“Ti andrebbe di concedermi un’intervista?” Le persone alle quali abbiamo posto questa domanda sapevano quanto sia difficile e ingannevole raccontarsi. Qualcuno ha detto di sì, istintivamente. Altri hanno preso tempo. Alla fine hanno deciso di farlo comunque e in “Dicono di te” hanno riportato alla luce eventi inediti delle proprie biografie spesso già note ed esplorate. E mentre raccontavano si sorprendevano di poter scavare così a fondo nella memoria tirando fuori ricordi dimenticati della loro esistenza. Cantanti, attori, scrittori, registi, sceneggiatori si sono seduti su un divano e hanno iniziato ad ascoltare e ad ascoltarsi. Le conversazioni che ascolterete in Dicono di te sono tenere, sincere, ruvide, inattese, spiazzanti e sentite. Dalle finestre entrano in rumori, dalla voce degli intervistati esce la vita. Ogni venerdì una nuova vita, una nuova storia in questo podcast di Chora Media e Tenderstories, con la voce di Malcom Pagani. “Dicono di te” è disponibile su tutte le piattaforme audio e sul sito e app del Corriere della Sera.
“Dicono di te” è un podcast di Chora News prodotto da Chora Media e Tenderstories.
Scritto da Malcom Pagani.
In redazione: Flavia Bevilacqua.
Il producer è Alex Peverengo.
La post-produzione e il montaggio sono di Maurizio Stanzione e Lucrezia Marcelli.
Musiche su licenza di Universal Music Publishing Ricordi Srl e di Machiavelli Music
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Data updated on 09/09/2026
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Ep. 150:
Dice che ha iniziato a recitare per «l'esigenza di fuggire da casa mia» e che il poter essere qualcun altro per mesi rappresenta una dolcissima dannazione che gli offre «una tregua da me stesso».
In questa intervista con Malcom Pagani, Dario Aita ripercorre le tappe della sua vita e della sua carriera: dalle radici nel quartiere palermitano di Cruillas alla fuga in pullman verso Roma a diciannove anni, guardando dal finestrino la sua vecchia vita. L'attore confessa di non aver coltivato la vocazione della recitazione fin da bambino, ma di aver trovato nel palcoscenico un luogo privo di regole e l'unica vera terapia a un'ansia cronica che descrive come «una sorta di fame». Aita svela poi con estrema lucidità numerosi retroscena sui set e sui registi incrociati nel suo percorso: dai primi passi spaesati ne "La prima linea" di Renato De Maria, dove per restare nell'inquadratura fu costretto a recitare spalla a spalla con Riccardo Scamarcio, la profonda immersione per interpretare Franco Battiato e il surreale primo incontro con Paolo Sorrentino per "Parthenope". Difendendo l'onestà intellettuale di chi sa riconoscere i progetti mediocri senza ipocrisie, Aita dice di trovare la gioia più assoluta negli occhi della figlia, il suo personale «stargate» verso un altrove.
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Guido Brera: «Chi controlla le parole controlla le cose»
Thursday, July 30, 2026 • Duration 01:32:40
Ep. 148:
Dice che «dolore» nella vita l'ha sempre incontrato e che, anzi, non trovarlo e non capire così dove sta e come si sta muovendo, lo «terrorizza».
Ragazzo riflessivo nella Roma degli anni '80, cresciuto con il mito dell'Argentario e con le tensioni tra la semplicità materna e l'animo aristocratico, seppur libero da etichette, del padre, in questa intervista con Malcom Pagani, Guido Brera ripercorre le tappe di una vita vissuta tra la voglia di riscatto e il desiderio di appartenenza. Brera racconta di aver trovato presto la propria strada allontanandosi da una capitale in cui, confessa, era «tagliato completamente fuori»: da un back office in Fineco fino a fondare una società a soli 29 anni, l'imprenditore racconta poi l'ascesa fulminea e totalizzante nel mondo spietato degli hedge fund. Tra l'ammissione dei propri errori sui divieti imposti ai figli e le riflessioni sulla finanza moderna, trasformatasi in strumento biopolitico entrando prepotentemente «nella carne delle persone», Brera si sofferma sui bivi fondamentali della sua esistenza: dall'esperienza dura ma formativa come volontario alla Stazione Centrale di Milano accanto a Frate Ettore, fino al ritiro esistenziale, in un momento di estrema fragilità, in un maso di montagna a 2000 metri.
