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Gianni Vattimo e via Po
vendredi 21 janvier 2022 • Durée
Nelle sue opere si è occupato dell'ontologia ermeneutica contemporanea, proponendone una propria interpretazione, che ha chiamato pensiero debole, in contrapposizione con le diverse forme di pensiero forte dell'Otto-Novecento: l'hegelismo con la sua dialettica, il marxismo, la fenomenologia, la psicanalisi, lo strutturalismo. Sembra ieri quando le studentesse accorrevano a Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche a Torino, per vedere il bel filosofo biondo che parlava di Nietzsche e Heidegger, per di più fresco di coming out, che in quegli Anni 70 non era ancora una moda ma un’uscita coraggiosa, e per tutta una fetta di mondo engagé un’ulteriore aura di fascinazione. Oggi Gianni abita in un grande appartamento di via Po affacciato sul Rettorato dell’Università dove ha insegnato fino al 2008, e dove ora è professore emerito. Ammette che ci ha provato gusto in certi casi a provocare e spiega: «Ma perché non dovrei divertirmi? Una volta un gruppo di madame torinesi mi aveva invitato a una conferenza sui giardini, e io ho concluso il mio intervento - dove si parlava di un giardino dei sentieri che si biforcano, una cosa un po’ borgesiana - cantando quella canzone di Brassens, “Je suis la mauvaise herbe, braves gens, braves gens…”. Sì, l’unica figura che mi piace oggi è la figura di uno che rompe le palle». E di Torino dice: «È una bellissima città, come diceva Nietzsche quando era già pazzo. Ma forse quando lo diceva non era poi così pazzo».
Re Vittorio Emanuele II e il Palazzo Carignano
mercredi 19 janvier 2022 • Durée
Nacque a Torino il 14 marzo 1820, figlio di Carlo Alberto di Savoia-Carignano e Maria Teresa d’Asburgo. La vita di Vittorio Emanuele venne subito avvolta da un’aura di mistero, quando da bambino si salvò miracolosamente ad un incendio che scaturì nel palazzo Carignano, luogo in cui era nato e viveva. Il 16 settembre 1822, infatti, la nutrice che si occupava del futuro sovrano fece cadere una candela nella culla del piccolo Savoia incendiandola. La donna si provocò numerose ustioni sul corpo, ma riuscì a trarre in salvo indenne Vittorio Emanuele II. Almeno, questo è quanto documentato dalla versione ufficiale, visto che subito cominciò a circolare la “leggenda metropolitana” che il bambino fosse morto e subito sostituito con un pari età. Probabilmente il figlio di un macellaio fiorentino che da anni si era trasferito nel capoluogo subalpino. Leggenda, alimentata negli anni, dal fatto che Vittorio Emanuele non assomigliasse al padre Carlo Alberto. Non solo da un punto di vista somatico, ma anche caratteriale. Carlo Alberto, infatti, era un uomo alto, biondo e slanciato, mentre il figlio bruno e tarchiato. Altro tratto molto differente tra i 2 erano le mani. Quelle di Carlo Alberto erano snelle e piccole, quelle di Vittorio Emanuele molto grosse, come dicevano le malelingue proprio da macellaio!
Umberto I e il Duomo di san Giovanni
lundi 17 janvier 2022 • Durée
Nacque il 14 marzo 1844 a Torino, da Vittorio Emanuele II, allora duca di Savoia ed erede al trono sardo, e da Maria Adelaide d'Austria. La sua nascita fu molto festeggiata dal popolo piemontese, nonché dalla famiglia reale, che così poté vedere assicurata la discendenza maschile. Egli trascorse tutta la sua infanzia nel castello di Moncalieri, dove ricevette una formazione essenzialmente militare; fu questa dura disciplina che ne formò il carattere. In quegli anni Umberto intrattenne una relazione sentimentale con la duchessa Eugenia Attendolo Bolognini Litta, che durerà per tutta la vita. Umberto sapeva però che si sarebbe dovuto piegare a un matrimonio di convenienza. Fu scelta la principessa Margherita di Savoia. Umberto e Margherita si sposarono nel Duomo di san Giovanni a Torino il 22 aprile 1868; furono le "nozze del secolo" di allora, e per quell'occasione re Vittorio Emanuele II creò il corpo dei corazzieri reali, che dovevano fungere da scorta al corteo regale, e l'Ordine della Corona d'Italia, con cui venivano premiati tutti coloro che si erano distinti al servizio della Nazione. Alla morte del padre Vittorio Emanuele II, il 9 gennaio 1878, Umberto gli succedette col nome di Umberto I. Nello stesso giorno egli emanò un proclama alla Nazione in cui affermava: Il vostro primo re è morto; il successore vi proverà che le istituzioni non muoiono!
