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Ep. 266 - la prima gara 7 alle Finals nella storia della WNBA e gli altri passaggi di oggi30 Oct 202600:14:35

Le Atlanta Dream hanno battuto le Golden State Valkyries 80-69 in gara 6 delle finali WNBA, pareggiando la serie sul 3-3 e portando quel campionato alla prima gara 7 della sua storia, in programma sabato alle 20 della costa est a San Francisco, dopo una partita in cui Allisha Gray ha segnato 23 punti con 5 triple, Rhyne Howard ne ha aggiunti 21 e Angel Reese ha chiuso con 15 punti, 14 rimbalzi e 6 assist, mentre Golden State ha tirato il 31 per cento dal campo e ha segnato soltanto 10 dei 28 tiri presi direttamente al ferro, e a quella palla a due fissata a mezzogiorno e mezzo di un giovedì si sono presentate 17.099 persone, invitate a lasciare il palazzo 4 minuti dopo la sirena perché il parquet andava girato per Cleveland-Atlanta della sera.

Intanto stanotte comincia la quarta edizione della NBA Cup, con New York a Philadelphia e i Lakers a Golden State, i diritti esclusivi a Prime Video, le semifinali che tornano nei palazzi di casa e la finale spostata da Las Vegas all'Hinkle Fieldhouse di Indianapolis, 9.100 posti, per l'11 dicembre.

Infine Steve Kerr, che sul flopping ha detto che la NBA dovrebbe chiamarsi No Bullshit Association, e che sulla lunghezza del calendario ha invece negato un legame con gli infortuni di questo avvio di stagione.

Una finale che riempie un palazzo a mezzogiorno di giovedì dimostra la forza di una lega o la distrazione di chi la governa? Una coppa in stagione serve a dare un senso a novembre o a riempire un calendario già pieno? E il flopping si toglie dal gioco cambiando le regole o cambiando quello che gli arbitri decidono di non accettare?

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Ep. 265 - pur possedendo il 42% della WNBA questa settimana la NBA non ha difeso il proprio investimento e gli altri passaggi di oggi29 Oct 202600:14:17

La NBA possiede il 42 per cento della WNBA, un altro 42 per cento è della lega stessa e il 16 per cento restante appartiene a investitori che sono anche proprietari di franchigie NBA. Perciò l'orario di gara 6 delle finali, in programma oggi alle 12:30 della costa est, è un'occasione mancata non della WNBA ma di chi la controlla, visto che una lega che vale 5,5 miliardi di dollari e che ha fatto ascolti forti nelle prime 3 partite di questa serie avrebbe potuto vedersi spostare una partita di stagione regolare degli Atlanta Hawks, come la NBA ha già fatto l'anno scorso per una tempesta di neve e per la condensa sul parquet dello United Center.

Intanto Tyrese Haliburton ha uno stiramento al bicipite femorale sinistro ed è considerato week by week, con rientro stimato al 13 novembre, 14 mesi dopo la rottura del tendine d'Achille in gara 7 delle Finals, mentre Ben Sheppard è stato operato di menisco e Karl-Anthony Towns si è fatto il polso sinistro mettendo un blocco, chiudendo comunque con 19 punti e 13 rimbalzi.

Infine Ernie Johnson, 70 anni, ha annunciato che a fine stagione lascia Inside the NBA dopo 37 anni, raccontando di problemi di cuore e di un bypass, con i saluti in diretta di Kenny Smith, Shaquille O'Neal e Charles Barkley.

Una lega che controlla il 42 per cento di un'altra lega deve proteggerla o lasciarla camminare da sola? L'ennesimo infortunio di Haliburton è solo sfortuna o tutti questi infortuni sono il segnale che nel calendario qualcosa non torna? E chi racconta uno sport per 37 anni ne diventa parte o resta comunque un testimone?

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Ep. 264 - la NBA che lunedì ha firmato con Kalshi e Polymarket è la stessa lega che ieri ha visto un suo giocatore accettare di dichiararsi colpevole nel caso scommesse e gli altri passaggi di oggi28 Oct 202600:21:58

La NBA ha annunciato lunedì due accordi con Kalshi e Polymarket, le piattaforme di prediction market più grandi che esistono, concedendo dati ufficiali, proprietà intellettuale, loghi e pubblicità dentro le trasmissioni delle partite e tenendo per sé il diritto di approvare quali mercati le due società possono offrire, in un quadro in cui lo stato di New York quest'anno ha fatto causa a entrambe sostenendo che gestiscano scommesse sportive senza licenza, e il giorno dopo Malik Beasley, 9 stagioni di NBA alle spalle, ha fatto sapere che si dichiarerà colpevole il 9 dicembre davanti al tribunale federale di Brooklyn per uno schema in cui manipolava il proprio rendimento, dopo essere finito in debito per il gioco d'azzardo e aver ricevuto un prestito da Ed Davis.

Intanto le Atlanta Dream hanno scritto una lettera ai propri tifosi per scaricare sulla lega la responsabilità dell'orario di gara 6 delle finali WNBA, fissata domani alle 12:30 della costa est, mentre un memo dimostra che le date dei playoff erano state comunicate a tutte e 15 le squadre il 4 dicembre 2025, con scadenza al 31 dicembre per segnalare i conflitti e l'indicazione di bloccarle nel palazzo principale.

Infine il computo delle infermerie a 8 giorni dall'inizio del campionato, con 94 nomi sul report infortuni e 72 giocatori fuori, fra cui Anthony Edwards, che si opera al ginocchio destro, e un'Oklahoma City che ne ha 6 sul proprio report ed è comunque 4-0.

Una lega che firma con i mercati predittivi sta proteggendo l'integrità delle proprie partite o la sta mettendo in gioco? La responsabilità di un orario impossibile sta in chi lo decide o in chi non blocca il palazzo in tempo? E gli infortuni della prima settimana sono sfortuna o il conto di un carico che non si ferma mai?

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Ep. 263 - 'everybody watches women's sports' ma la WNBA si sta impegnando affinché non sia così mettendo la partita che può assegnare il titolo alle 12:30 di giovedì e gli altri passaggi di oggi27 Oct 202600:18:21

Le Golden State Valkyries hanno battuto le Atlanta Dream 64-55 in gara 5 e al secondo anno di vita si trovano a una vittoria dal titolo, con Atlanta costretta al 29,2 per cento dal campo e a soli 18 punti in area dopo essere stata la miglior squadra della lega in quella voce, mentre gara 6, quella che può assegnare il trentesimo campionato della WNBA a una squadra che non lo ha mai vinto, è stata fissata giovedì alle 12:30 della costa est, cioè le 9:30 del mattino per chi tifa in California, perché la State Farm Arena quella sera ospita anche Atlanta-Cleveland, una partita della seconda settimana di stagione regolare, e lunedì mattina, a 72 ore dalla palla a due, su Ticketmaster di quella finale non esisteva ancora traccia, dopo che anche gara 3 era stata anticipata di un giorno per un concerto e gara 4 spostata di orario per gli stessi Hawks.

Intanto a Oklahoma City arriva la diagnosi di Jalen Williams, frattura della fibula e lussazione della caviglia sinistra con intervento chirurgico, mentre Cason Wallace, che la settimana prima aveva firmato per 5 anni e 139 milioni di dollari, ha una lesione del labbro della spalla e anche lui va operato.

Infine l'equinozio sportivo di lunedì notte, con World Series, finale WNBA, Monday Night Football, 9 partite NBA e 3 di NHL nella stessa serata, che per chi guarda dall'Italia significa una sveglia che non suona mai.

Una lega che sposta la propria finale per far spazio a una partita qualsiasi sta risolvendo un problema o ne sta creando uno più grande? Un infortunio nella prima settimana cambia una stagione o la racconta soltanto? E seguire lo sport americano dall'Europa è un privilegio o una rinuncia?

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Ep. 262 - la partita tra Olimpia Milano e Virtus Bologna che doveva essere trasmessa in chiaro ma non lo è stata e gli altri passaggi di oggi26 Oct 202600:18:19

Ieri pomeriggio al Forum, nel derby d'Italia vinto dalla Virtus Bologna 98 a 94 dopo un supplementare e una rimonta da 19 punti, mancava una cosa sola: la diretta in chiaro su Cielo che la Lega aveva annunciato, che la Virtus aveva confermato nella presentazione della partita e che le anteprime elencavano fra le emittenti, perché alle 16 sul canale 26 è andato in onda un film, e a 24 ore di distanza non hanno detto niente né la Lega né Sky né Cielo né i due club, mentre il controllo giornata per giornata mostra che in tutto ottobre su Cielo non era annunciata nessun'altra partita di Serie A, dentro un accordo che ne prevede una al mese, 8 lungo l'arco delle 30 giornate.

Intanto a Oklahoma City, a 1 minuto e 14 dalla fine della vittoria sui Clippers, Jalen Williams è atterrato con la gamba sinistra piegata sotto di sé ed è uscito in barella alzando entrambi i pollici verso un palazzo che aveva appena cominciato a chiamare il suo nome, con Shai Gilgeous-Alexander che si asciugava le lacrime a bordo campo.

Infine la risposta dei Knicks all'inchiesta sugli anelli, che definisce uno sfortunato errore l'uso dell'anello come esca in un test di phishing e promette più di 275 anelli per oltre 3,7 milioni di dollari a giocatori, allenatori e dipendenti, due giorni dopo avere risposto ai giornalisti che non stava rivelando niente a proposito degli anelli.

Una finestra in chiaro persa pesa più per chi il basket lo segue o per chi non lo guarda mai? Di fronte a un infortunio così conta di più quello che si vede in campo o quello che si vede in panchina? E un comunicato che ripara un errore vale perché ripara o perché arriva soltanto dopo un articolo?

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Ep. 261 - lo staff dei New York Knicks al posto dell'anello del titolo ha ricevuto un tentativo di phishing e gli altri passaggi di oggi23 Oct 202600:14:57

Martedì sera, alla cerimonia dell'anello al Madison Square Garden, gli assistenti di Mike Brown sono saliti a centrocampo a ricevere una scatola nera con dentro niente, perché i loro anelli non c'erano e nessuno li aveva mai nemmeno misurati, e quelle scatole vuote erano state aggiunte alla cerimonia all'ultimo momento, mentre molti impiegati storici del palazzo un anello non lo riceveranno affatto, dopo che a fine settembre si erano visti arrivare una mail che gliene annunciava uno gratuito a scelta fra due modelli e che era invece un test di phishing finito con un corso obbligatorio di sicurezza informatica.

