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Explore every episode of the podcast Arte essenziale - Una diversa storia dell'arte per il complicato mestiere di vivere

Dive into the complete episode list for Arte essenziale - Una diversa storia dell'arte per il complicato mestiere di vivere. Each episode is cataloged with detailed descriptions, making it easy to find and explore specific topics. Keep track of all episodes from your favorite podcast and never miss a moment of insightful content.

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Arte essenziale - Una diversa storia dell'arte per il complicato mestiere di vivere03 Sep 202500:02:23

L’arte può insegnarci a vivere meglio, se la interroghiamo nel modo giusto.

Sono Raffaella Arpiani, prof di storia dell’arte, youtuber, divulgatrice e autrice per Feltrinelli.

Arte Essenziale – Una diversa storia dell’arte per il complicato mestiere di vivere è il podcast che racconta opere, artisti e movimenti di ogni tempo come complici discreti, che ci accompagnano nel nostro percorso a ostacoli quotidiano.

In ogni episodio incontriamo un artista o un’opera. Non per memorizzare date o dati, ma per avvicinarci e scoprire che cosa abbiamo in comune: fragilità, pentimenti, paure, desideri, mancanze. E quell'ostinata ricerca di senso che ci fa restare ad occhi aperti anche nel pieno della notte.

Tra rigore storico e narrazione, ogni mercoledì esploriamo un dipinto, una scultura o un frammento di bellezza contemporanea in cui specchiarci. Per fare un passo più in alto. O più in profondità.

Perché l’arte, se osservata con attenzione, può trasformarsi in un meraviglioso strumento per aiutarci a trovare il nostro posto nel mondo.

Il mio canale YouTube: https://www.youtube.com/@RaffaellaArpiani

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Come fare il grande salto con David Hockney10 Sep 202500:24:58

In una giornata assolata, che sa ancora d’estate, qualcuno si è tuffato in una piscina vuota. Vediamo gli spruzzi, come effetto di quel salto, ma non sappiamo chi si sia buttato. Il suo corpo è invisibile, sott’acqua. Un tuffo, un’assenza: cos’è un inizio? Un istante di luce o il vuoto che lo precede e lo segue? Come si fa a lasciarsi alle spalle l’estate, per cominciare una nuova stagione e un “nuovo anno scolastico”? Dove si trova il coraggio per iniziare? Come ci si butta in un nuovo lavoro, un nuovo progetto o una nuova relazione? Da che parte si comincia?

Io intanto do avvio a questa nuova avventura del podcast, con un dipinto di arte contemporanea di David Hockney, A Bigger Splash, che ci parla di coraggio, di cambiamento, di paura, di Los Angeles, California, di piscine, libertà, omosessualità e pop art inglese. Ma anche di Michelangelo Buonarroti, di Cappella Sistina, di sfide artistiche, della Tomba del tuffatore di Paestum, di Simposio e arte greca.

La storia dell'arte ci offre una prospettiva unica per affrontare le sfide della vita, incoraggiandoci a trovare il coraggio di "tuffarci" in nuove esperienze.

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David Hockney, A Bigger Splash, 1967, Tate Gallery, Londra

https://www.tate.org.uk/art/artworks/hockney-a-bigger-splash-t03254?utm_source=chatgpt.com

Tomba del tuffatore

https://www.pestum.it/photogallery/31-paestum_museo_tuffatore.jpg

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Mobygratis 21 Inst mix ab oz

Music by Niccolò Mescia

Rosso Fiorentino e il confronto con gli altri17 Sep 202500:16:30

Quando conosciamo persone nuove, tra scuola, lavoro e corsi di ogni genere, quanto è difficile presentarsi senza cadere nella trappola del confronto che ci inibisce e ci svaluta? Perché sembra sempre che non siamo mai abbastanza?

Da un lato i modelli di perfezione da cui siamo circondati ci fanno sentire costantemente inadeguati. Dall’altro il rischio dell’omologazione si annida dietro l’angolo, pronto a spegnere e appiattire le personalità più fragili. Ma se noi ce la vediamo brutta e rischiamo di cadere in depressione credendo di non essere all’altezza, gli artisti del manierismo se la passano decisamente peggio: vivono e lavorano nella stessa epoca e negli stessi luoghi in cui sono attivi personaggi del calibro di Leonardo, Michelangelo e Raffaello, per dire. Possiamo rivalutare i nostri tempi bui!

Cosa occorre fare per non essere sopraffatti già dal primo caffè del mattino e non sentirsi perdenti al primo contatto quotidiano con lo specchio? Prendiamo spunto dai manieristi, che scelgono la loro via, l’unicità, e inventano un linguaggio nuovo, strampalato e teatrale, che però è personale, originale e proprio per questo meraviglioso e vero.

La storia dell’arte ancora una volta ci propone una prospettiva unica per affrontare le sfide della vita, incoraggiandoci ad andare fieri della nostra voce, di chi siamo, del modo in cui camminiamo a testa alta nel nostro percorso irripetibile.

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Rosso Fiorentino, Deposizione di Volterra, 1521, Pinacoteca di Volterra

https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2023/11/Rosso-Fiorentino-Deposizione-dalla-Croce-1521.-Generale-dopo-il-restauro.jpg

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Music by Niccolò Mescia

Reagire alle porte chiuse in faccia insieme a Caravaggio24 Sep 202500:21:45

Michelangelo Merisi da Caravaggio oggi è osannato al pari di una rockstar, ma quando dipinge La morte della Vergine, agli inizi del ‘600, l’opera viene criticata e rifiutata, rispedita al mittente. Forse perché la Madonna è raffigurata scomposta, come una donna appena morta, con il ventre gonfio, le braccia a penzoloni e le caviglie in vista. O forse perché Caravaggio usa come modella per la donna più santa e pura mai esistita il cadavere di una prostituta annegata nel Tevere e ripescata nel malfamato quartiere di Testaccio. Una volta finito, il quadro non viene accettato dai committenti. Ma per nostra fortuna non va perso, perché il duca di Mantova lo compra grazie al lungimirante e spregiudicato suggerimento di un’altra rockstar del ‘600: Pieter Paul Rubens. Il dolore senza filtri evidentemente fa paura. Ma Caravaggio non arretra di un passo rispetto alla sua idea di pittura nuova e vera. E continua a inventare il suo linguaggio nudo, contrastato, che ci risucchia nel buio delle ombre tanto quanto ci fa innamorare della luce.

Noi come avremmo reagito davanti alla porta sbattuta in faccia e al “no, grazie”? Come affrontiamo le critiche, le stroncature o i rifiuti? Come reagiamo davanti ai presunti fallimenti?

