Uno dei viaggi più conosciuti e ambiti dagli uomini facoltosi del passato, il Grand Tour in Italia, è nato anche grazie a Goethe e al suo racconto emozionante lungo la penisola. Lasciati trasportare in questo viaggio e rivivi il tragitto del grande poeta e scrittore tedesco.
In questa seconda puntata Goethe lascia il lago di Garda e ammira l'arena di Verona, le ville Palladiane a Vicenza e le statue di Padova.
Una produzione Loquis
Editing: Andrea Calvo
Voce: Niccolò Morrone
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Alle 3 del mattino partii di soppiatto da Carlsbad, Karlovy Vary, alle 3 del mattino, all'insaputa di tutti: altrimenti non mi avrebbero lasciato andar via,. Gli amici, che avevan voluto festeggiare con tanta cortesia il ventotto agosto, mio natalizio, s'erano acquistati anche il diritto di trattenermi un po' di più, ma oramai non m'era più possibile differire. Salii, del tutto solo in una sedia di posta, le carrozze che mettevano a disposizione alla posta per i viaggiatori, portando con me soltanto un portamantello ed una valigia [...]
4 settembre 1786, Waldassen
Sunday, May 23, 2021 • Duration
Toccata appena la Baviera, s’incontra la badia di Waldsassen possessione stupenda di quei membri del clero, i quali furono avveduti prima degli altri uomini. Giace in fondo ad una valle, o per meglio dire di un vero bacino, al centro di stupende praterie, attorniate da colline di dolce pendìo, e fertilissime. Le proprietà del monastero si stendono, a grande distanza, tutto intorno. Il terreno è formato di argilla, e di ardesia decomposte. Il quarzo che si trova pure nei monti di questa specie, e che non si scioglie nè si decompone, rende la terra mobile, leggera, e pertanto fertile. Le acque scendono all’Eger ed all’Elba, e si continua a salire sino a Thirschenreuth. Da questo si scende verso mezzogiorno, e le acque vanno al Danubio.
Mi formo facilmente un’idea di ogni contrada, osservando attentamente il corso delle acque, la loro direzione, ed il bacino, o conca fluviale, a cui appartengono; e dopo di ciò, anche nelle regioni le quali che si percorrono soltanto di sfuggita è facile formarsi anche un idea del complesso dei monti e delle valli. Da quel punto comincia una strada postale di tale bontà che non la si potrebbe immaginare migliore: la ghiaia granitica, e la terra argillosa con le quali è formata, si uniscono così bene, da formare una massiciata dura, compatta, e liscia, quanto mai si possa dire. Per contro, non è nè bella, nè fertile la contrada attraversata da quella strada stupenda; non si scorgono che pianure sabbiose, ed in parte anche paludose. Siccome però si scende sempre, si viaggia rapidamente verso i confini della Boemia.
5 settembre 1786, Ratisbona
Saturday, May 22, 2021 • Duration
Il mattino seguente, verso le dieci, arrivai a Ratisbona. Avevo quindi già impiegato trentanove ore a percorrere ventiquattro miglia e mezzo di strada. La posizione di Ratisbona è propriamente amena, i dintorni allettavano a fondarvi una città, ed anche qui il clero non ha perso tempo. Quasi tutto il territorio della città gli appartiene; e a Ratisbona le chiese sorgono a fianco di altre chiese, i monasteri a fianco di altri monasteri.
Il Danubio mi ricorda la parte antica di Magonza. A Francoforte il fiume ed i ponti porgono migliore aspetto, ma qui, dal fiume, la vista è comunque molto gradevole. Mi affrettai ad andare al collegio dei gesuiti, dove vi era lo spettacolo che danno gli allievi ogni anno; vidi la fine dell’opera, ed il principio della tragedia. Quei giovani non recitavano male, non erano inferiori a qualsiasi compagnia di dilettanti, ed erano pure vestiti splendidamente. Ed anche questa pubblica rappresentazione mi persuase sempre più dell’accortezza dei gesuiti. Nulla trascurano di quanto vale ad acquistare influenza, e lo sanno trattare con amore, e con avvedutezza [...] e nello stesso modo che adornano splendidamente le loro chiese, sanno pure, piegarsi ai gusti mondani, innalzando un teatro, intorno al quale nulla vi è da ridire.