Intanto, all'esordio casalingo di Philadelphia, i Sixers hanno battuto Cleveland 114 a 106 dopo essere stati sotto di 29 punti sul 69-40 e di 24 all'intervallo fra i fischi del proprio pubblico, vincendo il secondo tempo 74 a 37 e firmando la rimonta più grande della storia della franchigia da quando esistono i dati play by play, nonché la più grande della carriera di LeBron James, arrivata nella partita in cui lui è stato soltanto il quarto marcatore dei suoi.

Infine la striscia di Shai Gilgeous-Alexander, che dopo 141 partite consecutive sopra i venti punti, la più lunga nella storia della lega, si è fermata a diciassette contro Denver, cioè contro la stessa squadra che a marzo lo aveva visto agganciare Wilt Chamberlain, nella serata in cui Oklahoma City vinceva comunque 96 a 84.

Un titolo appartiene solo a chi lo gioca o anche a chi lavora per la società che lo vince? Una rimonta da ventinove punti dice più della squadra che la firma o di quella che la subisce? E una striscia come quella di Gilgeous-Alexander racconta la grandezza di un giocatore o soltanto la sua continuità?

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Ep. 260 - 486 giorni dopo l'ultima volta Tyrese Haliburton è tornato a giocare una partita NBA e gli altri passaggi di oggi22 Oct 202600:18:24

Sono passati 486 giorni dal 22 giugno del 2025, quando in gara 7 delle Finals, con il punteggio sul sedici pari e un polpaccio che faceva già male da gara 5, Tyrese Haliburton è caduto in avanti e si è rotto il tendine d'Achille destro, e ieri sera a New Orleans è tornato a giocare con 23 punti e 12 assist nel 123-120 di Indiana sui Pelicans, piangendo poi davanti alle telecamere e spiegando che la cosa che più lo ha fatto sentire di nuovo normale è stata cadere e vedere che nessuno dei suoi compagni si spaventava.

Intanto Golden State sonda il mercato per Kristaps Porzingis, che a trentun anni sta valutando se smettere con la pallacanestro mentre convive con la sindrome da tachicardia posturale ortostatica, e che dopo il prolungamento da quaranta milioni firmato in estate resta un contratto in scadenza da muovere.

Poi gara 3 delle finali WNBA, vinta dalle Atlanta Dream 97-71 con 21 punti e 12 rimbalzi di Angel Reese e il sorpasso sul 2 a 1, e quello che è successo fuori dal campo con Enes Kanter Freedom, allontanato dallo State Farm Arena dopo avere rifiutato lo skybox che la società gli aveva assegnato per motivi di sicurezza. Infine un passaggio su La Stampa, che con la firma di Domenico Latagliata dedica un pezzo a TWENTYFOUR.

Un rientro come quello di Haliburton conta per quello che aggiunge alla squadra o per quello che racconta a chi guarda? Decidere di smettere è più difficile quando il corpo ha ceduto del tutto o quando ci si sente sani? E chi racconta lo sport deve dare conto di chi cerca attenzione o deve semplicemente ignorarlo?

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Ep. 259 - i nuovi Sixers dei Fab Four hanno rovinato la festa ai Knicks campioni in carica e gli altri passaggi di oggi21 Oct 202600:17:20

Al Madison Square Garden i campioni hanno ricevuto gli anelli dalle mani di Walt Frazier e poi hanno perso 106 a 100 contro i nuovi Sixers di LeBron James, Jaylen Brown, Tyrese Maxey e Joel Embiid. Qualche ora prima, a Detroit, i Pistons avevano rimontato 22 punti a Boston con un parziale di 23 a 0 nell'ultimo quarto, mentre Paul George firmava un debutto da 38 punti, record della franchigia. E a San Antonio Victor Wembanyama ha sbagliato i primi dodici tiri e ha chiuso uno su tredici dal campo, la peggior serata al tiro della sua carriera, mentre Shai Gilgeous-Alexander arrivava alla centoquarantunesima partita di fila sopra i 20 punti, record nella storia della lega, dove prima di lui c'era Wilt Chamberlain a centoventisei.

Intanto l'orario di quella prima palla a due, le tre del pomeriggio sulla costa est e le nove di sera in Italia, che Mark Tatum ha ricondotto alle centoquindici partite in prima serata europea di questa stagione, al nuovo contratto con NBC e al progetto di una NBA Europe entro l'ottobre del 2027.

Infine i due banner saliti al Garden, quello del titolo e quello dell'NBA Cup del dicembre 2025, che a gennaio James Dolan aveva detto esplicitamente di non volere appeso, e che adesso sta accanto al titolo di division della stagione 2012-13.

Un gruppo messo insieme in un'estate batte un gruppo che ha già vinto insieme, o la continuità vale più del talento aggiunto? Una lega che sposta gli orari per l'Europa lo fa per i tifosi o per il bilancio? E una coppa di metà stagione merita un banner o resta un trofeo di consolazione?

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Ep. 258 - stanotte ricomincia la NBA e gli altri passaggi di oggi20 Oct 202600:18:13

Oggi finalmente ricomincia la NBA con tre partite, una alle nove di sera e due nel cuore della notte italiana. All'una Philadelphia arriva al Madison Square Garden nella sera in cui i Knicks ricevono l'anello del primo titolo dal 1973, cinquantatré anni dopo l'ultimo, con LeBron James che dall'altra parte del campo apre la ventiquattresima stagione della sua carriera, un numero che nessuno aveva mai raggiunto prima che lui superasse le ventidue, e che si capisce meglio sapendo che Nick Nurse è l'undicesimo allenatore che ha avuto e che in stagione regolare ne ha affrontati centoquarantuno diversi.

Intanto, in casa delle Valkyries, le Atlanta Dream di Karl Smesko hanno pareggiato le Finals WNBA vincendo 79 a 65 con 30 punti e 16 rimbalzi di Angel Reese e un terzo quarto chiuso 21 a 9, in una partita dove le due squadre hanno tirato con la stessa percentuale dal campo e la differenza l'hanno fatta i quattordici tiri liberi in più segnati dalle Dream, e dove Cecilia Zandalasini era in quintetto come in gara 1.

Infine Los Angeles, dove i Lakers hanno tagliato Dalton Knecht, la loro prima scelta del draft 2024, tenendo in squadra Jaden Hardy e Bronny James nella prima stagione in cui LeBron non fa più parte di quella franchigia e la scelta su suo figlio l'hanno fatta soltanto i dirigenti.

Una città che ha aspettato cinquantatré anni festeggia il titolo o la fine dell'attesa? In una finale fra due squadre che tirano male vince chi prende i rimbalzi o chi va di più in lunetta? E se una chance a Bronny James gliela danno i Lakers, possiamo dargliela anche noi o resterà sempre il figlio di suo padre?

Nella parte finale della puntata salutiamo Maurizio Cremonini, per più di trent'anni formatore degli istruttori di minibasket della Federazione Italiana Pallacanestro, e Anna Mellano, diciassette anni, atleta del Basket Venaria e azzurra dell'Under 15, scomparsi entrambi ieri.

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Ep. 257 - Ben Simmons si è rotto il tendine d'Achille nel giorno in cui usciva il documentario sul suo ritorno in campo e gli altri passaggi di oggi19 Oct 202600:18:39

Ben Simmons si è rotto il tendine d'Achille destro durante un allenamento, nello stesso giorno in cui su ESPN andava in onda il documentario che raccontava il suo ritorno, e dopo una settimana in cui il corpo sembrava finalmente avergli dato ragione.

Intanto, il sindacato dei giocatori prepara i suoi a uno sciopero per smontare il secondo apron, quella soglia di spesa che il sindacato stesso ha firmato tre anni fa e che oggi spinge la squadra campione in carica a smontarsi da sola, mentre la lega risponde con numeri che il sindacato riconosce corretti.

Infine LeBron James apre bocca per la prima volta sull'elicottero che lo porta da New York al centro dei Sixers a Camden, lo definisce «solo un altro modo di trasporto.

Una carriera interrotta dal corpo o una carriera che non è mai riuscita a cominciare? Il secondo apron difende l'equilibrio del campionato o punisce chi lo vince? Un elicottero è un mezzo di trasporto come gli altri o un privilegio a cui nessuno ha messo un prezzo?

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Ep. 256 - da domani la WNBA incorona una squadra che non ha mai vinto un titolo e gli altri passaggi di oggi16 Oct 202600:10:09

Domani sera, alle nove e mezza italiane, al Chase Center di San Francisco comincia una finale WNBA che consegnerà il trofeo a una squadra che non lo ha mai alzato, perché negli ultimi quattro anni se lo erano diviso soltanto Las Vegas e New York e quest'anno sono uscite tutte e due spazzate via per 3-0: da una parte ci sono le Golden State Valkyries di Natalie Nakase, nate nel 2025 e già seconde con trentadue vittorie, con Cecilia Zandalasini in quintetto; dall'altra l'Atlanta Dream di Karl Smesko, che fino a due anni fa allenava un programma universitario della Florida e che ha riportato quella squadra in finale per la prima volta dal 2013, con Angel Reese, Rhyne Howard e Jordin Canada.

Intanto a San Francisco Kristaps Porzingis, fermo a tempo indeterminato per un problema di salute che nessuno ha reso noto, ha dovuto pubblicare un secondo messaggio dopo quello in cui raccontava di stare lavorando con i medici, per smentire di avere l'HIV o l'AIDS, cioè una malattia che nessuno gli ha mai diagnosticato e che su internet qualcuno aveva deciso per lui, trentacinque anni dopo la conferenza stampa con cui Magic Johnson cambiò il modo in cui quella malattia veniva raccontata.

Infine ESPN, che ha ufficializzato l'arrivo di Jason Kidd e di Jeremy Lin dietro al microfono, e il secondo ha annunciato la cosa su Instagram pubblicando la schermata della sua pagina LinkedIn aggiornata, con sopra scritto che non è più disoccupato.

Chi vincerà per la prima volta nella sua storia il titolo WNBA tra Valkyries e Dream? Fin dove arriva il diritto del pubblico di sapere che cosa ha un atleta che sta male? E un ex giocatore dietro al microfono porta davvero qualcosa che un giornalista non ha?