Armando Testa e il Castello di Rivoli
vendredi 14 janvier 2022 • Durée
Ippopotami azzurri, uomini a forma di palla, poltrone rivestite di prosciutto: no, non è il mondo incantato di un bambino, è la realtà vista con gli occhi di Armando Testa, l’artista e pubblicitario torinese che ha plasmato il nostro immaginario collettivo attraverso figure e slogan divenuti iconici. “Sono nato povero, ma moderno”, così amava dire. E non era una semplice frase ad effetto. C'è ancora la guerra nel 1917, quando Armando Testa viene alla luce, e la vita non è facile per un ragazzino che a 11 anni perde il padre e a 14 finisce a lavorare in una tipografia. Ore ed ore passate ad impaginare libri d'arte indolenziscono le dita, ma spalancano i pensieri. Da quei libri sboccia una passione che non si estinguerà più. Il primo bozzetto risale al 1937, per una ditta di colori, ma bisogna attendere la fine di un'altra guerra per cominciare a fare sul serio. È il 1946 quando Armando a Torino crea la sua agenzia pubblicitaria, un marchio che tutt'oggi, a 25 anni dalla sua morte, è leader indiscusso del settore. Torino, città natale di Testa, ha dedicato all'artista nel 2001, al castello di Rivoli, una mostra commemorativa dal titolo Less is more, in onore al suo minimalismo.
Umberto Tozzi e via Botero
mercredi 12 janvier 2022 • Durée
Cresciuto nella zona torinese di via Fréjus/Corso Peschiera, tra Borgo San Paolo e quartiere Cenisia, cominciò a suonare la chitarra a 13-14 anni, nella sala prove dell'oratorio della chiesa Gesù Adolescente, ma le vere prime esperienze musicali cominciarono l'anno dopo, nel 1967, come chitarrista della band del fratello maggiore Franco. Il padre era migrato a Torino dal Gargano e manteneva tre figli con lo stipendio da guardiano notturno. Racconta Umberto: “Tornava a casa mezzo congelato, qualche volta gli rubavano pure la bicicletta, si mangiava carne una volta alla settimana. Ma il lavoro c’era, si avvertiva un’idea di futuro”. Ma quali erano i locali che il giovane Tozzi frequentava negli anni Settanta? «Lo Swing Club di via Botero era il ritrovo di noi musicisti e aspiranti tali. C’era un’aria cosmopolita, anche perché spesso suonavano jazzisti americani. Alla fine si commentava il concerto durante la spaghettata delle due del mattino. Nel mio quartiere, Borgo San Paolo, c’era invece Cenisia con il Voom Voom, lì passavano le star a fare il classico concertino di tre quarti d’ora con le canzoni famose».
Marco Travaglio e piazza san Carlo
lundi 10 janvier 2022 • Durée
Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo salesiano Valsalice di Torino, si è laureato in Lettere Moderne con una tesi in Storia Contemporanea all'età di 32 anni, dopo esser già divenuto giornalista professionista. Ha cominciato la propria attività come giornalista freelance in piccole testate di area cattolica, come Il nostro tempo, dove lavorava all'epoca anche Mario Giordano. Nel 2017 un grande spavento per la figlia Elisa… Erano andati tutti a vedere Juventus-Real Madrid in piazza San Carlo, poi è successo qualcosa che ha scatenato il panico. E Travaglio analizza proprio gli effetti del panico sulla folla, le voci incontrollate che si sono diffuse nella piazza e hanno fatto perdere ai più il controllo della situazione, ma anche le responsabilità di chi ha consentito che decine di ambulanti potessero vendere la birra in bottiglie di vetro: "Tutto virtuale, tranne il sangue". Così ha raccontato dopo aver ricevuto la telefonata di Elisa: “Salto in macchina con mia moglie e voliamo a prenderla, appena in tempo prima che anche in piazza Vittorio Veneto si scateni il panico per l'ondata dei fuggitivi che, attraverso via Po e le strade laterali, sciamano via dal luogo della non-partita e del non-attentato. La carico in auto che trema ancora come una foglia e fatica a parlare. E mi fiondo al pronto soccorso più vicino”. Per fortuna niente di grave per la figlia.
Mario Soldati e il Borgo Nuovo
vendredi 7 janvier 2022 • Durée
E’ nato nel 1906 in via dell’Ospedale, ora via Giolitti. Ha studiato al «Sociale», l’istituto dei Padri Gesuiti, in via Arcivescovado, ricevendone un’impronta indelebile. A loro lo riconduceva ogni meditazione sulla fede, che nelle stagioni risalterà come «nostalgia della fede». Ha i confini dei portici, la Torino di Mario Soldati, «il termine estremo di Torino borghese e ottocentesca» là dove si incontrano corso Vinzaglio e corso Vittorio. Il mondo di ieri che lì non si arenava, che si apriva alle nuove energie sociali, lasciandosi «abbracciare volentieri da Torino operaia» (il non lontano Borgo San Paolo), «sua gloria, sua ricchezza e sua difesa». Mario prediligeva «la quiete e la solitudine di certe vie, specialmente del Borgo Nuovo», amava pranzare al Cambio («Tutto oro specchi e vetri dipinti»), si smemorava davanti alla statua innevata di Gioberti in piazza Carignano. Soldati era l’anima più mozartiana, più versicolore di Torino, se nello stesso nome della città scorgerà, invisibile agli occhi comuni, ma non a «coloro che vi sono nati, o che vi sono vissuti a lungo, qualcosa di rosso che ride», così archiviando ogni grigia nomea.