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Michele Masneri: «Quelli che sono stati felici adolescenti secondo me sono dei mostri»
Thursday, July 23, 2026 • Duration 01:39:03
Ep. 148:
Dice che le vecchie zie all'Olgiata non avrebbero mai «l'ascella pezzata» e che Roma ha una capacità «abbandonica» di farti «stare tra le rovine».
In questa intervista con Malcom Pagani, Michele Masneri ripercorre le sue radici, diviso fin dall'infanzia tra i nonni paterni "fattivi" e una nonna materna araldica dedita a genealogie e film di Visconti. Fuggito dalla "Pretoria" di Brescia e dalle mitomanie di Gorizia per approdare alla Capitale, il giornalista riflette sulla fauna letteraria e sociale del nostro tempo, partendo dai fari intramontabili del Novecento: dall'Ennio Flaiano capace di non farsi mai inglobare nel "canone" dei giusti, all'Alberto Arbasino "lord inglese" ed esemplare per il suo 100% di presenze in Parlamento. Tra aneddoti leggendari, come i sadici colloqui telefonici di un'estate fantasma con l'ingegnere Carlo De Benedetti, Masneri osserva le nevrosi dell'epoca contemporanea: dall'abitudine di schierarsi in "batteria" per paura di una shitstorm sui social all'esasperazione della purezza morale a tutti i costi.
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Valerio Aprea: «Nasco disfattista e pessimista. Spero di morire dall'altra parte»
Thursday, July 16, 2026 • Duration 01:57:41
Ep. 147:
Per lui «tutte le cose terribili della vita che ci possono capitare, dalla più infima alla più clamorosa, non sono morti, ma sono porte oltre le quali scopri che: "Ah, aspetta un po', ma non è la fine, non sono le colonne d'Ercole. C'è il mare».
In questa intervista con Malcom Pagani, Valerio Aprea racconta un’infanzia, che ricorda come il periodo «dell'impossibilità decisionale», scandita dal concetto appreso in famiglia per cui «la vita è pericolo», e dalle interminabili notti passate respirando il fumo passivo mentre i genitori giocavano a poker. Dal senso di smarrimento a scuola per paura di perdersi le dinamiche umane al primo corso di recitazione scoperto per caso fuori dalla discoteca Alien, l'attore attraversa i momenti fondamentali del suo percorso: confessa le prime delusioni lavorative, la tesi su Luciano De Feo che gli valse il 110 senza lode in Storia del Cinema, l'elogio alla precisione millimetrica e "sensoriale" di Gabriele Muccino e il legame simbiotico e indissolubile con Mattia Torre, che, dice Aprea, si è solo «andato a levare il dente» prima di lui. «Poi lo dovrò fa' io», conclude.
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Francesco Bruni: «Comprendere la regia è un percorso molto lungo e io sono un po' in ritardo»
Thursday, July 9, 2026 • Duration 01:21:46
Ep. 146:
Dice che, se continuerà a fare il regista, bisognerà che cominci a guardarsi «anche un po' fuori da me».
In questa intervista con Malcom Pagani, Francesco Bruni ripercorre il trasloco a Livorno, l'amicizia storica con Paolo Virzì e gli anni della formazione al Centro Sperimentale, tra partite a palletta in corridoio e l'affiancamento a giganti come Suso Cecchi D'Amico e Furio Scarpelli. La conversazione è punteggiata di aneddoti, dal rifiuto di incassare le provocazioni di Claudio Caligari al loro primo incontro, fino all'esperienza con Spike Lee, definita «una delle più grandi delusioni umane e professionali». Passato tardivamente dietro la macchina da presa con "Scialla!", grazie all'intuizione di Beppe Caschetto, Bruni affronta anche il capitolo più crudo della sua vita: un tumore vissuto nell'attesa come un «dead man walking», malattia che ha fatto evaporare vecchi amici, e che gli ha insegnato a misurare il tempo residuo, come Nanni Moretti nella scena del metro in "Aprile".