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Caravaggio, Morte della Vergine, 1604-1606, Louvre, Parigi

https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010062304

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Music by Carlos Carty (Freesound) from Pixabay

Music by Niccolò Mescia

Michelangelo, Tiziano, Picasso e la trappola della perfezione01 Oct 202500:23:54

Michelangelo Buonarroti a 24 anni realizza la Pietà del Vaticano, un gruppo scultoreo perfetto sotto ogni punto di vista. Nel pieno della maturità scolpisce Il giorno e alla conclusione della sua vita la Pietà Rondanini: opere drammatiche e sfuggenti, che impiegano la tecnica del non finito per ottenere una resa grossolana, appena abbozzata, che imprigiona le forme scolpite all’interno del marmo, come se volesse trattenerle a forza.

Tiziano, quando è ormai un gigante della pittura, comincia a dipingere con le mani, con dei bastoncini, “sporcando” una tecnica in origine di altissimo livello e ridipingendo gli stessi soggetti affrontati decenni prima, alla nuova maniera.

Picasso, che a quindici anni sapeva dipingere come un maestro tra i più acclamati, decide di rinunciare alla parvenza della perfezione per inventare lo scomodo linguaggio del cubismo.

Perché? E perché noi invece facciamo così tanta fatica ad abbandonare la nostra idea del “dover essere inappuntabili, in ordine, in apparenza perfetti”? Proviamo a fidarci di questi grandi?

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Michelangelo Buonarroti, Pietà del Vaticano, 1497-1499, Basilica di San Pietro, Città del Vaticano

https://www.museivaticani.va/content/dam/museivaticani/immagini/eventi_novita/iniziative/eventi/2022/127_pieta/01_pieta_vaticana.jpg/jcr:content/renditions/cq5dam.web.1280.1280.jpeg

Michelangelo Buonarroti, Il giorno, 1524-1534, Sagrestia nuova di San Lorenzo, Firenze

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900281335-2#lg=1&slide=0

Michelangelo Buonarroti, Pietà Rondanini, 1547-1564, Museo della Pietà Rondanini, Castello Sforzesco, Milano

https://cultura.biografieonline.it/pieta-rondanini/pieta-rondanini-michelangelo-buonarroti/

Tziano Vecellio, Pietà, 1575-1576, Gallerie dell'Accademia, Venezia

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/59/Accademia_-_Piet%C3%A0_by_Titian.jpg

Pablo Picasso, Guernica, 1937, Museo Reina Sofia, Madrid

https://www.museoreinasofia.es/exposicion/piedad-terror-picasso

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Musica di Niccolò Mescia e Serge Quadrado

Giotto e la Strage degli innocenti. A cosa serve la storia dell’arte?08 Oct 202500:17:27

Davanti alla Strage degli innocenti di Giotto, una delle pagine più drammatiche della pittura trecentesca, non si può restare neutrali.

La crudeltà del potere, l’obbedienza cieca degli uomini, la disperazione delle madri, l'indifferenza e l'incapacità di reagire di tutti gli altri: è tutto lì, in un affresco dipinto ad Assisi più di sette secoli fa.

Un personaggio giottesco si ritrova dopo seicento anni perfino dentro Guernica di Picasso: una madre che tiene in grembo, disperata, il corpo senza vita di suo figlio, ucciso dai bombardamenti del 1937, che per la prima volta hanno fatto vittime tra civili innocenti.

Ma che senso ha raccontare oggi queste opere?

A cosa serve guardare il dolore, se non possiamo cambiare nulla?

A cosa serve la storia dell'arte?

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Giotto, Strage degli innocenti, 1309, Basilica Inferiore di San Francesco, Assisi

https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_degli_innocenti_(Giotto)#/media/File:Giotto,_Lower_Church_Assisi,_The_Massacre_of_the_Innocents_01.jpg

Pablo Picasso, Guernica, 1937, Museo Reina Sofia, Madrid

https://www.museoreinasofia.es/exposicion/piedad-terror-picasso

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Musica e montaggio di Sas

Hopper e l’attesa di qualcosa che non arriva15 Oct 202500:20:42

Una donna è seduta da sola a un tavolino di un bar desolato e vuoto. Cosa sta aspettando? Qualcuno che non si è presentato all’appuntamento? Di riempire la sedie vuota che ha davanti? Qualcuno se ne è appena andato via?

Quante volte restiamo in un tempo sospeso infinito, senza riuscire ad alzare gli occhi dalla nostra solitudine, nell’attesa di qualcosa che forse è destinata a non arrivare mai?

Il dipinto Automat, di Edward Hopper del 1927, ci fa addentrare in queste riflessioni, permettendoci di rispecchiarci nello sguardo perso della protagonista, immaginandone i pensieri.

E se potessimo riscrivere la narrazione? Se ce la immaginassimo in quel bar, sola e serena?

Quel posto vuoto forse potrebbe essere riempito se soltanto la donna alzasse gli occhi, provando a incontrare quelli degli altri, altrettanto chiusi, persi e spaventati.

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Edward Hopper, Automat/Tavola calda, 1927 Des Moines Art Center, Iowa

https://emuseum.desmoinesartcenter.org/search/automat

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Musica Midnight lake by Universfield

Man Ray, l’oggetto indistruttibile e la fine di un amore12 Nov 202500:23:40

Ogni separazione ci lascia sempre in un tempo sospeso, che batte all'unisono: quello dei ricordi che non si vogliono più, ma che continuano a scandire le giornate.

In questa puntata entriamo nell’Oggetto">https://www.moma.org/collection/works/81221">Oggetto da distruggere di Man Ray, il metronomo con l’occhio di Lee Miller che ci scruta, per capire come un artista abbia trasformato la fine di un amore in un gesto creativo di sopravvivenza.

La storia con Lee Miller, la perdita, l’ossessione, il bisogno di liberarsi e allo stesso tempo di trattenere: una tensione che diventa rituale.

Accanto a Man Ray, altre risonanze: la camminata di Abramović e Ulay lungo la Grande Muraglia come addio definitivo, e la riparazione silenziosa di Louise Bourgeois, che ricuce i tessuti per guarire se stessa.

Un episodio dedicato a ciò che resta dopo una rottura e ai modi, diversi, fantasiosi, creativi, in cui possiamo trasformare la ferita in un nuovo inizio.

Il mio canale YouTube: https://www.youtube.com/@RaffaellaArpiani

Notte di luna con Van Gogh https://amzn.to/4pxEP8C

Man Ray, Oggetto indistruttibile, 1923-1932-1957, diverse versioni

https://www.moma.org/collection/works/81209

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Musica e montaggio di Sas

Leonora Carrington e la ricetta della metamorfosi22 Oct 202500:22:24

Leonora Carrington ha attraversato la follia, la guerra e l’internamento psichiatrico, ma non è fuggita: ha trasformato la caduta in una rinascita.