[...] Le loro chiese, i loro campanili, tutti i loro edifici hanno aspetto grandioso, imponente, che ispira agli uomini, senza che neppure questi se ne avvedano, rispetto. Nella decorazione delle loro chiese fanno un tale sfoggio d’oro, d’argento, di metalli, di marmi preziosi, che deve propriamente acciecare i poveri, che pongono il piede al loro interno.
Si adopera qui per le costruzioni una singolare qualità di pietra, di aspetto cupo, antico, di natura porosa...una specie di porfido di colore verdastro [...] Avrei desiderato prenderne un campione con me, ma pesano e ho giurato di non caricarmi più di sassi in questo viaggio.
6 settembre, Kunstareal, Monaco di Baviera
Friday, May 21, 2021 • Duration
Arrivai a Monaco alle sei del mattino, ma non essendomi trattenuto più di dodici ore, poco ne potrei dire. Nella galleria dei quadri vidi cose pregevoli, e gli schizzi di Rubens della galleria del Lussemborgo, mi procurarono molta soddisfazione.
Vidi pure un bellissimo modello della colonna Traiana. Il fondo è di lapis lazzuli, le figure sono in oro; e quantunque non la si possa dire opera d’arte seria, però la si contempla con piacere.
Nella sala delle sculture antiche ho capito, che i miei occhi non ancora abituati a quella vista, e per non sprecare il tempo, mi trattenni poco. Molte cose non mi producono impressione, senza che io valessi a rendermi conto del motivo. La mia attenzione fu fissata da un Druso; mi piacquero molto due Antonini, e così ancora alcuni altri oggetti. Nel gabinetto di storia naturale trovai oggetti pregevoli, del Tirolo specialmente, dei quali avevo visto già campioni in piccolo, ed anzi taluni ne possedo.
Trovai una donna la quale vendeva fichi, ed essendo i primi che io abbia gustato, mi parvero eccellenti, ma l’uva sotto il quarantottesimo grado, non si può dire ancora buona. Qui tutti si lagnano dell’umidità e del freddo, e infatti nell’arrivare trovai una nebbiaccia, alla quale si sarebbe quasi potuto dare il nome di pioggia. [...] Ora, mentre vi scrivo, il sole che sta per tramontare illumina la sommità di un campanile, che spunta davanti alla mia finestra. Vogliate scusarmi se vi parlo così di sovente del vento, del sole, e della pioggia. Il viaggiatore si trova alle dipendenze del tempo, e sarebbe spiacevole dovessi trovare, viaggiando, un autunno altrettanto cattivo, quanto la pessima estate che ho vissuto a casa.
