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Explore every episode of the podcast PLEINAIR - Abruzzo interno

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Ofena20 mai 2021
Il borgo di Ofena sorge su un colle al limite della Valle del Tirino. Grazie a un microclima molto particolare, secco e caratterizzato da temperature mediterranee, è definito “forno d’Abruzzo”. Questa condizione rende il paesaggio brullo, ma favorisce una produzione vitivinicola di pregio, soprattutto di Montepulciano d’Abruzzo. È probabile che Ofena derivi dall’antica Aufinum, città dei Vestini e poi dei Romani situata nei pressi dell’attuale Capestrano. Dal sito originario, dove è stata rinvenuta la statua del Guerriero di Capestrano, la popolazione avrebbe cercato rifugio nella posizione attuale per sfuggire alle invasioni barbariche e controllare il valico di Forca di Penne. Visitando il borgo, restiamo colpiti dal pregevole portale in pietra di Palazzo Cataldi-Madonna. Notevoli anche la Chiesa di San Nicola, risalente al XII secolo ma modificata nell’interno in stile barocco intorno al 1700, e la Chiesa di San Pietro in Criptys. Questa è situata poco fuori dal borgo e risale al XII secolo. Al suo interno possiamo ammirare affreschi del 1400, da poco restaurati. Vale la pena fare un’escursione nelle vicinanze per raggiungere la Grotta delle Marmitte e le Pagliare di Ofena. La prima si trova a 750 metri d’altezza sul Monte La Serra, ed è formata da una serie di particolari cavità circolari scavate da mulinelli d’acqua torrenziale milioni di anni fa, quando la montagna non si era ancora sollevata. Il nome della grotta deriva dalla sua forma, ma tradizionalmente è conosciuta come Grotta del Romito, poiché abitata nei secoli passati da eremiti e ancora prima da seguaci del culto della Madre Terra. Le Pagliare invece rappresentano un villaggio fantasma, abbandonato da tempo dai contadini che lo abitavano. Al di là dell’aria spettrale delle stradine deserte, è un’affascinante testimonianza della vita dei pastori e degli agricoltori stagionali.
Carpineto della Nora20 mai 2021
Il piccolo borgo di Carpineto della Nora si trova alle pendici del Monte Fiore, alto 1.472 metri, in un luogo panoramico nei pressi del fiume Nora. Oltre che dal corso d’acqua, il suo nome deriverebbe dall’albero del carpino che cresceva in zona. È famoso per l’Abbazia di San Bartolomeo, monumento nazionale, fondata nell’anno 962. Del complesso monastico restano poche tracce, ma la chiesa, perfettamente restaurata, rappresenta una delle opere più pregevoli e meglio conservate dell’arte medievale dei monaci benedettini cistercensi. Attualmente la parte più antica della chiesa è la facciata del XII secolo, affiancata da un torrione quadrato. Presenta un portico con due fornici arcuati disposti in modo asimmetrico e un campanile a vento sul tetto. Nei pressi dell’abbazia troviamo anche la Grotta Pietra Rossa, posta su una parete rocciosa che presenta diverse cavità con pitture rupestri dell’età del ferro. È detto anche Eremo di Pietra Rossa, perché alcuni ruderi di mura fanno pensare alla presenza di monaci eremiti, probabilmente legati alla vicina abbazia. Carpineto è un’ottima base per visitare la Riserva Naturale Regionale Voltigno e Valle D’Angri, estesa tra il versante aquilano e quello pescarese del Gran Sasso e compresa nel Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga. È formata dalla conca carsica del Voltigno, circondata da ampie faggete, sulla quale si trovano inghiottitoi e doline ma anche ambienti umidi di particolare interesse per la vegetazione e le specie di fiori presenti. Dopo la visita, vale la pena di provare i ravioli locali con porcini e tartufo.
Civitaquana20 mai 2021
Il borgo di Civitaquana è posto su una collina che domina la vallata del fiume Nora, in un contesto naturale notevole. È stato fondato nell’XI secolo, ma le due cisterne Romane e gli altri reperti trovati nella zona del Colle Quinzio avvalorano l’ipotesi che in precedenza fosse un insediamento romano ricco di acque, incanalate attraverso opere idrauliche. Il suo nome deriverebbe quindi da “città dell’acqua”. Da non perdere nel centro storico la Chiesa di S. Maria delle Grazie, monumento nazionale, fondata dai Benedettini nel XII secolo e affiancata da un campanile del 1464. L’edificio è costruito in laterizio in stile romanico di matrice lombarda. Poche monofore fanno penetrare la luce in modo molto misurato, conferendo alla chiesa un aspetto serio e raccolto. Al suo interno troviamo una immagine del Cristo assiso in trono, un affresco su San Martino e la cappella di San Rocco. Tra le architetture civili possiamo invece ammirare il Palazzo Leognani Castriota - Leognani Fieramosca, originario del Settecento.
Catignano20 mai 2021
Il territorio del borgo di Catignano è abitato fin dal Neolitico. In località Ponte Rosso sono state infatti trovate tracce di un villaggio che testimoniano come era organizzata la vita in quel periodo. Possiamo vederle nell’importante sito archeologico di Catignano – Ponte Rosso, a pochi chilometri dal centro. Sono inoltre venuti alla luce reperti del VI – V millennio a.C., primissime forme di artigianato artistico come vasi decorati, idoli e oggetti d’uso quotidiano, oggi esposti in vari musei della regione. In paese, invece, molto interessante è la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, restaurata nel XVIII secolo ma risalente al 1795. L’interno ha una navata unica e la volta è coperta di affreschi sulla vita del santo. Pur essendo di stile barocco, ha una struttura molto sobria che riesce a sfruttare bene il poco spazio disponibile e ad apparire comunque monumentale. Altra tappa da non mancare è il Convento di Santa Irene e della Natività, realizzato dai monaci benedettini tra l’XI e il XII secolo e molto ben conservato. Presenta una facciata con rosone, un portale con lunetta e tre absidi sul retro, oltre a un campanile separato dalla chiesa. La chiesa custodisce le reliquie di Santa Irene, martirizzata tra il III e IV secolo e sepolta precedentemente nelle catacombe di Priscilla a Roma. I resti furono donati ai monaci di Catignano e qui traslati nella seconda metà del 1800.
Chieti20 mai 2021
La città di Chieti vanta origini antichissime che si mescolano alla leggenda. Sarebbe infatti stata fondata nel 1181 a.C. dall’eroe omerico Achille, che la chiamò Teate in onore della madre Teti. Mitologia a parte, molti parlano di origini greche. In seguito fu un importante centro dei Marrucini e poi un grande municipio romano. Aveva oltre 60.000 abitanti ed era dotata di un teatro da cinquemila posti, oltre che di acquedotto e terme. Troviamo quindi un gran numero di aree archeologiche da visitare. Possiamo iniziare dal notevole anfiteatro da quattromila posti trovato vicino alla collina della Civitella, restaurato e ancora utilizzabile. Dei tanti templi presenti sono ben visibili quelli di Giove, Giunone e Minerva, probabilmente costruiti su luoghi di culto più antichi per romanizzare la città. A Chieti inoltre troviamo il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Villa Frigerj, che conserva importanti reperti provenienti da tutta la regione, tra i quali la colossale statua di Ercole Epitrapezios trovata ad Alba Fucens e il famoso Guerriero di Capestrano del VI secolo a.C. La città è davvero ricca di notevoli architetture civili e religiose. Il suo cuore, nonché luogo del tradizionale passeggio, è Corso Marrucino. Questo costeggia Piazza Gian Battista Vico, sulla quale si affacciano la Chiesa di San Domenico, Palazzo Croce, Palazzo Fasoli e il particolarissimo Palazzo della Camera di Commercio (un tempo palazzetto delle corporazioni) realizzato mescolando vari stili. La Cattedrale di San Giustino, principale luogo di culto, è stata costruita nel X secolo, ma potrebbe avere origini ancora più antiche ed essere stata edificata sopra un tempio pagano. Per il camper è presente un punto sosta gratuito con carico e scarico lungo la Strada Madonna della Vittoria, in Località Piano Vincolato, presso i campi da tennis. Oppure possiamo fermarci nell’area di servizio dell’A25 Pescara-Torano Brecciarola Nord, con possibilità di scarico acque reflue e carico acqua pulita.
Pretoro20 mai 2021
Fatto di casette arroccate l’una sull’altra, scale tortuose, vicoli suggestivi, strettissimi e intrecciati, il comune di Pretoro sembra quasi il proseguimento naturale della roccia su cui è adagiato, sul versante orientale della Majella. Edificato intorno al 1600 dopo la distruzione del castello locale, conserva intatte le atmosfere antiche ed è inserito nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia. Pretoro ci offre un panorama straordinario di montagne e boschi. Nel suo territorio troviamo l’Area Faunistica del Lupo Appenninico, con una zona dedicata al ripopolamento, e l’incontaminata Riserva Naturale Valle del Foro, che costituisce il primo nucleo del Parco Nazionale della Majella. Dal borgo partono molti sentieri per escursioni nei paraggi, all’interno del Parco o verso l’antica Grotta dell’Eremita, luogo di culto dedicato a San Michele Arcangelo ma abitato da tempi remoti. Oppure possiamo scendere lungo le rive del fiume Foro e raggiungere la zona dei Mulini Rupestri. Quando c’è la neve teniamo sempre sul camper sci, ciaspole e slittini, perché le piste del comprensorio Passo Lanciano – Majelletta distano solo pochi chilometri. Nel borgo, dove è fiorente l’artigianato del legno per la produzione di fusi per la lana, possiamo invece visitare il Centro museale San Domenico per la divulgazione degli aspetti culturali e naturali sul lupo, i serpenti e la storia di Pretoro. Molto bella e particolare è la chiesa di San Nicola, dove è venerato anche San Domenico per gli antichi riti legati al lupo e ai “Serpari”, cioè i manipolatori di serpenti. Da visitare anche l’Eremo della Madonna della Mazza, chiamato così perché la Madonna in trono è raffigurata con uno scettro. La chiesa principale però è quella dedicata a Sant’Andrea Apostolo, posta sulla parte più alta del borgo. È caratterizzata da un pavimento irregolare per adattarsi alla roccia sottostante. Con il camper possiamo fermarci nel parcheggio dell’Hotel Mamma Rosa, anche per il pernottamento, oppure alla Majelletta in località Passo Lanciano.
Riserva Naturale Orientata Feudo Ugni20 mai 2021
La Riserva Naturale Orientata Feudo Ugni, attraversata dal fiume Avello, si estende per 1.563 ettari all’interno del Parco Nazionale della Majella, nei territori dei comuni di Pennapiedimonte e Palombaro. L’area presenta un incredibile dislivello: si passa infatti dai 450 metri di altitudine ai 2.600 circa della Cima delle Murelle. Lo spettacolo offerto dalla riserva non può che lasciarci senza fiato: profonde vallate tra pareti calcaree alte fino a 300 metri interrompono vasti altopiani, rocce antichissime modellate da imponenti fenomeni di erosione carsica e glaciale, tante grotte con incredibili concrezioni. Per non parlare della fauna e della flora. Possiamo trovare addirittura 1.700 specie di fiori come le soldanelle della Majella, le varianti appenniniche della stella alpina e del genepì, l’androsace della principessa Matilde e il giglio martagone, oltre a pinguicole, peonie e ben 50 tipi di orchidee rare. Tra i rami di pino mugo, ginepro, faggio, tiglio, frassino maggiore e olmo montano trovano rifugio tanti uccelli e rapaci come aquila reale, falco pellegrino, lanario, Sparviero, Gracchio corallino, Codirosso e Ciuffolotto. Tantissimi anche i mammiferi come il cervo, il lupo appenninico, il gatto selvatico, la martora, la puzzola e molti altri ancora. Ma la Riserva Feudo d’Ugni è l’ideale soprattutto per l’avvistamento dei camosci: un vero paradiso per gli appassionati di escursioni! Molto interessanti anche le cavità, in particolare la Grotta Nera, caratterizzata da stalattiti e rocce coperte da una particolare sostanza color panna che si forma per la presenza di ossidi naturali e che appare molliccia al tatto: il latte di monte o latte di luna. Possiamo sostare in camper vicino a Pennapiedimonte, all’agricampeggio Il Feudo oppure nel parcheggio panoramico situato sulla strada per il Balzolo, l’arco roccioso che domina il borgo.