In questa puntata di Arte Essenziale ripercorriamo la sua storia e la leggiamo attraverso il dipinto La cucina aromatica di nonna Moorhead (1975), dove la cucina diventa un forno alchemico, un laboratorio dell’anima in cui il dolore si trasforma in conoscenza.

Carrington ci insegna che il fondo non è una condanna, ma una soglia.

Che la vita, come la pittura, si cuoce a fuoco lento: si mescola, si brucia, e poi si ricomincia.

Una riflessione sulla fragilità, sulla forza femminile e sulla possibilità di cucinare le proprie ferite fino a farne un nutrimento nuovo.

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La cucina aromatica di nonna Moorhead, 1975, Charles B. Goddard Center

for Visual and Performing Arts, Ardmore, Oklahoma

https://www.artandcultblog.com/2022/04/il-legame-tra-surrealismo-e-magia-a-venezia/

Joachim Beuckelaer Kitchen Scene with Christ at Emmaus, 1560-1565, Mauritshuis, l'Aja

https://www.mauritshuis.nl/it/scopri-la-collezione/collezione/965-kitchen-scene-with-christ-at-emmaus

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L’incubo di Füssli: quando i mostri sono dentro di noi 29 Oct 202500:20:34

Una donna distesa su un letto, un demone che le siede sul petto, un cavallo che emerge dal buio. È il 1781 e Johann Heinrich Füssli dipinge L’incubo, una delle immagini più inquietanti del Settecento, che risuona ancora come se fosse stata dipinta oggi.

Ma ciò che rende questo quadro davvero disturbante non è la presenza del soprannaturale, anzi. Gli indizi ci portano a scoprire che tutte le nostre peggiori paure e i mostri che ci spaventano davvero non arrivano dalla notte, ma abitano comodamente dentro di noi.

In questa puntata di Arte Essenziale entriamo nella stanza di Füssli, tra desiderio erotico, sgomento, intrusioni e paura, per scoprire cosa succede quando l’arte ci costringe a guardare l’ombra da vicino.

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Johann Heinrich Füssli, L'incubo, 1781, Detroit Institute of Arts, Detroit

https://dia.org/collection/nightmare-45573

Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, 1797

https://www.academiacolecciones.com/estampas/inventario.php?id=R-3469-70

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De Chirico e l’incomunicabilità tra padri e figli: una danza silenziosa05 Nov 202500:19:02

Un abbraccio freddo, interrotto. Nel Figliol prodigo di Giorgio de Chirico, un figlio-manichino e un padre-statua tentano un contatto destinato a restare silenzioso. È l’immagine dell’incomunicabilità tra generazioni, dei silenzi che separano padri e figli.

Accanto a lui, Felice Casorati con le sue Ereditiere o Persone, racconta la distanza tra sorelle o in famiglia e il peso di un’educazione che trattiene i gesti. Due modi diversi, ma vicini, di guardare al mistero dei rapporti familiari.

E allora: siamo destinati a non capirci, o possiamo trovare nuove forme di incontro?

Ascolta la puntata e scopri come l’arte di De Chirico e Casorati può aiutarci a leggere i silenzi, i conflitti e aprire nuove possibilità di dialogo tra generazioni.

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Giorgio De Chirico, Il figliol prodigo, 1922, Museo del '900, Milano

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0302039876

Felice Casorati, Le ereditiere (Le sorelle), 1910, Mart, Rovereto (TN)

https://www.mart.tn.it/opere/le-ereditiere-le-sorelle-86839

Felice Casorati, Persone, 1910, collezione privata

https://artiebagagli.wordpress.com/2017/12/04/felice-casorati-people-1910/

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Beato Angelico, il marketing e l'arte di farsi capire19 Nov 202500:30:38

Come si fa a convincere qualcuno della validità delle nostre idee? Come si fa a sedurre il nostro interlocutore impiegando il linguaggio più adeguato?

Ce lo insegnano Guido di Pietro, Fra’ Giovanni da Fiesole e Beato Angelico, tre pittori straordinari, attivi nella prima metà del Quattrocento, con stili che sembrano molto diversi in apparenza. La cosa strana, però, è che si tratta di una persona sola!

Guido di Pietro entra in convento e assume il nome di Fra’ Giovanni, ma tutti cominciano a chiamarlo Angelico per la luce che irradiano i suoi dipinti e per il suo comportamento ineccepibile. Perché, allora, impiegare tre stili diversi?

Come un grande anticipatore delle leggi di marketing di oggi, l’Angelico comincia a distinguere il tono di comunicazione a seconda del pubblico cui si rivolge, passando da un linguaggio asciutto e ascetico, quando pensato per i suoi confratelli, a uno prezioso e raffinato, se i dipinti sono realizzati per la Chiesa di Roma o sensuali e più coinvolgenti, per un pubblico laico più distratto.

Occorre trovare il tono giusto per parlare alle persone giuste. A volte sbagliamo solo approccio!

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Beato Angelico, Annunciazione, 1438-1440, cella #3 convento di San Marco a Firenze

https://it.wikipedia.org/wiki/Annunciazione_della_cella_3_di_San_Marco#/media/File:Fra_Angelico_049.jpg

Beato Angelico, Annunciazione, entro il 1435, Museo del Prado, Madrid

https://it.wikipedia.org/wiki/Annunciazione_(Angelico_Prado)#/media/File:La_Anunciaci%C3%B3n_de_Fra_Angelico.jpg

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Rosa Bonheur: la prima donna con i pantaloni26 Nov 202500:26:40

A volte occorrono mesi e mesi di pazienza, se non addirittura anni, affinché si vedano i risultati di un lavoro sotterraneo lento e meticoloso. È L’attesa della fertilità, del raccolto, della trasformazione di gesti invisibili in risultati concreti.

L'opera L'aratura nel Nivernese, di Rosa Bonheur, del 1849, ci permette di affrontare il tema della pazienza, della preparazione e della risolutezza necessaria per ottenere diritti minimi. Rosa, infatti, è la prima artista donna a portare i pantaloni, con un regolare permesso della polizia francese, che doveva rinnovare ogni 6 mesi.

Perché prima di seminare occorre preparare il terreno. E la prima aratura, chiamata dissodamento, si effettua all'inizio dell'autunno: serve a rivoltare il terreno in modo da garantire la circolazione dell'aria durante l’inverno.

Per rivendicare diritti che oggi sembrano scontati, ci sono voluti tempo e lotte.

Quella di Rosa Bonheur è una storia bellissima!

