati da un unico prato da cui emergono delle croci ritmicamente ripetute. In asse con l'ingresso è localizzato un altare con due piccoli corpi di servizio laterali. Il recinto è costituito da una compatta cortina di alberi. Su ogni croce, dove la vittima è stata riconosciuta, vi è inciso lo stemma del reparto militare di appartenenza, una Croce stilizzata, se di religione cristiana o una Stella di David, se di religione ebraica. Seguono, poi, il cognome del soldato e le iniziali del nome, la data di morte,l’età, e una breve e toccante frase che i cari del defunto hanno voluto incidere nel granito. Colpisce l’età dei soldati sepolti: tutti molto giovani. All’ingresso del cimitero è possibile leggere questa frase: “La terra su cui sorge questo cimitero è il dono del popolo italiano per il perpetuo riposo dei marinai, soldati e aviatori che qui vengono onorati ". Questo loquis è un modo per omaggiare le tante vittime del Secondo Conflitto Mondiale. | |||
| Mulino di Kounellis | 24 janv. 2021 | ||
Jannis Kounellis è stato un pittore e scultore greco, naturalizzato italiano, esponente dell’arte povera. Artista di fama mondiale, Kounellis ha amato molto Napoli, frequentandola e partecipando al dibattito culturale cittadino. L’opera Il Mulino, che svetta nel bel mezzo del Largo Ponte di Tappia, è un traliccio di metallo riciclato, come tutti quelli di Kounellis, alto venti metri e con una ruota in cima, orientato a Nord-Ovest, che il vento fa girare dal 1998, anno della sua realizzazione. Kounellis, inoltre, ha realizzato nel 2001, la celebre opera Senza Titolo nella stazione della Metropolitana di Dante, con pezzi di rotaia sotto cui vi sono state incastrate delle scarpe a simboleggiare l’incessante fluire dei pendolari e delle loro vite. Ancora, nel Mueso di Arte Contemporanea MADRE, vi è esposta in maniera permanente l’opera Grande Ancora, che raffigura appunto una grande ancora, imponente e suggestiva. | |||
| Molo San Vincenzo | 24 janv. 2021 | ||
Chi viene dal mare non può non notare il bellissimo faro rosso ergersi all’estremità di una striscia di terra lunga circa 2.5 Km che è il Molo San Vincenzo. Questo molo ha una storia antichissima: nel 1268, Carlo I d’Angiò, fece costruire una torre militare su un isolotto di fronte a Castel Nuovo. Sull’isolotto sorgeva una piccola cappella di proprietà del monastero di San Vincenzo, ecco spiegato il nome che tutt’ora ha questo luogo. Nel 1596 l’isolotto fu unito alla terra ferma e, nel corso dei secoli successivi, il molo fu ampliato e modificato, fino a raggiungere le attuali sembianze. Il molo San Vincenzo fu un luogo storicamente importante in termini militari, inoltre, per molti italiani fu l’ultima terra patria calpestata prima di emigrare verso l’America nei primi anni del 1900. Attualmente la Marina Militare occupa buona parte della struttura, pertanto il molo è inaccessibile ai civili. Molte Associazioni cittadine, soprattutto l’associazione Friends of Molo San Vincenzo, promuovono da diversi anni visite guidate per far riscoprire questo meraviglioso luogo nella speranza che verrà presto ristrutturato e reso accessibili a tutti. | |||
| Pizza Margherita | 20 janv. 2021 | ||
La pizza è il cibo napoletano più conosciuto al mondo. La sua genesi si perde nella notte dei tempi. Tuttavia si sa con esattezza quando è stata inventata la famosa Pizza Margherita, questa, infatti, si attribuisce al pizzaiolo Raffaele Esposito, che lavorava alla pizzeria situata alla salita Sant'Anna di Palazzo, fondata alla fine del Settecento e attiva ancora oggi come "Pizzeria Brandi". Egli, nel 1889, preparò tre diverse pizze per la visita del Re Umberto I e della Regina Margherita di Savoia a Napoli. La preferita della Regina era una pizza che evocava i colori della bandiera italiana – verde (foglie di basilico), bianco (mozzarella) e rosso (pomodori). Questa combinazione fu battezzata Pizza Margherita in suo onore. Per i cento anni della Pizza Margherita, nel 1989 è stata posta una lapide all’esterno della pizzeria Brandi. | |||
| Tempio Buddista | 19 janv. 2021 | ||