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Ep. 255 - il primo Presidente della Repubblica a vedere una partita di basket e gli altri passaggi di oggi15 Oct 202600:09:44

Il 26 novembre, alle otto di sera, al PalaEur di Roma, Sergio Mattarella siederà in tribuna per Italia-Turchia, terza giornata della seconda fase delle qualificazioni ai Campionati del Mondo del 2027, e secondo il comunicato della Federazione Italiana Pallacanestro non era mai accaduto prima che un Presidente della Repubblica assistesse a una partita di pallacanestro: sarà in quell'impianto costruito da Pier Luigi Nervi per le Olimpiadi del 1960 dove la nazionale non mette piede dall'agosto del 2007, davanti a una Turchia già qualificata e imbattuta allenata da un uomo che in Italia ha lavorato a Siena e a Bologna, mentre gli azzurri di Luca Banchi difendono un solo punto di vantaggio sulla Lituania.

Intanto Adam Silver ha annunciato che il pallone con il microchip potrebbe debuttare nelle partite ufficiali NBA già dalla prossima stagione, con un sensore da un grammo che registra rotazione e traiettoria e che permetterà agli arbitri di capire se un dito ha sfiorato la palla prima che uscisse, mentre i sensori da far indossare ai giocatori restano fermi perché il sindacato teme che quei dati finiscano nelle trattative per i contratti.

Infine Miami, dove Amar'e Stoudemire si è diplomato all'accademia di polizia dopo dieci mesi e mezzo di corso, ottocentoquarantotto ore di lezione e un esame di stato da duecento domande, e andrà a lavorare nella polizia scolastica della contea.

Un capo dello Stato in tribuna può motivare gli atleti in campo? Un pallone che registra tutto rende le partite più giuste o toglie agli arbitri l'ultima parola? E un campione che a quarantatré anni ricomincia da zero lo fa per vocazione o perché la vita dopo il campo va riempita in qualche modo?

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Ep. 254 - alcuni proprietari NBA hanno chiesto a Pablo Torre di indagare sull'elicottero di Fanatics che usa LeBron James e gli altri passaggi di oggi14 Oct 202600:10:40

Pablo Torre, il giornalista che lo scorso maggio ha vinto il premio Pulitzer per l'inchiesta sull'aggiramento del tetto salariale dei Los Angeles Clippers, costata a quella società trenta milioni di multa, cinque scelte al primo giro e le sospensioni del proprietario e di due dirigenti, ha annunciato martedì di stare guardando la storia dell'elicottero con cui LeBron James fa la spola fra la sua casa di New York e il centro di allenamento dei Sixers a Camden: un Leonardo AW139 con i colori di Fanatics, messo a disposizione da una clausola di aviazione contenuta nel contratto pubblicitario che il giocatore ha firmato con quell'azienda, i cui voli sarebbero già stati più di una dozzina nella sola prima parte di ottobre, e la cosa che rende tutto questo una notizia è che a segnalargliela, racconta Torre, sono stati alcuni proprietari NBA.

Intanto a Boston Payton Pritchard ha firmato un'estensione da due anni e 44,2 milioni di dollari e ha accompagnato la firma con una frase sola, cioè immaginate se avessi dato retta a quelli che dicevano che non potevo farcela, che per uno scelto con la ventiseiesima chiamata perché considerato troppo basso e che nel 2022 aveva chiesto di essere scambiato perché non giocava, racconta parecchio.

Infine Las Vegas, dove Steve Kerr ha rivelato che nel 2004 entrò nell'ufficio di David Stern insieme a un uomo che voleva fondare lì una squadra, e si sentì rispondere che non se ne parlava nemmeno per via del gioco d'azzardo.

Un'azienda che paga i voli di un giocatore gli sta facendo pubblicità o sta aiutando la sua squadra? Firmare per meno di quanto si potrebbe prendere altrove è lealtà o prudenza? E una lega che vent'anni fa rifiutava Las Vegas per le scommesse e che oggi ci torna con una franchigia da dieci miliardi ha cambiato idea o ha cambiato affare?

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Ep. 253 - che fine ha fatto Kristaps Porzingis e gli altri passaggi di oggi13 Oct 202600:11:16

Kristaps Porziņģis manca dai Golden State Warriors da due settimane, non è partito con la squadra per il ritiro alle Hawaii e oggi tornerà al Chase Center soltanto per incontrare lo staff medico, mentre Steve Kerr si limita a dire che non ha aggiornamenti e rifiuta di raccontare dove sia stato il suo centro in questo periodo: la malattia non è stata resa nota, si sa che nelle ultime due stagioni il lettone ha convissuto con la sindrome da tachicardia posturale ortostatica, e nessuno ha detto se le due cose siano collegate, in una vicenda che riguarda la salute di una persona prima ancora che il reparto lunghi di una squadra.

Intanto Nets, Nuggets, Pacers e Spurs hanno presentato le divise con cui festeggeranno i cinquant'anni dalla fusione fra NBA e ABA, cioè da quando quelle quattro squadre entrarono nella lega pagando 3,2 milioni di dollari a testa, senza diritti televisivi fino al 1979, senza draft e senza diritto di voto, mentre i fratelli Silna, proprietari di una delle due squadre liquidate, rifiutavano i soldi e si facevano dare una fetta dei diritti televisivi per sempre.

Infine Chicago, o meglio Salt Lake City, perché la maglia indossata da Michael Jordan in gara 2 delle Finals del 1998 è stata venduta per quattordici milioni di dollari, record assoluto per un cimelio di pallacanestro, tredici giorni dopo il record precedente stabilito dalla maglia di gara 3.

Una squadra deve raccontare ai tifosi le condizioni di salute dei propri giocatori o quella è una materia privata e basta? Una lega concorrente che costringe quella maggiore a cambiare è una minaccia o il miglior motore di innovazione che esista? E quattordici milioni per una maglia sono il prezzo di una reliquia o quello di un investimento finanziario?

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Ep. 252 - Cecilia Zandalasini si gioca una finale WNBA da protagonista e gli altri passaggi di oggi12 Oct 202600:11:37

Venerdì notte, alla Michelob Ultra Arena di Las Vegas, le Golden State Valkyries hanno vinto 87-77 dopo un supplementare e hanno chiuso 3-0 la semifinale contro le Aces campionesse in carica, tenendole a sette punti in tutto il terzo quarto, strappando palla ad A'ja Wilson nel momento in cui la partita sembrava decisa e guardando poi il tiro della vittoria di Chelsea Gray uscire dal ferro: una franchigia presentata al Chase Center nell'ottobre del 2023 con cinquanta milioni di dollari e senza nemmeno un nome si ritrova così in finale al secondo anno di vita, e dentro quel gruppo c'è Cecilia Zandalasini, trent'anni, nata a Broni, che un anello WNBA lo aveva già vinto nel 2017 guardandolo dalla panchina e che adesso si gioca il titolo da titolare.

Intanto a San Francisco i Warriors hanno blindato Brandin Podziemski con un'estensione da cinque anni e centodieci milioni di dollari, una cifra che fa impressione per un ragazzo da quattordici punti di media e che però, dentro il mercato di oggi, vale poco più di quello che costa un titolare qualunque.

Infine Philadelphia, dove VJ Edgecombe, ventun anni e terza scelta assoluta del 2025, si è ritrovato nello spogliatoio più affamato di anelli della lega e ha detto che preferirebbe portare le Bahamas alle loro prime Olimpiadi piuttosto che vincere il titolo NBA.

Una squadra di espansione in finale al secondo anno è un caso irripetibile o la prova che il vecchio modello di costruzione è finito? Centodieci milioni per un giocatore da quattordici punti sono una follia o semplicemente il prezzo corrente? E vale di più un anello NBA o la prima qualificazione olimpica nella storia del proprio Paese?

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Ep. 251 - la giocatrice più forte di sempre ha vinto il suo quinto MVP della WNBA e gli altri passaggi di oggi09 Oct 202600:10:34

Ieri pomeriggio, alla Michelob Ultra Arena di Las Vegas, A'ja Wilson è salita sul palco della sala stampa dove l'aspettava il quinto trofeo di MVP della sua carriera, allineato accanto agli altri quattro in una fila che nello sport non si vede quasi mai, e sopra la statuetta del 2026 ha appoggiato una corona vera, spiegando che una corona così diventa pesante ma che non per questo deve cadere, non mentre c'è lei: nella WNBA nessuna era mai andata oltre i tre premi, nell'altra lega, la NBA, a cinque o più ci sono arrivati soltanto Abdul-Jabbar, Jordan e Russell, e stasera la stessa giocatrice che ha guidato il campionato per punti, stoppate, efficienza e win shares scende in campo in quel palazzo per evitare l'eliminazione da campionessa in carica.

Intanto in Texas Victor Wembanyama, interpellato sotto una fotografia della sua estate francese, ha detto di voler sostenere le proteste studentesche che da settembre attraversano il suo Paese, ricordando che non molto tempo fa stava in quella posizione anche lui e che essere riuscito a scappare da quel sistema è stata soprattutto una questione di fortuna.

Infine Madrid, dove l'Atlético ha annunciato l'ingresso di Shai Gilgeous-Alexander nel proprio gruppo di proprietà, un nome che si aggiunge alla fila già lunga di stelle NBA che hanno comprato un pezzo di calcio europeo mentre la loro lega, in Europa, continua a sentirsi rispondere no.

Cinque premi di MVP in nove stagioni fanno la più grande di sempre o il confronto con chi ha giocato prima resta? Un atleta che è riuscito a uscire da un sistema deve usare la sua voce per chi è rimasto dentro o deve tenersi fuori dalla politica? E un giocatore che compra quote di un club di calcio lo fa da investitore o da tifoso con il portafoglio pieno?

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Ep. 250 - la squadra che ha vinto l'ultimo campionato francese è appena scomparsa e gli altri passaggi di oggi08 Oct 202600:10:37

Sedici mesi dopo aver giocato una finale di EuroLega e pochi mesi dopo aver vinto il campionato francese, l'AS Monaco è stato dichiarato in stato di cessazione dei pagamenti da un tribunale del Principato, con un passivo da ventisette milioni di euro e nessun attivo. Oggi la pallacanestro maschile monegasco sopravvive in quinta divisione dentro una palestra scolastica con centosettantadue posti a sedere.

Intanto negli Stati Uniti Tyrese Haliburton è tornato in campo dopo 472 giorni, e ha scelto di farlo nel palazzo della sua università, comprando di tasca propria i biglietti del settore studenti, dopo un anno di riabilitazione, di sconfitte guardate da casa e perfino di una malattia che non c'entrava niente con il tendine d'Achille.

Infine Los Angeles, dove i cinque fratelli di Jeanie Buss hanno depositato in tribunale l'opposizione formale che rischia di togliere alla figlia di Jerry il controllo dei Lakers.