7 settembre 1786, Mittenwald
Thursday, May 20, 2021 • Duration
Erano le quattro e mezzo, quando arrivai a Wallensee, e a un'ora di distanza da questa località, mi avvenne un caso curioso. Incontrai un uomo che portava un arpa, accompagnato da una sua figlia, di undici anni circa, che il padre mi pregò di accogliere nella mia carrozza. [...] Feci sedere al mio fianco la ragazza, [...] una creaturina graziosa, educata, e assuefatta a girare il mondo. Era già stata con sua madre a piedi alla Madonna di Einsiedeln, ed erano sul punto di intraprendere il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, quando la madre venne a morire, e non potè compiere il suo voto. Quella ragazza aveva grande devozione per la Vergine[...] Narrava di aver visto coi propri occhi una casa rovinata da un grande incendio, e un'immagine della Madonna sotto vetro che stava sopra la porta, rimasta totalmente illesa, la qual cosa non si poteva spiegare in altro modo, che per mezzo di un miracolo. Aveva fatti tutti i suoi viaggi a piedi; ultimamente aveva suonato a Monaco alla presenza del principe elettore. Parlava propriamente benino; aveva occhi neri, grandi e belli, una fronte intelligente, che talvolta si corrugava diventando seria. Parlava con grazia, con naturalezza, soprattutto sorrideva in modo fanciullesco; per contro quando taceva pareva stesse riflettendo, e faceva con il labbro superiore una smorfia propriamente curiosa. Le parlai di molte cose [...] Mi domandò il nome di un albero. Era un grande acero, il primo ch’io avessi incontrato lungo il cammino. Mi disse che stava andando alla fiera di Bolzano, dove supponeva fossi diretto pure io, e mi disse che qualora io l’avessi incontrata, avrei dovuto farle regalo, cosa che io le promisi.
8 settembre 1786, Innsbruck e dintorni
Wednesday, May 19, 2021 • Duration
Innsbruck giace stupendamente in una valle ampia e fertile, circondato da alte rupi, e da monti. Volevo fermarmi, ma non si trovarono stanze. Mi divertì per poco tempo con il figliuolo dell’albergatore, giovane vivacissimo. La città era tutta addobbata a festa per solennizzare la Natività della Madonna. Tutti si avviavano a Wilden, punto di pellegrinaggio, un santuario a tre quarti d’ora dalla città, sui monti, e quando ripartì, la mia carrozza era attorniata dall folla variopinta, lieta, e chiassosa.
Partendo da Innsbruck la strada diventa sempre più pittorica. Si entra in una gola, dove corre un affluente dell’Inn, e la vista varia ad ogni istante. Mentre la strada sale sù per una rupe ripida, e quasi la si può dire scavata in quella, la pendice di fronte scende più dolcemente al basso, tutta coltivata. Si vedono sorgere sulle rupi fra i boschi, o posare su piccoli alti piani villaggi, case, casipole, capanne, il tutto colorato accuratamente di bianco. Ad una certa altezza lo spettacolo cambia; si scorgono pascoli salire fino alla sommità dei monti.
Poco per volta l’oscurità venne crescendo; i particolari si perdevano; non si scorgeva più che il paesaggio nel suo complesso, ma sempre più grandioso, più splendido. Questo pure a sua volta scomparì, ma non tardò a ricomparire ai raggi della luna sorta sulle vette nevose, ed aspettai che il giorno venisse a rendere la luce a questa gola alpestre, nella quale mi trovavo, stretto ai confini fra il mezzogiorno e il settentrione.
9 settembre 1786, sul Brennero
Tuesday, May 18, 2021 • Duration
Verso sera volli ancora disegnare la locanda, o la casa della posta sul Brennero, ma non sono riuscito a essere soddisfatto del mio schizzo, e me ne tornai a casa piuttosto di malumore. L’albergatore mi domandò se per avventura non volessi partire; mi disse che splendeva la luna, che la strada era buona, e per quanto io sapessi benissimo che non era disinteressata questa proposta, dato che gli servivano i cavalli per un altro viaggio il mattino, siccome corrispondeva al mio desiderio interno, accettai. Il sole era ricomparso sull’orizzonte, il vento era tollerabile; posi in ordine il mio bagaglio, ed alle sette salì in vettura. L’atmosfera era limpida, e la sera bellissima.
Il cocchiere sonnecchiava, ma la strada era buona, e i cavalli, assuefatti a percorrerla, correvano rapidamente nella discesa; giunti ad un tratto piano, rallentarono il loro corso. Il cocchiere, svegliatosi, ridestò il loro ardore, e camminando attraverso le rupi, non tardai ad arrivare all’Adige.
La luna splendeva; tutti gli oggetti che mi circondavano assumevano proporzioni grandiose. Alcuni molini, che sorgevano in mezzo a vecchi pini sul fiume spumeggiante, erano dei veri quadri.