A Napoli sorge il Tempio Buddhista Theravāda più grande d’Europa. La realizzazione del luogo di culto è stata possibile grazie all’impegno della comunità srilankese insieme con la comunità buddhista napoletana, ma grazie anche a molti cristiani, tutti ad ogni modo volontari. Una sinergia che ha permesso di riadattare un vecchio capannone industriale nel “vihara”, o luogo di culto, più grande d’Europa. Un vero è proprio esempio di rispetto. Il buddhismo Theravāda (dal sanscrito “scuola degli anziani”) è tra le più antiche scuole ancora esistenti oggi, viene considerato dalla grande maggioranza degli studiosi come la più antica raccolta degli insegnamenti del Buddha a noi pervenuta. | |||
| Jorit - Eduardo De Filippo | 18 janv. 2021 | ||
Jorit omaggia, in collaborazione con il Comune di Napoli, il maestro Eduardo De Filippo dipingendo il suo volto all’ingresso dello storico Teatro San Ferdinando che il drammaturgo napoletano contribuì a ricostruire nel 1948. Le opere sono state realizzate per la ricorrenza dei 30 anni dalla morte di Eduardo e lo vedono immortalato in tre sguardi che lo ritraggono come uomo e in due pose, invece, di altrettanti personaggi da lui creati e messi in scena. | |||
| Jorit Agoch - Ilaria Cucchi | 18 janv. 2021 | ||
Jorit realizza nel quartiere Arenella il volto di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, arrestato per spaccio e assassinato in caserma da alcuni carabinieri nel 2009. Ilaria Cucchi si è battuta per il fratello fino allo stremo affinché fosse fatta giustizia. Il murales è stato realizzato con il supporto della cooperativa “La Locomotiva” con la partecipazione dei ragazzi di alcune scuole a cui è stata affidata la scelta dei volti da ritrarre per “coinvolgere la comunità sui temi di giustizia, lavoro e pace”.
Jorit è uno street artist napoletano conosciuto in tutto il mondo. Testate giornalistiche come “The Guardian” e “BBC” hanno parlato di lui. | |||
| Frankenstein e Napoli | 16 janv. 2021 | ||
Frankenstein o il moderno Prometeo è un famoso romanzo dell’autrice britannica Mary Shelley pubblicato nel 1818. Tutti conoscono la storia del Dottor Victor Frankenstein e della sua abominevole creatura, tuttavia pochi ricordano che il celebre Dottore è nato a Napoli. Infatti, nella seconda versione del romanzo, edito nel 1831, Mary Shelley apporta delle modifiche alla sua opera, specificando che proprio a Napoli, da genitori svizzeri, il Dottor Victor Frankenstein ebbe i natali. Il testo cita così: “Io, il loro figlio maggiore, sono nato a Napoli, e da bambino li accompagnavo nelle loro passeggiate.” . E’ bello pensare che anche il più famoso romanzo gotico al mondo appartenga, per certi versi, alla città di Napoli. | |||
| Caravaggio e la Locanda del Cerriglio | 15 janv. 2021 | ||
Nel vicolo più stretto di Napoli, nel cuore del centro antico della città, dal 1300, esiste quest’ antica locanda, “Locanda del Cerriglio” appunto. La locanda da secoli è stata luogo di ristoro di nobili che volevano provare l’ebbrezza dell’incontro con il popolino, plebei, donne di malaffare e artisti. Nel 1609, infatti, il luogo divenne celebre poiché una notte, all’uscita della locanda, Michelangelo Merisi detto “il Caravaggio” fu aggredito da quattro uomini che lo picchiarono con tale brutalità da far credere, inizialmente, che l’affascinante artista fosse morto. Tutt’ora vi è un’insegna nel vicoletto che commemora l’accaduto. Il vicolo è affascinante e la locanda è ancora lì a proporre piatti genuini della tradizione. | |||
| Jorit Agoch - Kobe Bryant | 15 janv. 2021 | ||
A via Montedonzelli, in prossimità dell’omonima fermate della Linea 1 della Metropolitana, in un parco pubblico corredato da un campetto di Basket outdoor, l’artista napoletano Jorit realizza l’ennesimo suo meraviglioso volto che abbellisce la città, vale a dire quello del famoso cestista americano Kobe Bryant, tragicamente scomparso nel gennaio del 2020. Kobe Bryant è raffigurato di spalle con indosso la maglia viola dei Los Angeles Lakers.In seguito, grazie all’americano Nick Ansom e ad oltre 150 volontari, l’intero campetto è stato ristrutturato, divenendo un vero e proprio gioiello, ed ora porta il nome di Kobe Bryant. A Napoli chiunque può fare due tiri sotto lo sguardo di Kobe, sognando di divenire come lui e onorare la sua memoria.