Il modello dei club costruiti su un solo uomo ricchissimo può reggere o è destinato a crollare così? Dopo sedici mesi fermo un giocatore torna uguale a prima o torna una persona diversa? E l'eredità di un fondatore è la squadra che ha costruito o il valore delle sue azioni?

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Ep. 249 - nessuno sa più quanto sia alto Cooper Flagg e gli altri passaggi di oggi07 Oct 202600:11:44

Il miglior giovane della NBA sostiene di essere cresciuto di tre centimetri in sedici mesi e di aver guadagnato altri sei millimetri nell'ultima settimana, nessun giornalista è riuscito a convincerlo a mettersi dritto contro un muro per una verifica, le fotografie del media day raccontano un'altra storia e la sua squadra continua a registrarlo esattamente come l'anno scorso, sette anni dopo che la lega aveva imposto a tutte le franchigie di dichiarare la statura vera dei giocatori.

Intanto Los Angeles si prepara a consegnare a Russell Westbrook un certificato del Consiglio comunale per la carriera e per il lavoro fatto nei quartieri della città, nella settimana in cui la stagione ricomincia senza di lui e in cui gli arrivano parole molto grosse anche da Oklahoma City.

Infine Philadelphia, dove un infortunio che in qualunque altra squadra sarebbe una notizia da due righe rischia invece di spostare il destino di una stagione intera.

L'altezza di un giocatore è un dato tecnico o una questione di percezione? I riconoscimenti a un campione appena ritirato arrivano troppo tardi o esattamente quando servono? E una squadra costruita per vincere tutto può davvero inciampare sul problema di chi gioca al centro quando il titolare si siede?

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Ep. 248 - l'EuroLega ha detto no alla NBA senza nemmeno nominarla e gli altri passaggi di oggi06 Oct 202600:10:06

A Villa d'Este, sul lago di Como, i soci dell'EuroLega hanno respinto l'offerta con cui la NBA voleva comprarsi il basket europeo, e lo hanno fatto nel modo più astuto possibile: approvando la trasformazione delle licenze decennali in franchigie permanenti, Olimpia Milano e Virtus Bologna comprese, e congelando nello stesso momento l'unica cosa che agli americani serviva per chiudere, cioè l'allargamento a ventiquattro squadre.

Intanto a Portland la storia del telecronista assunto e licenziato nello stesso giorno ha un secondo capitolo, perché il suo legale ha chiesto alla società di reintegrarlo e ha messo sul tavolo una proposta che nessuno si aspettava, compreso un appello a smettere di attaccare i giornalisti che hanno fatto uscire la notizia.

Infine Jason Kidd, che dopo cinque stagioni a Dallas si prepara a sedersi nello studio di ESPN, con una carriera da allenatore che è cominciata nel modo più assurdo di cui questo sport abbia memoria.

L'EuroLega ha difeso il basket europeo o ha solo alzato il prezzo? I Blazers avrebbero dovuto reintegrare il telecronista? E un allenatore che passa alla televisione sta facendo una pausa o sta cambiando mestiere?

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Ep. 247 - nella NBA di oggi il banco è sceso in campo e gli altri passaggi di oggi05 Oct 202600:12:14

Nel giro di poche settimane la NBA ha raccontato due storie di soldi che messe una accanto all'altra non stanno in piedi: da una parte la punizione durissima ai Clippers per aver procurato entrate esterne a Kawhi Leonard, dall'altra l'accordo di LeBron James con Polymarket, che gli rende quasi quattro volte quanto guadagna per giocare, in un'estate in cui sui mercati predittivi sono stati scambiati oltre 270 milioni di dollari proprio su dove sarebbe andato a giocare lui.

Intanto a Portland sono passati sei mesi dall'arrivo di Tom Dundon, e il giornalista che segue i Trail Blazers da una vita ha scritto quello che in città pensano tutti, mentre dentro la trattativa sull'arena spunta una clausola che si può azionare soltanto se la squadra lascia la città.

Infine una notizia che riguarda la vita privata di Luka Dončić, la sua causa per l'affidamento delle due figlie e la petizione depositata ai sensi della Convenzione dell'Aia.

I soldi che girano attorno al gioco sono ormai più grandi di quelli che girano dentro al gioco, e la NBA può ancora governarli? Un proprietario ha il diritto di gestire la squadra come preferisce, anche quando la città ha appena messo sul tavolo 586 milioni di fondi pubblici? Sul terzo passaggio, invece, non c'è niente da chiedere e niente da commentare: c'è un procedimento in corso e una sola versione dei fatti disponibile.

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Ep. 246 - Victor Wembanyama ha deciso di non giocarsi la faccia e gli altri passaggi di oggi02 Oct 202600:12:27

A San Antonio hanno chiesto a Victor Wembanyama se accetterebbe mai di fare da testimonial a una piattaforma di scommesse, e la risposta è stata di quelle che lasciano il segno, soprattutto perché arriva da un ragazzo di ventidue anni che a luglio ha rinunciato a cinquantun milioni pur di non appesantire il bilancio della sua squadra, e perché i giocatori che quelle piattaforme le promuovono hanno nomi che pesano quanto LeBron James e Giannis Antetokounmpo.

Intanto a Detroit si è chiusa la trattativa più estenuante dell'estate: Jalen Duren ha firmato per cinque anni e 200 milioni, la stessa identica cifra che aveva rifiutato poche settimane fa, e per sbloccare tutto è bastato togliere dal contratto un oggetto.

Infine Philadelphia, dove LeBron James ha deciso di raggiungere gli allenamenti in elicottero e dove migliaia di persone, nel giro di poche ore, si sono ritrovate a pensare tutte la stessa cosa, quella che nessuno aveva voglia di dire ad alta voce.

Rifiutare i soldi delle scommesse è una scelta morale o soltanto una scelta di immagine? Una clausola in un contratto è un dettaglio tecnico o un modo per dire a un giocatore che non ti fidi di lui? E la paura che abbiamo provato tutti questa settimana riguardava davvero LeBron, o riguardava noi?

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Ep. 245 - in Europa la NBA si è messa a giocare a pallone e gli altri passaggi di oggi01 Oct 202600:11:23

A Copenaghen, davanti ai dirigenti del calcio europeo riuniti in assemblea, il vice commissioner Mark Tatum ha elencato tutto quello che la NBA ha imparato dal pallone, mentre fuori dalla sala i suoi uomini trattavano con Paris Saint-Germain, Barcellona, Bayern Monaco, Real Madrid e Milan per costruire la nuova lega continentale, con Roma e Milano tra le dodici città prescelte e l'EuroLega chiamata a votare il 5 ottobre, in Italia, se vendersi al progetto americano.

Intanto, al Senato degli Stati Uniti, un'audizione sulle indagini a carico di Donald Trump è deragliata nel modo più imprevedibile possibile, perché un senatore ha costruito un'accusa di falsa testimonianza confondendo gli Hawks di Atlanta con gli Hawkeyes dell'Iowa, e in mezzo c'era una partita di Caitlin Clark.

Infine Michael Jordan, con la maglia di gara 3 delle Finals 1998 battuta all'asta per dodici milioni e 260 mila dollari, cifra mai raggiunta da una maglia di basket, per una partita che è rimasta negli almanacchi per ragioni tutt'altro che gloriose.

La NBA sta costruendo il futuro del basket europeo o se lo sta comprando? Il pasticcio del Senato è un incidente da ridere o il segno che certe accuse nascono prima delle verifiche? E una maglia vale dodici milioni per quello che ha fatto chi la indossava o per l'anno che c'era scritto sopra?

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Ep. 244 - in NBA i 38 anni si compiono a 35 e gli altri passaggi di oggi30 Sep 202600:11:02

Kevin Durant ha compiuto trentotto anni proprio ieri, e trentotto è il numero attorno a cui gira una delle regole meno raccontate e più determinanti dell'intero contratto collettivo: quella che ha scritto, uno dopo l'altro, i contratti brevi e scontati di Durant, Harden, Curry e Kawhi Leonard, e che colpisce un giocatore molto prima che quel compleanno arrivi davvero.

Intanto, nel deserto del Nevada, la corsa alla nuova franchigia di Las Vegas si è ristretta a tre gruppi, con cifre che nessuno aveva mai visto, un palazzo ancora tutto da costruire e Seattle che osserva dalla finestra.

Infine una notizia di cronaca: JR Smith, campione NBA nel 2016 e nel 2020, è stato arrestato nel nord del Texas con l'accusa di aggressione in ambito familiare, pochi mesi dopo essersi laureato all'università in cui era entrato da matricola a trentasei anni.

Le regole del contratto collettivo proteggono le squadre o finiscono per decidere al posto dei giocatori? E una franchigia che non esiste ancora può davvero valere quanto una delle più antiche della lega? Sul terzo passaggio, invece, non c'è nulla da chiedere e nulla da commentare: c'è solo da lasciare che la vicenda faccia il suo corso.

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Ep. 243 - tra il dire e il fare c'è di mezzo il media day e gli altri passaggi di oggi29 Sep 202600:18:03

Le franchigie NBA hanno celebrato il rito che apre la stagione, e per una volta dal media day è scappato molto più del solito: LeBron James in maglia Sixers per la sua ventiquattresima stagione, con la promessa di non aver lasciato la propria famiglia per perdere al secondo turno, Giannis che incorona i Knicks sotto lo sguardo contrariato di Bam Adebayo, Wembanyama che racconta le notti insonni dopo la finale persa, Haliburton che si dichiara guarito facendo sapere di essere lui stesso la fonte, i Clippers che aprono con delle scuse e Detroit che confessa di non aver parlato con Jalen Duren per un'intera estate.

Intanto, alla Ball Arena, Nikola Jokić ha annunciato che firmerà il prossimo anno e ha aggiunto tre parole, «se mi vogliono», dietro le quali si nascondono ottantadue milioni di dollari, il meccanismo del tetto salariale e un'idea molto precisa di ciò che significa lasciare un segno.

Infine Los Angeles, dove Bronny James si è seduto per la prima volta davanti ai microfoni senza suo padre nella stanza accanto, nel giorno in cui il percorso di entrambi ha smesso di essere lo stesso percorso.

Dal media day si capisce davvero che stagione sarà, o è soltanto il giorno in cui nessuno ha ancora perso niente? Jokić sta aspettando il contratto giusto o sta aspettando una risposta da Denver? E Bronny James, senza il cognome accanto, si ritrova più solo o finalmente più libero?

