Assaggi di Letteratura. Senza pretese, a più riprese... sintesi, concetti chiave e spiegazioni di tutta la letteratura italiana. Per studenti, appassionati, curiosi e volenterosi. A cura di Gianmaria Guida, professore di Lingua e Letteratura Italiana.
La musica della sigla si intitola Follow your heart di A.T.M. (Open Source)
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Data updated on 14/07/2026
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Un pensiero di Calvino su Cavalcanti
Season 1 · Episode 99
Sunday, August 10, 2025 • Duration 16:45
ep. 99 st. 1 "In Cavalcanti tutto si muove così rapidamente che non possiamo renderci conto della sua consistenza ma solo dei suoi effetti [..]. Alle origini della letteratura italiana – e europea – queste due vie sono aperte da Cavalcanti e da Dante. L’opposizione vale naturalmente nelle sue linee generali, ma richiederebbe innumerevoli specificazioni, data l’enorme ricchezza di risorse di Dante e la sua straordinaria versatilità. Non è un caso che il sonetto di Dante ispirato alla più felice leggerezza («Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io») sia dedicato a Cavalcanti."
Tratto da I. Calvino, "Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio.", Garzanti, MI 1988.
- Musica: "Nowhere To Be" by Cory Alstad
Donna me prega (commento di E. Pasquini)
Season 1 · Episode 98
Sunday, August 3, 2025 • Duration 18:19
ep. 98 st. 1 Lettura del commento di Emilio Pasquini della canzone di Guido Cavalcanti "Donna me prega perch'io voglio dire".
Donna mi prega perch’io voglio dire d’un accidente che sovente è fero ed è sì altero - ch’è chiamato amore. Sì chi lo nega possa ’l ver sentire. Ed, a presente, canoscente chero, perch’io no spero - ch’om di basso core a tal ragione porti canoscenza: che senza - natural dimostramento non ò talento - di voler provare là ove posa e chi lo fa creare, e qual è sua vertute e sua potenza, l’essenza, - poi ciascun suo movimento, e ’l piacimento - che ’l fa dire amare e s’omo per veder lo po’ mostrare.
In quella parte dove sta memora prende suo stato, sì formato come diaffan da lume, - d’una scuritate la qual da Marte vene e fa dimora. Elli è creato ed à sensato nome, d’alma costume - e di cor volontate. Ven da veduta forma che s’intende, che prende - nel possibile intelletto come ’n subietto - loco e dimoranza. In quella parte mai non à pesanza perchè da qualitate non descende: resplende - in sè perpetuale effetto; non à diletto, - ma consideranza; sì che non potè là gir simiglianza.
Non è vertute, ma da quella vene ch’è perfezione, che si pone tale non razionale -, ma che sente dico. For di salute giudicar mantene, chè la ’ntenzione per ragione vale. Discerne male - in cui è vizio amico. Di sua potenza segue spesso morte se forte - la vertù fosse impedita, la quale aita - la contraria via, non perchè oppost’a naturale sia; ma quanto che da buon perfetto tort’è per sorte - non po’ dire om c’aggia vita che stabilita - non à segnoria: a simel po’ valer quand’om l’oblia.
L’esser è quando lo voler è tanto ch’oltra misura di natura torna: poi non s’adorna - di riposo mai. Move cangiando color riso e pianto e la figura con paura storna: poco soggiorna: - ancor di lui vedrai che ’n gente di valor lo più si trova. La nova - qualità move sospiri e vol ch’om miri - in non fermato loco destandos’ira, la qual manda foco. Imaginar non pote om che no ’l prova. Nè mova - già però ch’a lui si tiri e non si giri - per trovarvi gioco nè certamente gran saver nè poco.
De simil trage complexione sguardo che fa parere lo piacere certo: non po’ coverto - star quand’è sì giunto. Non già selvaggio le beltà son dardo, chè tal volere per temer è sperto: consegue merto - spirito ch’è punto.
E non si po’ conoscer per lo viso: c’om priso - bianco in tale obietto cade, e chi ben aude - forma non si vede. Dunqu’elli meno che da lui procede: for di colore d’esser è diviso, assiso - mezzo scuro luce rade: for d’onne fraude - dice, degno in fede, che solo di costui nasce mercede.
Tu poi sicuramente gir, canzone, là ’ve ti piace, ch’io t’ò sì adornata ch’assai laudata - sarà tua ragione da le persone - ch’anno intendimento: di star con l’altre tu non ài talento.
- Musica: "Velvet morning" by Tobias Voigt
Perch'i' no spero di tornar giammai (G. Cavalcanti)
Season 1 · Episode 97
Sunday, July 27, 2025 • Duration 13:16
ep. 97 st. 1 La tragicità tipica di Cavalcanti, in questa ballata risulta piuttosto attenuata; è più corretto, in questo caso, parlare di malinconia e di rassegnazione della propria condizione devastata dall'amore. Il poeta è lontano dalla donna amata e sente su di sé un presentimento di morte. Scrive dunque un messaggio di addio affidato alla poesia.