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Marco Risi: «Di ogni cosa si poteva modificare il senso se si riusciva a riderne»
Thursday, July 2, 2026 • Duration 01:27:40
Ep. 145:
La sua stagione preferita è l'inverno, preferita all'estate, di cui ha sempre patito il declino della luce e il fatto che, per quanto bellissima, ad un certo punto finisca, esattamente come con gli amori da cui ha sempre preferito sfuggire perché temeva «il finale, il momento tragico».
In questa intervista con Malcom Pagani, Marco Risi ripercorre decenni di storia italiana e di spettacolo, dal primo traumatico approccio con il grande schermo davanti alla locandina di "Marcellino pane e vino" alle passeggiate in via Veneto incrociando Federico Fellini. Risi racconta la sua personale visione della regia, ricordando la severità con cui costrinse un giovane Claudio Amendola a «sbagliare» sul set di "Mery per sempre" pur di farlo mimetizzare con la naturalezza dei ragazzi siciliani, e il passato di Silvio Berlusconi come produttore del suo film "Soldati - 365 all'alba". Oggi, forte di una spocchia giovanile ormai superata, Risi si descrive come un uomo malinconico che non si fida «fino in fondo» degli altri, confessando il rovescio della medaglia di una vita dietro la macchina da presa: la spietatezza di un’educazione paterna che però formava i caratteri, il dolore silenzioso per la perdita di amici adorati che oggi non può più «chiamare al telefono» e il privilegio faticoso di stare da soli.
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Paola Pitagora: «Sono sempre stata una grande fuggitiva»
Thursday, June 25, 2026 • Duration 01:09:51
Ep. 144
Secondo lei, «la vecchiaia è un regalo», un momento della vita in cui la memoria si trasforma in un flusso libero e guizzante, capace di restituire intatti frammenti di un'esistenza straordinaria vissuta sempre da «grande fuggitiva».
In questa intervista con Malcom Pagani, Paola Pitagora, all'anagrafe Paola Gargallo, ripercorre decenni di storia italiana e di spettacolo: dai ricordi d'infanzia nella Roma del dopoguerra agli anni folli e turbolenti con i pittori della "scuola di Piazza del Popolo". L'attrice snocciola retroscena, dalle prime «15mila lire a sera» guadagnate come figurante accanto a Renato Mambor, sul set de "La Dolce Vita", alla «peggior cazzata» degli esordi per cui, su suggerimento di Franco Cristaldi, fu spedita a Belgrado per farsi notare dal regista Gillo Pontecorvo che sul set di "Kapò" la liquidò, intimandole di dover perdere almeno «una quindicina di chili» per sperare di ottenere un ruolo. Paola Pitagora svela con lucidità anche i lati più oscuri del successo, dalla genesi de "I pugni in tasca" con Marco Bellocchio e l'irrequieto Lou Castel, un cult eversivo girato gratis, al peso insostenibile delle calunnie subite dopo il trionfo televisivo ne "I Promessi Sposi". Tra il rifiuto dei compromessi che l'ha resa «una grande fuggitiva» e le furiose liti di gelosia finite lanciando un materasso dalla tromba delle scale, Pitagora guarda al futuro senza rimproverarsi nulla se non di essere stata poco pianificatrice, augurandosi che la fine sia breve e trovando la sua personale forma di meditazione nella quiete della solitudine e nel lavare i piatti.
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Fiorenza Sarzanini: «Non è morto il cinema, non è morto il giornalismo, non è morta la letteratura»
Thursday, June 18, 2026 • Duration 01:18:01
Ep. 143:
Secondo lei, per fare questo mestiere, «nei posti bisogna starci».
