Explorez tous les épisodes du podcast Designer Stefano Pasotti
Plongez dans la liste complète des épisodes de Designer Stefano Pasotti . Chaque épisode est catalogué accompagné de descriptions détaillées, ce qui facilite la recherche et l'exploration de sujets spécifiques. Suivez tous les épisodes de votre podcast préféré et ne manquez aucun contenu pertinent.
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Titre
Date
Durée
Rispondo a domande difficili per il mondo del design
24 Apr 2024
00:29:15
Cosa mi aspetto dal salone del mobile 2024
12 Apr 2024
00:09:06
La multichair progettata da Joe Colombo
07 May 2022
00:04:39
La multichair di Joe Colombo
Intervista alla fondazione Vico Magistretti, con la fantastica nipote Margherita Pellino
02 May 2022
01:14:08
Ciao! Qui trovate la chiacchierata fatta con Margherita Pellino nipote di Vico Magistretti e curatrice dello studio Magistretti.
La sedia universale progettata da Joe Colombo per kartell | Design del prodotto industriale
23 Apr 2022
00:05:47
La sedia Universale 4867 di Joe Colombo
Ciao oggi parliamo di un prodotto realizzato da Joe Colombo
Si tratta una sedia chiamata 4867 o Universale, realizzata in ABS per la Kartell
I suoi progetti infatti attirarono il forte interesse di Giulio Castelli della Kartell appunto, che decise di sostenere le sue idee investendo finanziariamente.
Nel 1965, la sua sedia Universale fu una delle prime ad essere stampata in un unico materiale e cioè l’ABS come vi dicevo prima.
I suoi oggetti partono principalmente dalla tecnologia che deve essere applicata, e non il contrario
Questo particolare vi fa comprendere immediatamente il calibro del Designer in questione
La seduta è stampata ad iniezione plastica una tecnologia in forte espansione per il periodo così come il materiale stesso
Joe Colombo disegnava ogni parte che componeva i suoi oggetti, fino ai più insignificanti dettagli. In questo caso abbiamo una seduta composta principalmente da 3 stampi per la versione base: La parte superiore realizzata in monoblocco, una sola gamba, ed i piedini sottostanti.
Ora analizziamo tutto nel dettaglio.
Ogni componente è realizzato ad iniezione plastica e quindi significa che della plastica viene iniettata allo stato fuso all’interno di uno stampo in acciaio. La plastica rimane all’interno fino a quando non si è completamente solidificata, dopodichè apriamo lo stampo e togliamo il nostro oggetto che sarà un semilavorato perché potrebbe avere alcuni difetti sui bordi. Lo stampo è sempre più grande in media del 3% rispetto all’oggetto perché deve prevedere il ritiro elastico del materiale: significa che quando passa dallo stato liquido a quello solido tende a rimpicciolirsi.
In più dobbiamo tenere in considerazione l’angolo di sformo ed i sottosquadri. Ve la faccio breve, e se vi interessa questo argomento cliccate qui sopra e vi apparirà il video dello stampaggio ad iniezione plastica. Cmq dobbiamo estrarre facilmente il nostro oggetto dallo stampo e quindi sono stati fatti degli accorgimenti per poterlo fare.
Tornando alla nostra seduta, la parte superiore è in monoblocco e presenta dei dettagli come il foro centrale che serve per spostare facilmente l’oggetto, e volendo per scolare l’acqua nel caso lasciamo la nostra seduta all’esterno.
Possiamo optare per differenti colori semplicemente cambiando i polimeri plastici che vengono inseriti.
Ora perché all’inizio ho parlato di un corpo superiore, una singola gamba ed il piedino sottostante?
Perché gli stampi ad iniezione plastica sono costosissimi, possono arrivare ad alcune centinaia di migliaia di euro e qui c’è un incredibile accortezza del designer e dell’ufficio tecnico dell’azienda.
Se guardate gli schizzi fatti da Joe Colombo, notiamo immediatamente che aveva immaginato questo oggetto come MODULARE con le gambe che si smontavano.
Il dettaglio della gamba è fondamentale perché lo stampo era uno solo e poteva semplicemente essere ruotato per l’utilizzo in altre posizioni della seduta, ed in questo modo abbiamo un risparmio notevole in termini di costi stampo.
Inoltre possiamo sostituire le gambe con altre dando altezze differenti per creare la seduta per bambini oppure uno sgabello.
La lampada Acrilica progettata da Joe Colombo per Oluce
16 Apr 2022
00:05:26
Ciao!
Oggi parliamo di una lampada disegnata dai fratelli Colombo ed uscita sul mercato nel 1962 con l’azienda Oluce
Più precisamente si chiama Colombo 281 ed è il primo progetto di Joe Colombo per Oluce, l’unico condotto a quattro mani con il fratello Gianni.
Per essere proprio super pignoli, il primo prototipo presentato dai fratelli all’azienda si chiamava C.
Il modello, realizzato nel 1962 e nato semplicemente come 281, verrà soprannominato in seguito ”Acrilica”, richiamando il materiale principe di questo oggetto e lo straordinario utilizzo che ne viene fatto con la 281.
In sostanza si tratta di una lampada costituita da due materiali: il metallo per la base, dalla quale esce un tubo di luce, ed il corpo realizzato in plastica, più precisamente il metacrilato PMMA.
Infatti La forma e l’importante spessore della curva che compone la 281 permette, grazie alle proprietà di conduzione, che la luce di una lampadina fluorescente contenuta all’interno della base in acciaio verniciato risalga lungo il corpo trasparente arrivando ad illuminare la testa.
E’ incredibile pensare come questo oggetto abbia in sostanza anticipato il concetto della fibra ottica, perché la luce che viene emanata dal basso viene condotta fino all’estremità superiore, andando contemporaneamente ad illuminare tutto il corpo.
Parliamo di un prodotto estremamente complesso da realizzare, perché le dimensioni della plastica sono veramente importanti, così come la lavorazione di piegatura dello stesso, ma come avviene??
Prendiamo un piano in metacrilato e lo andiamo a scaldare per renderlo malleabile, dopodichè viene posizionato su di una cassaforma simile alla termoformatura, che va a dare la forma finale appunto.
Mantiene quella posizione fino a quando non si è completamente solidificato.
Ora detto così sembra riduttivo, ma credetemi è stato un vero e proprio bagno di sangue realizzarla, soprattutto per il fatto che la luce non usciva in maniera corretta, quindi il risultato finale è dovuto ad una serie infinita di prove fatte sul campo per riuscire ad ottenerla.
La cosa brutta è proprio il fatto che per capire se un prodotto va bene oppure no, bisogna arrivare all’ultima fase, e cioè l’installazione della luce.
La cosa peggiore che può accadere, è che si formi quella che viene chiamata ghiacciatura interna del blocco: in sostanza sono dei piccoli segni che possono crearsi: quando noi accendiamo la lampada vedremo immediatamente quella tipologia di difetto presente sulla lampada, andando a rovinare l’effetto finale, e quindi viene scartato.
Tornando alla tecnologia, una volta estratto dalla cassaforma, viene lucidato a mano per togliere i possibili difetti superficiali. Ancora oggi viene fatto manualmente per curare ogni singolo dettaglio, anche perché ogni prodotto è indipendente e potrebbe presentare delle piccole differenze con il prodotto precedente.
Ha un costo elevato sul mercato, ed ha un numero limitato di pezzi venduti durante il corso dell’anno.
La Tube Chair progettata da Joe Colombo | Design del prodotto industriale
È noto per il suo stile definito "futuribile", caratterizzato da forme insolite e originali, abbinate a sistemi d'arredo dinamici e flessibili, spesso contraddistinti per la predominanza di moduli, metalli e colori sgargianti.
In questo video farò degli accenni ad alcuni prodotti, e successivamente li analizzeremo nel dettaglio come facciamo sempre
Ora un pò di informazioni canoniche:
Nato il 30 luglio 1930, era il secondogenito di una famiglia benestante di Milano. Ebbe due fratelli; suo padre Giuseppe era un imprenditore che ereditò un'azienda di nastri e la trasformò in una manifattura di conduttori elettrici.
Non si approciò direttamente al mondo del design, infatti la sua formazione avvenuta tra il 1949 ed il 1955 era legata al mondo della pittura e scultura d’avanguardia
Nel 1953 Colombo entrò nel mondo del design creando un soffitto decorativo per il Jazz Club "Santa Tecla" di Milano, e l'anno dopo curò il suo primo allestimento: le "Edicole Televisive", una serie di stalli espositivi per televisori, esposti alla X Triennale di Milano.