Guardiagrele20 mai 2021
A Guardiagrele, roccaforte dell’artigianato artistico, possiamo visitare antiche botteghe per la lavorazione di ceramica, pietra, legno, coperte e costumi abruzzesi, tombolo, ma soprattutto ferro, rame e oro. Qui infatti è nata la Presentosa, il gioiello locale delle grandi occasioni. Fiorente anche la pasticceria, legata alle “Sise delle Monache”, dolce tradizionale detto anche “Tre Monti”. Il nome deriverebbe dal tentativo delle clarisse di mascherare il seno con una protuberanza sul petto, oppure dai tre gruppi montuosi abruzzesi: Gran Sasso, Sirente-Velino e Majella. Quest’ultima, chiamata “montagna madre”, si erge maestosa alle spalle di Guardiagrele, che ospita anche la sede del Parco Nazionale. La necropoli nella frazione di Comino dimostra che la zona è abitata dall’epoca protostorica. Il borgo ha origini molto antiche, italiche e poi romane, e le origini del nome sono ancora incerte. Gabriele D’Annunzio definiva Guardiagrele “la città di pietra”: nel centro storico infatti notiamo l’alternanza di mattoni e pietra della Majella, e possiamo ammirare diversi edifici notevoli, fontane, porte e torri, come il Torrione Orsini o Torrione Longobardo, simbolo del borgo. Da visitare la Collegiata di Santa Maria Maggiore, con facciata in pietra della Majella, che custodisce una croce processionale di Nicola da Guardiagrele, tra i più grandi artisti del Quattrocento italiano. Ha una struttura composita, dovuta a diversi rifacimenti, ed è del XIII secolo, anche se forse costruita su un tempio pagano. Del XIII secolo anche la Chiesa di San Francesco, un tempo parte di un complesso conventuale che ora ospita il municipio, il Museo Archeologico, il Museo del costume e della tradizione contadina e l’Antiquarium Medievale. Nella chiesa sono conservate le spoglie di San Nicola Greco. Notevole anche il Palazzo Vitacolonna. Da Guardiagrele partono itinerari di trekking per escursioni in luoghi dal panorama mozzafiato, tra torrenti, boschi, canyon e grotte. I sentieri sono ben segnalati. Per informazioni ci possiamo rivolgere alla sede del Club Alpino Italiano. Nei dintorni troviamo la Cascata di San Giovanni, con un salto di 35 metri, e il Sacrario Militare di Andrea Bafile. Se cerchiamo adrenalina e divertimento possiamo raggiungere il Parco Avventura Majella. Per la sosta troviamo un parcheggio vicino al centro, in Via Discesa del Torrione, con presa per l’acqua potabile.
Riserva Naturale Orientata Fara San Martino Palombaro20 mai 2021
La Riserva Naturale Orientata Statale Fara San Martino e Palombaro, estesa per 4.202 ettari sul territorio dei due comuni, nel Parco Nazionale della Majella, è caratterizzata da un alto valore naturalistico. Al suo interno possiamo ammirare diversi esemplari di leccio, corbezzolo, terebinto, pino nero laricio e pino mugo, oltre a grandi faggete. Questo ambiente protegge numerose specie di uccelli come il falco pellegrino e l’aquila reale, il picchio muraiolo e il lanario, oltre alla coturnice, uccello simbolo della Riserva che presenta un piumaggio dal disegno davvero particolare. L’area offre inoltre rifugio per cervi e caprioli, oltre che per lupi e orsi marsicani. La Riserva è caratterizzata dalla presenza dell’enorme canyon lungo quattordici chilometri su un dislivello di ben duemilaquattrocento metri, che parte dalle sommità della Majella e scende fino a Fara San Martino, in parte scavato dal fiume Verde. La forra è divisa in tre gole: il Vallone di Santo Spirito, Macchia Lunga e Valle cannella. Parallelo al canyon corre inoltre il Vallone del Fossato. Tutta la zona è caratterizzata da un gran numero di grotte, nelle quali la presenza umana è attestata fino dall’Età del Bronzo. Nel corso dei secoli sono state di volta in volta rifugio per pastori, briganti o monaci eremiti, che ne hanno fatto luoghi di culto. Tra le gole troviamo infatti non solo i resti dell’antico monastero benedettino di San Martino in Valle, fondato intorno al VII secolo vicino all’attuale Fara San Martino, ma anche l’eremo di Sant'Angelo, costruito presumibilmente intorno all’XI secolo in una grotta in località Sant’Agata d’Ugno, nel comune di Palombaro. Nella Riserva è consentita attività agricola e pastorale, purché non interferisca con la conservazione dell’ambiente naturale.
Fara San Martino20 mai 2021
Il comune di Fara San Martino, inserito nel circuito dei comuni Bandiera Arancione, è una meta imperdibile per appassionati di trekking, escursioni ed arrampicate. Costituisce infatti una porta d’ingresso per il Parco Nazionale della Majella, ed è situato proprio ai piedi della montagna, allo sbocco del vallone di Santo Spirito o Valle di Fara, uno dei canyon più lunghi d’Italia con i suoi quattordici chilometri. Tra queste gole imponenti e suggestive, che la leggenda narra siano state aperte da San Martino per far passare i pastori, i benedettini costruirono il monastero di San Martino in Valle. Il borgo prende nome proprio dal santo, mentre Fara è un termine longobardo che indica uno stanziamento. Ci sono tracce del nucleo originario del monastero dall’anno 829. I suoi resti sono una tappa da non mancare, ma è meglio portare l’attrezzatura idonea: scarpe da trekking con suola scolpita e caschetto di sicurezza. Altre aree da visitare sono la vicina Riserva Naturale Orientata Fara San Martino Palombaro e le sorgenti del fiume Verde, affluente dell’Aventino, dove possiamo fare un bel pic-nic immersi nella natura. La presenza di queste acque incontaminate ha determinato la nascita dei pastifici De Cecco, Delverde e Cocco, che hanno reso famoso il centro come città della pasta. Il Centro Visita del Parco Nazionale delle Majella, situato nella piazza principale, offre informazioni, carte e guide per numerosi sentieri. Propone escursioni nei centri storici e in montagna e noleggio di mountain bike. Al suo interno inoltre troviamo il museo naturalistico. Anche il borgo vale una visita, in particolare il nucleo più antico, la Terravecchia, con la Porta del Sole, la chiesa di San Remigio del XIII secolo e quella di San Pietro Apostolo di fronte alle sorgenti del Verde. Da non perdere nei mesi estivi la sagra della pasta. Possiamo fermarci con il camper nel parcheggio su sterrato vicino al sentiero che porta alle Gole, gratuito ma senza servizi e in pendenza. Informazioni presso il Comune.
Casoli20 mai 2021
Il centro storico di Casoli è arroccato su un colle che domina la valle del fiume Aventino, affluente del Sangro. L’abitato è sorto intorno al Castello Ducale o Castello Masciantonio, che cinge un’antica torre di avvistamento pentagonale del IX secolo. Possiamo visitare l’edificio e la stanza dove a volte soggiornava Gabriele D’Annunzio, riempita di epigrammi e massime filosofiche dal poeta. Accanto al castello troviamo la chiesa di Santa Maria Maggiore (o chiesa parrocchiale) del 1455, nata forse come cappella dei signori del luogo. Continuando la visita possiamo notare resti dell’antica cinta muraria e di alcune torri d’avvistamento, diventate case-mura, ricoveri o passaggi coperti. Probabilmente Casoli era un antico insediamento della tribù sannita dei Carricini, poi diventato il municipium romano di Cluviae, i cui resti sono visibili nell’omonima area archeologica Piana Laroma. Negli immediati dintorni ci sono tante occasioni per rilassarsi o per fare splendide escursioni immersi nella natura. Ai piedi della collina troviamo infatti il Lago Sant’Angelo o Lago di Casoli. Anche se è nato nel 1958 per la produzione di energia elettrica tramite uno sbarramento dell’Aventino, ha assunto particolare valore naturalistico per la presenza di varie specie di uccelli acquatici. Il bacino è circondato da una folta lecceta e dominato dalla Torretta di Prata, antico avamposto longobardo. In questa zona nel X secolo si insediarono alcuni monaci eremiti di rito greco-bizantino, tra i quali i futuri santi Ilarione, Nicola Greco, Falco e Franco. Il fiume Aventino, che scorre ai piedi del borgo, offre diversi tratti validi per gli appassionati di rafting. Nell’area in cui il corso d’acqua si congiunge con il Sangro troviamo invece una zona più paludosa, la Riserva Naturale Regionale del Lago di Serranella, molto frequentata dagli uccelli migratori. Anche questo è un bacino artificiale, nato però per l’irrigazione. La Riserva offre numerosi percorsi, come quelli del greto, degli orti, dei fiumi, delle lanche e del torrente Gogna. Per la sosta breve a Casoli (e magari anche per gustare l’ottimo olio locale) possiamo fermarci all’Agriturismo Agriflorio, con possibilità di scarico e di allaccio idrico ed elettrico.
Roccascalegna20 mai 2021
Non a caso è stato uno dei set del film "Il Racconto dei Racconti" di Matteo Garrone: il suggestivo castello di Roccascalegna sembra davvero uscito da una fiaba. Posto su una cresta del Monte San Pancrazio, quasi in bilico, domina il borgo omonimo dall'alto. Costruito tra XI e XII secolo come ampliamento di una torretta di guardia longobarda, è stato a lungo abbandonato, ma dopo il restauro effettuato negli anni Novanta ci consente di fare un emozionante tuffo nel Medioevo mentre attraversiamo gli ambienti irregolari, il vestibolo con pavimento di mattoni a spina di pesce, la torre sentinella, quella del carcere e quella di avvistamento, ma soprattutto il camminamento esterno che ci offre una vista mozzafiato. Il castello è raggiungibile solo a piedi, ma vale davvero la pena fare una bella escursione! Se invece vogliamo vivere un'esperienza davvero alternativa, possiamo anche scegliere di arrivarci a dorso di mulo. Meglio comunque procurarci abbigliamento sportivo e scarpe da trekking prima di percorrere i due itinerari disponibili. Il primo attraversa il borgo, mentre il percorso panoramico, di sicuro emozionante ma da affrontare con cautela, gira intorno al castello passando sotto lo strapiombo. Accompagnati da una guida avremo ogni risposta su come si viveva nel Medioevo, oltre a varie curiosità sulla rocca, che non manca certo di leggende, anche di carattere noir. Qualche esempio? Pare che la zona, dopo la fondazione del castello ad opera dei Longobardi, fosse stata rinominata Valle della Morte, a causa delle continue invasioni barbariche e delle razzie di pirati che dal mare si spingevano fin quassù. Non solo: una leggenda racconta di Corvo de Corvis, il barone che aveva ristabilito lo ius primae noctis, il diritto di giacere con le neo-spose nella prima notte di nozze. Pugnalato da una di loro (o da un marito travestito), sembra che prima di morire il barone abbia impresso la sua mano insanguinata su una roccia, crollata nel 1940, e che questa impronta continuasse a riaffiorare dopo ogni tentativo di cancellarla. Infine, qualcuno dice che il fantasma del barone ancora si aggiri di notte nel castello, urlando. Ma su questo... non metteremmo la mano sul fuoco! Da visitare anche il piccolo borgo di Roccascalegna, inserito nel circuito della Bandiera Arancione e in quello dell'Associazione Nazionale delle Città del Miele. Il suo nome potrebbe provenire da una scala a pioli un tempo usata per salire fino alla torre del castello. Anche se l'abitato è nato come avamposto longobardo contro i Bizantini, è certo che in zona fosse già presente la chiesa di San Pancrazio. L'attuale edificio risale al 1205, ma se ne hanno tracce dall'anno 829. In zona sono stati inoltre trovati reperti archeologici dell'Eneolitico (il III millennio a.C.) Possiamo fermarci in camper nel parcheggio in via Campo Boario, realizzato in piano su ghiaino.