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Ep. 242 - tra Jalen Duren e i Detroit Pistons il terzo incomodo è una bilancia e gli altri passaggi di oggi28 Sep 202600:12:18

Oggi i Detroit Pistons si presentano alla stampa e il loro centro non ci sarà, perché Jalen Duren, ventidue anni, reduce da una stagione da 19,5 punti e 10,5 rimbalzi col 65% dal campo, dal primo All-Star Game e dal terzo quintetto All-NBA dentro la squadra che ha vinto 60 partite, è fermo da mesi in una trattativa che si è incagliata su cinque anni e 200 milioni e su una clausola che lo obbligherebbe a salire sulla bilancia una volta al mese, lui che pesa gli stessi 113 chili del giorno in cui è entrato in NBA e che in quattro anni non è mai sceso sotto le sessantuno partite giocate.

Intanto a San Francisco è arrivata la firma che i tifosi aspettavano: Stephen Curry ha esteso per due anni e 116 milioni con i Warriors, prendendone circa venti in meno del massimo che gli spettava, e quei soldi lasciati sul tavolo diventano margine per costruirgli intorno una squadra nella parte finale della sua carriera.

Infine il collezionismo, dove giovedì sera una figurina unica al mondo con LeBron James e Kobe Bryant, autografata da entrambi e con incastonate due toppe del logo NBA ritagliate dalle loro maglie, è stata venduta all'asta per sei milioni e mezzo di dollari dopo essere rimasta vent'anni in un cassetto senza che nessuno sapesse che esistesse.

Jalen Duren ha ragione a non presentarsi o è una squadra da sessanta vittorie ad avere il diritto di mettere le sue condizioni? Stephen Curry ha fatto un regalo ai Warriors o ha comprato la possibilità di non finire la carriera in una squadra qualunque? E sei milioni e mezzo per una card sono la follia di un mercato impazzito o il prezzo giusto per l'unico oggetto al mondo?

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Ep. 241 - se n'è andato il padre della NBA dei nostri padri e gli altri passaggi di oggi25 Sep 202600:14:21

La puntata di oggi è dedicata a tre persone che ci hanno lasciato in queste ore, e che allo sport hanno dato tre cose diverse.

Chi una strada, chi l'appartenenza. Chi una voce.

Bob Pettit, morto mercoledì a novantatré anni, dalla squadra del liceo era stato tagliato due volte, imparò a giocare da solo in un cortile della Louisiana illuminato dalla finestra di una camera da letto, e da lì è arrivato a essere il primo Most Valuable Player della storia della NBA, il primo uomo a superare i ventimila punti, il primo a segnare cinquanta punti in una finale, uno dei primissimi ad allenarsi con i pesi e l'uomo da cui comincia il ruolo dell'ala grande moderna.

Lawrence Tanter, se ne è andato a settantasei anni, ed è stato per quarantatré stagioni la voce che presentava i Los Angeles Lakers dentro il loro palazzo, dal quarto anno di Magic Johnson fino a oggi, attraverso quindici finali e nove titoli, senza che nessuno, in tutto quel tempo, sentisse mai il bisogno di cambiarla.

Elena Pero, infine, una delle voci più importanti del tennis mondiale, è morta a sessant'anni dopo una malattia durante la quale, ha fatto sapere Sky, non ha saltato una sola telecronaca: era entrata a Telepiù nel 1991 da praticante, aveva avuto Rino Tommasi come maestro, per più di vent'anni ha raccontato il tennis accanto a Paolo Bertolucci, e la sua ultima telecronaca è stata da Wimbledon, per il secondo titolo di Jannik Sinner.

Se avete un ricordo legato a una di queste tre persone, a una partita, a una telecronaca, a una voce che vi ha accompagnato, scrivetelo qui sotto. È il modo migliore per tenerle con noi.

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Ep. 240 - che Lonzo Ball si fosse ritirato non lo sapeva nemmeno lui e gli altri passaggi di oggi24 Sep 202600:12:54

Per ventiquattro ore mezza NBA ha creduto che Lonzo Ball si fosse ritirato, sulla base di cinquantacinque minuti di podcast in cui parlava della propria carriera al passato senza dirlo mai, finché non è stato lui a sistemare tutto con una riga su X: mi sono ritirato? Prima notizia che leggo, visto che sto ancora aspettando una chiamata. Ed è la storia di un ragazzo scelto con la seconda chiamata del 2017 tra Fultz e Tatum, che a ventotto anni ha giocato sette stagioni su nove, che nel marzo del 2023 si è fatto impiantare nel ginocchio sinistro il menisco di un donatore e della cartilagine nuova, e che è tornato in campo più di mille giorni dopo l'ultima partita, primo atleta professionista a farcela dopo un intervento del genere.

Intanto da Oakland arriva la frase che i tifosi dei Warriors aspettavano, perché Stephen Curry, alla vigilia della diciottesima stagione con la stessa maglia e con il rinnovo ancora non firmato, ha detto che non va da nessuna parte, spiegando però perché stavolta la firma richiede tempo dopo un'annata chiusa fuori dai playoff.

Infine New York, dove a una settimana dal camp i Knicks campioni in carica non hanno ancora trovato l'accordo con Karl-Anthony Towns, e dove tutto dipende da una riga di regolamento chiamata secondo apron e dal precedente di Jalen Brunson, che due anni fa rinunciò a 113 milioni.

Una squadra NBA dovrebbe chiamare Lonzo Ball? Stephen Curry sta prendendo tempo per capire che squadra saranno i Warriors o è solo una trattativa come tutte le altre? E Karl-Anthony Towns deve fare come Brunson e rinunciare a una parte dei suoi soldi, o è la società che deve smettere di nascondersi dietro il secondo apron?

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Ep. 239 - Kawhi Leonard e i Toronto Raptors finché corte non li separi e gli altri passaggi di oggi23 Sep 202600:15:06

Nel 2019 i Toronto Raptors avevano provato a tenersi Kawhi Leonard costruendogli intorno una squadra da titolo e inventando per lui la gestione dei minuti che avrebbe cambiato il vocabolario della NBA, ma un mese dopo l'anello lui se n'era andato a Los Angeles: sette anni più tardi è tornato in Canada per uno scambio congelato mesi in attesa delle sanzioni per l'aggiramento del tetto salariale, e dopo appena otto giorni, senza aver ancora giocato una partita, ha firmato un'estensione da due anni e 115 milioni che lo lega fino al 2029, lasciando sul tavolo undici milioni proprio lui che dalla lega era stato multato per aver preteso entrate in più.

Intanto, rispondo alle due domande che tornano sempre sull'espansione a Seattle e a Las Vegas, il quando e il quanto: le scadenze delle offerte, i gruppi in corsa, i motivi per cui una città è pronta domani e l'altra non sa ancora dove costruire l'arena, e i 7/10 miliardi che la lega chiede, da confrontare con i 300 milioni che nel 2004 bastarono per l'ultima squadra nata in NBA.

Infine Detroit, dove Michael Blackstone, il numero due delle operazioni cestistiche dei Pistons, ha raccontato pubblicamente di convivere da tre anni con un tumore al polmone al quarto stadio scoperto grazie a un dolore alla spalla che si era rifiutato di ignorare, e lo ha fatto per una ragione precisa, che riguarda chiunque lo ascolti.

Kawhi Leonard ha firmato a Toronto perché ci crede davvero o perché in questo momento era il posto più sicuro dove stare? La NBA sta allargando i suoi confini per far crescere il gioco o per incassare la cifra più alta possibile? E raccontare pubblicamente una malattia può aiutare circa la prevenzione?

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Ep. 238 - il 21 settembre non è mai stato un giorno come un altro per Nicolas Batum e gli altri passaggi di oggi22 Sep 202600:15:36

Nicolas Batum ha annunciato il ritiro in una palestra della Normandia, parlando con suo figlio Ayden, dopo diciotto stagioni in NBA senza mai un All-Star Game e 877 partite da titolare, dopo un contratto da 120 milioni tagliato a Charlotte e una ripartenza dal minimo salariale ai Clippers, dopo un oro europeo, due argenti olimpici e una stoppata a Tokyo che tolse a Luka Dončić la finale, e lo ha fatto il 21 settembre, lo stesso giorno in cui trentacinque anni fa suo padre crollò in campo prima di tirare due liberi, con lui in tribuna, a due anni.

Intanto Doc Rivers, che nel 1996 aveva detto di no a NBC per non chiudersi la porta della panchina, a quella stessa televisione ci arriva da allenatore in pensione, con 1.194 vittorie, un titolo, una Hall of Fame e un figlio che lavora già lì.

Infine Toronto, dove nel weekend dedicato a Kyle Lowry è comparso un dinosauro dorato che palleggia con una zampa e chiama uno schema con l'altra, un omaggio così letterale che i Raptors hanno dovuto precisare che si tratta di un'installazione temporanea e non della statua definitiva, in attesa del 10 gennaio, quando il numero 7 del miglior Raptor di sempre salirà sotto il tetto accanto al 15 di Vince Carter, proprio contro quella Philadelphia in cui Lowry è nato.

Nicolas Batum resterà nella memoria per quello che ha vinto o per il tipo di giocatore che è stato? Un allenatore appena ritirato può raccontare la NBA con l'onestà che promette Doc Rivers o conoscerne troppo bene i protagonisti è un limite? E il dinosauro dorato di Toronto è un omaggio affettuoso o un modo sbrigativo di celebrare uno dei giocatori più importanti della storia dei Raptors?

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Ep. 237 - da ieri notte la rookie più prolifica nella storia della WNBA si chiama Olivia Miles e gli altri passaggi di oggi21 Sep 202600:17:57

Per diciotto anni il record di punti di una rookie in WNBA è stato di Seimone Augustus e dei Minnesota Lynx, per due è rimasto nelle mani di Caitlin Clark, e ieri notte, dentro l'arena delle Connecticut Sun, con un tiro libero arrivato dopo un primo quarto a tabellino vuoto, è tornato a Minneapolis: se lo è preso Olivia Miles, la ragazza che nel 2025 ha rinunciato a essere la seconda scelta del Draft per ricostruirsi un ginocchio e una testa in Texas, e che un anno dopo è stata scelta esattamente allo stesso numero.

Intanto la NBA chiude il primo anno di un contratto televisivo da settantasei miliardi, con le Finals più viste dai tempi di Jordan e una fila di miliardari pronti a pagare fino a dieci miliardi per entrare, mentre le squadre passano di mano una dopo l'altra e le città restano a guardare, da Dallas che ha perso Dončić a Boston che ha salutato Jaylen Brown, fino a Seattle, che per riavere la pallacanestro dovrà pagare più di venti volte quello che costò portargliela via.