Queste due esperienze modificarono profondamente il suo modo di vedere il mondo che lo circonda, e successivamente si iscrisse al Politecnico di Milano alla facoltà di architettura, che però abbandonò nel 1955.
Pio Manzù il designer della FIAT 127 | Design del prodotto industriale
23 Mar 2022
00:55:11
Ciao!
All'interno di questa intervista troverete la storia di Pio Manzù attraverso la voce del Figlio
Trovate l'intervista all'interno del canale YouTube
Posate Salvinelli | Design del prodotto industriale
14 Mar 2022
01:27:01
Ciao!
Oggi parliamo con Fabio Salvinelli di posate Salvinelli, in merito al settore della ristorazione e più in generale HORECA
Ci concentreremo maggiormente sul lavoro aziendale analizzando alcuni prodotti.
Trovate il video dell'intervista su YuTube al seguente link
https://youtu.be/PRRvdx0NKfk
La lampada Atollo progettata da Vico Magistretti per l'azienda Oluce
26 Feb 2022
00:05:16
La lampada Atollo
La lampada Atollo è un altro capolavoro del design ideato da Vico Magistretti per l’azienda Oluce
Progettata e realizzata del 1977 per l’azienda Oluce
Basata, come avviene in tanti altri oggetti d'illuminazione disegnati da Vico Magistretti, sull'essenzialità della geometria assoluta,
Atollo è emblematica di una semplicità di pensiero e di gesto tipica del progettista, impegnato nella costante ricerca di coniugare soluzioni formali semplici con effetti luminosi.
La lampada da tavolo a luce diretta e diffusa, con intensità variabile, è composta da un basamento cilindrico, che termina a cono, e regge una calotta semisferica (come quella di Sonora) che appare sospesa.
L'uso dell'alluminio verniciato fa si che la calotta esterna rimanga in ombra mentre la luce interna si diffonde sull'elemento conico e, parallelamente, sul basamento cilindrico.
L'essenzialità e il rigore geometrico della composizione vengono enfatizzati dal trattamento degli elementi tecnici che rimangono nascosti, come avviene costantemente nella ricerca di Vico Magistretti a partire dalla lampada Mania, una delle prime realizzazioni del designer, del 1963.
Atollo vince il Compasso d'oro ADI nel 1979, ed è ancora oggi in produzione nelle diverse varianti dimensionali, in metacrilato e vetro che producono anche luce diffusa, prodotte a partire dal 1988.
La calotta viene realizzata attraverso la tornitura in lastra,che abbiamo visto con la lampada Sonora, ed il corpo può essere realizzato sia con questa tecnica che con la punzonatura ed imbutitura.
Da qui otteniamo dei semilavorati che possiamo definire attraverso la verniciatura, a spruzzo, a polvere, può essere cromata, o addirittura applicata una finitura in PVD che è meno pericolosa della cromatura.
Tutto qui, questa è una lampada incredibile che ancora oggi viene venduta, e non segue le mode del momento. Può essere applicata ovunque, ed in qualsiasi stile, e starà sempre bene
Alla prossima
Ciao
La lampada Eclisse progettata da Vico Magistretti per Artemide | Design del prodotto industriale
19 Feb 2022
00:05:04
Eclisse, disegnata da Vico Magistretti nel 1965, ha vinto il Compasso d'Oro nel 1967 ed è diventata la rappresentante del design italiano nel mondo.
La lampada da notte e da parete Eclisse rappresenta la possibilità di rispondere con semplicità a una esigenza di tipo pratico, la regolazione della luce, soddisfacendo al contempo a criteri di accessibilità economica e minimo ingombro.
Ispirata dalla tradizionale lanterna cieca, quella di Jean Valjean nei Miserabili, nella quale la luce filtra attraversando un foro circolare regolabile mediante uno schermo girevole, Eclisse è composta dalla giustapposizione di tre calotte semisferiche: una funge da base, la calotta esterna è fissa e al suo interno ruota la terza calotta mobile, girevole su un perno, che attraverso il suo movimento permette di graduare il flusso luminoso.
Attraverso la composizione di geometrie elementari la luce risultante produce un l'effetto di una eclisse solare.
Lampada a luce diffusa e diretta, di facile manutenzione, infrangibile e stabile, fu prodotta inizialmente in alluminio, materiale facilmente formabile su stampi semisferici. Il surriscaldamento delle parti metalliche utili per la regolazione della luce venne successivamente risolto con l'introduzione di una ghiera in plastica che permette di evitare il contatto tra le dita e il corpo metallico. La lampada è oggi prodotta in acciaio con elementi in tecnopolimero.
Corpo in metallo verniciato disponibile nei colori bianco, rosso, arancione o giallo e in versione PVD, realizzate con un innovativo e sostenibile processo di deposizione sottovuoto di metallo (“sputtering”), disponibile in nero, ottone, rame o mirror.
Dal punto di vista del rispetto ambientale questa nuova finitura è una delle tecnologie di rivestimento più pulite: impiega solo metalli non dannosi per la salute e azzera completamente tutte le emissioni ed in particolare quelle nell’atmosfera di acido solforico e cianuri, normalmente prodotte dai processi galvanici.
Ancora oggi ha un enorme successo di vendita e vinse nel 1967 il prestigioso premio Compasso d'Oro con la seguente motivazione: «La Commissione stima che l'oggetto presentato abbia la doppia qualità di un alto valore progettistico-estetico e di una possibile diffusione di massa. Sottolinea inoltre la novità nella soluzione tecnica che, attraverso un semplice movimento a schermo rotante, gradua l'intensità dell'erogazione luminosa.» (in Ottagono 8, 1968)
Eclisse fa parte della collezione permanente dei più importanti Musei del design, tra cui il MoMa di New York e il Triennale Design Museum di Milano.
Tutto qui, prodotto estremamente semplice dal punto di vista estetico, funzionale, sicuramente ha richiesto del tempo per la sua industrializzazione, perché una cosa è rendere il prodotto artigianale, un’altra è industrializzarlo.
Cosa vedere al fuorisalone del mobile 2024
12 Apr 2024
00:13:46
All'interno di questo episodio potrete trovare una guida al fuorisalone delmobile
Vico Magistretti il maestro del design italiano
12 Feb 2022
00:19:46
Ciao! Oggi parliamo di un maestro del design chiamato Vico Magistretti.
All'anagrafe Ludovico Magistretti.
Ha segnato profondamente questa professione, attraverso oggetti che vengono venduti ancora oggi, come ad esempio la lampada Atollo, oppure la lampada eclisse.
Ma andiamo con ordine, prima parliamo della sua vita, e poi ci concentriamo sui progetti.
Innanzitutto cominciamo con il dire che molte delle informazioni legate alla sua vita sono state riprese direttamente dal sito www.vicomagistretti.it, dove si possono trovare una marea di informazioni.
Ludovico Magistretti nasce a Milano il 6 ottobre 1920. Proviene da una famiglia di architetti da molte generazioni:il suo bisavolo Gaetano Besia ha costruito il Reale Collegio delle Fanciulle Nobili a Milano; suo padre, Pier Giulio Magistretti, ha partecipato alla progettazione dell’Arengario di piazza del Duomo.
Vico frequenta il liceo classico Parini e si iscrive, nell'autunno del 1939, alla Facoltà di Architettura del Regio Politecnico di Milano.
Dopo l’8 settembre 1943, durante il servizio di leva,per evitare la deportazione in Germania, si allontana dall’Italia e si trasferisce in Svizzera dove ha modo di seguire alcuni corsi accademici presso il Champ Universitaire Italien di Losanna, istituito nella locale università.
Durante la permanenza nella città elvetica incontra Ernesto Nathan Rogers, fondatore dello studio BBPR rifugiato in Svizzera a causa delle leggi razziali. Sarà questo un incontro chiave per la formazione intellettuale e professionale di Magistretti, che riconosce nell’architetto triestino il proprio maestro.
Nel 1945 torna a Milano, dove il 2 agosto si laurea in Architettura presso il Politecnico. Inizia subito l'attività professionale, insieme all’architetto Paolo Chessa, nello studio del padre, Pier Giulio, scomparso prematuramente nello stesso anno.
Qui, nel piccolo studio paterno, lavorerà per tutta la vita con la collaborazione di un unico straordinario personaggio, il geometra Franco Montella.