Arrivai, verso le nove, a Sterzingen mi si disse che avrei pure potuto continuare il mio viaggio, e quando arrivai verso mezzanotte a Mittelwald, trovai tutti addormentati, a parte il cocchiere, cosicchè potei proseguire la strada fino a Brixen, e di lì a Colman, dove arrivai sul fare del giorno. Allo spuntar del giorno vidi le prime colline piantate a viti. Una buona donna mi offrì pere e pesche; attraversai Teutschen che battevano le sette del mattino, e continuai a viaggiare, ed allora finalmente, quando splendeva già alto il sole, vidi la valle dove giace Bolzano. Circondata da monti ripidi, di mediocre altezza, si trova affacciata a sud, e coperta a settentrione dai monti del Tirolo. Le colline ai piedi dei monti sono coltivate a viti. I tralci sono disposti in filari e i grappoli oramai già neri, pendono da quelli, giovandosi per la maturazione del calore della terra.
10 settembre 1786, Bolzano
Tuesday, May 18, 2021 • Duration
Arrivai a Bolzano con un sole splendidissimo; tutti i merciaiuoli ambulanti si affollavano intorno a me; il loro aspetto rivelava la contentezza, il benessere. Sulla piazza c’erano venditrici di frutta, con ceste piatte e rotonde, ripiene di pesche, disposte quasi per terra, di modo che non pesassero l’una sull’altra. Mi venne allora alla memoria un’iscrizione che avevo letta in Ratisbona, sulla porta di una locanda.
Alla fiera di Bolzano si fa grande commercio di seterie; vi si vendono pure panni, e cuoiami che scendono dai monti. I mercatanti però, vi vengono principalmente per incassare il loro danaro, per ricevere nuove commissioni e aprire nuovi crediti. Avrei pure avuto desiderio di osservare tutti i prodotti che arrivano qui, ma l’irrequietudine che si è impossessata di me, ormai non mi dà tregua, e mi affrettai a partire di nuovo, consolandomi col pensiero, che in un epoca, nella quale la statistica gode di tanto favore, tutto ciò si trova stampato, e se ne può prendere conoscenza ricorrendo ai libri. L'essenziale è, che io prenda di nuovo interessamento alle cose di questo mondo; che io cerchi di nuovo di esercitare il mio spirito di osservazione, per quanto i miei lumi e le mie cognizioni lo consentano; che la mia vista è pronta ad afferrare rapidamente quanto si offre allo sguardo; e che il mio animo possa di nuovo esercitare le sue facoltà, le quali erano rimaste oppresse e irrigidite. E ora che sono costretto a servirmi da me, a badare a tutto, a non perdere di vista niente, mi sento, nonostante siano trascorsi pochi giorni, ben altra elasticità di spirito; sono abituato a informarmi del corso del danaro, cambiare monete, pagare, tenere conti, prendere appunti, scrivere, al posto di pensare soltanto come prima, riflettere, volere, dare ordini, e dettare.
11 settembre 1786, Trento
Monday, May 17, 2021 • Duration
Ho percorso la città [di Trento] che è molto antica, ma che ha in alcune strade delle case nuove, di buona costruzione. La chiesa dei gesuiti è bella, colle colonne di marmo rossiccio nella facciata, e l’ingresso è preceduto da una tenda pesante per impedire l’accesso alla polvere; la chiesa stessa poi è chiusa da una cancellata in ferro, la quale consente di spingere lo sguardo all’interno. Mentre io stavo esaminando l’architettura, entrò un vecchio, togliendosi la berretta nera che aveva in testa. Tutti i suoi abiti neri, vecchi, logori, rivelavano appartenere al clero; egli s’inginocchiò davanti alla cancellata, e dopo una breve preghiera, si alzò di nuovo in piedi, e disse a mezza voce, quasi parlando a sè stesso «Ora che hanno cacciati i gesuiti, avrebbero per lo meno dovuto pagare loro quanto ha loro costato la chiesa. Io so pure al pari di tanti altri, quanto sia loro costato non solo la chiesa, ma ancora il seminario.» Fermo sull’ultimo gradino diceva ancora «Non è l’imperatore che abbia ciò fatto; lo volle il Papa.» «Prima gli Spagnuoli; dopo noi; quindi i Francesi. Il sangue di Abele grida vendetta, contro Caino suo fratello» e scendendo la gradinata si avviò per la strada, continuando a parlare in quel modo, con sè stesso.