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Rosa Bonheur, L'aratura nel Nivernese, 1849, Museo d'Orsay, Parigi

https://www.musee-orsay.fr/it/opere/labourage-nivernais-68

Edouard-Louis Dubufe e Rosa Bonheur, Rosa Bonheur, 1857 c., Castello di Versailles

https://collections.chateauversailles.fr/#/query/fbe93391-98f3-47ee-a442-27f83f46e0bd

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Se questo è amore: Costanza, Bernini e la violenza contro le donne03 Dec 202500:28:06

Il busto-ritratto di Costanza Piccolomini è un'opera senza committente (!) che permette di affrontare lo spinoso tema della violenza contro le donne, ancora drammaticamente attualissimo.

Meglio conosciuta con il cognome da coniugata Bonarelli, amante focosa dell’artista Gian Lorenzo Bernini, nonché moglie di un suo assistente, Costanza è una donna volitiva, diversa dal modello femminile tipico dell’epoca che ci si aspetterebbe.

Il suo carattere indomabile e vivace conquista l'artista barocco più acclamato dell'epoca, che perde la testa e le dedica addirittura questo magnifico ritratto scultoreo, oggi custodito al Museo del Bargello di Firenze (ma esposto con il nome del marito: Costanza Bonarelli!).

La gelosia però interviene a deturpare la relazione e a sfregiare il volto della bella Costanza, vittima di un'orribile azione commissionata dallo stesso Gian Lorenzo per vendicare un tradimento.

Per non rovinarvi la sorpresa, vi racconto solo parzialmente la sua storia. L'altra parte la trovate all'interno di uno dei capitoli del mio libro e sul mio canale.

Alcune delle parole pronunciate da Costanza nella puntata sono state ispirate da un testo di Silvia Castiglioni.

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Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Costanza Piccolomini, 1636-1638, Museo del Bargello, Firenze

https://it.wikipedia.org/wiki/Busto_di_Costanza_Bonarelli#/media/File:Gianlorenzo_bernini,_busto_di_costanza_piccolomini_bonarelli,_1636-37_(bargello).jpg

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Il Narciso di Caravaggio e il Premio Silvia Dell'Orso10 Dec 202500:26:16

Questa è una puntata speciale. Ho bisogno di te.

Sto per essere insignita di un prestigioso premio dedicato alla divulgazione del Patrimonio culturale intitolato a Silvia Dell'Orso, per il mio libro Notte di luna con Van Gogh e per i miei canali YouTube, Instagram e questo podcast Arte essenziale e devo preparare un breve discorso.

Cosa faresti? Cosa sceglieresti?

Da non specialista e da prof di storia dell'arte ho deciso di parlare dell'opera che, almeno per metà, compare sulla copertina del libro: il Narciso di Caravaggio, del 1597-1599.

Il mio obiettivo è raccontarlo dimostrando il mio approccio e trattando del valore della divulgazione in cui credo moltissimo.

Questo discorso è una prova. Quando lo ascolterai tutto sarà già successo.

Fammi un in bocca al lupo! E grazie per la tua fiducia! Se ho vinto è anche merito tuo!

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Michelangelo Merisi da Caravaggio (attr.), Narciso, 1597-1599, Palazzo Barberini, Roma

https://barberinicorsini.org/opera/narciso/

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Leonardo: come scrivere un curriculum efficace17 Dec 202500:23:56

Con l’intenzione di essere stipendiato come artista di corte, Leonardo scrive al signore di Milano, Ludovico il Moro, mettendo in evidenza le sue capacità.

Ci aspetteremmo che elencasse le sue doti artistiche? Nient’affatto!

La lettera fa bella mostra di tutto quello che il toscano sa fare, a partire dalle esigenze del duca di Milano: armi, sistemi difensivi, architettura, canalizzazione dell’acqua…

Solo sul finale, come fosse un post scriptum, fa riferimento alle sue competenze “come chiunque altro” per dipingere e scolpire…

Chi l’ha detto che l’arte non possa essere davvero utile?

Impariamo da Leonardo a scrivere un curriculum efficace per il nostro interlocutore!

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Giotto e il primo presepe: i miracoli si possono progettare?24 Dec 202500:26:24

Quando si avvicinano le feste molti di noi entrano in crisi: è l'inevitabile momento in cui ci viene naturale fare i bilanci. E quasi sempre pesano di più le mancanze e le storture delle conquiste che ci tengono in piedi. Eppure quasi tutti esprimiamo desideri (per fortuna!), sperando in piccoli o grandi miracoli trasformativi. Ma ha senso crederci? Esistono davvero?

Vi racconto la storia del primo presepe vivente, creato da san Francesco d'Assisi il 25 dicembre 1223 a Greccio e affrescato da Giotto all'interno della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi.

È l'occasione per provare a capire se anche noi possiamo imparare a predisporre i miracoli, a progettarli e non semplicemente ad aspettarli. È possibile?

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Il presepe di Greccio, Giotto, Basilica Superiore di San Francesco, Assisi, 1299 c.

https://it.wikipedia.org/wiki/Presepe_di_Greccio#/media/File:Giotto_-_Legend_of_St_Francis_-_-13-_-_Institution_of_the_Crib_at_Greccio.jpg

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Lorenzo Lotto: quando il futuro fa paura31 Dec 202500:31:42

31 dicembre, tempo di bilanci. Davanti a noi un futuro tutto da scrivere e da vivere, che per questo ci spaventa e fa paura. Un anno da lasciarci alle spalle che molto spesso porta davanti il segno meno. Ma a fare la differenza non è il numero dell'anno che cambia: forse è solo il coraggio di prenderci del tempo per riconoscere i nostri dubbi e lasciare che le aspettative per il futuro smettano di pesarci addosso come macigni. Quelle che pensiamo di dover soddisfare, quelle che ci imponiamo, quelle che crediamo gli altri proiettino su di noi…

Ad accompagnarci in queste riflessioni è una delle opere più inquiete del Rinascimento maturo: l'Annunciazione di Recanati di Lorenzo Lotto, del 1534. Invece della consueta iconografia con l'angelo a sinistra e la Vergine sulla destra, pronta ad accogliere la lieta novella, Lotto dipinge una giovane Maria rivolta nella nostra direzione, mentre volge le spalle all'angelo, come se non fosse pronta e avesse bisogno di prendere del tempo per reagire.

Ve la racconto in questa puntata di Arte essenziale – una diversa storia dell'arte per il complicato mestiere di vivere!