Tra il il 1949 ed il 1955 partecipa alla ricostruzione di Milano attraverso numerose opere architettoniche, come ad esempio le case per i reduci d'Africa e la chiesa di Santa Maria Nascente
Nel 1946 partecipa alla mostra della R.I.M.A. (Riunione Italiana per le Mostre di Arredamento), tenutasi presso il Palazzo dell’Arte, con alcuni piccoli mobili quasi self made e successivamente, nel 1947 e nel 1948 , insieme a Castiglioni, Zanuso, Gardella, Albini e altri, partecipa alle mostre organizzate da Fede Cheti, creatrice di tessuti per l’arredamento, nel proprio atelier.
ANNI 50
Gli anni ‘50 sono densi d’iniziative e di proposizioni innovative da parte del giovane architetto che, in breve tempo, si conferma come una delle più brillanti presenze fra gli esponenti della "terza generazione", anche grazie alla realizzazione di due significativi edifici a Milano: la Torre al Parco in via Revere (1953-56, con Franco Longoni) e il palazzo per uffici in corso Europa (1955-57).
La lampada Falkland di Bruno Munari per Danese ed Artemide | Design del prodotto industriale
05 Feb 2022
00:06:42
Trovate il contenuto audio al seguente link
https://youtu.be/7xJmdJZC2jQ
Questo video non può che cominciare con una frase detta dallo stesso Bruno Munari, e cioè:
un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. Noi non facciamo lampade signore, vedrete che lo farete
Questo è l'esordio di uno dei prodotti più iconici, realizzati da Bruno Munai
E’ una lampada a sospensione disegnata da questo progettista nel 1964
E’ composta da una maglia elastica tubolare, prodotto di un calzificio, che prende forma grazie all'inserimento di alcuni anelli metallici di diverso diametro, posti tra loro a distanze prestabilite
Considerate che è stata talmente importante da meritarsi un posto all’interno del MoMA di NY nel dipartimento Architecture and Design
Se la cercate, è ancora in vendita da due produttori: l’azienda Danese Milano ed Artemide, con due varianti: Altezza: 85 cm, base inferiore: 40 cm
Altezza: 53 cm, base inferiore: 40 cm
Piccolo appunto, la richiesta del prodotto è arrivata da Danese, ed
il nome Falkland, è un omaggio all’isola omonima che vive prevalentemente di pesca
L’aspetto cmq è molto naturale e richiama le canne di bamboo
Ma come è nata questa lampada? Il Designer si è ispirato alla cultura giapponese, con la quale sentiva affinità. Fece diversi viaggi in quel territorio, rimanendo affascinato dalla cultura, e dallo stile
Caso vuole che l’azienda gli affidò il compito di realizzare una lampada, che doveva avere le seguenti caratteristiche: la buona qualità della luce, la funzionalità oltre che l’estetica e la componente decorativa.
Munari voleva realizzare una lampada da soggiorno di costo limitato, facile da montare, di grande volume quando era in uso e di piccolissimo volume quando era in magazzino. Una lampada, insomma, pratica, resistente e lavabile.
Considerate che di questo tipo ne esistevano poche all’epoca.
E considerate un altro fatto: il designer ha studiato ogni parte di questo oggetto, dall’utilizzo allo stoccaggio in magazzino.
Le poche che esistevano in commercio erano fatte di carta, e di conseguenza molto fragili.
Munari si concentrò dunque sulla ricerca di un materiale che non ingiallisse, che facesse passare la luce, che costasse poco. Si recò nelle industrie di maglieria dove si producevano tubi di maglia elastica, con l’intento di sperimentare le forme che ne potevano derivare dalla modifica della stessa e per studiare il comportamento della filanca affiancata ad una sorgente luminosa.
La forma che si genera è naturale e deriva dall’elasticità del materiale
La lampada, quando sospesa, raggiunge 1.60m di altezza, per poi compattarsi nella sua confezione alta pochi centimetri. Ciò è reso possibile proprio grazie all'utilizzo di un tubolare di calza da donna color bianco, lungo 150 cm e largo 15 cm. Il tubolare viene allargato da 7 cerchi metallici di diametri diversi, posti a distanze prestabilite. Il risultato è una forma allungata che ricorda i fusti del bambù.
Sono a distanze predisposte ed indipendenti l’una dall’altra perchè all’interno delle maglie, ci sono degli attacchi che permettono il bloccaggio.
Il tubo con gli anelli è poi appeso a un riflettore di alluminio, che riprende la forma delle curve e porta una sola lampadina. La luce, che filtra dal tubo elastico, grazie
La scimmia Zizi di Bruno Munari che vinse il compasso d'oro | Design del prodotto industriale
29 Jan 2022
00:06:25
Trovate la parte video al seguente link
https://youtu.be/Lgyuc59X4SQ
Il titolo è perfetto, una scimmia che vinse il compasso d’oro.
Ora guardandola nella copertina sembra un oggetto banale, qualcosa di già visto e rivisto, maaaaa
Nel 1953 il genio creativo di Bruno Munari incontra un materiale allora innovativo prodotto da Pirelli-Pigomma, il poliuretano.
Nasce una incredibile sperimentazione di grande successo, premiata anche con il Compasso d’Oro.
Una scimmietta di poliuretano marrone,
con un simpatico muso bianco dipinto a mano, e uno scheletro metallico che le permette di contorcersi, arrampicarsi e assumere qualsiasi posizione.
la scimmietta Zizì di Bruno Munari rappresenta la semplice genialità del designer e il suo metodo didattico basato sull’imparare giocando.
Zizì è un gioco-azione, che consente al bambino di essere attivo e partecipe. Con i suoi progetti vuole coinvolgere l’utente e risvegliarne l’immaginazione, esortare la sperimentazione e l’attività artistica.
Per Munari i bambini erano il pubblico ideale, perché privo di preconcetti. “Se una cosa non gli piace lo dicono subito senza tanti complimenti. Se anche gli uomini fossero così, sarebbero semplificati molti rapporti,” scriveva il designer.
Appena uscito il giocattolo di design riscontrò un grande successo, tanto da ricevere il Compasso d’Oro.
E qui trovate le motivazioni:
“Normalmente i giocattoli sono delle riduzioni ‘veristiche’ o infantilizzate di mezzi meccanici, o imitazioni egualmente veristiche, o infatilisticamente ironizzate, di animali o di figure umane. Questo piccolo quadrumane di Bruno Munari, edito della Pigomma, al quale è attribuito il Premio ‘La rinascente Compasso d'Oro 1954’, rappresenta invece una interpretazione del carattere del ‘personaggio’, che ha raggiunta una essenzialità formale, nell'impiego tipico della materia, la gommapiuma articolata da una armatura di filo d’acciaio, che consente il divertimento di una infinità di atteggiamenti. Questo giocattolo appartiene ad una categoria elevata, che l'ha fatto oggetto di un interesse intellettuale.”
La scimmietta Zizì, originariamente prodotta nel 1952 da Pigomma, è stata rimessa in produzione nel 2001 nella versione approvata da Munari nel 1997 da dell’Arredamento; nel 2013 la Permanente Mobili di Cantù ha acquisito i diritti di riproduzione. Il fratello maggiore di Zizì era il gatto Meo Romeo, con cui nel 1949 è iniziata la collaborazione tra Munari e Pirelli-Pigomma.
Entrambi interpretano creativamente una conquista tecnologica, rispondendo in modo imprevisto e giocoso alle richieste della clientela. Entrambi sono considerati delle vere e proprie icone del design italiano.
“Era nata da poco la gommapiuma con la quale venivano realizzati materassi e imbottiture varie. Un giorno un dirigente della Pirelli mi chiede: ‘Che cosa si può fare con la gommapiuma oltre che materassi?’ – racconta Munari – mi feci dare dei campioni di questo nuovo materiale e cominciai una sperimentazione, per capire quali altre cose si potevano progettare in modo che l’oggetto progettato fosse coerente col materiale e con le sue qualità. La qualità più evidente si manifestava attraverso il tatto. Un qualunque pezzo di gommapiuma, manipolato da un bambino,
Il posacenere cubo di Bruno Munari | Design del prodotto industriale
22 Jan 2022
00:08:03
Il posacenere Cubo di Bruno Munari
Trovate la parte video al seguente Link
https://youtu.be/p5KqRSpZxHg
Alcune delle informazioni che vi indicherò oggi sono tratte da sue lezioni tenute nel 1992 a Venezia, e devo ringraziare chiunque le abbia caricate, perchè queste sono testimonianze insuperabili
Questo oggetto è del 1957 e realizzato da Bruno Munari per l’azienda Danese, situata a Milano
Il posacenere cubico era nato in realtà da uno sbaglio: un profilato in alluminio a sezione quadrata tagliato e chiuso alla base, ed il consueto lamierino infilato all’interno.