Un giovane, al quale domandai conto delle cose notevoli della città, mi additò una casa alla quale danno nome di casa del diavolo, pretendendo sia stata costruita dal distruttore universale di ogni cosa, nello spazio di una notte. Se nonché, il buon giovane, non si avvedeva della particolarità più curiosa, ed era, che questa casa è l’unica di buon gusto che io abbia veduta in Trento.
Partii alla sera, dopo le cinque, accompagnato come il giorno precedente, tosto che fu tramontato il sole, dal canto dei grilli.
12 settembre, Torbole
Sunday, May 16, 2021 • Duration
Quanto bramerei che i miei amici si trovassero ora per pochi istanti al mio fianco, per poter godere con loro pure, della vista incantevole che mi sta davanti.
Avrei potuto arrivare a Verona fin di questa sera, ma avrei dovuto per questo lasciare in disparte uno stupendo punto di vista, quello del lago di Garda di cui non mi volevo privare, e fui ampiamente ricompensato di avere allungato la strada. Partito [...] dopo le cinque, presi una valle laterale che versa le sue acque nell’Adige. Dopo aver salito alquanto, s’incontra un colle abbastanza elevato, che si deve valicare per scendere al lago. Si potrebbero trovare in quelle colline motivi di bellissimi paesaggi. Terminata la discesa, s’incontra un piccolo villaggio, all’estremità settentrionale del lago, con un piccolo porto naturale, Torbole. Avevo trovato già lungo la strada piante di fico, e sceso ora in quell’anfiteatro naturale di colline, trovai i primi alberi di olivo, carichi di frutti.
[...] Rilevo da Volkmann, che questo lago nell’antichità portava nome di Benaco, ed egli adduce un verso di Virgilio, che ne fa parola
Fluctibus et fremitu resonans, Benace marino.
È questo il primo verso latino di cui io scorga il significato vivo davanti il mio sguardo; e ciò nel momento appunto, in cui le onde, agitate dal vento fattosi più gagliardo, si frangono sulla spiaggia. [...] Quante cose cambiarono; ma soffia sempre lo stesso vento su questo bel lago, illustrato da Virgilio.
Venuto con la sera il fresco andai a passeggio, in una contrada nuova. Gli uomini vivono vita alla buona; le porte non hanno serrature, ma l’albergatore mi accertò, che potevo stare pienamente tranquillo, avessi avuto pure con me diamanti; le finestre non hanno vetri, sono chiuse con fogli di carta inzuppati nell’olio; mancano anche le cose più indispensabili. Avendo domandato al garzone della locanda dove avrei potuto soddisfare un certo bisogno, mi additò la corte al basso, dicendo «Qui abbasso può servirsi» ed avendo io insistito «Ma dove?» «Dappertutto, dove vuole,» mi rispose alla buona.
Il mio albergatore mi annunciò con un enfasi tutta italiana, che era felice di potermi servire trote propriamente stupende. Si prendono presso Torbole, dove il torrente scende dai monti, e dove il pesce cerca risalirlo. Non sono propriamente trote, ma una specie analoga, il loro gusto sta fra quello della trota e del salmone, e a onor del vero sono di gusto delicatissimo e saporite.
Migliori però di ogni cosa è la frutta, specialmente i fichi e le pere.