Infine Quantico, in Virginia, dove l'FBI ha nominato agente speciale onorario Shaquille O'Neal, che la polizia la frequenta dal 2005, che per anni ha lavorato da riservista per un dollaro all'anno, che ha un dottorato sull'uso dell'umorismo nella leadership, e che quel dottorato lo ha messo in pratica subito, davanti a 265 dirigenti di polizia, prendendosela con Charles Barkley.

Il record di Olivia Miles vale di più per come ci è arrivata o per la stagione più lunga in cui lo ha stabilito? I soldi dei nuovi proprietari stanno facendo crescere la NBA o la stanno allontanando dalle città che la tengono in vita? E un titolo onorario dell'FBI a Shaquille O'Neal è il riconoscimento di un impegno lungo vent'anni o soltanto l'ennesima puntata di un personaggio senza limiti?

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Ep. 236 - a Los Angeles per la NBA adesso ci sono problemi anche sponda Lakers e gli altri passaggi di oggi18 Sep 202600:13:56

Martedì Adam Silver aveva garantito che nel vagliare Mark Walter come proprietario dei Lakers la NBA non aveva trovato nessuna red flag, e stanotte una class action depositata in Florida ha accusato lui e quattro sue società di aver nascosto a centinaia di migliaia di pensionati un'indagine penale federale, mentre dirottava i loro risparmi dentro il fondo che, secondo l'accusa, ha comprato prima i Dodgers e poi i Lakers: con i Clippers puniti il 2 settembre e la procura di Brooklyn che indaga su di loro, la lega si ritrova senza una sponda pulita nella città più importante che ha dopo New York.

Intanto a Boston, alla presentazione dei tre nuovi acquisti, mancava Mitchell Robinson, e il motivo che i Celtics avevano definito personale lo ha raccontato lui stesso davanti a una telecamera, tre mesi dopo quel pugno al pick up che gli costò un dito e che nessuno, durante le Finals, sapeva spiegare.

Infine da Denver arriva la storia di DeMar DeRozan, trentasette anni, diciottesima stagione e un contratto annuale firmato dopo essere stato tagliato da Sacramento, che continua a fare quello che ha iniziato nel 2018 quando raccontò per primo la sua depressione, e che oggi passa le giornate a convincere dei ragazzi di contare qualcosa, con addosso il tatuaggio di una domanda che si sentì rivolgere a Compton da bambino.

Chi vaglia i proprietari delle squadre NBA sta facendo male il suo lavoro o sta facendo l'unico lavoro possibile con gli strumenti che ha? Che impatto avrà Mitchell Robinson ai Celtics? E della salute mentale si parla ormai abbastanza o siamo ancora all'inizio di tutto?

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Ep. 235 - solo i Clippers potevano trattare Chris Paul come stanno continuando a fare e gli altri passaggi di oggi17 Sep 202600:15:31

Sullo shop online dei Clippers sono comparse le maglie di Bradley Beal con il numero 3, quello che a Los Angeles nessuno aveva più indossato dal 2017, quello che Beal stesso si era tolto di dosso dodici mesi fa per restituirlo a Chris Paul, e quello che Lawrence Frank aveva promesso di ritirare proprio nei giorni in cui lo stava rispedendo a casa da una trasferta ad Atlanta: ovvero il modo in cui solo i Clippers potevano trattare Chris Paul.

Intanto NFL, NBA, MLB, NHL e MLS hanno firmato con i loro sindacati una lettera indirizzata a trentacinque stati americani e a Washington DC per chiedere il divieto a vita dalle piattaforme di scommessa per chi minaccia gli atleti, in una stagione in cui Fred VanVleet è stato avvicinato in chiesa e J.B. Bickerstaff ha dovuto rivolgersi alle autorità.

Infine New York, dove i Knicks sistemano il fondo del roster con cinque contratti da training camp per due posti, Jalen Brunson passa dagli Emmy al set di Law & Order a Saturday Night Live nel giro di tredici giorni, e il prezzo per vedere i campioni in carica dal vivo parte da milletrecento dollari.

Ritirare una maglia è un gesto dovuto o una concessione che si può ritirare quando cambia il vento? Le molestie agli atleti sono il prezzo inaccettabile, sia ben chiaro, ma inevitabile di un mercato legale o una cosa che si può fermare con delle regole? E una squadra che vince l'anello diventa più grande per i suoi tifosi o semplicemente più cara?

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Ep. 234 - Adam Silver ha ammesso che la NBA sta trattando con l'Eurolega ma ancora non si sa precisamente su cosa e gli altri passaggi di oggi16 Sep 202600:11:38

Adam Silver rompe il silenzio al termine del Board of Governors NBA e ammette per la prima volta quello che la lega aveva smentito fino a ventiquattro ore prima, ovvero che tra NBA ed Eurolega esistono trattative in corso, mentre il progetto della lega americana in Europa procede comunque per la propria strada con sedici squadre previste e nuovi annunci attesi nelle prossime settimane, e mentre sul fronte domestico l'espansione verso Las Vegas e Seattle resta in attesa di una decisione entro la fine dell'anno.

Nella stessa conferenza stampa, poi, arriva il momento più spiazzante di tutta la riunione: interrogato dal Pablo Torre il cui podcast ha fatto esplodere il caso Clippers, il Commissioner riconosce che i giornalisti riescono a fare cose precluse agli investigatori tradizionali e confessa che su Mark Walter, oggi, non sa nulla di più di quanto sapesse quando la lega lo sottopose ai controlli prima di consegnargli i Los Angeles Lakers.

E da Atlanta arriva infine la notizia più bella della giornata, perché le Dream riportano dentro la propria organizzazione Matilde Villa, cinque mesi dopo averne abbandonato i diritti e tre settimane dopo che la playmaker azzurra aveva firmato a Berlino il primo canestro italiano a un Mondiale dopo trentadue anni di assenza.

Un fronte unito tra NBA ed Eurolega è davvero la soluzione migliore per il basket europeo, oppure è soltanto il modo più elegante per consegnare il continente a chi arriva da fuori? Se il capo della lega più ricca del mondo ammette che i suoi controlli non arrivano dove arriva un giornalista, quanto possiamo fidarci di chi viene ammesso nel club dei proprietari? E quella di Matilde Villa è la firma che apre finalmente le porte della WNBA a una generazione azzurra intera oppure resta un'occasione ancora tutta da conquistare?

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Ep. 233 - adesso Kawhi Leonard è ufficialmente di nuovo un giocatore dei Toronto Raptors e gli altri passaggi di oggi15 Sep 202600:14:16

Dopo due mesi e mezzo di attesa, ventiquattro ore dopo la resa pubblica di Steve Ballmer, lo scambio più discusso dell'estate si chiude finalmente: Kawhi Leonard torna ai Toronto Raptors rinunciando persino al proprio premio di cessione, mentre ai Clippers vanno Brandon Ingram, Gradey Dick e le uniche scelte al Draft rimaste a una franchigia che ha dilapidato un decennio di futuro per tre sole serie di playoff vinte.

A New York, intanto, il consiglio dei proprietari NBA affronta due giorni densi come non lo erano da anni, tra il silenzio che Adam Silver deve finalmente rompere sul caso Clippers, la corsa all'espansione tra Seattle e Las Vegas, la spinta su NBA Europe e la smentita sull'ipotesi che la lega americana voglia comprarsi l'Eurolega, il tutto mentre a rappresentare Los Angeles siede un vice governatore il cui nome era comparso nell'inchiesta che ha fatto scoppiare tutto.

E infine, le parole di Danilo Gallinari su Kawhi Leonard fanno il giro del mondo nel modo peggiore possibile, cioè private del contesto, del tono e soprattutto della storia di un giocatore che in sedici stagioni di NBA ha passato quasi cinquecento partite a guardare gli altri giocare.   Il ritorno a Toronto, per un trentacinquenne reduce dalla miglior stagione offensiva della carriera, può davvero riportare i Raptors dove erano nel 2019, o arriva semplicemente troppo tardi per entrambi? Cosa dirà Adam Silver oggi, quando dopo quasi tre settimane di silenzio dovrà spiegare pubblicamente le ragioni della sanzione più pesante mai comminata a una squadra? E quanto siamo disposti ad ammettere che il modo in cui una frase viene detta conti almeno quanto la frase stessa, prima di trasformare una battuta tra fratelli in un caso internazionale?   Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere.   TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così.   Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

Ep. 232 - il quinto titolo mondiale di Team USA femminile porta la sua imbattibilità ai Mondiali a 7.298 giorni e gli altri passaggi di oggi14 Sep 202600:14:14

Il quinto titolo mondiale consecutivo degli Stati Uniti arriva alla Uber Arena di Berlino al termine di una finale che per un tempo intero è stata saldamente in mano alla Francia, prima che un secondo tempo chiuso sul 54 a 24 spegnesse il sogno transalpino e consegnasse a Breanna Stewart un premio di miglior giocatrice che certifica una carriera senza sconfitte nelle competizioni che contano, mentre l'imbattibilità iridata americana tocca i 7.298 giorni.

Steve Ballmer, intanto, compie la marcia indietro più clamorosa dell'estate: undici giorni dopo aver definito caccia alle streghe l'indagine della NBA, il proprietario dei Clippers annuncia di aver pagato i trenta milioni di multa, di accettare integralmente le sanzioni e di rinunciare a qualunque azione legale, chiedendo scusa a tifosi, dipendenti e colleghi proprietari a poche ore dal consiglio della lega e a pochi giorni dall'apertura dell'indagine penale del Dipartimento di Giustizia.

E dopo essere stato accostato a uno dei due nuovi progetti romani, Ettore Messina sceglie di cambiare aria e continente, entrando come consulente nello staff degli Atlanta Hawks allenati da quel Quin Snyder che quindici anni fa gli faceva da assistente al CSKA Mosca.

Con nove esordienti assolute in dodici convocate e con due stelle rimaste a casa per infortunio, questo gruppo americano ha davvero ancora il margine che tutti gli riconoscono o il resto del mondo si è avvicinato più di quanto il punteggio finale racconti? Le scuse improvvise di Steve Ballmer sono un atto di responsabilità verso la propria comunità o una mossa dettata dalla comparsa dei procuratori federali e dalla speranza di vedersi alleggerire la condanna? E la scelta di Ettore Messina di ripartire dal campionato più competitivo del mondo, invece che da un progetto italiano in costruzione, dice qualcosa su di lui o dice qualcosa sullo stato della nostra pallacanestro?