L’idea era quella di nascondere visivamente lo sporco e a detta di Bruno Munari: quando è stato progettato era normale fumare a tavola, e quindi di trovava di solito sul tavolo un piatto cibo, ed un piatto di cicche (o mozziconi di sigarette)
Si era dimenticato l’aspetto psicologico, e cioè: quando uno fuma si aspetta un posacenere con i mozziconi visibili, mentre in quel caso non si vede nulla, e sembra un pezzo di arredo
Ci furono anche persone che hanno ricevuto in regalo questo oggetto e non capivano cosa fosse di preciso.
L’idea di fare il corpo in lamierino in realtà è stato sostituito con il melamminico, perché il lamierino si scaldava troppo, per l’uso. Ora non è che scottava, ma non andava sicuramente bene per gli standard dell’epoca.
Si tratta di plastiche termoindurenti, che solitamente vengono utilizzate per il campo alimentare: incolore e inodore, resistente all'acqua, agli agenti chimici, all'abrasione, al calore e con una notevole trasparenza alle radiazioni luminose soprattutto nel violetto.
Essendo un materiale termoindurente, una volta prodotti, non possono essere fusi senza andare incontro a degradazione chimica, letteralmente si carbonizzano,
Però, sono molto resistenti al calore, il che lo rende perfetto per il nostro posacenere
Questa plastica si presta alla colorazione, quindi inizialmente era stato realizzato con colori forti come il giallo ed il rosso, declinato poi oggi in Nero, bianco arancione.
Ma perché il designer voleva dei colori del genere inizialmente? Perché voleva che si vedesse immediatamente sul tavolo, e che non ci fosse la possibilità di buttare la cenere oppure il mozzicone a terra.
Il corpo cubico ha chiaramente un lato aperto per permettere l’inserimento del lamierino. Le pareti del corpo principale, in realtà non sono perfettamente dritte, ma hanno una leggera inclinazione a V quasi impercettibile, che serve a far uscire agevolmente il pezzo dallo stampo.
Infatti il corpo è realizzato in stampaggio ad iniezione plastica
Il lamierino che viene inserito invece è di alluminio anodizzato, e piegato utilizzando una pressa.
Questo lamierino è posizionato in maniera tale che possiamo appoggiare la sigaretta, oppure buttare la cenere ed il mozzicone una volta finita.
L’interno crea una sorta di camera che blocca l’aria permettendo al mozzicone che fosse ancora acceso di spegnersi agevolmente.
L’unico inconveniente in questo caso è la pulizia: dobbiamo alzare il lamierino per togliere tutto il mozzicone, e di conseguenza rischiamo di sporcare tutto se non prendiamo le giuste precauzioni.
Tutto qui, questo è un pezzo intramontabile che viene venduto ancora oggi.
Bruno Munari | Un dei maestri del Design | Design del prodotto industriale
15 Jan 2022
00:12:40
Bruno Munari
Trovate la parte video al seguente link
https://youtu.be/rmxMK_W8Jy4
Ciao! Oggi parliamo di un designer estremamente creativo chiamato Bruno Munari
Chi l'ha conosciuto personalmente, parla di un uomo che “riusciva a far diventare bambini gli adulti e viceversa” attraverso i suoi progetti legati al mondo del design, ed all’istruzione.Ora un pò di informazioni canoniche:
Ha dato un contributo fondamentale in diversi campi dell'espressione visiva (pittura, scultura, cinematografia, disegno industriale, grafica) e non visiva (scrittura, poesia, didattica) con una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività e della fantasia nell'infanzia attraverso il gioco
Fu un vero sperimentatore di forme e tecnologie
I suoi oggetti contengono sempre un valore educativo
Un sistema per far scoprire all’utilizzatore finale un modo per vivere in maniera civile.
Ad esempio il posacenere Cubo per Danese, nasconde la cenere e la sigarette che si vedrebbe normalmente, ed utilizzando dei colori molto accesi, per renderlo subito trovabile, evitando di gettare la cenere ed il mozzicone in giro
Per Munari è stato fondamentale il rapporto diretto con il pubblico più che con l’industria
Ha anticipato l’idea di un design multimediale
Secondo lui il suo compito era quello di unire il gioco con la tecnica, il caso con la regola, l’equilibrio degli opposti
Era proprio l’insieme di un progettista estremamente rigoroso, e di un artista, dotato di un'ironia inesauribile
Nato a Milano, Bruno Munari passò l'infanzia e l'adolescenza a Badia Polesine, dove i suoi genitori gestivano un albergo.
Nel 1925 tornò a Milano per lavorare in alcuni studi di grafica.
domina la scena milanese degli anni cinquanta-sessanta; sono gli anni del boom economico in cui nasce la figura dell'artista operatore-visivo che diventa consulente aziendale e che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra.
Quattro chiacchiere con il Designer Valerio Cometti di V12 Design | Design del prodotto industriale
08 Jan 2022
01:32:46
Ciao! Qui trovate l'intervista fatta a Valerio Cometti.
Trovate la parte video nel canale YouTube al seguente Link
https://youtu.be/WGULVvHVqSk
Il Televisore ALgol di Richard Sapper e Marco Zanuso | Design del prodotto industriale
25 Dec 2021
00:05:51
Questo è certamente il televisore più iconico che sia mai stato progettato.
E’ un televisore portatile, ed è sicuramente invecchiato molto bene, così come un buon vino.
E’ del 1964 e progettato in collaborazione tra due incredibili designer: Marco Zanuso e Richard Sapper per l’azienda Brionvega
Pare che questo modello sia stato rimesso in produzione e quantomeno l’azienda sto rigenerando alcuni modelli, ovviamente con le tecnologie odierne, ma comunque mantenendo inalterata la struttura esterna dell’oggetto.
Questo prodotto si adatta perfettamente alle esigenze dell’utente finale: è portatile come dicevo prima e lo schermo è stato inclinato verso l’alto, in maniera tale da poter vedere perfettamente la televisione anche appoggiandolo a terra, oppure stando in piedi e mettendo l’oggetto sul piano della cucina.
Marco Zanuso e Richard Sapper lavorarono per riuscire a creare un prodotto estremamente semplice e funzionale. Cito Marco Zanuso: sembra che la forma ricordi un cagnolino mentre punta il muso verso l’alto guardando il padrone.
Pensate che questo è stato realmente il primo televisore portatile, ed infatti la primissima versione era a batterie (poi tramutato in filo abbastanza lungo)
Ed un progetto del genere è arrivato da due persone che non erano in realtà designer industriali: praticamente in Italia non esisteva questo tipo di facoltà.
Infatti Zanuto era un architetto, mentre Sapper aveva studiato filosofia, economia ed ingegneria.
Il fatto di arrivare da realtà diverse ha dato modo di sviluppare un prodotto come il televisore Algon in grado di adattarsi ai bisogni del cliente. Capiamoci: quando guardiamo un televisore fisso, siamo comunque costretti a guardarlo nella stessa stanza, mentre in questo caso la possiamo portare ovunque con noi.
La Algol fu l’evidente evoluzione del televisore Doney 14 di Brionvega del 1962 progettato dagli stessi Marco Zanuso e Richard Sapper (altro compasso d’oro)
Tornando alla Algol I designer collocarono i tasti di controllo e l’antenna alla giunzione della parte inclinata con il corpo vero e proprio del televisore, creando così una semplice unità organica e permettendo di trovare facilmente i tasti anche al buio, giusto per farvi capire quanto siano fondamentali i particolari da analizzare in un oggetto.
Il telefono grillo di Richard Sapper e Marco Zanuso | Design del prodotto industriale
18 Dec 2021
00:06:07
Oggi parliamo del Telefono Grillo
Grazie al suo stile il telefono Grillo (progettato nel 1966 per la società italiana Siemens da Marco Zanuso e Richard Sapper) rivoluzionò per sempre l’aspetto del telefono.
E’ diventata una vera icona per le generazioni future, ed ovviamente di ispirazione per le aziende più importanti del periodo.
Tanto per farvi un esempio: io sono nato nel 1986, da adolescente c’erano due telefoni che tutti volevano: il mitico Nokia 3310 ed il Motorola StarTac che si chiudeva a conchiglia. Quel Motorola si è ovviamente ispirato al progetto di Richard Sapper e Marco Zanuso.
Una nota doverosa: riprende la forma del Trimline di Henry Dreyfuss del 1965 in cui il telefono si stacca da una base per essere preso in mano. Ma rimane comunque una cornetta rigida, mentre per quanto riguarda il telefono Grillo, il corpo rimane tutto unito, e la cornetta letteralmente si apre e chiude.
Quando il telefono è chiuso su un piano di appoggio assomiglia ad una conchiglia, non lasciando trapelare alcuna indicazione circa il suo vero utilizzo.