In questa intervista con Malcom Pagani, Fiorenza Sarzanini racconta un’infanzia scandita dagli squilli notturni del vecchio telefono SIP e dai ricordi di un padre cronista. Dalle prime cronache di quartiere scritte nascosta «dietro l'armadio dell'archivio» del Messaggero, la condirettrice del Corriere della Sera intreccia la sua storia e i suoi drammi a quelli del Paese: l’anno dell'anoressia affrontato a ventitré anni senza mai smettere di lavorare, la scelta di sfilare in mezzo agli autonomi durante il G8 di Genova nel giorno della morte di Carlo Giuliani e l'immedesimazione nel dolore delle madri dell'Aquila. Tra il rifiuto dei social per proteggere la propria credibilità professionale e la paura quotidiana di subire un "buco" dalla concorrenza, Sarzanini rivendica una «passione sfrenata» che la tiene in servizio ventiquattro ore su ventiquattro, confessando che l'unico modo per trovare un po' di pace è staccare il telefono e immergersi nel silenzio del mare.
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Anna Foglietta: «Quando mai l'arte ha chiesto il permesso di entrare nella testa delle persone?» | LIVE Story Tour
Thursday, June 11, 2026 • Duration 41:03
Ep. 142:
Dice che a lei del «cliché di un femminile rassicurante» non glien'è mai fregato niente.
In questa intervista con Malcom Pagani, Anna Foglietta si racconta a partire dal suo legame viscerale con Napoli, che dice essere la sua seconda città, un amore a lungo appesantito dai racconti materni di un dopoguerra di «distruzione, sopraffazione, fame, miseria e abusi». Foglietta spiega di aver fatto propri quei traumi finché la terapia non le ha aperto gli occhi: «Guarda che non è la tua storia». Dalle prime esperienze sul set affrontate con l'ansia legata al «tema della restituzione», l'attrice attraversa le nevrosi e le ferite del suo percorso. Tra il rifiuto per un cinema ruffiano fatto per «compiacere un gusto rassicurante dello spettatore» e il miracolo di un amore nato scrivendosi su Facebook diciassette anni dopo il liceo, Foglietta guarda al futuro convinta che «le vite davvero si possono giudicare solo alla fine», augurandosi però di non smettere mai di emozionarsi davanti a un talento quando «non è addomesticato».
Questa puntata è stata registrata live all'appuntamento di Napoli di Story Tour, la rassegna di eventi itinerante che porta le voci più importanti e le storie più coinvolgenti e sorprendenti in giro per l’Italia, un ciclo di eventi firmato Chora Media, Will Media e Enel che porta l’energia del racconto in tutta Italia.
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Coez: «Piccole conquiste, piano piano... erano mattoni»
Thursday, June 4, 2026 • Duration 01:28:01
Ep. 141:
«Giravo per la città e più il mio nome si vedeva e più... io esistevo. Esatto, io esistevo», dice lui, che ha cominciato a comunicare con il mondo facendo graffiti sui muri dei tunnel della metropolitana di Roma.
In questa intervista con Malcom Pagani, Silvano Albanese, in arte Coez, ripercorre una carriera che definisce un «miracolo d'ostinazione». Ricorda l'infanzia e le decisioni che lo hanno portato a scrivere testi rap e lo scontro decisivo con un severo professore di fisica che lo gelò chiedendogli: «Ma tu come ti vedi tra dieci anni?». Per costruire quella risposta, Coez ha fatto il facchino, montato palchi fino alle sue prime collaborazioni con Riccardo Sinigallia e Niccolò Contessa, creando un ibrido inedito tra rap e cantautorato. Rifiutando la scorciatoia dei talent show, oggi vive la fama con cautela per non perdere la "vita normale" da cui nasce la sua scrittura, ma ammette di non voler dimenticare le ferite del passato: «Non ci passo sopra con la pialla a certe cose».
Coez sarà in tour a partire dall'8 luglio per portare dal vivo il terzo capitolo del suo format cult "From The Rooftop", un progetto che nel tempo è diventato una delle espressioni artistiche più riconoscibili e autentiche del suo percorso, per poi proseguire con 13 date autunnali nei teatri italiani.
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