Giuseppe Saragat e via IV Marzo
mercredi 5 janvier 2022 • Durée
Nacque a Torino da Giovanni Saragat e da Ernestina Stratta. Il padre era un avvocato di Sanluri di ascendenze catalane che si era trasferito nella città sabauda nel 1882. Alla professione forense alternava quelle di poligrafo e di giornalista, scrivendo articoli di cronaca giudiziaria per la Gazzetta Piemontese. La madre era figlia di un rinomato pasticcere. Dopo aver frequentato la scuola elementare "Pacchiotti", entrò all'istituto "Sommeiller", uscendovi nel 1915 con il diploma in ragioneria. Nel 1916 fu richiamato alle armi e prese parte alla Grande Guerra. Congedato, il 17 luglio 1920 conseguì la laurea in Scienze economiche e commerciali. “In questa casa, il 19 settembre 1898, nacque Giuseppe Saragat – socialista riformista, con Turati e Matteotti, avversò il fascismo, prima in Italia e poi in esilio. Tornato in Italia nel 1943, fu incarcerato dai nazisti ed evase insieme a Sandro Pertini, per proseguire la lotta clandestina. Alla liberazione divenne Presidente dell’Assemblea Costituente, poi fu più volte Ministro, fino all’elezione a Presidente della Repubblica il 28 dicembre 1964. Mori a Roma l’11 giugno 1988. Dedicò la vita alla causa della libertà e del socialismo democratico”. Sarà questa l’epigrafe che verrà posta sulla facciata della casa in cui nacque Giuseppe Saragat, in via IV Marzo, 5. La targa commemorativa ricorderà il Capo dello Stato nel cinquantenario della elezione al Quirinale.
Maria Teresa Ruta e la Mole
lundi 3 janvier 2022 • Durée
Nata a Torino, da papà Giovanni, di origine siciliana, e da mamma Rosella, originaria di Taurianova, è altresì nipote (da parte di padre) dell'omonima annunciatrice e conduttrice attiva negli anni Cinquanta. Da bambina, crebbe nel quartiere Borgo San Paolo di Torino, in un caseggiato davanti al centro sportivo calcistico della Lancia (oggi chiamato "Robilant"); nella stessa città, studia fino alle scuole superiori, tuttavia già nel 1976 entra nello spettacolo, partecipando al concorso di bellezza Miss Muretto di Alassio, in Liguria, risultando vincitrice. L'anno dopo si divide tra Torino e Roma, dove inizia a fare dei provini. In un’intervista ha dichiarato: «Anche se ho vissuto un po’ ovunque in Italia non ho avuto dubbi nello scegliere Torino come luogo del cuore FAI, la città dove sono nata. Il Valentino, Superga, la Gran Madre, i luoghi che frequentavo con mio papà. Era figlio di uno dei più giovani piloti dell’aeronautica quindi mi ha sempre portato in giro. Mi portava e mi raccontava la storia dei luoghi che visitavamo. La Mole è quella che mi è rimasta di più nel cuore. Il mio papà mi ripeteva sempre: “Quando guardi qualcosa con il naso all’insù sei felice”».
Samuel e i locali torinesi
vendredi 31 décembre 2021 • Durée
«La mia città è bellissima». È la dichiarazione d’amore di Samuel, voce e frontman dei Subsonica nonché giudice dell’edizione 2019 di X-Factor, alla sua Torino. Dove è nato nel 1972. E dove ha fondato, insieme agli amici Max Casacci e Boosta, il gruppo rock elettronico più famoso d’Italia. «La mia città ha sempre lottato per restare in vita e lo ha fatto con la forza delle sue idee», racconta tra una pausa e l’altra delle prove per il gran finale di X Factor 2019. «Torino è una città multietnica: qui abitano persone provenienti da tutte le regioni d’Italia e questa varietà porta sempre ricchezza». E se nel suo cuore non possono mancare luoghi iconici, come la Mole o i Murazzi, ce ne sono altri più intimi e particolari. Come il Cinema Massimo o Piazza Vittorio. «Ci sono ancora oggi dei locali che portano la musica in città, come Hiroshima Mon Amour, Giancarlo 2 (che oggi si chiama Magazzino Sul Po), Gli Amici del Po, OFF TOPIC in zona Gasometri tra Vanchiglia e Vanchiglietta, Cap 10100, anche questo molto bello, sul fiume. Sono posti che, ognuno a suo modo, combattono una guerra sotterranea e silenziosa contro l’avvento del “grande niente”, lottando per portare la musica di qualità in città».