Lago di Bomba20 mai 2021
Il Lago di Bomba è stato il primo bacino artificiale in Europa ad essere realizzato con una diga in terra battuta, nel 1962, eretta nel territorio del borgo omonimo. Lo sbarramento sul fiume Sangro ha creato un lago lungo circa 7 chilometri e largo un chilometro e mezzo, che raggiunge i 36 metri di profondità. Oltre a Bomba, intorno al lago troviamo i comuni di Colledimezzo, Pennadomo e Pietraferrazzana. Quest’ultimo, collocato sotto un vertiginoso sperone calcareo, è il borgo più piccolo per estensione di tutto l’Abruzzo! Tra il 2009 e il 2010 il lago ha conosciuto un periodo di grande afflusso turistico, è stato campo di gara ufficiale per il canottaggio, ha ospitato questa disciplina per i Giochi del Mediterraneo di Pescara ed è stato anche sede dei campionati italiani di canoa e kayak. Purtroppo, però, da alcuni anni a questa parte il lago versa in stato di abbandono. Non ci sono soluzioni per la sosta ed è meglio non avventurarsi lungo le vie che raggiungono il bacino, perché a causa della scarsa manutenzione del fondo stradale e della vegetazione potrebbero essere inaccessibili e rischiose, soprattutto per un veicolo come il camper. Vale la pena però visitare il borgo di Bomba, che offre scorci suggestivi e un bellissimo panorama sulla vallata. Su richiesta possiamo visitare un Museo Etnografico ricco di testimonianze e, chiedendo del parroco, anche la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Popolo, in stile settecentesco tardobarocco con interno a croce greca. Se passiamo in estate, inoltre, è d’obbligo un bel bagno nella piscina comunale all’aperto. Bomba ospita la fondazione dedicata ai due noti patrioti del Risorgimento e intellettuali locali Bertrando e Silvio Spaventa. Sembra che mentre Silvio sosteneva in Parlamento la necessità di opere pubbliche nel suo paese natio, gli altri parlamentari cercassero di distrarlo, e lui per non perdere il filo abbia detto più volte: “Torniamo a Bomba”. Forse questo modo di dire è nato proprio così.
Villa Santa Maria20 mai 2021
Entrando nel borgo di Villa Santa Maria, affacciato sul fiume Sangro, restiamo impressionati dall'imponente costone roccioso in arenaria, calcare e argilla che sovrasta il paese. Secondo la leggenda l'enorme contrafforte, chiamato Penna dagli abitanti, incuteva timore agli invasori. Per questo nel XIII secolo gran parte della popolazione si arroccò sotto il baluardo. Ha destato scalpore il restauro della scritta DUX sulla Penna, incisa a caratteri cubitali durante il Fascismo e poi erosa dagli agenti atmosferici, dopo esser costata la vita a un partigiano nel tentativo di cancellarla. Nel panorama del borgo spiccano due edifici religiosi. La Chiesa della Madonna del Rosario (o Chiesa della Congrega) che domina dall'alto di uno sperone roccioso e la Chiesa di San Nicola di Bari con l'inconfondibile campanile. Da vedere assolutamente anche la Chiesa della Madonna in Basilica, che ha origini antichissime: è già citata in documenti dell'anno 703. Villa Santa Maria contende alla vicina Roio del Sangro il primato di "paese del cuochi", per la straordinaria e radicata tradizione culinaria, testimoniata dal grandissimo numero di chef del posto che hanno girato e girano il mondo per lavorare nelle più importanti cucine. Tradizione, in effetti, diffusa in diversi piccoli centri del medio Sangro. I cuochi abruzzesi che emigravano per lavorare nelle cucine di nobili e regnanti si facevano chiamare "monzù", dal francese Monsieur, appellativo che spettava al capocuoco nelle case degli aristocratici napoletani e siciliani. A Villa Santa Maria ha sede una fiorente scuola professionale di avviamento alberghiero, che ha realizzato il Museo dei Cuochi. Anche qui, come a Roio, troviamo un monumento dedicato al cuoco. Dalla nobile famiglia napoletana dei Caracciolo, signori del borgo, nel 1563 a Villa Santa Maria nacque Ascanio. Guarito miracolosamente dalla lebbra, prese i voti con un altro nome, fondò l'ordine dei Chierici Regolari Minori e per le sue opere venne canonizzato. Stiamo parlando di San Francesco Caracciolo: non poteva che nascere qui il santo patrono dei cuochi! A lui è dedicato un museo, situato accanto a Casa Caracciolo, il palazzo di famiglia. All'interno di quest'ultimo, ancora in parte abitato, troviamo la cappella di San Francesco e il Museo dei Cuochi. Oltre alla buona tavola, altra tradizione locale è la produzione di liquori, dall'amaro villese al Centerbe, dal liquore alla genziana a quello alla liquirizia fino al Punch Abruzzese, che pare sia stato inventato proprio a Villa Santa Maria nel 1888 da Francesco Jannamico.
Roio del Sangro (il borgo dei cuochi)20 mai 2021
Se l'Italia è la nazione della buona cucina, in Abruzzo troviamo il paese dei cuochi: Roio del Sangro! Il piccolissimo borgo situato alle pendici del Monte Lupara, in provincia di Chieti, deve questo primato alla sua storica e affermata tradizione culinaria. L'abitato conta poco più di novanta anime, ma sono diverse centinaia i cittadini emigrati nel corso degli anni per lavorare come cuochi in case private e ambasciate, per grandi industriali, per nobili, principi e reali, come documentato da un enorme database consultabile su internet. All'inizio semplici assistenti in cucina, hanno appreso i segreti del mestiere da grandi chef e li hanno tramandati di generazione in generazione, chiamando a loro volta come assistenti figli, nipoti e parenti. Fino a qualche anno fa questi artisti dei fornelli tornavano in paese ad agosto e si mettevano alla prova in una grande manifestazione gastronomica. La tradizione culinaria di Roio è testimoniata dal monumento dedicato alla figura del cuoco che campeggia all'ingresso del borgo. L'iscrizione alla sua base recita: "La cucina è storia. Il popolo di Roio questo monumento eresse a colui che di essa ha fatto un'arte: il cuoco". L’arte della buona cucina, tuttavia, è tramandata anche nei paesi vicini, in particolare a Villa Santa Maria, che contende a Roio il titolo di paese dei cuochi. Roio del Sangro è anche un borgo dalla storia misteriosa e intrigante e dalle origini oscure. Alcuni documenti non accertati parlano di mura romane e di un tempio di Marte. Sulle origini del nome, poi, sono state prodotte le più varie, fantasiose e spesso inattendibili ipotesi, come quelle che lo fanno risalire allo spagnolo rojo, cioè rosso, per via di un'invasione di formiche rosse nel XVII secolo, oppure per un sanguinoso assalto di briganti o di altri popoli. Ma è più probabile che il termine derivi da Podium e poi Rodium. Grazie alla sua posizione, Roio è un balcone naturale dal quale possiamo ammirare un panorama mozzafiato, che si estende dal Massiccio della Majella fino al mare, comprendendo la Val di Sangro da Villa Santa Maria al Lago di Bomba fino alla costa. Da visitare la chiesa di Santa Maria Maggiore, con interno barocco, e quella di San Nicola di Bari, risalente al Cinquecento (anche se la reale data di costruzione resta incerta).
Riserva Naturale Orientata Quarto Santa Chiara20 mai 2021
Percorrendo la Strada Statale 84 Frentana e deviando nei pressi della stazione ferroviaria di Palena, possiamo raggiungere la Riserva naturale orientata Quarto Santa Chiara, sull’omonimo altopiano, nel Parco Nazionale della Majella. La riserva è visitabile solo a piedi, lungo i sentieri segnalati, accompagnati dal personale addetto. Si tratta di un grande altopiano di origine carsica, circondato da montagne e coperto per circa i due terzi da boschi e per il resto da prati e pascoli. Si estende tra i 1073 metri di altezza di Fosso Grottignano e i 1.729 di Serra Molione. È solcato dal torrente La Vera, che finisce nell’inghiottitoio di Capo La Vera, nei pressi del Valico della Forchetta. L’area è di grande importanza naturalistica e ospita orsi bruni marsicani e cinghiali, volpi e lepri, martore e scoiattoli. E poi numerosi rapaci, dal gufo alla civetta fino al barbagianni, dalla poiana allo sparviero fino all’astore. Ma, tra tutte le specie, qui ha trovato rifugio in modo particolare il lupo appenninico, nella vegetazione fatta di faggi, carpini bianchi e aceri alternati a pascoli. La particolarità della riserva è che, durante i periodi di maggiori precipitazioni piovane, l’inghiottitoio non riesce a defluire l’intera portata dell’acqua. Quasi tutto il prato si trasforma così in un lago temporaneo, destinato a scomparire presto e tornare nella stagione successiva, ma visitato anche da uccelli migratori come la cicogna, la gru e l’oca selvatica.
Riserva Naturale Regionale Cascate del Verde20 mai 2021
Con poco più di duecento metri d’altezza divisi in tre salti, le cascate del fiume Rio Verde, affluente del Sangro, sono le più alte dell’Appennino. Sono tutelate nell’Omonima Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF, situata nel comune di Borrello, a pochi chilometri dall’altrettanto bella Abetina di Rosello. Il flusso d’acqua varia a seconda delle stagioni. Anche se la portata massima non è enorme, le cascate offrono uno spettacolo davvero suggestivo. Lascia senza fiato la bellezza incontaminata dell’area, fatta di verde, bastioni di roccia, pareti a strapiombo e pinnacoli calcarei. Le Cascate del Rio Verde hanno anche importante valore scientifico per il loro microclima, che offre rifugio a numerose specie animali e vegetali. Troviamo granchi e gamberi di fiume, pesci come la trota fario, diversi tipi di rane e tanti rapaci, dallo sparviero al nibbio reale al falco pellegrino. Pagando un biglietto dal costo molto contenuto possiamo percorrere più itinerari. Dopo circa cento metri troviamo un bivio: il percorso a sinistra porta direttamente alla Cascata, ma per salire al punto panoramico, tra primo e secondo salto, dobbiamo salire circa duecento gradini di legno. Il sentiero di destra porta invece al centro visite, con il punto ristoro e la terrazza panoramica. Proseguendo possiamo arrivare al fiume e visitare i ruderi di un vecchio mulino. L’ingresso all’Oasi è ben segnalato lungo la Strada Provinciale Sangritana, vicino all’abitato di Borrello. Possiamo fermarci con il camper nel parcheggio gratuito situato all’ingresso, vicino a un chioschetto. Qui troviamo anche una piccola area giochi per i bambini e una zona attrezzata per fare un bel barbecue o un pic-nic.
La Transiberiana d’Italia20 mai 2021
La storica linea ferroviaria Sulmona – Isernia dal 2012 effettua esclusivamente corse turistiche con il nome di Ferrovia del Parco, perché attraversa parte del Parco Nazionale della Majella. Tuttavia, per la bellezza suggestiva del suo tracciato spesso ricoperto di neve, che si inerpica tra le montagne dall’Abruzzo al Molise, è chiamata affettuosamente anche “Transiberiana d’Italia”. Un’emozione che unisce il fascino del paesaggio con quello della storia e che regge il confronto con molti tracciati famosi delle Alpi. Inaugurata nel 1897, la linea misura 129 chilometri e include oltre cento tra ponti e viadotti e ben cinquantaquattro gallerie. La più lunga, ai piedi del Monte Porrara, misura 2.486 metri e permette ai treni di viaggiare anche quando la strada è chiusa per il pericolo di valanghe. È un vero capolavoro di ingegneria, se pensiamo alle opere che sono state necessarie per portare il treno dai 400 metri di altezza della stazione di Sulmona ai 1.262 di quella di Rivisondoli-Pescocostanzo, la più alta dell’appennino e la seconda in Italia dopo il Brennero, per poi scendere di nuovo ai 423 metri di Isernia. Ai primi del Novecento è stata fondamentale per lo sviluppo turistico di Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo, che trovavano così un migliore collegamento con Roma. Dopo essere stata dismessa dal traffico regolare nel 2011, grazie ad alcune associazioni locali è rinata come linea turistica il 4 marzo del 2012: al primo viaggio ha coinvolto ben novecento appassionati, e continua a registrare il tutto esaurito! Con il tempo al posto delle classiche automotrici chiamate “littorine” sono tornati in servizio i vecchi vagoni in legno di terza classe. Tra le varie fermate, il convoglio collega Sulmona a Campo di Giove, Palena, Rivisondoli-Pescocostanzo, Roccaraso, Castel di Sangro, Carpinone e Isernia. A volte durante le soste sono previsti spettacoli musicali e tappe gastronomiche. Ma può capitare che vengano improvvisate anche simpatiche battaglie di neve!