Jorit è uno street artist napoletano conosciuto in tutto il mondo. Testate giornalistiche come “The Guardian” e “BBC” hanno parlato di lui. L’artista partenopeo è stato riconosciuto da critici internazionali come Achille Bonito Oliva e la sua attività artistica è divenuta materia di studi e trattati universitari. Jorit affianca a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico forti messaggi di natura sociale. Nei suoi murales, infatti, sono nascoste delle dei disegni o delle scritte, parole e frasi che ampliano il significato delle opere. Il suo marchio distintivo sono due strisce rosse sulle guancie di ogni suo volto dipinto che rimandano a rituali africani, continente molto caro all’artista, che rappresentano l’ingresso nella tribù, che Jorit ha definito “Human Tribe”. | |||
| Jorit Agoch - Davide | 04 janv. 2021 | ||
Jorit, street artist napoletano di fama mondiale, nasconde in quest’opera la storia del soggetto del murale: Davide Bifolco, ragazzino ucciso da un carabiniere. Infatti, se si ha voglia e la pazienza di cercare, nel dipinto è nascosta questa esatta storia: "Mi chiamo Davide, ho 16 anni, sono cresciuto nel Rione Traiano. Per l'italiano medio sono un criminale, un poco di buono. O comunque è colpa mia. Per i benpensanti mi sta bene, anzi, avrei meritato anche una pallottola in testa. Sì, avete ragione, eravamo in tre su un motorino. Sì, avete ragione, non ci siamo fermati all'Alt! dei Carabinieri. Ma non sapevo che per questo ci fosse la pena di morte. Io volevo giocare a pallone, perché mi hai ammazzato?".
Jorit è uno street artist napoletano conosciuto in tutto il mondo. Testate giornalistiche come “The Guardian” e “BBC” hanno parlato di lui. L’artista partenopeo è stato riconosciuto da critici internazionali come Achille Bonito Oliva e la sua attività artistica è divenuta materia di studi e trattati universitari. Jorit affianca a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico forti messaggi di natura sociale. Nei suoi murales, infatti, sono nascoste delle dei disegni o delle scritte, parole e frasi che ampliano il significato delle opere. Il suo marchio distintivo sono due strisce rosse sulle guancie di ogni suo volto dipinto che rimandano a rituali africani, continente molto caro all’artista, che rappresentano l’ingresso nella tribù, che Jorit ha definito “Human Tribe”. | |||
| Jorit Agoch - Antonio Cardarelli | 04 janv. 2021 | ||
Sulla facciata del Padiglione M dell’Ospedale più grande del Mezzogiorno, l’artista internazionale e partenopeo Jorit, dipinge un murale che raffigura Antonio Cardarelli, eccelso medico dell’800 da cui prende nome l’ospedale. Jorit, sulle motivazioni che l’hanno spinto a realizzare l’opera dice: "Il volto di Cardarelli vuole lanciare un messaggio in difesa del sistema pubblico sanitario nazionale. […]. Il sistema sanitario pubblico non è sceso dal cielo, è una conquista di decenni di lotta e quindi vorrei che questo volto simboleggiasse l'idea di ampliare, migliorare e soprattutto difendere il sistema sanitario pubblico".