Lorenzo Lotto, Annunciazione, 1534 c., Museo civico Villa Colloredo Mels, Recanati

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4b/Lorenzo_Lotto_066.jpg

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Antelami: guardare indietro per andare avanti07 Jan 202600:25:50

Un uomo, con aria trasognata e persa nel vuoto, è seduto su uno sgabello, chiuso in un manto che non lascia intravedere nemmeno le sue braccia. Ma dal suo collo escono due teste: una rivolta in avanti e l’altra indietro. Ben prima della donna de Les Demoiselles d’Avignon di Picasso, di cui vediamo contemporaneamente la schiena e il volto, l’iconografia del mese di Gennaio a due volti rappresentata da Benedetto Antelami intorno al 1240 circa, ci fa riflettere sul momento di passaggio che si accompagna all’anno in arrivo.

Siamo capaci di fare bilanci del passato, riuscendo ad aprirci verso il nuovo?

Possiamo smettere di rimuginare su quello che avrebbe potuto essere e non è stato?

Come ci predisponiamo verso l’anno nuovo?

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Benedetto Antelami, Gennaio bifronte (dal ciclo dei mesi), 1240-1250 c., Battistero di Parma

https://artsandculture.google.com/story/3gXhlpj38H3MLA?hl=it

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Pellizza da Volpedo: siamo tutti parte del gregge?14 Jan 202600:24:28

Come ci si sente a far parte di un gregge?

Una serie ininterrotta di pecore cammina ordinatamente in fila indiana da destra verso sinistra, lungo la riva di campi irrigati. I loro corpi vengono illuminati dal sole che ne evidenzia i contorni in controluce: producono ombre sghembe che si proiettano nell’acqua e si specchiano, duplicandosi, nell’acqua stessa, come una mandria più o meno regolare.

Tra loro ce n’è una scura, nera, che però cammina al pari delle altre, senza uscire dalla fila, senza essere quella ribelle e senza porsi il problema.

È il dipinto Lo specchio della vita, di Giuseppe Pellizza da Volpedo, del 1895-1898, custodito alla GAM di Torino.

Il gregge continua a scorrere, come facciamo sempre anche noi, seguendo chi ci precede, che sia la generazione famigliare, oppure per la posizione sociale o quella fisica.

Senza metterlo mai davvero in discussione. Si fa così. Lo fanno tutti. È la regola. Si è sempre fatto.

Come ci si sente, però, a far parte di quel gregge? Protetti o alienati? Accolti o conformati? Accettati o automatizzati? Inseriti o imprigionati?

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Lo specchio della vita, 1895-1898, Galleria d'Arte Moderna, Torino

https://www.gamtorino.it/it/archivio-catalogo/lo-specchio-della-vita-e-cio-che-luna-fa-e-le-altre-fanno/

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Trübner: cedere alle tentazioni o restare fedeli (alle regole)?21 Jan 202600:21:36

L’occhio sgranato e posseduto dal desiderio, il muso proteso in avanti appoggiato alla tovaglia di lino bianco, già in parte fatta scivolare verso di lui. È Cesare al Rubicone, il cane dell’artista Wilhelm Trübner, posto di fronte all’enorme dilemma: resistere alla tentazione rappresentata da un ghiotto piatto di salsicce abbandonato davanti a lui, oppure "fare il bravo" e quindi resistere?

Certe occasioni fanno gola e forse saremmo pronti a infrangere ogni regola morale e sociale condivisa, pur di compiacere un desiderio immediato, di cui sappiamo che pagheremo le conseguenze. Cesare, come l’omonimo e ben più celebre personaggio storico, sta davanti al Rubicone delle sue decisioni. Anche se è soltanto un cane, sta vivendo una terribile crisi di coscienza.

Cosa è la cosa giusta da fare? Assecondare un desiderio che poi ci farà del male? Superare i confini da cui non si torna indietro? Oppure mortificarsi se sappiamo che questa è la cosa giusta da fare?

Siamo sicuri che gli animali non abbiano un'anima?

Wilhelm Trübner, Cesare al Rubicone, 1878, Galleria del Belvedere, Vienna

https://sammlung.belvedere.at/objects/10015/caesar-am-rubicon;jsessionid=9F12C8F9B46A1EA3121A7545F58ADF83?

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Nike di Samotracia: siamo già abbastanza28 Jan 202600:25:52

Davanti alla Nike di Samotracia, al Louvre, restiamo senza fiato: ali spiegate, panneggio che sembra bagnato dal mare… eppure mancano la testa, le braccia, i piedi. E allora perché ci appare comunque perfetta? Perché la ammiriamo senza riserve, mentre con noi stessi siamo spietati, sempre a contare difetti, vuoti, errori, pezzi mancanti?

In questa puntata parliamo di mancanze, incompletezza e del mito della perfezione. La Nike nasce nell’ellenismo come scultura votiva per celebrare una vittoria navale, pensata per posarsi sulla prua di una nave e colpire lo sguardo dal basso, in mezzo al vento e all’acqua. Eppure oggi è proprio la sua fragilità a renderla ancora più potente: non “nonostante”, ma attraverso ciò che manca.

E se la vittoria non fosse essere interi? Se vincere significasse arrivare, resistere, attraversare il fuoco e reggere? In chiusura, come sempre, proviamo a chiederlo direttamente a lei: alla dea della vittoria.

Nike di Samotracia, II a.C. c., Museo del Louvre, Parigi

https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010252531

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Sentirsi la seconda scelta: Veronese e le Nozze di Cana04 Feb 202600:30:02

È un’opera mastodontica, grande quanto un bilocale, zeppo di più di 130 personaggi vestiti di tutto punto, ingioiellati, che partecipano a un matrimonio vip in compagnia degli ospiti più illustri e più potenti del tempo. Il vino scorre miracolosamente bene… eppure è l’opera più bistrattata della storia: la perfetta numero due.

Non occorre fare i fuochi d’artificio, anzi, non basta, se davanti a te hai sempre, e dico sempre, quel francobollo che ti ruba la scena da secoli: la Gioconda.

Parlo de Le nozze di Cana di Paolo Veronese, del 1563, esposto al Louvre di fronte alla Gioconda. Quale destino spetta a chi, nonostante il suo valore non viene visto e di conseguenza scelto?

Ti è mai capitato di sentirti messo in secondo piano, lasciato in panchina, non abbastanza valorizzato al lavoro o lasciato indietro in una relazione affettiva, tanto da viverla come una profonda ingiustizia che non rende merito al tuo valore?

Paolo Veronese, Le Nozze di Cana, 1563, Museo del Louvre, Parigi

https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010064382

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Sei geloso? Tintoretto e la commedia all’italiana11 Feb 202600:28:41

Che Venere sia bella non è un segreto per nessuno, che se la faccia con molti amanti, nonostante sia sposata con Vulcano, non stupisce più di tanto. Ma cosa succede se il marito, improvvisamente geloso, decide di mettere alla prova la sua fedeltà, piazzando uno specchio alle spalle del letto, sperando di coglierla letteralmente in fallo? E che accade se nel frattempo il dio Marte si nasconde sotto il letto?