Pescocostanzo20 mai 2021
Situato a 1.400 metri di altitudine nel Parco Nazionale della Majella, lo splendido borgo di Pescocostanzo domina il Quarto Grande, uno dei maggiori altipiani carsici d’Abruzzo. Percorrendo la strada statale 84 Frentana raggiungiamo il paese situato alle pendici del Monte Calvario (alto 1.743 metri), dove troviamo anche la stazione sciistica di Vallefura, dotata di piste di sci da discesa, uno snowpark illuminato, linee di freeride, itinerari per sci alpinismo e ciaspole. Per gli amanti del trekking, inoltre, una piacevole strada pedonale di 3 chilometri unisce il borgo alla vicina Rivisondoli. Pescocostanzo è davvero un piccolo tesoro, grazie alle opere architettoniche di grande pregio artistico in ottimo stato di conservazione. Dopo il terremoto del 1456 il borgo è stato ricostruito con il supporto dei migliori artigiani, artisti e architetti lombardi dell’epoca. Una piccola colonia alla quale si devono il rito ambrosiano ancora officiato nella basilica quattrocentesca di Santa Maria del Colle (o dell’Assunta) e la maestria nel fine artigianato artistico, tramandata per secoli. La località è famosa per il ferro battuto e l’oreficeria, la filigrana in particolare. Nelle botteghe ammiriamo fantastici gioielli realizzati sia con questa tecnica che con la cannatora, la collana di sfere d’oro cave cesellate a sbalzo nei minimi dettagli. Anche nelle botteghe del ferro battuto si resta incantati di fronte ai capolavori creati. Senza contare il merletto a tombolo, a cui sono dedicati il museo e la scuola con sede a Palazzo Fanzago. Su Piazza Umberto I troviamo il Palazzo Municipale, il Palazzo del Governatore e l’ex monastero di Santa Scolastica. Il quartiere Varrata, poco più in alto, ospita i palazzi patrizi delle famiglie Cocco, Grilli-De Capite e Ricciardelli. Fuori paese troviamo l’eremo rupestre di San Michele Arcangelo. Ma la bellezza non si ferma qui: tra chiese, palazzi, botteghe, fontane e strade a lastroni in pietra, Pescocostanzo è tutta da scoprire. Per la sosta in camper possiamo fermarci presso l’Azienda Agricola Agrituristica Giuliana.
Rivisondoli20 mai 2021
Rivisondoli si trova nel Parco Nazionale della Majella, a 1.300 metri di quota, e domina sull’altopiano del Prato. Grazie alle piste e agli impianti di risalita del Monte Pratello, è inserita nel rinomato comprensorio sciistico dell’Alto Sangro. Al pari delle vicine Roccaraso e Pescocostanzo, si è affermata come importante stazione sciistica in inverno e centro turistico in estate. Il circondario visse a lungo di pastorizia. Il turismo si è affermato in tempi relativamente recenti, anche grazie al completamento della ferrovia Sulmona – Isernia, che migliorò il collegamento con Roma. Perfino re Vittorio Emanuele e la sua famiglia nel 1913 furono ospitati nell’Albergo degli Appennini, ora conosciuto come residenza reale. La visita del sovrano rese nota Rivisondoli a un numero sempre maggiore di turisti. La ferrovia oggi è una tratta turistica nota come La Transiberiana d’Italia, e la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo è la più alta dell’Appennino e la seconda in Italia dopo quella del Brennero. Gli impianti sciistici di Rivisondoli – Monte Pratello, estesi dai 1.390 metri della base ai 2.056 metri della montagna, offrono 35 km di piste, tra le quali l’emozionante pista nera Monte Pratello – Direttissima. Per lo sci di fondo ci sono molti itinerari lungo il Piano delle Cinquemiglia. Gli impianti sono integrati nel comprensorio con quelli dei centri limitrofi e quindi fruibili con un unico skipass. Vale la pena visitare anche il borgo, riedificato dopo diverse catastrofi naturali, e magari assaggiare la scamorza locale. Spicca la Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, il patrono: è di recente costruzione ma conserva opere del ‘600 e del ‘700. Del 1589 invece il Santuario Romitorio di Maria Santissima della Portella, eretto nel luogo in cui, secondo la leggenda, una effigie della Vergine che veniva trasportata divenne così pesante da non poter essere più mossa. Nel borgo è molto viva la tradizione del presepe, sia per l’annuale rappresentazione vivente che per la presenza di una ricca collezione di presepi artistici, pitture e sculture a tema nel museo dedicato. Se visitiamo Rivisondoli nelle stagioni più fredde è meglio avere un buon sistema di riscaldamento sul camper: nell’abitato sono state registrate temperature tra le più basse d’Italia! Troviamo un punto sosta ai piedi del paese, vicino alla stazione ferroviaria, con fontanella ma senza scarico.
Camping del Sole20 mai 2021
Il Camping del Sole, in località Piana del Leone a Roccaraso, è la base ideale per approfittare delle tante attrattive turistiche e sportive del borgo abruzzese. La struttura è immersa nel verde e offre la possibilità di stabilirsi anche per periodi stagionali, in estate e in inverno. È dotata di tutti i servizi per la sosta dei camper: colonnine per l’energia elettrica, carico dell’acqua potabile e scarico delle acque reflue, bagni, docce, lavabo e lavabiancheria. Oltre alle piazzole per camper, caravan e tende, c’è la possibilità di soggiornare anche in bungalow di diverse tipologie, adatti a coppie, famiglie o gruppi di amici. Al Camping del Sole troviamo un solarium, un’area pic-nic e barbecue e un’ampia zona relax con Wi-Fi gratuito, oltre ai campi di calcio e pallavolo e al parco giochi per i bambini.
Roccaraso20 mai 2021
Situata a 1.236 metri di altitudine al margine dell’Altopiano delle Cinquemiglia, Roccaraso è famosa per essere una vera città della neve, grazie ai suoi impianti sciistici integrati nel comprensorio dell’Alto Sangro con le vicine Rivisondoli e Pescocostanzo, alle sue eccellenti piste innevate e all’efficiente rete di servizi offerti. Ha ospitato diverse gare nazionali e internazionali, e rappresenta una delle maggiori stazioni dell’intero Appennino. È una meta valida in tutte le stagioni, imperdibile non solo per gli appassionati di sci, ma anche per chi ama lo sport in generale e la natura. In estate possiamo approfittare della seggiovia dell’Ombrellone per vivere una fantastica esperienza nella natura e goderci il panorama. All’arrivo possiamo fare una bella passeggiata o un pic-nic nell’area attrezzata, dotata anche di giochi per i bambini e circuito per mountain bike. Vale la pena anche raggiungere il Sacrario dei Caduti di Monte Zurrone, caratterizzato dalla grande croce alta 14 metri. Senza contare i tanti sentieri di trekking disponibili per escursioni a piedi, in bici o in quad. Inoltre, nelle vicinanze troviamo un parco avventura e anche la possibilità di praticare soft air e tiro con l’arco. In inverno, per sciare, non c’è che l’imbarazzo della scelta, con circa 80 piste dotate di strutture all’avanguardia e divise in 130 km da discesa e 60 km da fondo. Oltre a queste due discipline possiamo praticare anche sci alpinismo, snowboard, eliski e snowkite, dedicarci a ciaspolate e nordic walking, oppure divertirci al chiuso nel Palaghiaccio. La stazione sciistica di Roccaraso ha più punti di accesso, ma è organizzata in un unico comprensorio integrato, fruibile con lo stesso skipass e dotato degli impianti di risalita dell’Aremogna, Pizzalto e Tames. È un comprensorio a misura di bambini, che possono divertirsi con lo snow tubing, i mini quad e lo Snow Funky Park. Possiamo fermarci con il camper al Camping del Sole in località Piana del Leone, nel parcheggio gratuito del Palaghiaccio (che offre solo il carico dell’acqua) o nel punto sosta della piana dell’Aremogna, di fronte agli impianti, a pagamento ma senza servizi.
Castel di Sangro20 mai 2021
Costruita alla confluenza dei fiumi Sangro e Zittola, Castel di Sangro ha ricoperto per molto tempo il ruolo di “Porta d’Abruzzo” grazie alla sua posizione nella vallata. La città era infatti attraversata da importanti vie di comunicazione come il tratturo Lucera-Castel di Sangro, quello Pescasseroli-Candela e vari tratturelli. Fu sede di una Dogana per il controllo delle merci e degli animali coinvolti nella transumanza, istituita presso il Convento della Maddalena, edificio del 1400 oggi sede del Museo Civico Aufidenate. L’antica Aufidena prima del periodo romano era un’importante roccaforte dei sanniti Pentri. Ancora oggi infatti possiamo scorgere tratti delle mura megalitiche sul Colle San Giovanni. Proprio sui resti dell’insediamento italico, nel X secolo venne costruito un castello dai discendenti di Oderisio I, conte di Valva e in seguito di Sangro. Da qui il nome della città e dei suoi signori, famosi anche per il ramo che ha realizzato la Cappella Sansevero a Napoli. Castel di Sangro è una città ricca di chiese ed edifici religiosi, molti dei quali ristrutturati a seguito di terremoti o bombardamenti della II Guerra Mondiale, quando la città cadeva lungo la linea Gustav. Da non perdere la Basilica di Santa Maria Assunta, originaria del X secolo ma riedificata in seguito in forme barocche, e la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, cappella dell'XI secolo in stile romanico. Nel quartiere Civita, il più alto e antico, troviamo Palazzo de Petra, dove possiamo visitare la Pinacoteca Patiniana con le opere del pittore locale Teofilo Patini, maestro nel rappresentare il mondo agricolo dell’800 abruzzese. A seconda della stagione, ricordiamo di caricare bici o sci sul camper. Castel di Sangro infatti è anche un importante centro turistico grazie alla vicinanza agli impianti di Roccaraso, Pescocostanzo e Rivisondoli. Dalla riserva di pesca del fiume Sangro possiamo inoltre percorrere in bici la pista ciclabile di 6,4 km che attraversa la vallata fino a Villa Scontrone. Poco fuori città troviamo anche il Parco del Sangro, un villaggio turistico con case mobili, solarium e Acquapark con scivoli, piscine a onde e la possibilità di praticare wakeboard.
Riserva dell’Abetina di Rosello20 mai 2021
Nella Riserva naturale regionale dell'Abetina di Rosello troviamo un abete bianco di ben cinquantaquattro metri: l’albero spontaneo più alto d’Italia! Nata nel 1992 ed estesa nel 1997 fino ad arrivare a ben 211 ettari di bosco, a circa mille metri di altitudine, la riserva comprende il nucleo meglio conservato di abeti bianchi in Italia. Un luogo magico, soprattutto d'inverno, quando gli abeti innevati rievocano paesaggi del Canada, della Baviera o della Scandinavia. Ha un grande valore per la conservazione delle specie vegetali: gli abeti dell'Italia centrale, infatti, si distinguono da quelli alpini per la capacità di adattarsi meglio anche alle estati più calde. Il fatto che prediligano l'esposizione al sole e i loro aghi dalla punta arrotondata, hanno contribuito a classificarli come una sottospecie tipica del luogo. La riserva si trova in una forra dalla bellezza ancora selvaggia, attraversata dal torrente Turcano, un affluente del fiume Sangro, e delimitata dal tratturo Ateleta-Biferno. Al suo interno possiamo ammirare centinaia di antichi e maestosi abeti bianchi che superano i quaranta metri di altezza! Oltre a questi troviamo molte altre specie di alberi come faggi, aceri, frassini, cerri e tigli. Più sporadici gli agrifogli e i tassi. Da ammirare anche il sottobosco, dove spiccano l'agrifoglio e il pungitopo, oltre alle bellissime fioriture che lo colorano dal disgelo fino quasi alla fine dell'estate. Tra i fiori più belli troviamo il croco, la scilla, il giglio martagone e diverse orchidee selvatiche anche molto rare. Possiamo esplorare l'abetina seguendo due itinerari. Il "Sentiero Natura" è un percorso circolare lungo circa un chilometro che parte da Fonte Volpona, area attrezzata situata a qualche centinaio di metri dall'entrata della riserva. È dotato di un punto di osservazione per cogliere gli scorci più suggestivi del bosco e la sua ricchezza di specie vegetali. Più impegnativo invece il secondo itinerario, il "Percorso Escursionistico". Lungo circa sette chilometri, richiede più o meno tre ore per percorrerlo a piedi. Attraversa tutto il bosco, anche la parte che ricade in Molise.