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Ep. 231 - a Roma il derby tra le due nuove squadre di pallacanestro della città è già cominciato a colpi di advisor e gli altri passaggi di oggi11 Sep 202600:13:55

La corsa agli annunci tra le due nuove squadre della Capitale trasforma un derby non ancora nato in una gara di giocata lontano dal parquet, con la Maxima che porta Francesco Totti e Ciro Immobile dentro un progetto impegnando per la sola firma dell'ex capitano giallorosso più della metà di quanto speso per costruire l'intera squadra, e con il Basketball Club Roma che ventiquattr'ore dopo replica arruolando nel proprio comitato consultivo Bryan Colangelo e Chris Mullin, accanto a Sergio Scariolo e a quel Valerio Bianchini che nel 1983 vinse l'unico scudetto della storia cestistica romana.

Il 5 ottobre i proprietari dei club di Eurolega si riuniranno intanto a Villa d'Este, sul lago di Como, per un summit organizzato dall'Olimpia Milano in cui si deciderà se il basket europeo debba costruirsi da solo il proprio modello a franchigie, con undici candidati già preselezionati e quasi settecento milioni di euro di offerte sul tavolo, oppure aprire le porte a una possibile acquisizione da parte della NBA.

E a una settimana esatta dalla sanzione più pesante nella storia della lega, il caso Kawhi Leonard esce definitivamente dal perimetro sportivo: il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un'indagine penale, la procura federale di Brooklyn ha già emesso una citazione a comparire, e adesso in gioco non ci sono più soltanto scelte al Draft e multe milionarie.

Le grandi firme arrivate a Roma sposteranno davvero l'attenzione della città verso la pallacanestro o resteranno testimonial pagati a peso d'oro in un progetto ancora tutto da costruire? Il summit sul lago di Como consegnerà all'Europa un modello finalmente autonomo e sostenibile oppure segnerà l'inizio della resa definitiva alla lega americana? E Steve Ballmer, che aveva promesso battaglia contro la NBA con ogni mezzo a disposizione, manterrà la stessa linea adesso che dall'altra parte del tavolo si è seduto un procuratore federale?

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Ep. 230 - il talento nostro è l'anima e gli altri passaggi di oggi10 Sep 202600:17:27

L'eliminazione delle Azzurre per mano dell'Australia chiude un Mondiale in cui l'Italia è tornata tra le prime dodici del pianeta dopo trentadue anni di assenza, e lo fa nel modo più crudele possibile: ventisei punti di svantaggio ribaltati fino all'ottanta pari con una tripla da nove metri di un'esordiente di ventidue anni, e un ultimo appoggio al tabellone che si ferma sul ferro prima di uscire, mentre coach Capobianco consegna a fine partita la frase che racconta questo gruppo meglio di qualunque tabellino.

La sanzione più pesante nella storia della NBA chiude intanto dodici anni di un rapporto che era cominciato nel modo opposto, con un commissioner appena insediato che definiva Steve Ballmer il proprietario assolutamente perfetto e con il proprietario più ricco dello sport americano che ripuliva l'immagine della franchigia più derisa della lega, prima di ritrovarsi sospeso per un anno da un'indagine che ha finanziato lui stesso.

E l'apertura in due giorni dei negozi di figurine di Mo Bamba e Cooper Flagg, dentro una corsa che ha già arruolato Tom Brady, Lewis Hamilton, Jay-Z e i proprietari di mezza NBA, svela un movimento molto più profondo di una semplice moda del momento.

Questa Nazionale, capace di sfiorare l'impresa contro gli Stati Uniti e di rimontarne ventisei all'Australia, ha davvero ricostruito le fondamenta per tornare stabilmente ai piani alti del basket mondiale? Steve Ballmer considererà quanto accaduto una punizione da accettare o un tradimento da portare davanti a un tribunale, trasformando il caso nella prova più dura della gestione di Adam Silver? E gli atleti che oggi si comprano i negozi in cui vengono vendute le loro stesse figurine stanno inseguendo una passione oppure stanno prendendo posizione, con largo anticipo, dentro un mercato destinato a valere sempre di più?

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Ep. 229 - se anche il giocatore più ricco e influente della NBA si accompagna a Polymarket e gli altri passaggi di oggi09 Sep 202600:25:29

Lo spot patinato girato nel quartier generale di Polymarket sancisce l'ingresso di LeBron James nell'universo dei mercati predittivi, e arriva nel momento più delicato che la lega ricordi sul fronte delle scommesse, tra radiazioni a vita, arresti dell'FBI e un'inchiesta federale che dal professionismo si è ormai allargata al basket universitario, mentre la piattaforma appena sposata è la stessa su cui in un solo anno hanno vinto un soldato delle forze speciali che sapeva dove trovare Maduro e un ingegnere informatico che conosceva in anticipo le tendenze di ricerca di Google.

Il ritorno di Kawhi Leonard ai Toronto Raptors resta intanto inspiegabilmente congelato a una settimana dalla sentenza che avrebbe dovuto sbloccarlo, con i ruoli capovolti rispetto a luglio e una dirigenza decapitata dalle sospensioni che frena l'unica operazione capace di restituire ai Clippers un minimo di futuro, mentre il giocatore si allena a Miami con compagni che formalmente non sono ancora i suoi.

E i Lakers annunciano infine la statua di Phil Jackson, l'allenatore più vincente nella storia di questo sport, con un comunicato firmato da Jeanie Buss proprio nelle settimane in cui la sua famiglia sta uscendo per sempre dalla proprietà della franchigia acquistata dal padre nel 1979.

Se persino l'atleta in attività più influente e più ricco del mondo decide di mettere la propria faccia accanto a una piattaforma di mercato predittivo, quale margine resta alla lega per pretendere che i suoi giocatori ne stiano alla larga? Il ritardo dei Clippers è davvero soltanto una questione di organigrammi da ricostruire, oppure è il primo segnale della battaglia legale che Steve Ballmer ha promesso di combattere con ogni mezzo a disposizione? E il tributo a Phil Jackson verrà ricordato come il gesto più giusto di una dinastia che ha governato Los Angeles per quarantasette anni o soltanto come il suo ultimo atto?

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Ep. 228 - è sempre il momento di tifare le Azzurre dell'Italbasket ma adesso ancor di più e gli altri passaggi di oggi08 Sep 202600:18:55

La sconfitta contro le torri cinesi condanna l'Italia al terzo posto del girone e alla via più tortuosa verso i quarti, con le Azzurre svuotate dopo l'impresa sfiorata contro Team USA appena ventiquattro ore prima e attese domani sera dallo spareggio secco contro un'Australia terza nel ranking mondiale e reduce da sei medaglie nelle ultime sette edizioni iridate.

Il ritiro di Russell Westbrook, arrivato in una calda giornata d'agosto senza che nessuno gli avesse offerto un contratto, apre intanto il capitolo più significativo dell'intera estate NBA: la lenta e silenziosa fine dell'era del player empowerment, con veterani del calibro di DeRozan, Klay Thompson e Ben Simmons accasati dove capitava e con il secondo apron che ha restituito ai proprietari un potere che sembrava perduto per sempre, mentre i Timberwolves cambiano padrone e Portland si gioca la permanenza in città in una trattativa da oltre mezzo miliardo di fondi pubblici.

E l'addio di Cathy Engelbert alla WNBA, dopo sette anni di crescita record e di rapporti logorati con le giocatrici, consegna a chi verrà dopo di lei una lega finalmente guardata da tutti e proprio per questo diventata terreno di caccia per personaggi come Enes Kanter Freedom.   Questa Italia, capace di tenere gli Stati Uniti a cinquantacinque punti e poi di crollare il giorno seguente, avrà la lucidità per superare una corazzata come l'Australia in quaranta minuti da dentro o fuori? La stagione che verrà segnerà davvero la fine definitiva del potere contrattuale dei giocatori o il sindacato riuscirà a ribaltare i rapporti di forza alla scadenza del 2028? E il prossimo commissioner della WNBA saprà proteggere il campionato da chi ne sfrutta la crescita per ritagliarsi un istante di visibilità, oppure questi episodi diventeranno il prezzo inevitabile del successo?

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Ep. 227 - tutto ciò che c'è da sapere su ogni cosa accaduta in un agosto in cui cestisticamente è successo di tutto e gli altri passaggi di oggi07 Sep 202600:43:38

Il pugno di ferro calato da Adam Silver sui Los Angeles Clippers chiude dopo dodici mesi esatti l'inchiesta più rovente della storia recente della lega, con cinque prime scelte cancellate, la multa più salata mai comminata a una franchigia e la sospensione di Steve Ballmer, mentre il verdetto restituisce a Pablo Torre e al suo Pulitzer una legittimazione clamorosa.

Sull'altra sponda di Los Angeles i Lakers passano di mano per la seconda volta in quattordici mesi, con la cessione record a Bob Iger e Josh Kushner che consuma definitivamente la dinastia dei Buss in una battaglia legale tra fratelli, mentre a Springfield la Hall of Fame consacra nove immortali e la pallacanestro tutta saluta Don Nelson, l'uomo che aveva inventato con decenni di anticipo il gioco che oggi praticano tutti.

L'Italia femminile torna intanto su un palcoscenico mondiale dopo trentadue anni di assenza e a Berlino sfiora l'impresa contro il superteam a stelle e strisce, mentre a Roma l'estenuante telenovela della panchina si chiude lontanissimo da come era cominciata.

E sullo sfondo la corsa miliardaria alle franchigie di NBA Europe e la rivoluzione delle licenze in Eurolega ridisegnano l'intera geografia del basket continentale, tra le offerte oltre il miliardo per Londra e una SuperCup nata ad Abu Dhabi e già in dubbio.   La linea durissima tracciata da Silver riuscirà a scoraggiare per sempre chi pensa di poter aggirare il tetto salariale o la potenza di fuoco legale dell'uomo più ricco dello sport americano finirà per ridimensionare la condanna, come già accadde ai Timberwolves un quarto di secolo fa? Questa Italia, capace di tenere gli Stati Uniti a cinquantacinque punti, è la squadra che può riportarci stabilmente nella parte alta del basket mondiale? E il nuovo assetto europeo, con la NBA che bussa alla porta e l'Eurolega che si blinda, porterà al nostro continente il salto di qualità che tutti aspettano o soltanto una guerra combattuta a colpi di miliardi?   Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere.   TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così.   Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti.

TWENTYFOUR STORIES Ep. 25 | LA PELLE | Kevin Garnett: tutto è possibile04 Sep 202600:19:37

Dovevano essere ventiquattro, come i secondi di un possesso e come il nome di questo podcast. Ne sono venticinque, perché l'ultima non poteva che essere la sua: da dodici anni la faccia nel logo di Trash Talking è quella di Kevin Garnett, e oggi finalmente vi racconto perché.