Perch'i’ non spero di tornar giammai, ballatetta, in Toscana, va tu, leggera e piana, dritt’ a la donna mia che per sua cortesia ti farà molto onore.
Tu porterai novelle di sospiri, piene di doglia e di molta paura; ma guarda che persona non ti miri che sia nemica di gentil natura, tu saresti contesa, tanto da lei ripresa, che mi sarebbe angoscia, dopo la morte poscia pianto e novel dolore.
Tu senti, ballatetta, che la morte mi stringe sì che vita m’abbandona, e senti come ’l cor si sbatte forte per quel che ciascun spirito ragiona. tanto è distrutta già la mia persona ch’i’ non posso soffrire: se tu mi vuo’ servire mena l’anima teco, molto di ciò ti preco, quando uscirà del core.
Deh ballatetta, alla tua amistate quest’anima che trema raccomando: menala teco nella sua pïetate a quella bella donna a cui ti mando. Deh! ballatetta, dille sospirando quando le se’ presente: questa vostra servente viene per star con vui, partita da colui che fu servo d’Amore.’
Tu, voce sbigottita e deboletta, ch’esci piangendo de lo cor dolente, coll’anima e con questa ballatetta va ragionando della strutta mente. Voi troverete una donna piacente di sì dolce intelletto che vi sarà diletto davanti starle ognora. Anima, e tu l’adora sempre nel su’ valore. -Musica: "Another chapter" by Brock Hewitt
Voi che per li occhi mi passaste 'l core (G. Cavalcanti)
Season 1 · Episode 96
Sunday, July 20, 2025 • Duration 12:37
ep. 96 st. 1 Se in "Chi è questa che vèn..." domina la lode alla dama, in "Voi che per li occhi mi passaste 'l core" prevalgono gli effetti dell'amore sull'amante, che ne è vittima. La mente e i sensi del poeta vengono sconvolti dalla forza irrazionale dell'amore...
Voi che per li occhi mi passaste ’l core e destaste la mente che dormia, guardate a l’angosciosa vita mia, chè sospirando la distrugge amore.
E ven tagliando di sì gran valore che’ deboletti spiriti van via; riman figura sol’ en signoria e voce alquanta che parla dolore.
Questa virtù d’amor, che m’à disfatto, da’ vostr’occhi gentil presta si mosse: un dardo mi gittò dentro da ’l fianco.
Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto, che l’anima tremando si riscosse veggendo morto ’l cor nel lato manco.
Musica: "Mist" by Giulio Fazio
Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira (G. Cavalcanti)
Season 1 · Episode 95
Sunday, July 13, 2025 • Duration 13:23
ep. 95 st. 1 In questo sonetto si come il punto di partenza provenga da Guinizzelli e al tempo stesso vi sia già un superamento del modello guinizzelliano. La lode sfocia nell'ineffabilità. Qui abbiamo infatti un assaggio della tragicità di Cavalcanti; egli è sbigottito perché il mistero della donna è insuperabile ed è incomprensibile attraverso i mezzi umani. Non possiamo dire che la donna che qui appare sia propriamente la donna-angelo di Guinizzelli o di Cino da Pistoia; è sì un'apparizione miracolosa, ma è avvolta nel dramma e nell'angoscia.
Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira, che fa tremar di chiaritate l’âre e mena seco Amor, sì che parlare null’omo pote, ma ciascun sospira?
O Deo, che sembra quando li occhi gira! dical’ Amor, ch’i’ nol savria contare: cotanto d’umiltà donna mi pare, ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ira.
Non si poria contar la sua piagenza, ch’a le’ s’inchin’ ogni gentil vertute, e la beltate per sua dea la mostra.
Non fu sì alta già la mente nostra e non si pose ’n noi tanta salute, che propiamente n’aviàn canoscenza.
La drammaticità di Guido Cavalcanti
Season 1 · Episode 94
Sunday, July 6, 2025 • Duration 14:54
ep. 94 st. 1 Guido Cavalcanti si distingue dagli altri stilnovisti perché mette il discorso amoroso su un piano fortemente drammatico. Il tema del saluto e della lode risultano compromessi; in lui l'amore non salva ma distrugge!
Tre amici poeti dello Stilnovo
Season 1 · Episode 93
Monday, June 30, 2025 • Duration 18:11
ep. 93 st. 1 Quando si pensa al Dolce Stilnovo, la mente viene immediatamente catturata dalla grandezza di giganti come Dante Alighieri, Guido Cavalcanti e Guido Guinizzelli. Essi sono giustamente le stelle polari di quella rivoluzione lirica che ha forgiato la nostra lingua e la nostra sensibilità. Tuttavia, per comprendere appieno la ricchezza e la complessità di questo movimento, è essenziale spostare lo sguardo e illuminare le figure meno note, gli "amici" poeti che, pur non avendo lasciato opere di pari monumentalità, hanno contribuito in maniera determinante a tessere la trama di quel capolavoro corale. Lapo Gianni, Dino Frescobaldi e Gianni Alfani.