Sembra una commedia con Alberto Sordi, invece è il dipinto Venere, Vulcano e Marte, di Tintoretto, del 1551-1552, custodito all'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.

Come conviviamo con la gelosia? È un sentimento che dimostra il nostro amore oppure che svela la nostra insicurezza? Fin dove possiamo spingerci, per fugare i nostri dubbi? La gelosia rischia di distruggere il rapporto d'amore e di renderci contemporaneamente ridicoli, eppure sembra essere spesso parte dei nostri atteggiamenti.

Per non parlare del senso di possesso…

C'è un modo per sfuggirle e interrompere il meccanismo?

Jacopo Robusti, detto Tintoretto, Venere, Vulcano e Marte, 1551-1552, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

https://www.sammlung.pinakothek.de/de/artwork/M0xyBW5Lpl

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Inventare una soluzione che non c’è: Brunelleschi e la cupola di Santa Maria del Fiore25 Feb 202600:27:26

Come si inventa una soluzione quando non esiste alcun modello da seguire? Come si resiste quando tutti ti considerano visionario, strambo, persino folle?

Nel 1420 iniziano i lavori della Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze. Ma due anni prima, nel 1418, la città ammette pubblicamente di non sapere come chiudere il vuoto immenso del suo Duomo. Nessuno è in grado di voltare una cupola così grande e a un’altezza così vertiginosa.

L’unico a proporre una soluzione radicalmente nuova è Filippo Brunelleschi, che però viene deriso, ostacolato, più volte allontanato dalle riunioni. Eppure studia, viaggia, osserva l’antico, sfida la statica e inventa un sistema costruttivo mai visto prima: una cupola autoportante che ancora oggi domina Firenze e resta la cupola in muratura più grande al mondo.

In questa puntata di Arte Essenziale parliamo di cosa significa affrontare un problema quando non esistono precedenti, quando il “si è sempre fatto così” diventa una gabbia, e quando essere diversi significa esporsi al ridicolo prima ancora che al fallimento.

Perché se la soluzione non si trova, a volte occorre proprio costruirla.

Filippo Brunelleschi, Cupola di Santa Maria del Fiore, 1420-1436, Firenze

https://it.wikipedia.org/wiki/Cupola_del_Brunelleschi#/media/File:Cupola_Duomo_Firenze.jpg

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Perché ci innamoriamo dell’impossibile? Filippino Lippi e gli amori proibiti18 Feb 202600:23:00

Perché ci innamoriamo di ciò che non possiamo avere? In questa puntata parliamo di amori proibiti, di desideri che nascono nell’ombra e di storie che si ripetono, spesso senza che ce ne accorgiamo.

Partendo dall’autoritratto di Filippino Lippi nella Cappella Brancacci, attraversiamo una catena di amori dentro altri amori: l’amore venerato per la cappella stessa, l’amore proibito tra Filippo Lippi e Lucrezia Buti, e quello, più sottile e pericoloso, per ciò che è irraggiungibile.

Un viaggio nell’arte del Rinascimento per parlare di relazioni impossibili, di indisponibilità emotiva, di schemi che ci affascinano proprio perché non ci chiedono di esporci davvero.

E di come, forse, si possa uscire dal circolo vizioso degli amori indisponibili.

Filippino Lippi, Autoritratto, dettaglio all'interno della Disputa di Simon Mago e la Crocifissione di san Pietro, 1424-26 e 1489-91, Cappella Brancacci, Santa Maria del Carmine, Firenze

https://it.wikipedia.org/wiki/Disputa_di_Simon_Mago_e_crocifissione_di_san_Pietro#/media/File:Filippino_Lippi_007.jpg

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Vorrai mica avere sempre l’ultima parola? Sofonisba Anguissola11 Mar 202600:28:44

Chi lo ha detto che le donne devono stare sempre un passo indietro? Cosa si insegna alle bambine? Sorridi, sii carina, si compiacente. Mai che si dica: impara a far riconoscere i tuoi diritti, impara a lottare per chi sei e per ciò che ritieni giusto!

Anche nell’arte potrebbe sembrare la regola, ma per fortuna ci sono bellissime eccezioni. Tipo l'opera di Sofonisba Anguissola, "Bernardino Campi ritrae Sofonisba Anguissola", del 1559.

In questo caso, l’autrice dipinge il suo maestro che le sta facendo un ritratto, ma di fatto lei dipinge sia lui che il suo autoritratto! E lei lo domina, in una posizione leggermente dall’alto.

Forse sarebbe ora di insegnare alle ragazze giovani ad avere voce, non semplicemente a sorridere e a essere amabili e compiacenti!

Sofonisba Anguissola, Bernardino Campi ritrae Sofonisba Anguissola, 1559, Pinacoteca, Siena

https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardino_Campi_ritrae_Sofonisba_Anguissola#/media/File:Sofonisba_Anguissola_-_Bernardino_Campi_Painting_Sofonisba_Anguissola_-_WGA00696.jpg

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Kiefer e le donne invisibili: quando sei tu a portare il peso della storia04 Mar 202600:23:54

Cosa significa portare un peso che nessuno vede? Essere parte portante della struttura, sostenere tutto eppure restare invisibili?

Nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, le statue femminili ferite dai bombardamenti del 1943 dialogano con le opere di Anselm Kiefer dedicate alle donne-alchimiste dimenticate dalla storia. Sono corpi in gesso martoriati, coperti di cenere, che hanno resistito ai bombardamenti, agli incendi e alle intemperie e che non sono stati restaurati, per trasformarsi in testimonianza visibile di un passato che non si vuole dimenticare.

In occasione dell’8 marzo, in questa puntata di Arte essenziale propongo una riflessione sulle ferite della storia e sull'invisibilità femminile, ma anche sui momenti in cui, nella vita quotidiana, molte donne si sentono proprio come quelle colonne portanti senza volto, presenze necessarie, scontate e mal riconosciute.

Forse non è vero che “non capiamo” l’arte contemporanea. Forse ci chiede un tempo più lungo, di guardare le crepe, di restare dentro la memoria, di non cancellare troppo in fretta le ferite.

Perché dai resti può nascere una voce preziosa, nuova e diversa.

Anselm Kiefer, Le Alchimiste

https://www.palazzorealemilano.it/-/anselm-kiefer.-le-alchimiste#main-content

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Diresti la verità a un amico tradito? Velazquez e la Fucina di Vulcano18 Mar 202600:27:39

Cosa fai quando vieni a sapere una verità che potrebbe ferire qualcuno a cui vuoi bene? La dici, oppure preferisci tacere?