Il ragazzo di Mauldin che nel 1995 saltò il ponte che nessuno saltava da vent'anni, dal liceo dritto al Draft, aprendo la strada a Kobe, McGrady e LeBron; il contratto da 126 milioni che contribuì a far esplodere una serrata; la pelle del lupo, il petto percosso, il trash talk più temuto della sua generazione; l'MVP del 2004, l'Ubuntu di Boston e l'urlo coi coriandoli addosso: anything is possible.

E poi il segreto che in pochi conoscono: il ventuno non era il suo numero. Era quello di un idolo diventato compagno, e poi diventato una ferita che non si chiude, una notte di maggio del 2000, di ritorno dalla festa per i suoi ventiquattro anni.

Con un epilogo arrivato tre settimane fa, che chiude il cerchio meglio di qualunque sceneggiatura.

Ultima puntata dell'estate, con i ringraziamenti a chi l'ha resa possibile.

LA PELLE (5/5) - quanto costa rimanere se stessi.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 24 | LA PELLE | Maya Moore: ventitré03 Sep 202600:13:13

Tre atti per la storia più straordinaria dello sport contemporaneo. Atto primo: la macchina da vittorie, 150 partite vinte e 4 perse al college, una striscia record di 90, quattro titoli in sette stagioni a Minnesota, un MVP, due ori olimpici, prima cestista donna della storia firmata da Jordan Brand, che nel presentarla parlò - profeticamente - del segno che avrebbe lasciato fuori dal campo.

Atto secondo: la scelta, a ventinove anni, all'apice, Maya Moore appende la maglia per una sola causa: liberare Jonathan Irons, arrestato a sedici anni e condannato a cinquanta in un processo senza uno straccio di prova fisica.

Atto terzo: il cancello che si apre il 1° luglio 2020, lei in ginocchio, il matrimonio, un figlio, la maglia al soffitto e la Hall of Fame. E un numero che lega tutto, due volte: il ventitré.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 23 | LA PELLE | Mahmoud Abdul-Rauf: tiri liberi02 Sep 202600:12:09

Due voci per un uomo solo: il corpo e la volontà. Quello di Chris Jackson, ragazzino di Gulfport, Mississippi, si muoveva da solo - il collo che scattava, i gesti ripetuti fino alla perfezione - e nessuno seppe dargli un nome fino ai diciassette anni: sindrome di Tourette.

Nel frattempo la scuola lo puniva e lo spostava nelle classi differenziali. La volontà ne fece il miglior rookie nella storia del basket collegiale americano e poi il tiratore di liberi più preciso della sua epoca, due volte il migliore dell'intera NBA.

Poi gli fece scegliere una pelle nuova: l'Islam, e un nome nuovo, Mahmoud Abdul-Rauf. Finché, nel marzo 1996, scelse un solo movimento, non alzarsi per l'inno, e quell'unico gesto libero gli costò tutto: la sospensione, le minacce di morte, l'esilio a ventinove anni, una casa bruciata nel Mississippi.

Vent'anni prima di Kaepernick, che nel 2022 ha pubblicato la sua autobiografia. 

LA PELLE (3/5) - quanto costa rimanere se stessi.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 22 | LA PELLE | Dennis Rodman: guardatemi01 Sep 202600:13:29

Una fanzine punk letta ad alta voce: dodici frammenti per l'uomo più guardato e meno visto della storia del basket. Dennis Rodman raccontato per strappi: il padre sparito nelle Filippine, il ragazzo di un metro e ottanta tagliato per quattro anni dalla squadra del liceo, gli orologi rubati all'aeroporto per farsi degli amici e la madre che gli prepara la valigia e lo caccia, i venti centimetri cresciuti in un anno, il ragazzino dell'Oklahoma che gli ridà una famiglia, la notte del fucile nel parcheggio in cui "morì l'impostore", i capelli semaforo, il vestito da sposa sulla Fifth Avenue, i tre titoli coi Bulls e la fuga a Las Vegas interrotta da Jordan in persona, le lacrime di Springfield.

Fino agli ultimi due frammenti, i più difficili: una figlia con l'oro olimpico al collo, il contratto più ricco del suo campionato e una frase che nessun colore può coprire. 

LA PELLE (2/5) - quanto costa rimanere se stessi.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 21 | LA PELLE | Allen Iverson: l'inchiostro non si cancella31 Aug 202600:13:59

Si apre l'ultimo capitolo, e si apre in un'aula di tribunale. Perché la storia di Allen Iverson comincia con un processo vero - a diciassette anni, una rissa in una sala da bowling della Virginia, e una legge nata dopo la guerra civile per proteggere i neri dai linciaggi, riesumata per condannare lui - e prosegue con un processo lungo una carriera: quello alle sue treccine, ai suoi tatuaggi, alla sua musica, alla sua pelle.

TWENTYFOUR Stories lo racconta come un'arringa difensiva: il crossover su Jordan, l'MVP più basso della storia, i quarantotto punti e lo scavalcamento di Tyronn Lue, la verità dietro la conferenza stampa più fraintesa di sempre, la copertina in cui la sua stessa lega gli cancellò i tatuaggi, il dress code del 2005 e il ribaltamento finale: l'imputato diventato il precedente di un'intera generazione.

Si apre LA PELLE.

LA PELLE (1/5) - quanto costa rimanere se stessi.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 20 | LA FAME | Pat Riley: the disease of more28 Aug 202600:13:10

Giugno 1987, alla parata per il quarto titolo dei Lakers l'allenatore coi capelli all'indietro prende il microfono e fa la cosa che nello sport non si fa mai:"vi garantisco che l'anno prossimo vinceremo di nuovo".

Manterrà quella promessa.

Ma la vera eredità di Pat Riley è un'altra: è stato lui a dare un nome alla forza che raccontiamo da una settimana, definendola una malattia, the disease of more, la malattia del di più per cui "il successo è spesso il primo passo verso il disastro".

Dal padre eterno giocatore delle minors, quattro partite in Major League e basta, alla finale NCAA persa contro la Storia, dalle tre vite prima della panchina allo Showtime, dai Knicks alla Miami dei nove anelli complessivi.

Fino al 22 febbraio 2026, quando i Lakers gli hanno svelato una statua accanto a quella di Kobe. E a quest'estate in cui, a 81 anni, si è preso Giannis Antetokounmpo.

Il capitolo sulla fame si chiude con il suo medico.

LA FAME (5/5) - o mangi, o vieni mangiato.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 19 | LA FAME | Dirk Nowitzki: l'uomo che rimase27 Aug 202600:12:43

Una palestra di Würzburg, 1993: un adolescente goffo di quasi due metri incrocia un ex capitano della nazionale tedesca che fa il fisico e paragona il basket al jazz.

Nasce il sodalizio più strano di questo sport: niente pesi o schemi ma tiri dopo una piroetta, scherma, palleggi a ritmo di sassofono, notti a dormire in palestra e un calcolo preciso: la parabola perfetta a 47 gradi, da cui nasce il fadeaway su una gamba che cambierà il gioco.

Questa è la storia di Dirk Nowitzki e di Holger Geschwindner: l'umiliazione del 2006, il trofeo di MVP ricevuto da eliminato, la vendetta del 2011 contro i Big Three di Miami - giocata con un dito lacerato e trentotto e mezzo di febbre -  ventuno stagioni in una sola maglia, record assoluto, e una statua con incisa la frase che li riassume entrambi: loyalty never fades away.

LA FAME (4/5) - o mangi, o vieni mangiato.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 18 | LA FAME | Manu Ginobili: i penultimi saranno i primi26 Aug 202600:10:33

Notte del Draft 1999: mentre a Washington scorrono i cinquantotto nomi, un ragazzo argentino di ventun anni dorme in un albergo in Brasile, ignaro di tutto. Gioca in serie A2 a Reggio Calabria, e in diretta tv il suo cognome devono sillabarlo.

Lo sceglie San Antonio con la penultima chiamata, la cinquantasettesima: svegliato dal suo allenatore, risponde "sei sicuro?". Questa è la storia di Manu Ginóbili: il Grande Slam con la Virtus Bologna, l'oro di Atene 2004 strappato agli Stati Uniti da MVP, l'eurostep regalato al mondo, e la rinuncia che nessuna superstar aveva mai fatto: più di 700 partite iniziate in panchina, per scelta, in cambio di quattro anelli.

La fame che divora perfino l'ego.

LA FAME (3/5) - o mangi, o vieni mangiato.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 17 | LA FAME | Sabrina Ionescu: 2/24/2025 Aug 202600:10:22

24 febbraio 2020: la mattina, Sabrina Ionescu - ventidue anni, unica studentessa a cui sia stato chiesto di parlare - sale sul palco dello Staples Center davanti a ventimila persone e a Michael Jordan, per l'addio al suo mentore Kobe Bryant e a Gianna, l'allieva con cui costruiva il futuro del basket femminile.

La sera, dopo un volo charter e il vomito nello spogliatoio, scende in campo contro Stanford e diventa la prima nella storia del college, tra uomini e donne, a raggiungere duemila punti, mille assist e mille rimbalzi.

Nel giorno che il destino e il calendario avevano segnato insieme: 2/24/20, il numero di Gigi, quello di Kobe, il suo.

La cronaca delle ventiquattro ore in cui la fame passò di mano.

LA FAME (2/5) - o mangi, o vieni mangiato.

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TWENTYFOUR STORIES Ep. 16 | LA FAME | Kobe Bryant: ossessione24 Aug 202600:22:26

Oggi è il 24 agosto: il Kobe Day, l'8 e il 24 messi in fila. E oggi TWENTYFOUR Stories rompe il format: niente narratore, una lettera, letta al suo destinatario, scritta in italiano perché Kobe Bryant l'italiano non lo capiva, lo custodiva nel cuore: l'aveva imparato da bambino tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia, e l'ha parlato perfino sul palco degli Oscar.

Una lettera che cammina all'indietro: dalle due statue di Los Angeles ai 60 punti dell'addio, dai liberi segnati su un tendine d'Achille spezzato alle palestre vuote delle 4 del mattino, fino al bambino di sei anni che scavalcava il balcone di casa per andare a tirare nel campetto dell'oratorio.

La storia della fame più famosa dello sport mondiale e del posto dov'è nata.

Si apre LA FAME.

LA FAME (1/5)- o mangi, o vieni mangiato.

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