Barrea Area Sosta Camper20 mai 2021
Per visitare Barrea e il suo meraviglioso lago possiamo fermarci presso l’area Sosta Camper Barrea, struttura organizzata su misura per le esigenze di chi viaggia con un veicolo ricreazionale, perché creata proprio da camperisti. È situata sulla Statale 83 Marsicana, vicino alla pista ciclopedonale, dall’altra parte della strada rispetto al lago. Dispone di ventitré piazzole con allaccio elettrico, camper service, servizi igienici anche per disabili, riscaldamento nelle stagioni invernali (con acqua calda gratuita) e rete Wi-Fi gratuita accessibile in tutta l’area. Sono inoltre disponibili le aree pic-nic e barbecue, un accogliente bar con tavoli all’aperto, una spiaggia attrezzata sul lungolago, un servizio di noleggio mountain bike e anche delle navette per raggiungere i borghi vicini e le principali attrazioni. La sicurezza è garantita dal rispetto delle norme anti-Covid, a partire dalla pulizia ineccepibile e dalla sanificazione dei locali comuni. I dispositivi dettati dall’emergenza sanitaria sono applicati con puntualità anche nei dettagli, ma sempre con garbo e discrezione. L’area Sosta Camper Barrea inoltre è completamente pet friendly: i nostri amici animali sono i benvenuti.
Barrea20 mai 2021
Per chi è a caccia di panorami mozzafiato, il borgo di Barrea, raggiungibile attraverso la Strada Regionale 83 Marsicana, è una tappa imperdibile. Il suo centro storico, affacciato sul lago omonimo, è dominato dal castello dell’XI secolo, dal quale la vista spazia a trecentosessanta gradi sul bacino e sulle montagne circostanti. Per gli appassionati di fotografia, le prime luci del mattino e quelle del tramonto sono le migliori per ammirare i colori del lago. Altro importante punto panoramico è la balconata del belvedere, posta nel centro del paese. Da non perdere anche la chiesa del XIII secolo dedicata al patrono, San Tommaso Apostolo, e la chiesa della Madonna delle Grazie, ricostruita conservando l’aspetto e le decorazioni autentiche di quella originale del XIV secolo, ora sotto il livello del lago. Il bacino di Barrea è un lago artificiale, nato a seguito dello sbarramento realizzato nel 1951 sul corso del fiume Sangro per lo sfruttamento dell'energia idroelettrica. È riconosciuto come zona umida d'importanza internazionale e inserito nell'elenco della Convenzione di Ramsar dal 1977, a tutela dell’ambiente lacustre e degli uccelli acquatici. Non mancano le possibilità per divertirsi con un po’ di sano movimento nei pressi del lago. Possiamo staccare le due ruote dal portabici e percorrere gli itinerari ciclabili e pedonali lungo le sponde. Oppure, quando il clima è mite, possiamo raggiungere il lido La Gravara – conosciuto dagli abitanti come “la spiaggetta” – e fare un bel bagno o un giro in pedalò. Oppure rilassarci e prendere il sole. Per sistemarci con il camper troviamo l’Area Sosta Barrea, posta praticamente sul lungolago, dall’altra parte della strada. Una struttura accogliente che dispone di circa venti piazzole, è dotata di tutti i servizi e garantisce la sicurezza con precisione e discrezione.
Riserva Naturale La Camosciara20 mai 2021
Conosciuta semplicemente come Camosciara, la Riserva Naturale Integrale della Camosciara è il cuore che ha dato vita al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. La riserva è situata nel territorio dei comuni di Civitella Alfedena, Opi e Pescasseroli. Possiamo raggiungerla percorrendo la Strada Statale 83 Marsicana. La Camosciara rappresenta un’area incontaminata dalla bellezza selvaggia, circondata dai monti marsicani. Questi arrivano a toccare i 2.100 metri di altitudine con il monte Capraro e hanno un aspetto dolomitico, in quanto costituiti soprattutto da rocce calcaree e dolomie. La corona di monti ha protetto e permesso la sopravvivenza a tre animali diventati un simbolo per la regione, come l’orso, il lupo e il camoscio d’Abruzzo o camoscio appenninico. Quest’ultimo rispetto alla specie alpina è caratterizzato dalle corna più lunghe e da particolari ornamenti. Presenta infatti una fascia di pelo scuro che copre gli occhi come una mascherina, una macchia più chiara sulla gola e una fascia bruna sul collo. L’ambiente naturale, di una bellezza estrema, presenta splendide faggete e boschi di pini neri, corsi d’acqua e suggestive cascatelle, come la Cascata delle Ninfe e quella delle Tre Cannelle, generate dal torrente Scerto, affluente del fiume Sangro. L’area è adatta anche a escursioni in bicicletta o a cavallo, che possiamo prenotare proprio nei pressi del parcheggio. I più piccoli possono anche salire a bordo di un colorato trenino su ruote o su carrozze trainate da cavalli. Se amate osservare la fauna, il consiglio è di svegliarsi presto e compiere in silenzio il percorso – meno affollato a quell’ora – per osservare lepri, cervi e volpi che frequentano le radure ai bordi della strada, oltre a godere della meravigliosa vista dei panorami che la Camosciara regala alle prime luci del giorno. La passeggiata principale è facile e accessibile a tutti fino a un piccolo spiazzo. Da questo parte un sentiero non percorribile su ruote ma comunque non impegnativo che consente di ammirare le cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle. Possiamo fermare il camper nel parcheggio a pagamento all’ingresso.
Riserva Naturale Orientata Feudo Intramonti e Colle di Licco20 mai 2021
Sapevate che un tempo, per i più svariati usi, al posto del carbone fossile veniva usato il carbone vegetale, quello che conosciamo come carbonella e che oggi vediamo solo nei forni delle pizzerie o quando fermiamo il camper per fare un bel barbecue nelle aree attrezzate? Fino alla metà del secolo scorso quello del carbonaio era un lavoro diffuso. Possiamo scoprirne i segreti nella Riserva Naturale Orientata Feudo Intramonti e Colle Di Licco, situata nel comune di Civitella Alfedena e attraversata dal fiume Sangro, che separa le due zone. La maggior parte di questo territorio oggi è lasciato alla natura per riequilibrare l'ecosistema danneggiato dall'uomo, ma un tempo grazie alla raccolta della legna e alle attività di segheria e produzione del carbone rappresentava una delle principali fonti di sostentamento per gli abitanti dei borghi vicini. Siamo nella zona di riserva integrale del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, per cui l'ingresso è consentito esclusivamente nell'apposito centro visite realizzato nel Casone "Crugnale" (dal nome della famiglia che lo abitava) che troviamo al chilometro 55 circa della SS83 Marsicana. Guidati dal personale della Riserva possiamo accedere al museo naturalistico, ai laboratori interattivi per grandi e bambini e anche a due percorsi natura (uno dei quali anche per disabili). Di fronte al Casone Grugnale, dall'altra parte della strada, troviamo invece la Casa del Boscaiolo e l'area che rievoca gli antichi mestieri del bosco, in particolare quello del carbonaio, con i resti dell'antica segheria e la ricostruzione delle carbonaie. Il lavoro per trasformare la legna in carbone vegetale non era affatto facile. I carbonai si trasferivano nei boschi per mesi con l'intera famiglia: i bambini e le donne che dovevano accudirli, oltre che lavorare. Tagliata la legna, veniva costruita la carbonaia: una specie di enorme catasta a forma di cono, che poteva arrivare anche a tre metri di altezza e che veniva ricoperta di foglie e di uno strato di terra. La terra impediva il passaggio di ossigeno e quindi la normale combustione a fiamma libera. In questo modo la legna si trasformava in carbone per cremazione. L'abilità del carbonaio stava nell'appiccare il fuoco all'interno del cono, al centro, e nel farlo diffondere in modo uniforme praticando o chiudendo appositi fori di tiraggio, ma evitando che la legna prendesse fuoco normalmente. Per far ciò la carbonaia, che fumava come un vulcano, andava sorvegliata senza sosta per giorni, finché tutta la legna fosse diventata carbone.
Scanno20 mai 2021
Posto al confine del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Scanno si trova a circa 1.000 metri di altitudine, alle pendici della Montagna Grande. Questa cinge in parte il lago che prende il nome proprio dal borgo. Meglio portare con noi l’attrezzatura fotografica. Scanno infatti è famosa come “la città dei fotografi”, perché i suoi scorci e i suoi panorami suggestivi hanno attirato gli obiettivi di alcuni tra i più importanti fotografi del mondo, che qui hanno realizzato alcuni scatti meravigliosi. Parliamo, per esempio, di Henri Cartier-Bresson, Hilde Lotz-Bauer, Renzo Tortelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna e Mario Giacomelli. Una foto di quest’ultimo, “Il bambino di Scanno” o “Scanno Boy”, è esposta al MoMA, il Museum of Modern Art di New York. Il tempo a Scanno sembra essersi fermato. Per cogliere la bellezza del borgo basta addentrarsi nelle vie del centro storico, ammirando i bianchi portali in pietra decorati da angeli e putti, la chiesa di Santa Maria della Valle con il campanile romanico e gli arredi lignei barocchi all’interno, e la chiesa di Santa Maria delle Grazie con l’elegante decorazione a stucco del comasco Pietro Piazzoli. E ancora, la corte del seicentesco Palazzo Tanturri de Horatio, Palazzo Serafini Ciancarelli (affacciato sulla piazza omonima) e l’affresco della Madonna in trono nella chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli. Dell’antica cinta muraria oggi resta solo Porta della Croce, che risale al XV secolo, ma nel dedalo di vicoli c’è sempre qualcosa che cattura l’attenzione: una fontana barocca, un mascherone, un rosone, uno stemma o un’iscrizione. Nel paese inserito nel circuito dei Comuni Bandiera Arancione si tramanda ancora l’arte del merletto a tombolo. È anche un buon punto di partenza per escursioni a piedi e in mountain bike sui Monti Marsicani: fra le escursioni adatte alle famiglie c’è la passeggiata che sale dal paese all’eremo di Sant’Egidio, offrendo un bell’affaccio sul lago. Abbiamo varie opportunità di sosta, a partire dal parcheggio a pagamento nei pressi del noleggio bici, utile anche per la notte. Oppure tra la SP82A e la SP82B, uscita Cocullo, c’è l’Area attrezzata Scanno – Villalago, non illuminata, con pagamento da versare al Comune di Villalago. Infine, a Villalago Riviera c’è il Camping I Lupi, che accetta anche gli animali ed è dotato di spiaggia privata.
Lago di Scanno20 mai 2021
Originato dal fiume Tasso e famoso per il suo particolare perimetro a forma di cuore, il lago di Scanno è situato a oltre 900 metri di altitudine, tra il territorio del borgo omonimo e quello di Villalago. È circondato dalle cime dei monti marsicani e dominato dal massiccio del Monte Genzana, alto 2.170 metri. Il lago di Scanno è un’ottima soluzione nella bella stagione per rilassarsi, prendere il sole e praticare sport acquatici come la canoa, oppure per fare un bel giro in pedalò. Lungo le sponde troviamo un’area boscosa e un’altra che si presta meglio per montare tende e campeggiare. Assolutamente da vedere è il piccolo santuario dell’Annunziata, meglio conosciuto come la chiesetta della Madonna del Lago, affacciata direttamente sull’acqua, un vero simbolo della zona. Poco distante dal lago troviamo anche l’eremo di Sant’Egidio, venerato per aver protetto la zona dalla peste nel 1656. Gli amanti del trekking, dei panorami e delle curiosità possono seguire le indicazioni per il Sentiero del Cuore, una passeggiata di quasi un’ora che porta a una sommità dalla quale il lago di Scanno appare a forma di cuore per la prospettiva. Il percorso è in salita: meglio affrontarlo con scarpe adeguate. Proprio vicino alla sponda del lago troviamo un ampio parcheggio a pagamento pianeggiante su pietrisco. Non è dotato di servizi e non è adatto al pernottamento, ma è comodo per una escursione sulle rive del lago e magari anche per un bel pic-nic.