Quando si prende in mano, c’è un’apertura a scatto che attiva di conseguenza il ricevitore e che mostra un disco combinatore di dimensioni ridotte.
Per chi non lo sa il disco combinatore è il classico disco dei telefoni precedenti a quelli con il tasto ben visibile. Qui per comporre il numero dovevi infilare il dito dove c’era la fessura apposita e ruotare fino a raggiungere il fine corsa. Così per tutti i numeri.
Direi un’operazione abbastanza lunga ma funzionante.
Il cavo del telefono terminava con una presa in plastica sagomata, all’interno della quale era collocata la suoneria dal caratteristico ronzio, a cui il telefono deve il suo nome.
Tale presa era realizzata nel medesimo colore del ricevitore: si trattava di un ulteriore accorgimento pensato per un pubblico sempre più esigente in fatto di dettagli stilistici, e di fatti nessuno guardava a quell’elemento, perchè spesso rimaneva nascosto.
Oltre a essere uno dei primi telefoni in plastica, nel quale ricevitore e disco combinatore erano alloggiati in una stessa unità, con le sue dimensioni ridotte il telefono Grillo ha inaugurato un nuovo procedimento innovativo, e cioè quello dell’azione di chiudere il telefono per terminare una telefonata.
Questo oggetto è stato premiato nel 1967 con il Compasso d’Oro, non solo ha ispirato generazioni intere di telefoni fissi, ma la sua influenza sopravvive ancora oggi nel design dei telefoni cellulari, soprattutto in quelli degli anni novanta come vi dicevo prima.
La disponibilità di nuovi materiali, i progressi tecnologici e la crescente diffusione in ambiente domestico hanno portato, negli anni Sessanta, all’ideazione di un concetto di apparecchio telefonico di dimensioni ridotte, meno ingombrante e che offrisse una maggiore libertà nella ricerca di forme e colori nuovi.
Il nuovo telefono non era pensato più per essere “fisso”, invariabilmente collocato sulle pareti o posato su un ripiano dell’ingresso o del corridoio, ma mobile, facilmente trasferibile da una stanza all’altra, e con una linea estetica tale da renderlo parte complementare dell’arredo.
Gli obiettivi del progetto erano la comodità d’impiego, un ingombro il più possibile limitato, una linea estetica e funzionale in grado di adattarsi in ogni ambiente. Seguendoquesti principi, tutti gli elementi funzionali dell’apparecchio telefonico – disco combinatore, gancio commutatore e tasto, microfono e ricevitore – vennero riuniti in un corpo unico.
La lampada Tizio di Richard Sapper e progettata per l'azienda Artemide | Design del prodotto industriale
11 Dec 2021
00:09:03
Tizio è una lampada da scrivania progettata dal designer tedesco Richard Sapper nel 1972 per l’azienda d’illuminazione Artemide.
Una lampada che ha realmente rivoluzionato il mercato dell’illuminazione grazie all’unione dell’ingegno di Sapper e di un azienda estremamente all’avanguardia come Artemide.
Il nome Tizio così particolare, si deve ad Ernesto Gismondi, il fondatore dell’azienda Artemide, perché era convinto di riuscire a soddisfare le esigenze di chiunque, ed in Italia esiste proprio una frase per esprimere chiunque, e cioè: convincere Tizio Caio e Sempronio.
Questa lampada nasce da una chiacchierata tra Ernesto Gismondi e Richard Sapper: il fondatore di Artemide nel 1970 propose di far disegnare una lampada da scrivania.
Sapper progettò questo oggetto partendo dalla risoluzione dei suoi problemi lavorativi utilizzando questi prodotti. Cito testualmente “Volevo una lampada da disegno che avesse un ampio raggio di movimento, e che, nonostante questa caratteristica, fosse poco ingombrante”
Inoltre un ottimo vantaggio di questa lampada è che illumina direttamente la superficie sottostante e senza costringere il disegnatore a stare troppo lontano o vicino al riflettore.
Quindi come vedete ha una struttura flessibile che può essere spostata con una sola mano, per direzionare meglio la luce. Internamente sfrutta le tecnologie migliori dell’epoca che era la lampadina alogena, e la struttura pur essendo così minimale ha un centinaio di componenti al suo interno.
Considerate che la lampada è uscita nel 1972 come lampada da tavolo, ma divenne un componente essenziale per l’arredo di interni, sia negli studi high-tech degli anni '60 che nei loft degli anni ’90
La lampada Tizio è conosciuta in tutto il mondo, ed ancora in produzione oggi, considerate che viene utilizzata all’interno di moltissimi film. E’ uno dei tanti progetti realizzati da Sapper che rappresenta a pieno la sua filosofia progettuale, e cioè funzionalità ed eleganza del "Made in Italy”
Ora passiamo a parlare tecnicamente di questo prodotto:
E’ una lampada in metallo ed è costituita da due coppie di bracci paralleli che permettono un'ampia serie di posizioni.
La stabilità di queste posizioni è determinata da contrappesi in acciaio fissati alle estremità delle coppie di bracci. Quindi sta tutto completamente in equilibrio
Per quanto riguarda l'illuminazione, Tizio è dotata di una lampada alogena a 12 Volt, alimentata da una corrente continua che passa attraverso i bracci metallici. Avete sentito bene, non c’è un filo tra la base e la lampadina, ma la corrente passa attraverso il corpo in metallo.
Richard Sapper il Designer con più compassi d'oro nella storia | Design del prodotto industriale
04 Dec 2021
00:12:05
Oggi parliamo di Richard Sapper, uno dei designer più importanti che la storia abbia mai avuto, un recordman di compassi d’oro vinto, e con i suoi progetti ha veramente rivoluzionato il settore dell’industrial design.
E’ di origini tedesche ma praticamente ha passato la sua vita in Italia. Ora vediamo un pò di informazioni basilari.
Richard Sapper è nato nel 1932. Dopo aver seguito corsi di filosofia, anatomia e ingegneria, si è laureato in economia all'Università di Monaco, e questo vi fa subito capire quanto la sua mente creativa fosse in continuo fermento nel riuscire a conoscere sempre più cose.
Ha iniziato la sua carriera di designer nel reparto stile della Daimler Benz di Stoccarda, un’azienda che si occupava di realizzare automobili.
Questo prima di trasferirsi a Milano, dove ha lavorato prima per l'architetto Gio Ponti, un’icona del design e dell’architettura, di cui ho fatto un approfondimento e poi nella divisione design de “La Rinascente”, un grande magazzino all'epoca noto per essere creativamente all’avanguardia, ed anche qui ho fatto un approfondimento quando ho parlato dell’origine del compasso d’oro. Perché tutto è partito da La Rinascente.
Nel 1959 inizia anche a lavorare in modo autonomo, realizzando radio per Telefunken e orologi per Lorenz, sempre con uno stile estremamente funzionalista. La sua filosofia progettuale non è praticamente mai cambiata e si può racchiudere facilmente in due parole: funzionalità ed eleganza in pieno stile "Made in Italy"
Per comprendere la filosofia progettuale di un creativo del calibro di Richard Sapper comunque basta guardare alcuni dei suoi lavori per comprenderlo a pieno. Ma come sempre farò degli approfondimenti prendendo ad esempio alcuni dei suoi lavori più importanti dal mio punto di vista.
All'inizio degli anni '60, Sapper inizia a collaborare con l'architetto italiano Marco Zanuso, un sodalizio che durerà per molti anni, e Qui si apre una parentesi incredibile! Perchè fino a quando ci fermiamo a questa frase è una cosa, ma quando ci addentriamo nel loro lavoro vediamo progetti incredibili come la radio Cubo che viene venduta ancora oggi, proprio per le sue forme così semplici esteticamente ma in realtà a livello tecnico molto complicato.
Marco Zanuso e Richard Sapper hanno agito come consulenti di design per Brionvega, un'azienda di elettronica italiana, per la quale hanno sviluppato una serie di televisori e radio, e come dicevo ancora oggi in vendita. Magari cambiando la tecnologia interna per adattarla ad oggi.
Proseguendo all’interno della storia nel 1968, insieme a Pio Manzu e William Lansing Plumb, Sapper organizza per la XIV Triennale una mostra sui confini della tecnologia. Per chi non conoscesse Pio Manzù ho fatto un approfondimento grazie al figlio del progettista, e trovate tutto nella playlist dedicata.