Angel di Deo simiglia in ciascun atto (Cino da Pistoia)
Season 1 · Episode 92
Sunday, June 22, 2025 • Duration 14:08
ep. 92 st. 1 Cino da Pistoia è fra tutti gli stilnovisti quello che è rimasto fermo nell'aderenza all'ideologia del Dolce Stilnovo. Si può dire che ha esplorato con massima profondità e varietà i temi e i motivi tipici dello Stilnovo; è infatti una fonte preziosa per comprendere appieno le sfumature di questa corrente. La sua produzione letteraria è molto vasta; il suo Canzoniere è il più ampio del fruppo degli stilnovisti.
Angel di Dio simiglia in ciascun atto Questa giovine bella, Che m’ha con gli occhi suoi il cor disfatto. E di tanta virtù si vede adorna, Che chi la vuol mirare, Sospirando, convielli il cor lasciare. Ogni parola sua sì dolce pare, Che là ove posa torna Lo spirito che meco non soggiorna; Però che forza di sospir lo storna, Sì angoscioso è fatto Quel loco dello quale Amor l’ha tratto. Io non m’accorsi, quando la mirai, Ch’Amore assaltò gli occhi, onde disfatto Fuor dell’alma trovai La mia virtù che per forza lasciai; E non sperando di campar già mai. Di ciò più non combatto: Dio mandi il punto di finir pur ratto. Ballata, a chi del tuo fattor dimanda, Dilli che tu lo lasciasti piangendo E comiato pigliasti, Che vederlo morir non aspettasti: Però lui che ti manda A ciascun gentil cor lo raccomanda; Ch’io per me non accatto, Com’più viver mi possa a nessun patto.
Al cor gentil rempaira sempre amore (G. Guinizzelli)
Season 1 · Episode 91
Sunday, June 15, 2025 • Duration 26:52
ep. 91 st. 1 Questa canzone costituisce un vero e proprio manifesto di poetica: è la dischiarazione della poetica del Dolce Stilnovo. Lettura, commento, parafrasi e riflessione.
Al cor gentil rempaira sempre amore come l’ausello in selva a la verdura; né fe’ amor anti che gentil core, né gentil core anti ch’amor, natura: ch’adesso con’ fu ’l sole, sì tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti ’l sole; e prende amore in gentilezza loco così propïamente come calore in clarità di foco.
Foco d’amore in gentil cor s’aprende come vertute in petra prezïosa, che da la stella valor no i discende anti che ’l sol la faccia gentil cosa; poi che n’ha tratto fòre per sua forza lo sol ciò che li è vile, stella li dà valore: così lo cor ch’è fatto da natura asletto, pur, gentile, donna a guisa di stella lo ’nnamora.
Amor per tal ragion sta ’n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su’ diletto, clar, sottile; no li stari’ altra guisa, tant’è fero. Così prava natura recontra amor come fa l’aigua il foco caldo, per la freddura. Amore in gentil cor prende rivera per suo consimel loco com’ adamàs del ferro in la minera.
Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno: vile reman, né ’l sol perde calore; dis’omo alter: «Gentil per sclatta torno»; lui semblo al fango, al sol gentil valore: ché non dé dar om fé che gentilezza sia fòr di coraggio in degnità d’ere’ sed a vertute non ha gentil core, com’aigua porta raggio e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.
Splende ’n la ’ntelligenzïa del cielo Deo crïator più che [’n] nostr’occhi ’l sole: ella intende suo fattor oltra ’l cielo, e ’l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con’ segue, al primero,del giusto Deo beato compimento,così dar dovria, al vero,la bella donna, poi che [’n] gli occhi splendedel suo gentil, talentoche mai di lei obedir non si disprende.Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»,sïando l’alma mia a lui davanti. «Lo ciel passasti e ’nfin a Me venistie desti in vano amor Me per semblanti: ch’a Me conven le laudee a la reina del regname degno,per cui cessa onne fraude».Dir Li porò: «Tenne d’angel sembianzache fosse del Tuo regno;non me fu fallo, s’in lei posi amanza».
Io voglio del ver la mia donna laudare (G. Guinizzelli)
Season 1 · Episode 90
Sunday, June 8, 2025 • Duration 11:50
ep. 90 st. 1 Come ha detto Gianfranco Contini, "Io voglio del ver la mia donna laudare" è un repertorio di topoi stilnovistici. Qui compaiono tutti insieme; e da ora in poi torneranno e verranno ripresi dagli altri poeti. Dante stesso definità il dolce stile partendo proprio da questo sonetto. In qualche modo, questo è l'antecedente più vicino al trattamento che Dante riserverà a Beatrice.
Io vogliọ del ver la mia donna laudare ed asembrarli la rosa e lo giglio: più che stella dïana splende e pare, e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.
Verde river’ a lei rasembro e l’âre, tutti color di fior’, giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioi per dare: medesmo Amor per lei rafina meglio.
Passa per via adorna, e sì gentile ch’abassa orgoglio a cui dona salute, e fa ’l de nostra fé se non la crede;
e no·lle pò apressare om che sia vile; ancor ve dirò c’ha maggior vertute: null’ om pò mal pensar fin che la vede.