Riserva Naturale Regionale Lago di San Domenico e Lago Pio20 mai 2021
Situata interamente nel territorio di Villalago, paese inserito nel circuito dei Borghi più belli d'Italia, La Riserva Naturale Regionale Lago di San Domenico e Lago Pio è divisa in due aree. La prima, delimitata a valle dalle Gole del Sagittario, è ampia 53 ettari e comprende il lago di San Domenico, bacino artificiale nato dalla costruzione di una diga sul fiume Sagittario nel 1929 a opera delle Ferrovie dello Stato, che volevano convertire alla trazione elettrica i treni della linea Roma-Sulmona. L'altra si estende per 7 ettari racchiusi tra Villalago, il Monte Genzana e la Montagna Grande e comprende il Lago Pio, le cui acque proverrebbero dal lago di Scanno attraverso cavità sotterranee. Entrambi i bacini ci regalano dei colori davvero meravigliosi, e nonostante coprano una porzione limitata di territorio si contraddistinguono per la grande biodiversità. Offrono infatti rifugio a un'enorme varietà di animali e piante. Da segnalare la presenza del Fiordaliso del Sagittario, che possiamo ammirare nei pressi dell'Eremo di San Domenico, posto proprio vicino al livello del lago. La chiesa fu costruita intorno al 1400 – e poi più volte restaurata – proprio dove San Domenico Abate, monaco benedettino, trascorse parte della sua vita in ritiro spirituale intorno all’anno 1000. Ancora oggi è possibile accedere alla grotta e al giaciglio che, secondo la tradizione, furono abitati dal Santo. In zona, San Domenico fondò anche il Monastero di San Pietro de Lacu, del quale oggi restano ruderi oggetto di scavi archeologici. Nei pressi del Lago di San Domenico, inoltre, possiamo ammirare anche un mulino ad acqua risalente all’anno 1000, restaurato e perfettamente funzionante. Il lago deve il suo nome proprio al culto verso San Domenico, molto radicato in zona e non solo: ogni 21 agosto i fedeli di Fornelli, in provincia di Isernia, raggiungono l’eremo in pellegrinaggio percorrendo rigorosamente a piedi 80 chilometri su tratturi, sentieri e strade.
Oasi WWF Sorgenti del Cavuto20 mai 2021
Nel cuore della Riserva delle Gole del Sagittario sgorgano le acque delle Sorgenti del Cavuto. Un tempo luogo di svago per gli abitanti del posto, per la loro importanza naturalistica e la loro bellezza le Sorgenti del Cavuto sono diventate un’oasi curata e gestita dal WWF, insieme alla Provincia dell’Aquila, e quindi trasformate in un vero e proprio giardino botanico che ospita più di trecento specie di piante, di cui una quarantina in via d’estinzione. Il giardino è provvisto di un vivaio irrigato dal fiume Sagittario e dalle sorgenti del Cavuto. Tra le tante attività svolte nella riserva troviamo corsi e seminari sulla vegetazione, visite guidate al giardino botanico e alla stazione ornitologica e di “inanellamento degli uccelli”. Questa pratica consiste nell’attaccare un piccolo anello metallico o una piccola etichetta di plastica sulla zampa o sull’ala degli uccelli, soprattutto selvatici, per poterli identificare in seguito. All’interno dell’Oasi troviamo un percorso di trekking facile e pianeggiante, che corre lungo le rive del torrente Gizio, affluente del Sagittario. L’itinerario è adatto a tutti, anche ai nostri amici a quattro zampe, e permette di apprezzare a pieno la bellezza e i colori della sorgente, i profumi del giardino botanico e i calanchi rocciosi della gola. I più bravi di sicuro troveranno tracce dei tanti animali selvatici che attraversano le gole. Al termine della passeggiata, possiamo fare un bel pic-nic in mezzo alla natura nell’area attrezzata. Per la sosta in camper c’è l’area comunale all’ingresso dell’Oasi WWF Gole del Sagittario.
Oasi WWF Gole del Sagittario20 mai 2021
Nel comune di Anversa degli Abruzzi troviamo la Riserva Naturale Regionale Oasi WWF Gole del Sagittario. Un luogo "pauroso e bello", come l'hanno definito i viaggiatori inglesi Richard Craven ed Edward Lear intorno alla metà del XIX secolo, fatto di sorgenti e cascate d'acqua color smeraldo, rupi e falesie. Un vero e proprio scrigno dove la natura si conserva incontaminata e l'unico rumore di sottofondo è lo scorrere del fiume. L'Oasi si estende infatti per circa 400 ettari nel profondo canyon scavato dal Sagittario, una vallata che dalla diga di San Domenico a Villalago arriva fino a Cocullo e offre rifugio a diversi animali. Ci sono stati avvistamenti di lupi e orsi marsicani, ma anche di cinghiali, tassi, cervi e caprioli. Tante anche le specie di uccelli e rapaci, come l’aquila reale, il falco pellegrino, le rondini montane, i gracchi corallini – caratterizzati dal piumaggio nero sul quale spicca il rosso del becco e delle zampe – e infine il picchio muraiolo, simbolo della Riserva. Troviamo anche diverse specie di piante, alcune delle quali in pericolo d'estinzione, custodite nell'area delle Sorgenti del Cavuto, divenuta un vero e proprio giardino botanico. L'ingresso all'Oasi Gole del Sagittario è gratuito, ma possiamo anche effettuare visite guidate a pagamento. La zona offre inoltre diversi sentieri tracciati dal Club Alpino Italiano che si snodano tra boschi e cascate, un territorio davvero spettacolare che ha ispirato anche il famoso incisore olandese Maurits Cornelius Escher. Possiamo sostare all’ingresso della Riserva nell’area camper comunale in località Ponte delle Fornaci, con l’accortezza di prestare attenzione alla strada in pendenza. Dotata di circa 10 piazzole e camper service, l’area sosta è anche un ottimo punto di partenza per escursioni in montagna.
Anversa degli Abruzzi20 mai 2021
Per raggiungere Anversa degli Abruzzi e la piccola frazione di Castrovalva – dove l’artista olandese Maurits Cornelis Escher realizzò una litografia – attraversiamo un percorso affascinante nelle Gole del Sagittario, canyon scavato dal fiume omonimo. La strada è praticabile anche dai camper più grandi, con l’accortezza di moderare la velocità, tenere accesi i fanali e segnalare il passaggio con colpetti di clacson nei punti più stretti, che costituiscono comunque solo un breve tratto. Dal pittoresco borgo medievale costruito sopra dirupi emergono i ruderi della torre del castello normanno, originario dell’XI secolo. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1706, venne ridimensionato a palazzo residenziale dai Di Sangro, a lungo signori di Pacentro. Una curiosità: agli inizi del Novecento il castello fu visitato da Gabriele d’Annunzio con l’archeologo Antonio De Nino. Il maniero diroccato ispirò al poeta la tragedia “La fiaccola sotto il moggio”, che narra della rovina finale della nobile famiglia Di Sangro. Per questo qui è stato istituito il Parco delle Arti Letterarie di Gabriele d’Annunzio. Da vedere le chiese di San Marcello e di Santa Maria delle Grazie, oltre alle Case dei Lombardi, edifici a schiera costruiti da maestranze settentrionali tra il 1400 e il 1600. Molto interessanti i siti che troviamo poco fuori dall’abitato, a partire dalle necropoli di Coccitelle e di Cava della Rena e di San Carlo - Fonte Curato, datate dal IV al I secolo avanti Cristo. Imperdibili la Riserva naturale guidata Gole del Sagittario, Oasi WWF che dà rifugio a molti animali selvatici (dai lupi ai falchi, dai moscardini ai gufi all’orso marsicano) e il Giardino botanico delle Sorgenti del Cavuto, che ospita diverse piante acquatiche. Possiamo sostare nell’area camper dotata di circa 10 piazzole in località Ponte delle Fornaci, all’ingresso della Riserva. Oppure negli agricamping vicini al borgo come la Cooperativa Agricola Asca, che ha posto per quattro mezzi, con acqua, illuminazione e camper service, avvisando almeno un giorno prima.
Pacentro20 mai 2021
È inconfondibile il profilo dello splendido borgo medievale di Pacentro, posto a guardia della Valle Peligna alle pendici del Monte Morrone. Spiccano subito le tre torri quadrate e i tre bastioni circolari dell’imponente castello Caldora-Cantelmo dell’XI secolo, tra i più antichi, importanti e meglio conservati d’Abruzzo. Di fronte ad esso, altrettanto imponente, con il suo l’altissimo campanile la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore o della Misericordia si affaccia su Piazza del Popolo, dove si erge una monumentale fontana seicentesca. Da non perdere Palazzo La Rocca, sede del municipio e del Museo Civico. Degni di nota anche Palazzo Granata, Palazzo Avolio e Palazzo Rossi detto Palazzo Tonno. Questo nome deriva dalla vicina preta tonna o tummarola, una grossa pietra incavata, usata un tempo per misurare il grano secondo l’antica unità di misura del tómolo, corrispondente a 56 litri. La roccia però era anche detta “pietra dello scandalo”, perché i debitori insolventi erano obbligati a sedervisi nudi per essere scherniti. Secondo la leggenda, come nel caso della vicina Sulmona sarebbe stato uno degli eroi troiani compagni di Enea a fondare la città: Pacinus. In realtà, abbiamo traccia del borgo per la prima volta nell’VIII secolo, quando viene donato al monastero di San Vincenzo al Volturno. La rocca conobbe il dominio di diversi signori feudali e fu coinvolta nelle lotte tra Angioini e Aragonesi per il Regno di Napoli. Tuttavia, forse oggi Pacentro è conosciuta nel mondo per un’altra curiosità: da qui sono emigrati i nonni di Madonna Louise Veronica Ciccone, in arte la famosa cantante Madonna. Da non perdere il laboratorio dove nascono i mummuceje, le statuine in terracotta per il presepe di Bruna Angelilli, erede del maestro pacentrano Giuseppe Avolio, uno dei maggiori artisti del presepe italiano. Ci sono parcheggi gratuiti riservati ai camper in Via Madonna delle Grazie, nel largo antistante l’omonima chiesa, a 200 metri da Piazza del Popolo.
Sulmona20 mai 2021
Situata a ridosso del Parco Nazionale della Majella e circondata da montagne maestose, Sulmona è famosa per aver dato i natali al poeta romano Ovidio nel 43 avanti Cristo e per la tradizione secolare nella produzione di confetti. Li vediamo in colorate confezioni a forma di fiori, in particolare nella storica bottega e museo Pelino. Ricostruita in forme barocche dopo il terremoto del 1706, Sulmona è ricca di scorci suggestivi. Merita una visita per la bellezza architettonica delle piazze e delle vie del centro storico, delle antiche porte d’ingresso, dei palazzi medievali e di quelli Liberty. Sulmona è ricca di acque e antiche fonti, come la Fontana del Vecchio, detta così dalla statua di Solimo, compagno di Enea e fondatore della città secondo la leggenda. In Piazza Garibaldi spiccano le ventuno arcate dell’acquedotto medievale del periodo svevo. Qui, ogni Pasqua, si tiene il toccante rito della Madonna che scappa, la corsa di Maria verso il figlio Gesù. Di fronte troviamo l’antica cattedrale dedicata al patrono San Panfilo, risalente al 1075, che custodisce un crocifisso ligneo della prima metà del Trecento e alcune reliquie di Papa Celestino V. Su Corso Ovidio, cuore della città, troviamo il meraviglioso complesso della Santissima Annunziata che risale al 1320 e oggi ospita il Museo Civico, dove possiamo ammirare un raffinato pastorale in argento. Da non perdere un viaggio sulla ferrovia turistica Sulmona-Isernia, detta la Transiberiana d’Italia per il percorso suggestivo che si muove fra Abruzzo e Molise. Poco fuori l’abitato possiamo raggiungere il sito archeologico del santuario di Ercole Curino e l’eremo di Sant’Onofrio al Morrone, dove Celestino V ricevette la notizia dell’elezione a Papa. Per la sosta possiamo fermarci nell’area a pagamento in via Iapasseri, situata sotto le mura, in posizione comoda e tranquilla anche per il pernottamento.