Durante gli anni '70, Sapper è stato impegnato come consulente nello sviluppo di automobili sperimentali per FIAT e su strutture pneumatiche per Pirelli, producendo il concetto di un'auto con una pelle flessibile progettata per ridurre l'impatto in caso di collisione, e questa è stata una cosa rivoluzionaria. Il design è Responsabilità. Quando progettiamo qualcosa abbiamo appunto la responsabilità delle nostre azioni: se utilizziamo dei materiali nocivi per l’ambiente abbiamo creato un danno all’ambiente. Nel caso caso della collaborazione di Sapper e FIAT questo progetto ha salvato vite umane, perché il fatto di avere una pelle flessibile sulla carrozzeria significa che durante un impatto il metallo di accartoccerà riducendo al massimo la forza di impatto che si può trasmettere alle persone che si trovano all’interno dell’auto stessa.
Cosa vedere al salone del mobile 2024
11 Apr 2024
00:08:09
Lilly Reich, la designer che ha rivoluzionato il product e l'interior Design, oltre ad essere stata la collega di Ludwig Mies van der Rohe | Design del prodotto industriale
27 Nov 2021
00:16:57
Oggi parliamo di cose serie
Parliamo di una grandissima designer che ha rivoluzionato il settore sia per quanto riguarda il prodotto che gli spazi interni.
Ma immagino che non l’abbiate mai sentita, e purtroppo c’è anche un motivo preciso, ma ci arriveremo con calma, per il momento vi mostro che è e cosa ha sviluppato.
Nella Berlino del 1885 era divenuta un centro industriale con una popolazione in continuo aumento
Lilly è nata in una famiglia benestante, dove ha studiato in una scuola privata per sole donne dove iniziò ad occuparsi di ricamo, che era considerato un impiego adatto per una donna di quel periodo
A 23 anni, e parliamo del 1908 si trasferì a Vienna dove entrò a contatto con gli artisti progressisti come Josef Hofmann, che avevano lo scopo di trovare nuove forme per adattarsi ad un nuovo modo di vivere.
Poco dopo Lilly rientra a Berlino con un bagaglio enorme di esperienza e nuove idee radicali, ma in breve si rese conto che il Design e l’architettura non aveva un posto per la figura femminile indipendente.
Allieva di Else Oppler-Legband dal 1910, che si era formata con Henry van de Velde quando era direttore della neonata Kunstgewerbeschule di Weimar, Lilly Reich aveva già compiuto una piccola esperienza come designer nel 1908, per i grandi magazzini Wertheim nella Leipziger Platz di Berlino, sua città natale.
Evidentemente colpita dal suo talento, nel 1911 Else Oppler le chiede di realizzare l'allestimento e gli arredi per 32 camere di un centro della gioventù progettato dall'architetto Hermann Dernburg nel quartiere berlinese di Charlottenburg.
E quindi Lilly iniziò a lavorare con i tessuti e la moda femminile
E’ importante che capiate questa cosa: questa forma chiusa del design era molto forte, e venne costretta a cambiare rotta.
Comunque dai tessuti gradualmente è passata alla decorazione d’interni, presso un grande magazzino di Berlino.
Nel 1913 realizza un innovativo allestimento per la vetrina per la farmacia Elefanten, esponendo contenitori per erbe e spezie medicinali insieme a mortai e pestelli, ampolle e tubi di vetro per i distillati, quindi tutte le parti in vista per la creazione dei farmaci.
Tornando indietro di un anno nel 1912 Lilly entra a far parte del Deutscher Werkbund e nel 1922 Lilly Reich è la prima donna a capo di questa associazione ricoprire un ruolo decisionale nelle scelte tematiche dei prodotti da esporre, nei loro allestimenti e nella progettazione degli stands.
Charlotte Perriand | La collaboratrice di Le Corbusier | Design del prodotto industriale
20 Nov 2021
00:18:46
Nasce nel 1903 in centro a Parigi
Da piccola fu ricoverata per un’appendicectomia, e questo particolare condizionò profondamente la sua vita professionale.
In che modo: se voi guardate gli interni di un ospedale francese è un posto scarno ed essenziale e completamente diverso rispetto al tipo di arredamento che si viveva in quel periodo.
Al ritorno dall’ospedale iniziò a piangere perchè non si sentiva più a suo agio rispetto all’arredo presente in ospedale.
I genitori di Charlotte erano dei sarti che lavoravano con le più grandi case di moda del periodo, ed influenzata anche da loro iniziò a disegnare arredi, specializzandosi poi all’interno della scuola di arti decorative a Parigi
Nel 1927 prima che compisse 24 anni visitò l’atelier di Le Corbusier
In quel periodo l’Architetto era uno dei personaggi più in voga del settore.
Charlotte le mostrò alcuni dei suoi schizzi, ma la reazione di Le Corbusier fu:
QUI NON DECORIAMO CUSCINI
La rifiutò, ma prima di andarsene Charlotte gli disse che stava partecipando all’annuale salone autunnale di Parigi
Le Corbusier visitò lo stand creato da lei: riproduceva un bar in soffitta che si ispirava al suo appartamento con linee pulite e materiali moderni come ad esempio il metallo cromato
Una cosa particolare: Charlotte per illuminare e mostrare meglio il metallo cromato, usò un faro di un'auto come lampada, e adottò anche in casa.
Questo tipo di materiale era un pò il suo segno distintivo, pare che avesse anche una collana fatta di sfere in rame cromato che ricordavano un cuscinetto.
Un esempio del suo lavoro fu un tavolino con le gambe in acciaio cromato, ed il piano in gomma nera, che ovviamente si ispirava all’automobilismo.
Tutto questo colpì profondamente Le Corbusier che la assunse immediatamente per lavorare all’interno del suo atelier
L’atelier era composto da Le Corbusier, suo cugino Pierre Jeanneret e lei
Insieme collaborarono per 10 anni e questo segnò profondamente la carriera di Charlotte che era responsabile dell’interior design e dei mobili presso l’atelier.
Poco più tardi Charlotte e Pierre divennero una coppia e Le Corbusier non accettò per niente questa relazione
Nel 1928 Charlotte disegnò tutti gli interni per Villa Savoye, un edificio assolutamente moderno basato sulla filosofia di abitazione inventata da Le Corbusier.
Piccolo appunto: l’architetto Le Corbusier non aveva mai progettato alcun mobile prima che Charlotte Perriand entrasse nel suo studio.
Ovviamente anche per questo edificio a Charlotte fu assegnato il compito di progettare tutti gli interno ed i mobili.
Partì da degli schizzi dati da Le Corbusier che mostravano diverse posizioni di seduta e la sua idea di seduta come macchina per sedersi
Charlotte, disegnò gli schizzi dei prodotti, realizzò i prototipi e li mostrò a Le Corbusier che rispose alla fine in modo positivo
Dico alla fine perchè parlano con gli esperti mondiali della Thonet, dove troverete l’intervista, Le Corbusier era restio perchè difficilmente riproducibili, ma Charlotte riuscì a convincerlo.
Massimiliano Tonelli direttore di Artribune | Design del prodotto industriale
13 Nov 2021
00:48:38
Ciao, in questa chiacchierata troverete la mia voce, quella di Federico Bastiani, e del direttore di Artribune Massimiliano Tonelli.
Trovate tutta la parte audio nel canale YouTube
https://youtu.be/GrsKKloIZUc
Jarno Zaffelli | Il designer di Autodromi
07 Nov 2021
00:55:40
In questa intervista troverete Jarno Zaffelli designer di Autodromi
Trovate la parte video nel canale YouTube
Giovanni Tomasini | Design del prodotto industriale
30 Oct 2021
01:56:08
Ciao!
In questa puntata parliamo con il Designer Giovanni Tomasini
Trovate tutto la puntata video all'interno del canale YouTube
https://youtu.be/zCnODyLpgCk
Come proteggere legalmente un progetto. Oggi parliamo con l'accovato Lucia Maggi dello studio 42LF
16 Oct 2021
00:54:47
Ti sei mai chiesto come poter presentare un progetto ed allo stesso tempo poterlo proteggere?
Oggi ne parliamo con L'avvocato Lucia Maggi dello studio 42LF
Intervista a Giuseppe Maurizio Scutellà
09 Oct 2021
02:06:11
Ciao in questa intervista troverai la voce di un grandissimo designer come Giuseppe Maurizio Scutellà
Trovi la parte video all'interno del mio canale YouTube
Mauro Porcini SVP & Chief Design Officer at PepsiCo | Design del prodotto industriale
02 Oct 2021
01:09:15
Ciao qui trovate l'intervista realizzata a Mauro Porcini.