Jorit è uno street artist napoletano conosciuto in tutto il mondo. Testate giornalistiche come “The Guardian” e “BBC” hanno parlato di lui. L’artista partenopeo è stato riconosciuto da critici internazionali come Achille Bonito Oliva e la sua attività artistica è divenuta materia di studi e trattati universitari. Jorit affianca a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico forti messaggi di natura sociale. Nei suoi murales, infatti, sono nascoste delle dei disegni o delle scritte, parole e frasi che ampliano il significato delle opere. Il suo marchio distintivo sono due strisce rosse sulle guancie di ogni suo volto dipinto che rimandano a rituali africani, continente molto caro all’artista, che rappresentano l’ingresso nella tribù, che Jorit ha definito “Human Tribe”. | |||
| Jorit Agoch - Achille Bonito Oliva | 04 janv. 2021 | ||
A Rione Traiano, sotto il ponte dell’A56 di via Cassiodoro, Jorit omaggia il docente, critico d’arte e poeta Achille Bonito Oliva. Durante un’intervista, Oliva, a proposito dell’opera di Jorit, ha detto: “Un artista che si chiama Jorit mi ha incontrato, mi ha chiesto di posare per una foto e mi sono ritrovato questo murale enorme, ben eseguito, sotto un cavalcavia che porta al Rione Traiano, dopo Fuorigrotta e lo Stadio. A Napoli, la città da cui provengo. L’artista ha ritenuto evidentemente che io dovessi divenire un’icona. Prima ero famoso, adesso ahimé sono pure popolare”.
Jorit è uno street artist napoletano conosciuto in tutto il mondo. Testate giornalistiche come “The Guardian” e “BBC” hanno parlato di lui. L’artista partenopeo è stato riconosciuto da critici internazionali come Achille Bonito Oliva e la sua attività artistica è divenuta materia di studi e trattati universitari. Jorit affianca a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico forti messaggi di natura sociale. Nei suoi murales, infatti, sono nascoste delle dei disegni o delle scritte, parole e frasi che ampliano il significato delle opere. Il suo marchio distintivo sono due strisce rosse sulle guancie di ogni suo volto dipinto che rimandano a rituali africani, continente molto caro all’artista, che rappresentano l’ingresso nella tribù, che Jorit ha definito “Human Tribe”. | |||
| Maradona - Quartieri Spagnoli | 03 janv. 2021 | ||
Il gigantesco Maradona, uno dei murales più famosi della città, intento a correre con la fascia da capitano sul braccio e lo scudetto sul petto, fu realizzato dall’artista partenopeo Mario Filardi per festeggiare il secondo scudetto del Napoli, nel 1990. Quando il Napoli vinse lo scudetto tutti i ragazzi tifosi dei Quartieri Spagnoli fecero una colletta per racimolare i soldi per il materiale e chiamarono Filardi, anche lui giovanissimo tifoso all’epoca, chiedendogli di fare il disegno poiché era bravo a dipingere. Filardi lavorò per due notti e tre giorni e, alla fine, l’opera fu festeggiata con fuochi d’artificio e una festa nel quartiere. Con gli anni, tuttavia, il murales aveva cominciato a deteriorarsi ed inoltre, alla fine degli anni Novanta, sul muro, proprio in corrispondenza del viso di Maradona, fu aperta una finestra abusiva. Il sogno di Mario era quello di ridisegnare il volto sulle imposte della finestra per ridare la faccia all’amato Diego. Purtroppo Filardi morì nel 2010 non riuscendo a realizzarlo. Nel 2016, un altro artista campano, Salvatore Iodice, restaurò l’opera accordandosi con il nuovo proprietario della finestra. Iodice rimase fedele al lavoro originale, tuttavia, nel 2017, con il permesso dello stesso Iodice e della famiglia FIlardi, lo street artist argentino, Francisco Basoletti, ridisegnò il volto del Pibe rendendolo più realistico. Questo murales è un omaggio a Maradona a cui la città è molto legata ed è divenuto un simbolo per tutti i napoletani e non solo. | |||
| Jorit Agoch - Nino D'Angelo | 03 janv. 2021 | ||
L’internazionale street artist napoletano Jorit, realizza, nel 2020 a San Pietro a Patierno (periferia a Nord di Napoli), un enorme volto del cantante e attore partenopeo Nino D’Angelo, inserendo anch’esso nella sua “Human Tribe”. Nino D’Angelo è rappresentato con un bel sorriso e il caschetto biondo, acconciatura che l’ha contraddistinto all’inizio della sua carriera, carriera che nasce proprio in questo quartiere a pochi passi dal murale, dove l’artista è nato e cresciuto. Jorit ha omaggiato Nino poiché è indubbiamente un simbolo della città molto legato al suo quartiere d’origine e alla comunità che lo abita.