Corfinio20 mai 2021
Corfinio ha origini antiche e vanta una storia molto particolare, durante la quale ha cambiato più volte denominazione. Nata come Corfinium, era capitale dei Peligni. Durante la Guerra Sociale contro Roma si unì alla Lega Italica che la elesse con il nome di Viteliù a capitale del territorio chiamato Vitelia. Dalla radice di questa parola osca nasce il nome Italia, apparso per la prima volta nella storia su una moneta d’argento di Corfinio, che possiamo ammirare con altri reperti al Museo Civico Archeologico Antonio De Nino. Nel periodo romano venne chiamata Pentima e nel Medioevo Valva, dal nome dell’intero feudo. Sono nel 1928 tornò al nome di Corfinio. Durante la visita al borgo da non perdere Piazza Corfinio, il cuore del paese, che ha una particolare forma irregolare dovuta alle stratificazioni storiche. Sotto la piazza e gli edifici prospicienti si conservano infatti le strutture del teatro antico. Nel paese troviamo anche una Casa delle Arti, nata per ospitare artisti e performers che necessitano di spazi per la ricerca artistica e per l’allestimento degli spettacoli. Da non perdere la Chiesa di San Martino, la Casa Medievale e il Parco archeologico “Don Nicola Colella”, articolato in tre aree che ospitano domus private con pavimenti a mosaico e tabernae, i resti di templi italici e necropoli, e infine presso la Fonte di Sant’Ippolito il santuario omonimo, ex tempio dedicato a Ercole. Ma soprattutto, non possiamo tralasciare lo splendido complesso della Basilica Concattedrale Valvense di San Pelino, sede dell'antica diocesi di Valva. Sorta sopra un primo edificio e cimitero paleocristiano del IV secolo nel luogo dove fu martirizzato San Pelino, Comprende la chiesa di San Pelino e l’oratorio di Sant’Alessandro, un ambiente rettangolare con abside al centro e torre. Splendide le absidi della parte posteriore del complesso.
Popoli20 mai 2021
Situato nel Parco Nazionale della Majella, Popoli è un borgo medievale ricco di monumenti, a partire dalla Taverna Ducale del Trecento, elegante edificio militare eretto come dogana di accesso dai signori dell’epoca, i Cantelmo. Simbolo della città sono i resti della rocca di Castel Cantelmo, la cui costruzione iniziò intorno all’anno 1.000 con la torre pentagonale. Da non perdere gli edifici religiosi, come la Chiesa di San Francesco, del XV secolo, e quella della Santissima Trinità, eretta nel 1562. Nel Medioevo il borgo ricoprì grande importanza per la posizione strategica. La gola di Popoli o di Tremonti era attraversata dalle principali arterie di traffico delle merci e delle mandrie e per questo chiamata “la chiave dei Tre Abruzzi”. Chi la dominava, controllava il confine tra i distretti amministrativi del sulmonese (o Abruzzo Ulteriore Secondo), del teramano (o Abruzzo Ulteriore Primo) e del chietino (o Abruzzo Citra). Di questo retaggio è testimonianza il Certame della Balestra, rievocazione storica che si tiene a fine settembre con balestrieri esperti, spettacoli e banchetti di pietanze tradizionali. Popoli è circondata da numerose sorgenti naturali, in particolare nella gola e nella località Decontre. Troviamo anche un impianto termale con acque di natura sulfurea. Da non perdere la vicina Riserva Naturale Regionale Sorgenti del Pescara. Di grande importanza per la biodiversità, si estende per circa 47 ettari intorno a uno specchio d’acqua di rara bellezza. Falde sotterranee emergono in più di sessanta piccole e grandi polle per formare il fiume Pescara, che poco oltre si unisce all’Aterno dando vita a un fiume di 152 chilometri, il più lungo d’Abruzzo. Da non perdere anche il Centro Visita del Lupo e, più distante, la riserva naturale Monte Rotondo. A Popoli possiamo fermarci nel parcheggio gratuito in Via Ingegner Giuseppe Giammarco, oppure in quello alla sorgente del Pescara, entrambi gratuiti.
Zafferano di Navelli20 mai 2021
Sulla Piana di Navelli il tempo scorre seguendo i ritmi lenti dell’oro rosso! Qui infatti spunta la qualità più pregiata di zafferano, per secoli conteso da mezza Europa. Nel Quattrocento, per esempio, il commerciante tedesco Jobst Findenken si recava da Norimberga a L’Aquila a piedi e a dorso di mulo per acquistarlo. Poi lo mescolava con zafferano di qualità inferiore e lo rivendeva a peso d’oro. La spezia era talmente importante che il malfattore, una volta scoperto, fu arso vivo con il frutto della sua truffa. Ancora oggi a Navelli lo Zafferano viene raccolto quando il sole non è ancora sorto e i suoi fiori violacei sono ancora chiusi, prima che i raggi del sole possano alterare i suoi preziosi principi attivi, in particolare la crocina che dà il colore agli stimmi e il safranale che garantisce l’inimitabile aroma. Ma lo zafferano, oltre che rendere più saporiti i nostri piatti, riduce lo stress e alza l’umore. È anche in grado di aiutare a dimagrire, perché stimolando la produzione di serotonina riduce l’appetito. La produzione della spezia è abbastanza elaborata: i filamenti rossi o stimmi vengono estratti dai fiori, sistemati con cura sui setacci e lasciati essiccare al fuoco senza farli bruciare. Per produrre un chilo di zafferano bisogna raccogliere duecentomila fiori, ecco perché il suo costo è elevatissimo, fino a 30.000 euro al chilo! Per fortuna per un risotto per quattro persone ne bastano 0,1 grammi. A seconda del clima, la raccolta dei fiori può avvenire dalla terza o quarta settimana di ottobre fino ai primi di novembre, oppure iniziare già ai primi di ottobre se settembre è stato caldo e umido.
Altopiano di Navelli20 mai 2021
L’Altopiano o Piana di Navelli è una delle vallate più suggestive d’Abruzzo. Un territorio incontaminato, famoso per le fioriture di zafferano. Grazie a condizioni climatiche, caratteristiche del terreno e un elaborato processo di lavorazione manuale, qui viene infatti prodotto lo zafferano migliore del mondo, l’oro rosso di Navelli. Situata a circa 700 metri d’altitudine e racchiusa tra la catena del Gran Sasso e il massiccio del Sirente-Velino, la Piana di Navelli è disseminata di antichi centri abitati molto interessanti da visitare: Caporciano (e la frazione di Bominaco), Collepietro, Navelli (e la frazione di Civitaretenga), Prata d’Ansidonia (con le frazioni di San Nicandro e Tussio), San Benedetto in Perillis, San Pio delle Camere (con la frazione di Castelnuovo) e Barisciano. L’altopiano è stato un importante tessuto di collegamento. Attraversato dal regio Tratturo L’Aquila Foggia, la più grande via della transumanza – e oggi anche dalla Strada Statale 17 – è costellato da borghi medievali in pietra, antiche chiese e importanti castelli. Nel 1254 alcuni di questi parteciparono alla fondazione dell’Aquila, pagandone un caro prezzo nel 1424, quando il comandante dell’esercito aragonese, Braccio da Montone, non riuscendo a conquistare la città angioina si vendicò radendo al suolo i castelli fondatori. Nella Piana troviamo anche l’area archeologica di Peltuinum, antica città italica dei Vestini, e una necropoli neolitica sotto Navelli. La zona è l’ideale per escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo lungo i tracciati dei tratturi, fermandosi ad ammirare le antiche chiese sul percorso come Santa Maria Assunta, a Bominaco. Possiamo fermarci col camper a Navelli, paese che per la sua posizione centrale dà il nome a tutta la vallata. In Via San Girolamo troviamo l’Area Camper Il Boschetto, oppure in Via Pereto, di fronte al municipio, c’è un parcheggio anche per la notte comodo per visitare il centro storico.
Grotte di Stiffe (San Demetrio ne’ Vestini)19 mai 2021
Troviamo le Grotte di Stiffe nell’omonima frazione del comune di San Demetrio ne’ Vestini, all’interno del Parco Naturale Regionale del Sirente Velino. Possiamo raggiungerle percorrendo la Strada Provinciale 91. Le Grotte di Stiffe sono un complesso di cavità di natura carsica, originate da una risorgiva, un fiume sotterraneo che torna alla luce. L’acqua proveniente dall’Altopiano delle Rocche ha generato straordinarie concrezioni, insolite stalattiti e stalagmiti tra le quali balenano fantastici giochi di luce. Le grotte di Stiffe si sviluppano per oltre un chilometro, ma non sono state ancora completamente esplorate. Nelle gallerie il corso d’acqua si nasconde e torna ad affiorare più volte, fino a esibirsi in tutta la sua potenza precipitando con una fragorosa cascata in una grande sala sotterranea. Il fiume in alcuni periodi dell’anno raggiunge portate considerevoli e ha permesso la costruzione di una centrale idroelettrica, oggi smantellata. Possiamo fermarci nell’area di sosta delle Grotte, dove è possibile anche pernottare in camper.
Lago di Sinizzo (San Demetrio ne’ Vestini)19 mai 2021
Il Lago di Sinizzo, situato nel comune di San Demetrio ne’ Vestini, è la meta ideale per fare una gita fuori porta e magari un bel pic-nic nell’area attrezzata, immersi nella natura. Oppure, nella bella stagione, per prendere il sole e fare un bagno. Il bacino di origine carsica è circondato da salici e rive erbose ed ha forma circolare, con diametro di circa 120 metri. È alimentato da due sorgenti di acqua potabile, una delle quali dà il nome al lago. Insieme alle Grotte di Stiffe, il Lago di Sinizzo è una delle attrazioni naturali del comune di San Demetrio ne’ Vestini e richiama anche molti appassionati di pesca sportiva, che qui trovano lucci, trote, carpe e cavedani. Per visitare il lago possiamo fermarci nel parcheggio a pagamento adiacente, aperto anche ai camper.
Santo Stefano di Sessanio19 mai 2021
Santo Stefano di Sessanio è un piccolo gioiello incastonato all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Qui il tempo sembra essersi fermato, tra edifici e stradine in pietra calcarea bianca, circondati da una serie di case addossate l’una all’altra a fare da muraglia. Il comune infatti ha conservato lo stile medievale, e per il suo decoro architettonico è entrato a far parte del Club dei Borghi più belli d’Italia. Vale la pena perdersi nelle piccole vie che ancora mostrano fedelmente come si svolgeva la vita in montagna fino a qualche generazione fa. Passeggiando scopriamo diversi ristoranti che preparano piatti tradizionali, anche vegetariani, tutti di grande qualità: è impossibile sbagliare! Situato a ridosso del tratturo L’Aquila - Foggia, il più lungo e importante d’Italia, Santo Stefano di Sessanio ha vissuto a lungo di pastorizia, ma dopo la fine della transumanza è stato quasi completamente abbandonato. Fino all’arrivo di Daniele Elow Kihlgren. L’imprenditore di origini svedesi, insieme ad altri investitori, ha restaurato parte del borgo creando un albergo diffuso, che ha favorito la nascita di attività artigianali e turistiche. Nei negozietti disseminati lungo le stradine possiamo infatti acquistare prodotti artigianali o tipicità gastronomiche come miele, salumi, formaggi, lenticchie, farro e tisane, e magari concludere la gita con una degustazione di taglieri e vino in una enoteca. Il borgo non ha perso il suo fascino, anche se il terremoto dell’Aquila del 2009 ha danneggiato diversi edifici e abbattuto la Torre Medicea del XIV secolo, simbolo del paese, il cui restauro non è ancora terminato. Per la visita possiamo fermarci con il camper in un camping adiacente, oppure nel parcheggio gratuito su prato, situato subito fuori dall’abitato.