In questa puntata di Arte Essenziale parliamo di un’opera molto espressiva di Diego Velázquez, La fucina di Vulcano, per entrare in uno dei dilemmi più scomodi delle relazioni: che cosa significa essere davvero leali nei confronti di un amico? Dire la verità è sempre un gesto giusto e scontato? O a volte può diventare addirittura una forma di crudeltà? E il silenzio protegge, oppure rende complici del tradimento?

In questa magnifica opera Velázquez immortala l'istante in cui il dio Apollo fa irruzione nella laboriosa Fucina in cui Vulcano e suoi assistenti stanno forgiando le armi per Marte, per rivelare al dio del fuoco e della metallurgia che la sua bella moglie Venere lo sta tradendo proprio con il dio della guerra.

È una puntata sull'amicizia, sui segreti, sulla fedeltà e sul dolore che comporta assumersi la responsabilità di una scelta come questa. Non tutte le verità liberano, non tutti i silenzi sono uguali: non c'è una soluzione universale corretta cui ricorrere.

Va in scena il teatro dell'umanità!

Diego Velázquez, La fucina di Vulcano, 1630, Museo del Prado, Madrid

https://museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/la-fragua-de-vulcano/84a0240d-b41a-404d-8433-6e4e2efd21ab

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Ho paura di sbagliare! Non ci capisco un Picasso. E allora?25 Mar 202600:25:30

Viviamo convinti che basti un errore per incrinare tutto. Una parola fuori posto, una data sbagliata, un’imprecisione… e improvvisamente sembra che il resto non conti più.

Ma da dove nasce questa ossessione per scovare l’errore? E cosa succede quando questa paura ci blocca, ci paralizza, ci impedisce perfino di iniziare?

In questa puntata partiamo da una delle opere più spiazzanti del Novecento, Les Demoiselles d’Avignon di Picasso, per provare a guardare in faccia questa paura. Perché sì: anche Picasso ha esitato. Anche lui ha temuto il giudizio. E quando ha mostrato quel dipinto agli amici, è stato accusato, senza troppi giri di parole, di aver sbagliato tutto.

Eppure proprio da lì, da quell’apparente “errore”, nasce qualcosa di completamente nuovo. La domanda, allora, cambia: uno sbaglio può davvero definirci? Può cancellare il lavoro, lo studio, la buona fede che ci stanno dietro?

In questa puntata provo a rispondere anche a partire da me, da una paura molto concreta: quella di aver commesso degli errori nel mio nuovo libro in uscita a giorni: Non ci capisco un Picasso, una storia dell'arte per affrontare le sfide della vita (Feltrinelli).

Se questo tema ti riguarda e se vuoi continuare questa riflessione insieme a me, ho organizzato una diretta speciale su YouTube:

Lunedì 13 aprile, ore 19:00 sul canale Arte Essenziale

La live è riservata a chi acquista in preordine il mio nuovo libro.

Per partecipare:

– acquista il libro in preordine su qualsiasi piattaforma online (tipo qui: https://amzn.to/4rNdwXO)

– fai uno screenshot dell’ordine

– invialo via email a: noncicapiscounpicasso@gmail.com

A pochi giorni dalla diretta, ti risponderò con il link per accedere.

Pablo Picasso, Les Demoiselles d'Avignon, 1907, MoMA, New York

https://www.moma.org/collection/works/79766

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L’arte moderna bara? Magritte e la prospettiva che ci aspetta01 Apr 202600:28:00

Alcune opere ti accolgono come una stanza ben conosciuta: tutto è al suo posto, la luce è giusta, il mondo sembra fiero e luminoso. Poi arriva Magritte, entra in quella stanza ordinata e sposta un solo elemento. Basta quello per farci precipitare nel sospetto, nell’irritazione, perfino nella rabbia. Ma l’arte moderna ci prende davvero in giro? Bara? O siamo noi a infastidirci quando qualcosa mette in discussione l’illusione che il mondo sia comprensibile, governabile, perfettamente in regola?

In questa puntata di Arte Essenziale, a partire da Prospettiva: Madame Récamier di David e Prospettiva II: Il balcone di Manet, proviamo a capire perché certi dipinti sembrano tirarci un brutto scherzo. E perché proprio lì, dove ci sentiamo esclusi o trattati da sciocchi, può aprirsi un modo nuovo di guardare la realtà.

Puntata speciale dedicata al 1 aprile, sì. Ma con un pesce d’aprile che forse ci riguarda molto più da vicino.

Se questo tema e quelli sollevati dall'arte delle avanguardie ti riguardano e se vuoi continuare questa riflessione insieme a me, ho organizzato una diretta speciale su YouTube:

Lunedì 13 aprile, ore 19:00 sul canale Arte Essenziale

La live è riservata a chi acquista in preordine il mio nuovo libro.

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A pochi giorni dalla diretta, ti risponderò con il link per accedere.

René Magritte, Prospettiva: Madame Récamier di David, 1951, National Gallery of Canada, Ottawa

https://www.gallery.ca/magazine/artists/proud-coffin-rene-magrittes-perspective-madame-recamier-by-david

René Magritte, Prospettiva II. Il balcone di Manet, 1951, MSK, Museum of Fine Arts, Gand

https://www.mskgent.be/en/collection/1961-a

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Vasari e l'arte di essere felici (di ciò che si ha)15 Apr 202600:25:02

Mettiamo che ci succeda qualcosa di bello, tipo riuscire a ottenere un ambito posto di lavoro o magari pubblicare un libro per cui ci siamo tanto impegnati. Quanto riusciamo a essere davvero felici dell'obiettivo raggiunto, e quanto, invece, rischiamo di rimanere incastrati in un meccanismo per cui in fondo stiamo male perché vorremmo sempre di più? Ad esempio, guadagnare quanto il collega che ricopre lo stesso ruolo o magari preoccuparci di vendere molte più copie del libro appena uscito?

In questa puntata osservando la lotta furibonda tra Virtù, Fortuna e Invidia, affrescate da Giorgio Vasari nel 1548 nella sala del Trionfo della Virtù nella sua casa di Arezzo, ragiono a proposito di come provare ad agguantare la felicità senza il rischio di farci rovinare le giornate da calcoli e misurazioni che possono solo svilirci.

Allontaniamo l'invidia e il confronto con gli altri, perché tocca solo a noi decidere da che parte guardare il mondo!

("Non ci capisco un Picasso – Una storia dell'arte per affrontare le sfide della vita" è fuori!)