Jorit è uno street artist napoletano conosciuto in tutto il mondo. Testate giornalistiche come “The Guardian” e “BBC” hanno parlato di lui. L’artista partenopeo è stato riconosciuto da critici internazionali come Achille Bonito Oliva e la sua attività artistica è divenuta materia di studi e trattati universitari. Jorit affianca a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico forti messaggi di natura sociale. Nei suoi murales, infatti, sono nascoste delle dei disegni o delle scritte, parole e frasi che ampliano il significato delle opere. Il suo marchio distintivo sono due strisce rosse sulle guancie di ogni suo volto dipinto che rimandano a rituali africani, continente molto caro all’artista, che rappresentano l’ingresso nella tribù, che Jorit ha definito “Human Tribe”. | |||
| Jorit Agoch - Universiadi | 03 janv. 2021 | ||
Jorit è uno street artist napoletano conosciuto in tutto il mondo. Testate giornalistiche come “The Guardian” e “BBC” hanno parlato di lui. L’artista partenopeo è stato riconosciuto da critici internazionali come Achille Bonito Oliva e la sua attività artistica è divenuta materia di studi e trattati universitari. Jorit affianca a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico forti messaggi di natura sociale. Nei suoi murales, infatti, sono nascoste delle dei disegni o delle scritte, parole e frasi che ampliano il significato delle opere. Il suo marchio distintivo sono due strisce rosse sulle guancie di ogni suo volto dipinto che rimandano a rituali africani, continente molto caro all’artista, che rappresentano l’ingresso nella tribù, che Jorit ha definito “Human Tribe”. In occasione della XXX edizione delle Universiade, tenutasi a Napoli dal 2 al 14 Luglio 2019, Jorit realizza, sulla fiancata di uno dei tanti grattacieli del Centro Direzionale di Napoli, il murale più alto al mondo secondo il Guinness World Records. L’opera raffigura 5 atleti campani che si sono distinti nello sport: Patrizio Oliva, Carmelo Imbriani, Antonietta di Martino, Fernando de Napoli e Nando Gentile. | |||
| Jorit Agoch - Gennaro | 03 janv. 2021 | ||
Jorit è uno street artist napoletano conosciuto in tutto il mondo. Testate giornalistiche come “The Guardian” e “BBC” hanno parlato di lui. L’artista partenopeo è stato riconosciuto da critici internazionali come Achille Bonito Oliva e la sua attività artistica è divenuta materia di studi e trattati universitari. Jorit affianca a un profondo realismo e a una grande padronanza tecnica del mezzo pittorico forti messaggi di natura sociale. Nei suoi murales, infatti, sono nascoste delle scritte o dei disegni, parole e frasi che ampliano il significato delle opere. Il suo marchio distintivo sono due strisce rosse sulle guancie di ogni suo volto dipinto che rimandano a rituali africani, continente molto caro all’artista, che rappresentano l’ingresso nella tribù, che Jorit ha definito “Human Tribe”. Per il murales “Gennaro” Jorit ha utilizzato il volto di un operaio di nome Gennaro che ha prestato il viso al santo patrono di Napoli, proprio come usava fare Caravaggio, altro artista molto legato alla città. | |||
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