Calascio19 mai 2021
Grazie al suggestivo castello normanno, Calascio e il piccolo borgo medievale di Rocca Calascio (che contano poco più di 100 anime) rappresentano una delle tappe più simboliche dell’intero Abruzzo. La stradina per la rocca è stretta e sconnessa, e per questo vietata al transito di pullman e camper. Dovremo salire a piedi, ma non lasciamoci spaventare: lo spettacolo che potremo ammirare ci ripagherà di tutte le fatiche! Situato a 1.460 metri d’altitudine, Rocca Calascio è uno dei castelli più alti d’Italia: la sua posizione strategica domina la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli. Si ritiene siano nato come torre di avvistamento isolata intorno all’anno 1000, anche se il primo documento che ne attesta l’esistenza è del 1380. Fortificato in epoca normanna, è stato ampliato con le mura e le inusuali quattro torri coniche perimetrali nel 1480. Dal borgo possiamo raggiungere in breve le mura diroccate che cingono il castello e poi entrare nel poderoso maniero attraverso un ponticello (prestando attenzione alle assi sconnesse!). Il colpo d’occhio che abbiamo da qui è davvero fantastico: spazia da Campo Imperatore alla lunga costiera del Gran Sasso, fino alla Majella dalla parte opposta. Si provano emozioni uniche ammirando le viste migliori sulla rocca e sulle montagne, sembra di essere all’interno di un film. Non a caso, per la sua bellezza il castello di Rocca Calascio è stato scelto come set per numerose pellicole famose, a partire da Ladyhawke e Il Nome della Rosa. Da non perdere anche la vicina Chiesa di Santa Maria della Pietà, dalla particolarissima pianta ottagonale, costruita nel XVI sec. sul sito di un’antica edicola votiva. Non ci sono aree per la sosta, ma il piccolo slargo lungo la Strada Provinciale 7, all’altezza del bivio per Castel del Monte, dovrebbe essere idoneo per due o tre camper. Oppure possiamo parcheggiare vicino al fontanile nella parte alta del paese.
Castel del Monte19 mai 2021
Castel del Monte sovrasta la valle del fiume Tirino a 1.350 metri d’altitudine. L’abitato ha origini alto medievali e – oltre ai caratteristici passaggi ad arco tra le abitazioni – offre numerosi siti d’interesse storico-culturale come la casa-torre, il sito archeologico e le chiese di Santa Caterina, di San Marco Evangelista e di Santa Maria del Suffragio. Da non perdere il Museo della pastorizia dedicato alla transumanza, l’antica pratica della migrazione delle greggi e delle mandrie dai pascoli collinari e montani a quelli delle pianure pugliesi lungo i tratturi. Si tratta di lunghi sentieri a fondo naturale, tradizionalmente larghi 111 metri (equivalenti a sessanta passi napoletani), ancora visibili in diversi tratti. Non distante da Castel del Monte passa infatti la più importante tra le strade della pastorizia: il regio tratturo L'Aquila-Foggia, detto anche tratturo del Re o tratturo Magno, il più lungo grazie ai suoi 244 chilometri. Vale la pena visitare Castel del Monte in estate. Il 17 agosto viene infatti celebrato l’evento più importante del borgo, la festa delle streghe. Attraverso una serie di rappresentazioni teatrali notturne, ambientate in diverse location del centro storico, l’antica credenza popolare viene ricordata, insieme ai rituali per esorcizzare la paura. Per visitare il borgo possiamo fermarci con il camper nel parcheggio gratuito presso il campo di calcio.
Fonte Vetica19 mai 2021
In località Fonte Vetica, la parte meridionale di Campo Imperatore compresa nel territorio del comune di Castel del Monte, troviamo i ristori Giuliani e Mucciante, dove è possibile acquistare formaggi e carne da cuocere sul posto, in aree attrezzate con numerosi e grandi barbecue. Vedere quante persone sono impegnate contemporaneamente a grigliare allegramente i tipici arrosticini di pecora e altre prelibatezze, avvolti in una nuvola di fumo profumata quanto impenetrabile, è uno spettacolo davvero unico e pittoresco! Alba e tramonto in questi luoghi, inoltre, hanno sempre qualcosa di magico. Ci troviamo infatti in luoghi incontaminati, dove però la vita in tempi lontani poteva essere particolarmente dura. Ce lo ricordano le statue del pastore Pupo Nunzio di Roio e della sua famiglia, in memoria di una tragedia occorsa più di cento anni fa, nel 1919. All’epoca, il pastore, i suoi due figli piccoli e il loro cane, usciti per portare il gregge al pascolo, trovarono la morte a causa di una enorme e improvvisa nevicata nel mese di ottobre. Di lì a poco morì anche la moglie che, non vedendoli tornare, partì a piedi da Calascio per cercarli. Le opere scolpite dall’artista Vicentino Michetti di Calascio sono state purtroppo danneggiate da vandali e attendono di essere riparate. Possiamo fermarci ed eventualmente anche pernottare con il camper in due parcheggi su prato, senza servizi, vicino ai ristori.
Campo Imperatore19 mai 2021
Compreso tra 1.500 e 1.800 metri d’altitudine, lungo circa venticinque chilometri e largo otto, l’Altopiano di Campo Imperatore è uno spazio immenso, aspro, quasi privo di alberi, con mandrie e greggi al pascolo. È delimitato a nord est dai monti del massiccio del Gran Sasso come Guardiola, San Vito, Camicia, Prena e Brancastello. Per avviarci lungo i percorsi, mete predilette dell’escursionismo appenninico, possiamo fermarci vicino all’Hotel situato presso la stazione della funivia che collega Campo Imperatore a Fonte Cerreto, circa mille metri più in basso. Il percorso più ambito conduce sul Corno Grande, la montagna più alta degli Appennini grazie ai 2.912 metri della vetta ovest. Possiamo raggiungerlo e ammirare un panorama mozzafiato attraverso tre percorsi di difficoltà differente: la Via normale, la Direttissima o la Via delle Creste. Dobbiamo però prestare attenzione, perché richiedono calzature adeguate ed esperienza. La Direttissima e la Via delle Creste inoltre presentano passaggi di arrampicata nel vuoto. Campo Imperatore offre anche l’occasione di incontri enogastronomici e conviviali. Oppure con una fagiolata possiamo ricordare Bud Spencer e Terence Hill, che qui girarono famose scene dei film Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità. Le strade di accesso all’altopiano di Campo Imperatore sono chiuse al traffico con le prime nevicate e riaperte da maggio. Meglio salire con il serbatoio dell’acqua potabile pieno e con quelli delle acque grigie e nere vuoti, perché i posti più vicini per il camper service si trovano a l’Aquila e alle Grotte di Stiffe. Particolare attenzione va posta al ritorno: durante la lunga discesa meglio usare marce basse e freno motore per non consumare completamente le pasticche. Per la visita possiamo sistemare il camper e pernottare nel parcheggio vicino all’Hotel di Campo Imperatore, a circa 2.130 metri d’altitudine, presso la stazione della Funivia del Gran Sasso. Oppure troviamo due parcheggi su prato, senza servizi, adiacenti ai ristori Mucciante e Giuliani.
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga19 mai 2021
Istituito nel 1991, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è il terzo in Italia per estensione. Tocca tre regioni (Abruzzo, Lazio e Marche) e comprende un gran numero di comuni. È dominato dal Corno Grande, la cima più alta di tutto l’Appennino con i suoi 2.912 metri. Presenta una grande varietà di flora e fauna, ma è d’obbligo citare il camoscio d’Abruzzo o camoscio appenninico. Rispetto alla specie alpina, è caratterizzato dalle corna più lunghe e da particolari ornamenti: una fascia di pelo scuro che copre gli occhi come una mascherina, una macchia più chiara sulla gola e una fascia bruna sul collo. Vive quasi esclusivamente in Abruzzo, un vero simbolo della regione. A causa del bracconaggio la specie era scomparsa dal Gran Sasso, un tempo suo habitat naturale, ma è stata reintrodotta dagli altri parchi locali. Troviamo anche cervi e caprioli, lupi e orsi marsicani, volpi, cinghiali, martore, gatti selvatici, tassi, faine, puzzole, istrici e numerosi roditori. Nelle praterie ci sono diverse specie di serpenti ma anche interessanti anfibi come la salamandrina dagli occhiali, il geotritone, la rana temporaria e il tritone alpestre. Gli amanti del birdwatching troveranno rapaci rari come aquila reale, astore, falco pellegrino, lanario, gheppio, lodolaio e gufo reale, ma anche fringuello alpino, spioncello, pispola, sordone, codirossone, gracchio alpino e corallino. La flora è estremamente varia a seconda della zona: dagli abeti ai cerri, dagli ornielli ai cornioli, dai tassi agli aceri. Imperdibili i fiori come la stella alpina dell’Appennino, il ranuncolo magellense, la primula orecchia d’orso, l’adonide curvata, l’astragalo aquilano, la soldanella alpina e l’anemone dell'Appennino. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga stupisce per l’immensità, i silenzi sovrumani, la varietà dei paesaggi (dalle vette granitiche agli altipiani). Un paradiso tutto da scoprire attraverso una fitta rete di sentieri escursionistici.
Dove mangiare a L’Aquila19 mai 2021
Se visitiamo la bellissima città dell’Aquila, dobbiamo assolutamente gustare alcuni dei piatti tipici abruzzesi, a partire dai famosi arrosticini. Li troviamo nel centro della città da Arrosticini Divini o presso L’unico Posto. Per gli appassionati della cucina gourmet invece l’appuntamento è al ristorante Connubio oppure, poco fuori città, all’Osteria Corridore. Da non perdere assolutamente l’aperitivo dell’enoteca Ju Boss a Piazza Regina Margherita, in attesa del restauro della sede storica. La selezione di vini è davvero sconfinata! Per fortuna i titolari sono pronti a guidarci con simpatia e competenza. Per accompagnare i calici, vanno assolutamente provate le focacce con la frittata oppure con melanzane sott’olio e lonza. E non finisce qui, perché nelle botteghe e nei negozi del capoluogo troviamo tanti altri prodotti tipici, come il formaggio Pecorino di Pizzoli prodotto dall’Azienda Agricola Fratelli Marronaro, la mortadella di Campotosto conosciuta anche come “coglioni di mulo” e lo zafferano di Navelli. Per dessert, possiamo provare le ferratelle, le cialde morbide o croccanti cotte con una piastra sul fuoco, che possono essere farcite con crema di cioccolato o confettura. Oppure Il tipico torrone aquilano, prodotto dalle due ditte Fratelli Nurzia e Sorelle Nurzia. Per concludere in bellezza, non può mancare il liquore alla genziana!
L’Aquila19 mai 2021
Vale davvero la pena visitare l’Aquila per ammirare il suo enorme patrimonio artistico, in corso di recupero dopo i danni causati dal sisma del 2009. A partire dalla splendida Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove sono conservate le spoglie di Celestino V che proprio qui fu incoronato papa nel 1294. Accanto alla chiesa troviamo il Parco del Sole, dove possiamo fermarci per un pic-nic in famiglia e per far giocare i bambini. Da non perdere anche la famosa Fontana delle Novantanove Cannelle (che ricorda con i suoi mascheroni i borghi e i castelli che hanno dato vita alla città), la Basilica di San Bernardino del 1444 (dove sono custodite le reliquie del santo) e il Forte Spagnolo, vicino al quale troviamo un altro parco giochi molto frequentato. Molti capolavori d’arte medievale sono stati recuperati e ora possiamo ammirarli al MUNDA, acronimo di Museo Nazionale d’Abruzzo. Tra questi, notevoli i dipinti dedicati alla Beata Vergine (realizzati tra il XII e il XIII secolo), gli affreschi recuperati da chiese in rovina, i quadri e i politici del Cinquecento e del Seicento. Per la sosta in camper o caravan possiamo contare su due aree. La prima è in via Strinella, a due passi dal centro, vicino alla Questura e al Forte Spagnolo. È in leggera pendenza e senza corrente, ma è gratuita e dotata di carico e scarico. L’altra, anch’essa gratuita, si trova in Via XXIV Maggio, in corrispondenza di “Porta Napoli”, antica entrata sud della città. È vicina al centro ed ideale per raggiungere sia la Basilica di Collemaggio che la Piazza del Duomo.
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