La parte video la trovate all'interno del canale YouTube Stefano Pasotti
4 chiacchiere con la Designer Laura Mimini | Design del prodotto industriale
25 Sep 2021
01:52:52
Un viaggio Incredibile attraverso il mondo del Design, Tra Italia, Australia e Cina
Trovate la versione video sul YouTube al seguente Link
https://www.youtube.com/watch?v=TUQJnVZ-7w8
Museo Nazionale dell'Automobile | Intervista alla direttrice Marinella Mengozzi | Design del prododotto industriale
18 Sep 2021
01:05:43
Ciao! in questo contenuto trovate l'intervista a fatta a Marinella Mengozzi insieme a Federico Bastiani
Ecco alcune domande che abbiamo posto
Chi è Mariella Mengozzi ?
Come nasce il museo dell’auto di Torino?
Perché l’auto ha un così stretto legame con la città di Torino
Ho letto che all’interno del museo c’è una sezione dedicata al restauro dell’auto. Come funziona?
Qual’è l’auto più antica della vostra collezione e qual’è la sua storia?
Quali sono le auto che hanno segnato un punto di svolta nella storia dell’auto? parlo a livello mondiale visto che il vostro museo possiede oltre 200 auto di ogni brand dell’auto.
C’è una storia particolarmente curiosa dietro la storia di una particolare auto del vostro museo?
il 4 luglio del 1957 venne presentata a Torino la Cinquecento, perchè è diventato un momento storico? cosa ha cambiato quell’auto nella storia dell’auto?
Qual’è il pezzo della vostra collezione di cui andate più fieri?
in che modo è stato curato il museo? volevo capire quali sono stati i criteri per selezionare le auto da esporre?
Nella sezione dedicata alla Ferrari, avete un auto da F1 ed avete scelto la Ferrari 312 T5 forse una delle peggiori Ferrari a livello di risultati sportivi, nella storia della Ferrari, come mai questa scelta?
Parliamo di progettisti d’auto, quali sono i nomi degli innovatori più importanti in questo settore?
Trovate la parte audio nel canale YouTube
Buon ascolto
Ecco la differenza tra Design e Styling
18 Mar 2024
00:09:47
Riva 1920 | Intervista a Maurizio Riva | Design del prodotto industriale
11 Sep 2021
00:58:50
Ciao! In questo contenuto trovate la chiacchierata fatta con Maurizio Riva di Riva 1920
Ecco alcune domande che abbiamo posto
Com’è nata Riva 1920?
Chi è Maurizio Riva?
Quanto è importante l’esperienza in questo settore, ma soprattutto quanto è importante saper ascoltare un artigiano per la realizzazione dei vostri prodotti?
Cosa significa Sostenibilità per Riva 1920?
Qual’è la filosofia progettuale su cui si basa Riva per la creazione di un nuovo prodotto?
Quali sono stati i progetti migliori realizzati all’interno dell’azienda dal tuo punto di vista?
Martino Gamper | Intervista | Design del prodotto industriale
04 Sep 2021
00:52:29
Ciao!
Qui trovate l'intervista che abbiamo fatto a Martino Gamper
Ecco alcune domande poste al designer
Chi è Martino Gamper?
Quanto è stato importante avere un bagaglio culturale diverso, partendo nel tuo caso dalla falegnameria per riuscire ad avere una visione diversa del mondo?
Come si realizza un prodotto industriale?
Quanto è importante la mano di un artigiano nella progettazione non solo artigianale, ma anche industriale?
Perché il tuo lavoro ruota soprattutto attorno all’utilizzo del legno?
Quanto è importante riparare un oggetto per prolungare la sua vita oppure crearne una nuova?
L’ecosostenibilità significa utilizzare prodotti naturali, oppure prodotti che possano avere una vita più longeva possibile? (ex posata in triplast / posata in acciaio inox)
Progettare significa anche responsabilità?
Quale sarà il futuro del design?
Cosa diresti ai giovani designer del del futuro?
Trovate il contenuto video nel canale YouTube
https://www.youtube.com/watch?v=RCp9KwRgHvw
Buon ascolto
Studio Angeletti e Ruzza | Design del prodotto industriale
31 Jul 2021
01:04:21
Ciao! All'interno di questo contenuto trovate l'intervista fatta allo studio Angeletti e Ruzza.
Ecco alcune domande che abbiamo posto
Da dove è partito lo studio Angeletti Ruzza? Potete raccontarci i primi inizi?
Quali sono stati i progetti migliori (secondo voi) che avete realizzato fino a questo momento?
Durante la fase di creazione di un progetto, in collaborazione con un’azienda, avete la possibilità di seguire ogni fase di sviluppo, potendo intervenire anche nei singoli particolari di uno stampo ad esempio?
Domanda per Davide: vista la tua passione per le moto storiche, hai mai pensato di creare un veicolo a due ruote partendo da zero?
Domanda per Silvana: quanto è stato complesso riuscire a portare avanti uno studio come questo ed allo stesso tempo crescere due figlie?
Quanto è importante l’esperienza nel mondo del design, ma soprattutto quanto è importante saper ascoltare un artigiano, come nel caso di bottega intreccio?
Responsabilità e Design sono due concetti che possono legarsi tra di loro nella società di oggi?
Quanto è stato importante nel vostro lavoro, e nella vita andare a vivere a Rieti rispetto a Milano? Solitamente vediamo la maggior parte dei designer ritrovarsi nella città del Design mondiale, ma non è stato così per voi.
Potete raccontarci il rapporto con l’azienda Oluce?
Qual’è il processo necessario per riuscire a prendere un’azienda come Kalon e portarla a grandissimi livelli per competere con le maggiori aziende concorrenti?
Trovate il contenuto video nel canale YouTube
https://www.youtube.com/watch?v=QGlxRLQwhFE
Buon ascolto
Herman MIller | Intervista a Simona Giacalone Account Manager per Herman Miller | Design del prodotto industriale
24 Jul 2021
01:01:41
Ciao! In questa chiacchierata trovate l'intervista fatta a Simona Giacalone, Account Manager per Herman Miller
Qui trovate alcune domande che abbiamo posto
Dove e come nasce l’azienda Herman Miller?
Chi era Gilbert Rohde? Vediamo alcuni prodotti realizzati dal progettista
Chi era George Nelson, e che ruolo ha svolto all’interno dell’azienda?
Come nasce il logo Herman Miller?
Parliamo della coppia Charles e Ray Eames e della collaborazione con l’azienda
Chi era Alexander Girard e che ruolo ha svolto in Herman Miller?
Parliamo di Robert Propst,ti chiederò il suo ruolo all’interno dell’azienda, ed alcuni prodotti realizzati dallo stesso.
Chi è Don Chadwick, qui ti chiederò il suo ruolo ed alcuni prodotti realizzati.
Possiamo parlare di Yves Béhar, e della sua seduta in particolare?
Possiamo parlare dal punto di vista progettuale di alcuni prodotti? Quando ci soffermiamo tra i differenti designer, possiamo entrare nello specifico?
Olivetti | Intervista ad Enrico Bandiera direttore della Fondazione Olivetti | Design del prodotto industriale
17 Jul 2021
00:57:47
Ciao in questo contenuto trovate la chiacchierata fatta con Enrico Bandiera, direttore della Fondazione Olivetti.
Ecco alcune domande che abbiamo posto
Parliamo degli inizi di Olivetti
Potete raccontarci il rapporto tra Olivetti ed Ettore Sottsass Jr? Valentine
Ho in casa una Olivetti M40 e la cosa che stupisce di più è sia la facilità di utilizzo, che i materiali con i quali è stata realizzata. Questo modo di progettare è ancora presente oggi?
Macchina da scrivere lettera 22 Marcello Nizzoli.
Il primo negozio Olivetti aperto a New York è stato rivoluzionario, Potete parlacene? Ha ispirato Steve Jobs nella creazione degli Apple store.
Qual’è il presente di Olivetti? Dove si è mossa l’azienda in questi anni?
Moroso | Intervista con Andrea Bazzaro Responsabile dell'azienda Moroso | Design del prodotto industriale
03 Jul 2021
00:39:53
Ciao Abbiamo intervistato l'azienda Moroso, e nello specifico Andrea Bazzaro
Qui trovate alcune domande che abbiamo posto
Come nasce l’azienda Moroso ?
Come si colloca sul mercato? Perchè un divano Moroso è diverso da un vostro competitor? (Baxter)
Come si diventa designer per Moroso?
Quanto è importante la collaborazione con gli artigiani?
Avete una materioteca, oppure un ufficio ricerca e sviluppo di nuovi materiali interni all’azienda?
Puoi parlarci delle novità di quest’anno?