Giorgio Vasari, Trionfo della virtù, 1548, Arezzo, Museo di Casa Vasari,

https://museiarezzo.it/wp-content/uploads/2023/02/museo-casa-vasari-01.jpg

https://museiarezzo.it/wp-content/uploads/2023/02/museo-casa-vasari-03.jpg

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Munch e la morte di un genitore amato male08 Apr 202600:26:12

Cosa succede quando muore un genitore con cui avevamo una relazione conflittuale? Il lutto si complica, perché quella scomparsa non coincide solo con la perdita di una persona, ma sancisce anche la perdita di ciò che quel rapporto avrebbe potuto diventare e non è stato.

In questa puntata partiamo da Chiaro di luna a Saint-Cloud di Edvard Munch: una piccola incisione ad acquaforte, un'immagine silenziosa, raccolta, che non si lascia leggere fino in fondo, proprio come accade a certi legami.

Cosa resta davanti alla morte di un padre o di una padre con un rapporto in sospeso? Forse rimangono affetto e distanza, bisogno e rifiuto, memoria e resistenza. Resta un dolore che non arriva tutto insieme, ma si fa sentire nel tempo, quando ormai non possiamo più dire o fare nulla.

Questa puntata attraversa un territorio accidentato e forse poco raccontato: il lutto per una relazione irrisolta. Ma è proprio qui che l’arte trova il suo ruolo, per metterci davanti a ciò che non si lascia guardare facilmente. Anche quando è scomodo, anche quando disorienta.

Il 14 aprile esce il mio nuovo libro Non ci capisco un Picasso (Feltrinelli). È anche il giorno in cui sarebbe stato il compleanno di mio padre.

Il primo capitolo comincia proprio con la descrizione di questa piccola incisione.

Edvard Munch, Chiaro di luna a Saint-Cloud, 1895

https://www.moma.org/collection/works/70246

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Goya: contro l'indifferenza, decidi da che parte stare22 Apr 202600:34:08

In questa puntata di Arte Essenziale parto da La fucilazione del 3 maggio 1808 di Francisco Goya per affrontare lo scomodo tema dell’indifferenza.

L'artista costruisce una scena che non ci permette di trovare via di fuga, tra due schieramenti opposti e nessuno spazio nel mezzo. Ma quello che accade sulla tela riguarda anche il nostro modo di stare al mondo, nelle relazioni, nel lavoro, nelle scelte quotidiane che compiamo: perché se schierarsi e prendere una posizione è molto difficile, non farlo equivale a decidere di lasciare che le cose accadano: in fondo è già decidere.

Qual è il prezzo personale e politico dell’indifferenza? Cosa perdiamo di noi quando scegliamo di “non intervenire”? E cosa succede, invece, quando ci schieriamo?

Tra rischi, paure e smarrimento, l'arte può guidarci ancora una volta verso una riflessione quanto mai urgente.

Francisco Goya y Lucientes, Fucilazione del 3 maggio 1808, 1814, Museo del Prado, Madrid

https://www.museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/el-3-de-mayo-en-madrid-o-los-fusilamientos/5e177409-2993-4240-97fb-847a02c6496c

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La dieta di Mondrian: trovare la forma giusta per stare bene29 Apr 202600:26:16

Cosa centra un artista astratto con la dieta per trovare la forma giusta? Forse Piet Mondrian può mostrarci l’importanza di lasciare andare tutto quello che non ci serve più, che è diventato inessenziale e che ci appesantisce inutilmente.

Vale per gli oggetti che accumuliamo intorno a noi finendo per dimenticarcene e non vederli nemmeno più. Ma vale per le persone, per le relazioni e per le cose che contano davvero. Occorre decidere di fare decluttering, lasciar andare, eliminare, svuotarsi, spesso anche di un passato doloroso che ci grava sulle spalle.

È quello che fa Mondrian con lo spogliarello del suo melo, progressivamente più nudo ed essenziale, fino all’astrazione.

In vista dell’estate è il momento di cominciare ad aprire gli armadi e cominciare a liberarci dei kg di vestiti di troppo, di oggetti di troppo, di pesi esistenziali di troppo.

Così saremo in forma, qualsiasi cosa significhi, per la nostra prova costume e società dell’estate.

Io la chiamo “la dieta di Mondrian” e le ricerche dicono che chi si libera dei pesi, chi lascia andare, vive di più e invecchia più lentamente. Insomma: Mondrian e l’elisir di lunga vita!

La serie degli alberi. A partire da:

Sera, l'albero rosso (Kunstmuseum, l'Aia)

https://www.kunstmuseum.nl/en/collection/avond-evening-red-tree?origin=gm&origin=gm&origin=gm

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Come fare la scelta giusta con Duchamp06 May 202600:31:12

Molti non capiscono le opere contemporanee. Molti davanti all’orinatoio capovolto di Duchamp, Fontana, si sentono addirittura presi in giro. Eppure Duchamp è un artista serissimo, che ha messo in crisi tutto il sistema dell’arte, scegliendo di dare senso a un oggetto esistente, che genera una reazione e sposta i pensieri, anziché semplicemente creare l’ennesima opera d’arte pittorica su un supporto da vedere con gli occhi, che rischia di non generare alcun effetto su chi la guarda, se non eventualmente un rapido compiacimento o magari disgusto o indifferenza.

Duchamp sceglie gli oggetti, li decontestualizza, li carica di significato. E ci aiuta a capire che scegliere, davvero, è la più importante delle facoltà di cui disponiamo. Che dobbiamo reimparare a valorizzare e usare per cambiare il mondo e trasformarlo in un luogo migliore in cui vivere.

Marcel Duchamp, Nudo che scende le scale n.2, 1912, Philadelphia Art Museum

https://www.philamuseum.org/objects/51449

Marcel Duchamp, Fontana, (replica dell'originale perso del 1917), Philadelphia Art Museum

https://www.philamuseum.org/objects/92488

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Rothko e le stanze senza via di uscita13 May 202600:32:22

Davanti ai dipinti di Mark Rothko molti si commuovono. Altri si arrabbiano. Perché quei grandi campi di colore traballanti e instabili, apparentemente vuoti, riescono ancora a provocare reazioni così estreme?

In questa puntata attraversiamo la vita e le opere di Mark Rothko: la povertà, l’emigrazione, la timidezza, la depressione, la vicenda dei Seagram Murals e il dialogo inatteso con Beato Angelico.

Per capire se davvero nei suoi quadri “non c’è niente”, o se forse quel vuoto ci spaventa proprio perché ci costringe a guardarci dentro, allo specchio.

Mark Rothko, Seagram Murals, 1958, Tate Modern, Londra

https://www.tate.org.uk/visit/tate-modern/display/in-the-studio/mark-rothko-seagram-murals

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