Ho visto diverse collaborazioni fatte con architetti per la realizzazione di diversi spazi commerciali. In quel caso come funziona? Potete studiare tutto autonomamente, oppure è una collaborazione in parallelo con L’architetto?
Qui trovate il link per l'intervista video su YouTube
Pirelli | Intervista a Mario Isola responsabile Pirelli Racing | Design del prodotto industriale
26 Jun 2021
00:28:45
Ciao! In questa intervista troverete la chiacchierata fatta a Mario Isola, responsabile Pirelli Racing con la collaborazione di Federico Bastiani
Queste sono alcune domande che abbiamo posto
Come nasce l'azienda Pirelli?
Pneumatici stradali e pneumatici da corsa, quali tecnologie in passato (o anche adesso) sono state trasportate dall'ambito sportivo su quello stradale o sono due mondi completamente diversi?
Ogni anno cercate di migliorare le performance dei pneumatici di F1, quali sono i margini su cui lavorare? le materie prime? la miscelazione di alcuni componenti?
Per l'anno prossimo in F1 introdurrete un nuovo tipo di pneumatico, in cosa si differenzia rispetto a quelli usate nella stagione 2020?
Come nasce la progettazione di un nuovo pneumatico?
Per i pneumatici da corsa, si usano materie prime diverse da quelle dei pneumatici da strada?
Pneumatici da pioggia e quelli da asciutto, cosa cambia a parte le scanalatura del pneumatico?
Le gomme blu da bagnato sono in grado di scaricare 85 lt al secondo ad una velocità di 300 km/h, ci sono margini di miglioramento di sviluppo per questo tipo di pneumatici? spesso abbiamo visto che quando piove veramente tanto le auto non riescono ad uscire perchè c'è rischio di acqua planning, probabilmente se i pneumatici riuscissero a drenare più acqua si risolverebbe il problema. Oppure ci sono dei limiti fisiologici del pneumatico che non si può esasperare più di tanto?
Un pneumatico da F1 ottiene la sua ottimale performance quando entra in temperatura, qual'è la temperatura ottimale di esercizio di un pneumatico per ottenere il grip migliore? In F1 si vede che usate le termocoperte che scaldano il pneumatici fino 100 gradi, ma in pista qual'è la temperatura di esercizio ottimale? Perchè se si surriscaldano troppo immagino che non siano performanti allo stesso modo di un pneumatico freddo.
Trovate tutto il contenuto video nel canale YouTube
Borse fatte d'aria in Aerogel e palle da basket stampate 3D. la frontiera delle nuove tecnologie
18 Mar 2024
00:57:54
Intervista a Matteo Ragni | Design del prodotto industriale
05 Jun 2021
00:41:54
Ciao! Qui trovate l'intervista audio realizzata a Matteo Ragni
Queste sono alcune domande che abbiamo posto
Chi è Matteo Ragni?
Da dove è partito lo studio Ragni? Poi raccontarci i primi anni?
Qual’è la filosofia progettuale su cui ti basi per la creazione di un nuovo prodotto?
Durante la fase di creazione di un progetto, in collaborazione con un’azienda, hai la possibilità di seguire ogni fase di sviluppo, potendo intervenire anche nei singoli particolari di uno stampo ad esempio?
Quanto è importante l’esperienza nel mondo del design, ma soprattutto quanto è importante saper ascoltare un artigiano?
Responsabilità e Design sono due concetti che possono legarsi tra di loro nella società di oggi?
Quali sono stati i progetti migliori, che hai realizzato fino a questo momento?
Quali sono i progetti futuri su cui stai lavorando (sempre se possiamo parlarne)?
Papà Matteo …
Come vedi il futuro del design?
Trovate tutto il contenuto audio nel canale YouTube
Supersalone | Il nuovo progetto Salone del Mobile 2021 di Stefano Boeri
28 May 2021
00:11:40
Ciao!
Qui vi spiego nel dettaglio il progetto Supersalone che vedrà la luce nei primi giorni di Settembre e sostituirà per questo 2021 il Salone del Mobile
Il Salone del Mobile di Milano 2021: sarà «supersalone», format «light» e digitale
Si svolgerà dal 5 al 10 settembre alla fiera di Rho
Si svolgerà con un allestimento di tre padiglioni,
diversi eventi in città com’è stato Expo 2015 (tra le location, Triennale, Scala e Adi Design Museum)
e collegamenti virtuali internazionali.
Il responsabile di questo progetto è l’architetto Stefano Boeri
Quindi come avete sentito, il salone del mobile quest’anno particolare si chiamerà Supersalone
Poi cercheremo di analizzare ogni singolo punto sopra citato
Diciamolo: creare un salone del mobile in questo periodo sarebbe stato un bagno di sangue, perché questo è un evento mondiale, che sposta centinaia di miglia di persone, centinaia di aziende ed investimenti giganteschi.
La fiera di Rho in tempi normali lavora tutto l’anno perché vengono svolte fiere di qualsiasi tipo e non sempre legate al mondo del design.
E’ una location con 24 padiglioni, e l’unico evento che riesce a riempirli tutti è il salone del mobile. Questo vi fa comprendere quanto sia importante e grande questo evento.
Solitamente le fiere internazionale tenute a Rho riempiono tra i 2 ed i 10 padiglioni, ma non tutti e 24.
Ma torniamo al supersalone
L’architetto Stefano Boeri ha selezionato una squadra per affrontare questo progetto che è composta da: Andrea Caputo, Maria Cristina Didero, Anniina Koivu, Lukas Wegwerth e Marco Ferrari ed Elisa Pasqual di Studio Folder
Scelti da Boeri in base alle loro capacità e competenze di designer, curatori, progettisti di allestimenti, grafici.
Una squadra che collaborerà con Giorgio Donà, co-founder e direttore di Stefano Boeri Interiors.
Ma capiamo nel dettaglio chi sono queste persone:
Questi dati li ho presi da Wikipedia, quindi sono insindacabili:
Stefano Boeri nato nel 1956 è figlio dell'architetta e designer Cini Boeri e del neurologo Renato Boeri, è fratello di Tito, economista che ha ricoperto numerosi incarichi pubblici tra cui quello di Presidente dell'INPS, e Sandro, giornalista. Suo nonno è il senatore Giovanni Battista Boeri. Quindi di una persona molto influente e cresciuto in un ambiente influente.
Tra i suoi progetti più importanti c’è sicuramente il bosco verticale, famosissima opera Milanese che ha avuto una rilevanza mondiale, soprattutto sul tema della sostenibilità, intesa non solo dal punto di vista di “piantare un albero” sul poggiolo di casa, ma anche sul mantenimento di una struttura del genere e sul miglioramento della qualità della vita stessa, sono solo quella umana.
Trovate la parte audio nel canale YouTube
Buon ascolto!
Achille Castiglioni | Intervista alla figlia Giovanna Castiglioni | Design del prodotto industriale
24 May 2021
01:40:41
Ciao! In questa chiacchierata sentirete la voce di Giovanna Castiglioni e di molti aneddoti legati a suo Padre Achille Castiglioni.
Qui trovate le domande che abbiamo posto
Chi è Giovanna Castiglioni?
Com’è nato, e come si gestisce un archivio di questo tipo?
Qual’era la filosofia progettuale che veniva utilizzata nello studio per la progettazione di un nuovo prodotto?
In questi anni avete scoperto nuovi progetti inediti all’interno dello studio?
Il primo studio aperto fu con Livio, Pier Giacomo e Luigi Caccia Dominioni nel 1938. Ci sono testimonianze di questo periodo? Quali prodotti erano stati realizzati?
Puoi raccontarci di Livio e Piergiacomo Castiglioni e del rapporto che avevano con tuo padre?
Alessandro Guerriero ci ha parlato di Achille Castiglioni come di una persona “alla mano”. Puoi raccontarci questa parte inerente tuo padre?
Achille Castiglioni e Bruno Munari. Puoi raccontarci qualche aneddoto?
Achille Castiglioni ed Enzo Mari
E sarebbe bello poter parlare anche del suo rapporto con i “giovani” designer…molti hanno bussato alla sua porta in studio e sono stati ricevuti (come Lorenzo Damiani, Matteo Pirola, Dario Scodeller, Matteo Ragni e Giulio Iacchetti con moscardino…Paolo Ulian e non voglio fare torto a nessuno tanti di quelli che hanno partecipato a 100x100Achille progetto con Domitilla Dardi e Chiara Alessi ricordano un Castiglioni umano e disponibile)
Puoi raccontarci di alcuni “oggetti anonimi” progettati dallo studio Castiglioni? (Cucchiaio | Interruttore …)
Trovate il contenuto video nel mio canale YouTube.